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Vie d'accesso e viabilità18

I Romani, che pure di strade erano grandi conoscitori e abili costruttori, e che del sistema viario fecero un caposaldo dell'impero, in tutta evidenza si tennero ben alla larga da Collina: o non vi misero piede del tutto oppure, dopo una rapida occhiata, decisero di lasciar perdere.

Comprensibilmente, verrebbe da dire: di quassù, non si va proprio da nessuna parte, e infatti alla base dei primi coloni di Collina fu certamente il proprio stare, e non l'altrui transitare. Detto altrimenti, Collina non nacque lungo una via di grande comunicazione, non al terzo, quarto, settimo o centesimo miglio di una strada romana. Non stazione di posta, emporio o mercato: Collina non è figlia del terziario e dei commerci. Né è figlia dell’industria come Forni Avoltri (o, forse più correttamente, Avoltri-Forni) o dell’artigianato, attività che comunque richiedono infrastrutture e soprattutto vie di trasporto per la distribuzione dei prodotti. Fosse per scelta (in origine forse fu così) o fosse per necessità, Collina fu praticamente isolata fino all’epoca contemporanea.

Durante i suoi primi sette (o forse nove, o dieci) secoli di vita, Collina è collegata al resto del mondo da un unico tracciato19, una mulattiera non carrabile che attraverso il Gùof e Givigliana, Stalis, Vuezzis, Mieli porta a Comeglians e al fondovalle del Degano. Viabilità modesta e critica anche e soprattutto in illo tempore20, ma è pur sempre il territorio – e ieri certamente più di oggi – a dettare regole e condizioni.

Le alternative a questa via che mena a valle sono passaggi, sentieri, tróis, nulla attraverso cui possa passare alcunché più grande di un uomo (più spesso, una donna) con la gerla, o di qualche raro animale da soma: alternative alla portata di pochi d'estate, e di pochissimi o nessuno d'inverno. Tutti sopra i 1700 metri di quota, disagevoli e per sentieri da capre, i percorsi di montagna che portano "da qualche altra parte" si contano comunque sulle dita di una mano. In senso antiorario, a partire dal Gùof: forcella Bioichia (Bióucjos) verso Givigliana e Ravascletto; forcella Plumbs (Fòrcjo di Plumbs) e forcella Morareto (F. di Morarìot) verso il passo di Monte Croce Carnico e l’Austria; passo Volaia (Volàjo) verso la Lesachtal (o Monte Croce Carnico) e l’Austria; forcella Ombladet (F. di Ombladìot) verso la valle del Degano a monte di Forni Avoltri (v. i rispettivi lemmi nella parte analitica).

Lo scenario di alta montagna non ha subito, fortunatamente, modifiche sostanziali: solo la forcella Morareto, in virtù della presenza del rif. Marinelli, è raggiunta da una pista forestale carrabile (chiusa al traffico privato).

Fino agli albori del ventesimo secolo, dunque, la sola "via di comunicazione" è attraverso il Gùof21. Ma negli ultimi decenni del 1800 e nei primi del 1900 – verrebbe da dire "improvvisamente", dopo secoli di immobilismo – Collina si trasforma in cantiere: si aprono nuovi percorsi, strade in luogo di mulattiere, viabilità autenticamente percorribile con ogni mezzo e in ogni stagione (o giù di lì), libero transito di merci e di uomini22.

In questi anni, la comunità di Collina provvede a risolvere il secolare problema del trasporto a valle del proprio legname destinato alla vendita, costruendo a proprie spese la strada del Fulìn, da Collinetta al fondovalle del Degano. Dall’ideazione della strada all’individuazione del percorso, alla progettazione (i progetti furono tanto mutevoli quanto numerosi), fino alla conclusione dei lavori, l’iter della realizzazione dura sette anni, dal 1907 (anno di ideazione della strada) al 1914 (fine dei lavori).

La costruzione della strada si conclude alla vigilia del primo conflitto mondiale, una guerra che vanificherà i sogni, gli sforzi e il lavoro dei Collinotti (come chiamano sé stessi gli abitanti di quassù, Culinòts). L’esigenza di migliorare le comunicazione tra il fronte e le retrovie porta alla costruzione di numerose vie d’accesso in tutto l’arco alpino orientale.

Terminato il conflitto, restano le strade lungo le quali ora scorrono più agevolmente persone e merci: i costi di trasporto crollano, crolla anche il valore del legname, principale ricchezza di molte valli e villaggi alpini, fra cui Collina.

Anche la strada del Fulìn (detta anche la strado di Créts), così faticosamente costruita, è prima affiancata e poi sostituita dal percorso, finalmente reso sicuro e transitabile, che congiunge Collina con la sede comunale di Forni Avoltri attraverso le frazioni di Sigilletto e Frassenetto. Una via anch’essa antica e storicamente importantissima, ma sin qui omessa dal vostro artatamente infedele cronista che corre ora ai ripari23.

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