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07.05.1904 - numero 8

Crumireide

«La settimana scorsa viaggiando da Lipsia a Berlino ci capitò in mano la seguente cartolina:

Rathenow 12.4.04
Caro amico!
Ti avrei scritto prima d'oggi; siccome da qualche giorno qui è cominciato lo sciopero così non penso di stare più qui ho paura di ricevere qualche lezione dagli scioperanti. Tu mi farai sapere se costà vi fosse un piazza per me e per... Credo che mi farai questo piacere. Dammi risposta al momento. Sono il tuo amico.

Non ne conosciamo l'autore e neppure l'amico pel quale domanda una piazza, e di cui tacciamo il nome, ma se li conoscessimo diremmo loro:

Vedete amici voi vi trovate in una condizione curiosa; non siete delle canaglie perfette come colui che vi ha condotti a Rathenow, ma non sapete neppure decidervi ad agire da galantuomini.
Vi siete recati a lavorare in un posto nel quale sapevate che prima o poi sarebbe scoppiato uno sciopero perché la cosa era già stata da parecchio tempo annunziata sui giornali e perché il vostro conducente - e forse compaesano – già da anni è una delle anime dannate del Consorzio padronale, e che chi lo segue e accetta di far parte della sua compagni ha la certezza di essere condotto a tradire i suoi fratelli.
Eppure sapendo tutto ciò vi siete recati a Rathenow a dar man forte ai padroni, i quali colla vostra chiamata non avevano altro in vista che di obbligare gli operai del luogo a cedere, ad accettare le loro condizioni, oppure di provocarli ad una lotta resa più difficile in grazia del vostro intervento, in un momento sfavorevole. È bello ciò? Ma ammettiamo per un momento che proprio non sapevate nulla, e non sospettavate nemmanco la brutta parte che eravate chiamati a sostenere.
Scoppia lo sciopero, e coi non partite immediatamente, come sarebbe stato il vostro dovere, ma seguitata a lavorare come se niente fosse. Dopo vi vien voglia di partire, e cercate un'altra piazza, ma non già spinti dalla coscienza del male che commettete, del danno che recate a' vostri compagni di fatiche, dell'infamia che accumulate sul vostro capo e per riflesso su tutta l'emigrazione italiana, ma soltanto perché gli operai del luogo traditi indegnamente da voi vi hanno forse guardati di traverso e temete una lezione per parte degli scioperanti.
La parola lezione è scelta bene e dimostra che sentite di meritarvela.
Domenica scorsa un buon e bravo compagno friulano si recò per incarico dell'Unione muraria a Rathenow per far un ultimo tentativo onde persuadere que' crumiri, quasi tutti di Pinzano al Tagliamento e di Forgaria, e condotti dal famigerato Petri, a partire. Disgraziatamente la sua missione non ha avuto un grande successo, perché quella gente ormai s'è ostinata a restare là. Dalla lettera che egli ci ha scritto stralciamo alcuni brani più caratteristici, affinché i nostri lettori possano farsi un concetto chiaro del modo di pensare di que' signori:
Arrivai a Rathenow domenica mattina alle 5, e mi recai subito in Frobenstrasse N° 38 ove sapevo che alloggiava il Petri colla sua compagnia, e parlai con loro per più di due ore cercando di far comprendere il male che commettevano. Il Petri si difendeva col dire che al suo arrivo non vi era sciopero, che lavoravano tutti, e che appena giunto egli sul ponti i tedeschi ne discesero dicendo ai padroni che non volevano lavorare.
Gli osservai che già da mesi i giornali avevano parlato delle questioni che erano sorte a Rathenow per causa de' salari, che i padroni al solito avevano risposto alle giuste rimostranze degli operai col solito: Chiameremo gl'italiani! e gli domandai se non le aveva lette queste cose. Mi rispose. "Ma che! Io leggo quello che mi pare e piace!".
Rivolto agli uomini domandai se non capivano il male che facevano, l'odio che richiamavano sul nome italiano, e se non avevano una coscienza. Uno m'interruppe: Ma che coscienza! soldi ci vogliono! E poi dove andare? Ci diano cento marchi a testa e partiremo tutti!
Risposi che ciò corrispondeva al detto: "O la borsa o la vita" di brigantesca memoria; che la cassa avrebbe loro dato il viaggio e qualche altra cosa, ma una somma così grande non la poteva, perché que' denari pure erano sangue di poveri operai; dissi tutto quel che mi veniva alla mente e che ritenevo atto a persuaderli, ma tutto fu inutile. Si capisce che avanzano delle pretese impossibili semplicemente perché non se ne vogliono andare.
Dormono tutti insieme in una stalla di cavalli. Il Petri come capo-squadra ha il letto di ferro; gli altri parte dormono in terra e parte in armature di legno.

Non faremo commenti; osserveremo soltanto che il Petri cercando di giustificarsi col dire che gli operai di Rathenow si sono posti in sciopero per non lavorare cogli italiani, mentisce spudoratamente, poiché egli - che dopo il fiasco degli scorucollini gironzò intorno a Rathenow e Stendal per una quindicina di giorni - sapeva benissimo di tutte le questioni; sapeva che i padroni gli avevano dato l'incarico di condurre sul posto uno squadra di italiani soltanto per obbligare quelli del paese a cedere e a ritirare il memoriale che a tempo debito avevano presentato loro. Naturale quindi che alla provocazione padronale rispondessero collo sciopero.»

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