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15.07.1905 - numero 11

Agitazioni e scioperi. Muratori

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In Dessau lo sciopero prosegue il suo corso perché gl'imprenditori si sono rifiutati ad accettare le proposte di accordo fatte dal borgomastro Dr. Ebeling e che gli operai si erano obbligati ad accettare in precedenza. I crumiri sono naturalmente i soliti friulani, forniti da quella bravissima persona che è l'imprenditore Daniele Marin, non che dal suo cognato Fabrici Luigi il quale scrive cartoline per mandare degli operai abili in lavori di stabilitura a Dessau, assicurando che non avranno da soffrire ‹nessun oltraggio›. Però pare che il crumiraggio professionale abbia cambiato centro: l'anno scorso era il comune di Rigolato colle sue frazioni di Collina, Givigliana, Stalis, Vueggis, Ludaria e Gracco che dava il maggior contingente, quest'anno è invece la così detta Asia, cioè Clausetto, Vito d'Asio, Anduins, ecc. che si distingue poco onorevolmente. Avevamo inviato là uno de' nostri amici perché potesse spiegar a quella gente le ragioni dello sciopero e persuaderli a far causa comune cogli scioperanti; ma tutto fu inutile. Le persone colle quali potè parlare si dimostrarono d'un'ostinatezza da non avere idea. Dicevano quasi tutti che riconoscevano di far male, ma lo facevano. Uno gridava come un ossesso che bisognava far la rivoluzione in Italia e metter là tutto a ferro e a fuoco ecc. ecc. Ma con tutta questa fraseologia rivoluzionaria terminò col dire che egli all'estero ci era per far quattrini e che non aveva riguardo per nessuno. Un'altro di Clausetto poi domandava perché quegli operai non avrebbero dovuto profittare di quell'occasione per guadagnare qualche soldo: ‹Insomma, diceva il nostro amico, uno spettacolo così tristo di miseria intellettuale e morale, quale non mi era ancora mai capitato d'incontrare›. Non sapevano neppur comprendere che un italiano potesse loro dare il consiglio di partire, o di unirsi allo sciopero! Lo consideravano come una specie di tradimento, o di delitto di lesa patria, come se dovere d'ogni buon patriota fosse non già di tenere alto il nome del paese proprio, di farlo amare e rispettare col lavoro onesto e colla buona condotta, ma la difesa della camorra e della teppa. Poi non sapendo più a qual santo votarsi finivano col negare l'esistenza dello sciopero.
La settimana scorsa – così leggiamo ne' giornali del luogo – vi sono stati dei tafferugli; de' crumiri italiani sono stati battuti. Sono fatti deplorevoli, è vero, ma di chi la colpa? Si ricordino che chi nel mondo non ha riguardi per nessuno, non ha neppure diritto di esigerne per sé, e che la pazienza ha poi un limite. Non sappiamo come anderà a finire lo sciopero di Dessau, ma i semi d'odio che i crumiri asiatici vi hanno seminati quest'anno porteranno de' frutti molto amari per gli emigranti tutti; e tutti quelli che all'estero si conducono come que' messeri preparano un gran brutto avvenire ai loro figliuoli che pur dovranno emigrare.
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