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04.04.1903 - numero 7

Propaganda in Friuli

Resoconto di un giro di propaganda nelle vallate del Friuli.

«Nella seconda quindicina di febbraio la Federazione edilizia italiana inviò il compagno Pinfari Riccordo a compiere un giro di propaganda nelle vallate della Provincia di Udine. Egli parlò a Fagagna, Osoppo, Tolmezzo, Ampezzo, Forni, Chiusaforte, Pontebba, Venzone, Gemona, Segnacco, Tricesimo, Felletto e Udine. Frutto del suo viaggio è il seguente studio sul krumiraggio friulano che togliamo dal giornale l'"Edilizia".

[...]
Il Friuli fu – a me almeno – sempre dipinto come un centro di analfabeti, e perciò risentii un'impressione lusinghiera, quando constatai che l'analfabetismo regna sì, ma in molto minor proporzione – specialmente nella Carnia – di tante altre regioni italiane: questo mi persuase che il krumiraggio doveva essere opera o di un pregiudizio gretto di campanilismo o della mancanza assoluta d'ogni nozione dei diritti e dell'esser proprio.
Infatti analizzato bene il passato e il presente dell'emigrante friulano troviamo: che egli comincia ad emigrare fin da fanciullo - all'età di 10 o 12 anni - fra l'estero, dove non comprende la lingua, e l'interno, ove rara giunge la voce di un propagandista (né mai può dedicarsi a letture di giornali che gli spieghino la funzione sua nella società presente), passa la sua gioventù leggendo qualche volta il Piccolo Crociato (clericale) od il Giornale di Udine (forcaiolo) i quali (entrambi) si scagliano violentemente contro i socialisti, e contro tutto quanto sa di movimento economico e politico del proletariato internazionale.
Da questo ne esce che l'emigrante friulano, si fa uomo pur rimanendo fanciullo, sempre soggetto al prete ed ai suoi pregiudizi. Nasce e si fa gigante per conseguenza in lui il sentimento campanilistico, che forma il gretto concetto, che tutto ciò che operano le organizzazioni estere per migliorare i salari e gli orari sia opera esclusivamente fatta in odio a lui, e per impedirgli il modo di guadagnare quel pane che la patria sua non gli ha mai procurato. Ritiene (e gli fanno tuttora ritenere) che il compito suo all'estero sia quello di lavorare ovunque ne trova, anche se in contrasto co' suoi compagni in lotta, perché queste lotte non assumono carattere d'interesse alcuno per lui.
Vi hanno però altri motivi e fra questi il sistema della così detta caparra.
[...]
Il Friulano, eccezione fatta per qualcuno, non conosce che un solo diritto: quello di lavorare.Parlategli di libertà e diritti da conquistare, di fratellanza e solidarietà universale, egli casca dalle nuvole e stenta ad afferrarne il senso; così avviene che dopo il propagandista, il prete, dal pulpito, si prende la cura di spiegarglielo a suo modo riuscendo magnificamente a tenerlo a lui asservito.
Riccardo Pinfari
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