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01.01.1905 - numero 1

Una belva

«Martedì scorso avanti la Pretura di Gemona ebbe luogo l'annunciato processo contro Sandrini Antonio, imprenditore di Artegna, imputato di una serie di inumani maltrattamenti a danno di parecchi operai emigrati alla sue dipendenze in una fornace di Osterhoffen (Baviera).

Dal dibattimento risultarono fatti inauditi, le ingiurie, le minacce, le percosse contro uomini, donne, fanciulli, bambini, erano divenuti un sistema, erano il quotidiano mezzo col quale si riusciva a sottoporre quegli infelici a fatiche esaurienti con orari infami. Il lavoro iniziava sulla piazza alla mattina alle 3, quando il sole non era ancor sorto, e cessava alla sera alle 9, quando era già buio. Sedici, diciassette ore giornaliere.

Scarso e fetido il cibo e poiché l'acqua potabile era un po' lontana gli operai erano costretti a bere quella putrida ed oleosa della macchina. Un'ora di riposo a mezzogiorno interrompeva la fatica e la notte – more pecudum – poca paglia divenuta polvere per il lungo uso era giaciglio.

Perché non fuggissero erano loro nascosti i vestiti ed i passaporti. Certo Isidoro Combo di Terenzano, d'anni 13, fuggito, in seguito a battiture, passò una notte ricoverato nella bocca di una fornace e ripreso al mattino fu nuovamente battuto a sangue.

Una povera ragazza che mostrava a differenza di altre di non ubbidire alle ingiunzioni di quella belva era fatta segno a continui vituperi in presenza della ragazzaglia: ‹tu sei una donna di tutti› perché non voleva essere la sua.

E quando finì quel martirio e gli operai si presentarono per essere pagati, fu riso loro in faccia.

Ad intimidazione la rivoltella ed un coltello erano posti sul tavolo accanto al registro.
Certo Corrado di Tommaso aveva ricevuto in pagamento di lavoro un orologio, con minacce fu costretto a restituirlo.
Le preghiere a nulla valsero, alle insistenze fu risposto con legnate, per ritornare a casa dovettero cercare a prestito il denaro per il viaggio, e certo Del Gobbo Guglielmo di Lumignacco intraprese a piedi elemosinando la via del ritorno e non è ancora giunto.

Chi troverà, chi segnerà la giusta pena a quella belva?
Perché le Autorità che lo sapevano recidivo non lo hanno sorvegliato vietandogli in applicazione alla recente legge di reclutare operai all'estero?
Emigranti in guardia!

Dal Lavoratore friulano»

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