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01.06.1907 - numero 22

Corrispondenze

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Velpke - m - Due settimane or sono alcuni operai scalpellini organizzati giunsero a Krähwinkel presso Gotha, e trovarono lavoro presso la ditta Nickel di Frankeiheim. Il giorno susseguente, come d'accordo si recarono sul lavoro, ma appena giunti sul posto furono respinti dal capo colla scusa che non poteva piazzarli per mancanza di pietra. Ma volti gli sguardi videro che della pietra ce n'era d'avanzo e perciò protestarono energicamente fino a tento che egli si decise di accettarli.
Ma doveva sorgere una nuova difficoltà; gli operai erano sprovvisti degli ordigni del loro mestiere, e quel proprietario non era uso fornirli come tanti altri. Domandarono informazioni sul dove avrebbero potuto acquistarli, ed avutele si licenziarono fissando di attaccare la mattina dopo.
Gli operai, fatti i loro acquisti, il giorno successivo si presentarono, ma appena giunti furono nuovamente respinti.
Bisogna notare che quella piazza è senza organizzazione e che vi si trovano da alcune settimane già altri italiani del comune di Vito d'Asio capeggiati da certi Peresson Pietro e Peressutti Romano.
Il padrone, che poche volte si reca sul lavoro, ha tutta la fiducia in loro, perché si trovano da parecchi anni alle sue dipendenze e lo forniscono della mano d'opera necessaria. Ci raccontano che più volte il padrone è stato sentito dire che ciò che fa il Peressutti è ben fatto.
L'anno scorso pure capitò una storia simile alla nostra. Il padrone aveva bisogno di operai, che da più di un mese erano disoccupati, si presentarono al Peressutti il quale, siccome non era nel suo libro paga, ebbe il fegato di dir loro tutto il contrario ed essi furono costretti a partire. Il giorno dopo naturalmente, alcuni crumiri, che si presentarono furono Rimpiazzati senza difficoltà alcuna.
Ed ora per conto mio sospetto che egli abbia sobillata qualche parola al capo ed anche il padrone informandoli che erano organizzati facendoli licenziare per la seconda volta.
Protestarono nuovamente e cercarono il padrone, ma non fu dato loro di rintracciarlo, e così dovettero ripartire facendosi prestare una quarantina di M. da alcuni colleghi, perché dopo l'acquisto degli ordigni e la spesa di tre giorni passati senza lavoro avevano consumato fino all'ultimo picciolo.
Il più bello è che a Vito d'Asio sono tutti premurosi di accorrere al suono della campana alla messa e di ascoltare le belle parole che scendono loro giù dal pulpito, nonché la imprecazioni contro i socialisti e poi appena son fuori si permettono di usata di queste azionacce contro i loro fratelli.
Ma a che giova la loro religiosità?
Non è forse un'ipocrisia?
Un operaio

RecklinghausenMonello – Nel N° 130 del giornale Il lavoratore friulano in una sottoscrizione fatta per protestare contro il povero Monello che in una corrispondenza pubblicato nell'Operaio Italiano biasimava la condotta di un capo italiano – G.B. Lorenzini – e di certi compagni iscritti nella sezione socialista di Ampezzo-Oltris, delicatamente lo invitano a ‹smascherare il suo nome e a portarlo nello stesso modo sulle colonne del Lavoratore medesimo›.
Quei compagni, se vogliono restare soddisfatti di questa curiosità, scrivano alla Redazione dell'Operaio Italiano di Berlino una cartolina e quella senza difficoltà di sorta potrà contentarli poiché la corrispondenza non era firmata col pseudonimo – molto trasparente del resto per tutti gli ampezzani – di Monello soltanto, ma anche contro firmata col mio nome, cognome, paternità e domicilio.
Del resto credo che avranno comprese come la corrispondenza si riferisse a cose successe alla loro presenza nella baracca del Lorenzini. Ricorderanno che appena arrivati d'Italia ci siamo trovati insieme a Meiderich, poi ad Altenessen nella baracca suddetta ove bevemmo una birra insieme e ricorderanno anche l'abboccamento col proprietario.
So bene che cosa urti i nervi a quei compagni, ma ciononostante domando un'altra volta facendo appello alla loro sincerità: Se tutti gl'iscritti nella sezione di Ampezzo-Oltris che lavorano costà hanno fatto il loro dovere di fronte all'organizzazione oppure se si contentano sempre di sfruttare i salari aumentati grazie il sacrificio degli operai organizzati.
E al capo poi, che tace come un trullo, comanderò se è in grado di smentire ciò che a sua vergogna disse nella ricordata corrispondenza?»


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