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Microviabilità

Oltre alle vie di comunicazione vere e proprie, sulle quali ci siamo abbondantemente dilungati, il territorio è (era) percorso da una fitta rete di sentieri funzionali all'attività agricola e all'attività silvo-pastorale: decine e decine di anonime piste pedonali, o tuttalpiù strados des ùolgos, le "strade delle slitte", semplici solchi che seguono la linea di massima pendenza e lungo i quali scendono le slitte cariche di fieno o di legna29. Tutti percorsi che, senza distinzione, esauriscono la loro funzione nel momento stesso in cui viene a cessare l'attività che li ha creati e ne ha reso necessaria la manutenzione.

Dulcis in fundo, nel 1915-17 anche la guerra introduce e mette in pratica il proprio concetto di viabilità capillare, funzionale a ben altre esigenze che lo sfalcio e il trasporto a valle del fieno e della legna. Abbiamo già fatto cenno alla strada attraverso la ruvîš, arteria polmonare dell’organizzazione bellica nella zona di Collina: da qui si dipartono le arterie minori e i capillari che raggiungono l’ultima postazione e l’ultimo uomo.

A differenza del valligiano, contadino o boscaiolo che sia, il Regio Esercito non ha proprio nulla da portare a valle (tranne, e con spietata regolarità, qualche salma): al contrario, deve portare in quota enormi quantitativi di armi, munizioni, vettovaglie, materiali da costruzione e chissà che altro.

La viabilità militare è dunque diversa da quella dei villici, tanto negli scopi quanto nella tecnologia: ove possibile, i soldati fanno scavi, strade, sentieri ampi e a regola d'arte, ma rispetto ai valligiani cambiano soprattutto gli obiettivi, e quindi le mete.

I soldati vanno dove i Collinotti non sono mai andati o, quanto meno, non si sono mai sognati di costruire sentieri. I soldati vanno sulle creste e sulle vette, nel mondo delle paure ataviche e delle fobie dei valligiani, dove non cresce erba da fieno e non c'è legna da bruciare. Vanno dove i nomi dei luoghi – i nostri toponimi – si rarefanno, o spariscono del tutto.

Con le dovute eccezioni per gli iperfrequentati sentieri turistici, tutta questa viabilità secondaria (o terziaria, o n-aria…) è oggi in via d'estinzione. Siano essi percorsi militari o sentieri interpoderali e di mont, l'abbandono è comunque un male apparentemente inguaribile. In assenza di manutenzione (un tempo una delle attività prioritarie della comunità, e come tale oggetto di obblighi assai rigidi), molti di questi tróis sono oggi in via di totale cancellazione: alcuni sono già ora irriconoscibili, letteralmente ingoiati dalla vegetazione o cancellati dalle frane; altri aspettano pazientemente il loro turno.

L’attesa, temo, non sarà lunga.

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