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Viabilità e toponomastica

La relazione fra viabilità e microtoponomastica è, nella sua generalità, fenomeno assai complesso: tuttavia, anche intuitivamente è percepibile il nesso di causalità fra i due elementi topografici (quale poi sia causa, e quale effetto, richiama molto da vicino la questione dell'uovo e della gallina). Terreno arduo, e scivoloso assai, tant'è che preferisco aggirarlo, ricercando più stabile sostegno nell'evidenza sperimentale: fatti e numeri.

E i numeri evidenziano la quasi totale assenza di odonimi30 (esclusa, beninteso, l’odonomastica urbana, peraltro recente e non compresa in questo lavoro). Si è già detto come sentieri e stradelle siano tróis e strados (termine, quest’ultimo, invero un po’ pomposo specie se rapportato alla realtà dei fatti) accompagnati dal toponimo di destinazione o di transito: lu trói di Cjampei, la strado dal Gùof.

Uniche eccezioni al generale anonimato viabilistico sono la Vïùto (via piccola), la Vio Montarèço (via che sale) e la Strado di Soldâts (strada dei soldati), percorsi lontani fra loro ma uniti in questa apparentemente incongrua eccezione ad una regola altrimenti inderogabile.

Rari anche i microtoponimi direttamente o indirettamente correlati alla viabilità (per intenderci, i Bevorcjàn-biforcazione e simili), in numero quantificabile nel 3-4% del totale (quindi, una dozzina in tutto). Sono i toponimi che nascono lungo i sentieri, in corrispondenza di punti salienti o comunque con qualche particolarità: il già citato Bevorcjàn-biforcazione, qualche puint e diverse carònos che qua e là accompagnano i solchi dei corsi d'acqua.

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