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21.05.1904 - numero 9

Corrispondenze

«Plauen. Carissimo "Operaio". Non posso comprendere perché i circoli socialisti d'Italia non s'occupino un poco più dell'istruzione degli emigranti. A me pare che uno de' primi doveri de' comitati e delle commissioni esecutive dovrebbe essere quello di istruire gli emigranti sulle leggi e i regolamenti del lavoro degli stati confinanti e vicini almeno. Il fatto sta che qui in Plauen al ponte in costruzione della ditta Leopold e Co. di Dresda si lavora con un orario di 13 ore al giorno, cioè dalle cinque della mattina alle otto della sera ed anche al Sabato l'orario rimane lo stesso. La paga poi è per tutti da due a tre Pf. minore di quella che pagano in città.

Si capisce che con queste condizioni di lavoro i colleghi e compagni tedeschi ci siano contrari, perché l'accettarle come fanno tanti de' nostri emigranti significa semplicemente rendere illusorie le conquiste fatte in passato e che hanno causato a tutti sacrifici e dolori.

Perciò invitiamo tutti gli operai che sono occupati su quel lavoro ad aderire all'"Unione muraria" per fare poi col suo aiuto un tentativo serio di migliorare le condizioni di lavoro che di fronte a quelle in uso in città e negli altri dintorni con gente un po' più civile sono un'ignominia.

Un organizzato

N.d.R. È il solito vizio! Finora in Italia quando le cose non andavano bene si diceva: Governo ladro! Ora invece qualcuno comincia a dire: Circolo socialista ladro! Che cosa ce ne possono i poveri circoli socialisti in Italia, se molti emigranti dopo tanti anni d'emigrazione e d'ammaestramenti sono sempre al medesimo punto attaccati come delle ostriche all'ideale: lavorar molto e guadagnar poco? I circoli socialisti non possono farci nulla. Tocca agli emigranti più evoluti e colti con una propaganda continua fatta a casa, all'estero, sul lavoro, nelle osterie, alle passeggiate ecc. a far capire qualche cosa di meglio agli altri.»

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