«Guadagnarsi il viver con varia sorti di marcanzia»

L'emigrazione da Rigolato attraverso i registri parrocchiali (secoli XVII-XVIII)

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Scarica questo file (Guadagnarsi2.pdf)«Guadagnarsi il viver con varia sorti di marcanzia»[Metodi e Ricerche, ns, XXVII, 1 (gen-giu 2008)]353 Downloads


Tra Cinquecento e Seicento

In risposta al questionario sottopostogli, sul finire d'ottobre 1602, dal vicario patriarcale, il quarantottenne curato di San Giacomo di Rigolato, Sebastiano Della Pietra1, originario di Calgaretto, precisò:

ho nella mia cura ville sottoposte otto piccole et grande poste in monti et piani et li s.mi s.ti si adservono nella parochial chiesa di s. jac.o et si administra per esse ville; et sono discoste l'una della altra per due miglie et mezza et anime de comunione senza li putti 2802.

Pochi giorni dopo, il 9 novembre 1602, stilò una «Lista over memoria di tutti li Cramari della cura di S. jac.o quali vano l'inverno per guadagnarsi il viver con varia sorti di marcanzia in Allemagna, nel paese di Esterai»3 contenente 71 nominativi, dieci dei quali di persone «che stano loco et foco in Allemagna». La nota si presenta come un'elencazione tendenzialmente esaustiva degli emigranti abituali («di tutti li Cramari… quali vano l'inverno…»), non come una fotografia dei soli assenti in un istante determinato4. Lo sforzo di generalizzazione, pur non garantendo alcunché sulla completezza degli esiti, avrà forse evitato distorsioni prettamente casuali, strettamente legate al momento, tipiche di numerazioni più o meno coeve5.

Emerge così un fenomeno emigratorio rilevante in termini assoluti e relativi, puramente maschile, duplice quanto a durata (stagionale, con partenze invernali, ma anche definitivo), di carattere mercantile, indirizzato geograficamente verso l'Allemagna e l'Esterai. Le sue dimensioni, spia, forse, d'un avvio non recente, risaltano in rapporto alle 280 anime da comunione, «senza li putti», appartenenti alla cura; postulando un'equiripartizione tra i sessi, l'emigrazione maschile temporanea e stagionale (61 persone) incide pel 43,5% rispetto al complesso dei maschi potenzialmente attivi (140, anziani inclusi); una probabile maggiore numerosità di femmine e l'esistenza d'una, anch'essa probabile, quota d'anziani inabili al lavoro, inducono a concludere che, nel 1602, almeno un maschio in età lavorativa su due emigrasse.

Nei quesiti sottoposti al parroco trova espressione l'azione controriformista dalla Chiesa cattolica, volta a controllare e contrastare possibili contagi «luterani»6; si conosce, così, il nome di coloro che, sapendo leggere e scrivere, erano ritenuti, si suppone, potenzialmente pericolosi: «sono tre cioè Nicolò di corte, Marco di corte, Lonardo de Puschiasis et Valantino guartana et non usano se non libri vulgari italiani»7. Delle quattro persone elencate tre compaiono nell'elenco dei cramari (solo Valantino Guartana ne è escluso).

Alla data di stesura dell'elenco risultano attivati il registro dei matrimoni (dal 1576) e quello dei battesimi8, gli unici in quel momento obbligatori, le cui annotazioni sono riepilogate nella Tabella 1. Proprio nel 1602 queste s'interrompono per poi riprendere, anche, per la prima volta, nel registro delle sepolture, solo nel 1618.

La suddivisione dei battesimi per sesso evidenzia un rapporto di mascolinità elevato (137 maschi per cento femmine), ma non assurdo in rapporto al numero d'eventi9. Non vengono evidenziati battesimi in articulo mortis, né d'illegittimi; ciò desta sospetti per quanto riguarda i primi e non pare credibile nemmeno per i secondi, anche se, in un contesto limitato, il controllo sociale sui comportamenti sessuali era presumibilmente stringente; il curato segnala l'assenza d'unioni irregolari «ezcepto uno concubinario il quale per questo io intendo quando va in mercantia in Allemagna si mena dietro la concubina la quale è Tedescha et ha moglie a Stalis et si chiama Jacomo de Grac Cramaro» 10.

L'accentuata variabilità annuale di battesimi e matrimoni suscita perplessità, ma potrebbe essere giustificata dell'esiguità della popolazione e dall'andamento della mortalità (che non conosciamo). Nella scarsità di dati disponibili torna utile il confronto con la vicina parrocchia di San Giorgio (Comeglians)11.

Il notevole dislivello tra gli eventi registrati nelle due parrocchie (nel ventennio 1583-1602 a Comeglians s'impartiscono 469 battesimi, a Rigolato appena 170) e l'assenza di matrimoni in alcuni anni, accrescono le perplessità sulle registrazioni di Rigolato (Tabella 2). A complicare i confronti c'è poi l'area grigia, dai confini sfumati, di Valpicetto dove, nel 1602, cinque fuochi (presumibilmente su 12, come nel 1607) fanno riferimento alla cura di San Giorgio12.

Ma alla fine del XVI secolo la differenza d'abitanti fra le due parrocchie pare giunta a un livello mai più riscontrato (Tabella 3); i totali decennali evidenziano, inoltre, una certa coerenza (soprattutto le nascite, quasi equamente ripartite nei due periodi) all'interno di ciascun ambito. L'assenza di matrimoni a Rigolato nel triennio 1588-1590, potrebbe, visti i numeri in gioco, essere solo apparente, compensata da sposalizi celebrati in altre parrocchie (nel periodo considerato risultano produttive altre 48 unioni matrimoniali di cui non si conosce il momento d'avvio). Le stime della popolazione complessiva, costruite sulle anime da comunione (dati parziali ma unici prima della rilevazione del 160713, a parte quelli, anch'essi enigmatici, sui fuochi) pur nella loro grossolanità, evidenziano un periodo di regresso demografico per Comeglians (che chiude l'intervallo 1582-1607 con una perdita di circa 144 persone, corrispondenti al 16% della popolazione iniziale) mentre Rigolato, dopo una flessione a cavallo del secolo, nel 1607 pare riposizionarsi sui livelli del 1583.

Sembra quasi che le due località stiano seguendo percorsi opposti:

  • Comeglians verso il ridimensionamento d'una consistenza demografica giunta a un livello apprezzabile;
  • Rigolato, scarsamente popolata, verso un graduale incremento dei suoi abitanti.

La modestia dei dati non può fornire prove decisive in questo senso; il saldo naturale fortemente negativo nella Comeglians degli ultimi anni del Cinquecento (Tabella 4) evidenzia, tuttavia, un periodo pluriennale di sofferenza demografica, non si sa quanto esteso alle località vicine14, mentre rimane sconosciuto l'effetto delle emigrazioni definitive.

A livello più vasto (Patria del Friuli), la seconda metà del Cinquecento pare caratterizzata da un calo della popolazione causato da ripetute carestie ed epidemie. Crisi acute sono segnalate in tutto il Friuli, ed anche in Carnia, nel 1591/1592, mentre l'impatto della peste del 1598 sembra essere stato modesto15.

I quozienti generici di natalità (Tabella 5) si presentano in forma credibile per Comeglians ma, ancora una volta, fanno pensare a una sottoregistrazione dei battesimi per Rigolato; si tratta, comunque, d'indicatori grossolani, fortemente condizionati dalla ristrettezza e dalla struttura della popolazione. Pur tra i dubbi appena espressi, i dati a disposizione, proprio in quanto non completamente manchevoli, paiono in grado di fornire degli elementi conoscitivi, magari sfuocati, difficilmente ottenibili altrimenti.

I battesimi seguono una curva stagionale marcata (Tabella 6) che si lega col carattere invernale delle migrazioni; i picchi s'accentuano in marzo-giugno, con concepimenti collocati nei mesi di giugno-settembre, quando l'assenza dei maschi è minore (Figura 1)16.

Rigolato 1576-1602: stagionalità dei battesimi

Quest'andamento è sostanzialmente confermato, nonostante alcune variabilità anche accentuate, in tutte le periodizzazioni. Nel decennio 1581-1590 si nota un picco marcato, superiore a tre volte la media, nel mese d'aprile, insuperato anche in seguito; i mesi di maggio e giugno si mantengono prossimi a quota duecento. L'andamento del decennio successivo evidenzia uno slittamento dei massimi, posizionati vicino a quota 250, da aprile a maggio-giugno. Stando a questo elemento, tra la fine del Cinquecento e l'inizio del Seicento il movimento migratorio, maschile ed invernale, sembra essersi costantemente mantenuto su livelli elevati.

Considerazioni analoghe valgono per i matrimoni (Tabella 7)17. La stagionalità evidenziata dal grafico (Figura 2) appare ancor più netta, con una concentrazione quasi esclusiva degli eventi nei mesi di agosto-ottobre, coincidenti con quelli di rientro dei cramari. L'esiguità dei casi sconsiglia, in questo caso, ulteriori deduzioni.

Rigolato 1576-1602: stagionalità dei matrimoni

La disponibilità delle registrazioni di matrimonio e di battesimo per un periodo abbastanza lungo, consente di stabilire, con buona approssimazione, quanti dei cramari elencati da Sebastiano Della Pietra fossero sposati o vedovi; i risultati di questa ricostruzione (Tabella 8)18 dicono che almeno il 50% lo era.

Nella Rigolato di quasi due secoli dopo, al 31.12.1799, la popolazione d'età superiore a 14 anni risulta ripartita tra un 27,8% di maschi sposati e vedovi, un 16,3% di celibi e un 55,9% di femmine19. L'applicazione di questi rapporti alle 280 anime da comunione del 1602, sintetizzata nella Tabella 9, restituisce un quadro verosimile; l'incidenza dei cramari celibi, rispetto al totale dei celibi, è molto alta, tale da giustificare una relazione diretta con la stagionalità dei matrimoni. Anche l'incidenza dei cramari sposati e vedovi, rispetto al totale, è notevole, ma la correlazione con la stagionalità dei battesimi, benché logica, appare meno immediata; per essere più precisi bisognerebbe conoscere quanti cramari appartenessero a nuclei coniugali fecondi (o fare ulteriori ipotesi in base all'età, o alla durata del matrimonio, ecc.).

Tra i dieci (quantità, visti i numeri in gioco, rilevante) emigrati «che stano loco et foco in Allemagna», compaiono quattro soggetti sposati, il che suggerisce l'esistenza di un'emigrazione definitiva estesa a interi nuclei familiari e non solo a singoli; si può, inoltre, ipotizzare che chi si stabiliva definitivamente all'estero operasse nel settore commerciale in cui operavano gli altri cramari20.

Questo era accaduto a «Zuanne d'Agaro borgesse et mercante in Zitterstorff», il quale, qualche anno dopo, nel 1609, avendo per «testimonij li mag.ci providij S.ri Phillippo Pronzen, consulo di Zitterstorff, Martin Miller Giudice di d.ta città, Gallo Pitticher consilgiero et Andrea Etter canceliere scrivante di q.sta citta21», dettò il proprio testamento dando, tra l'altro, alcuni consigli al figlio maggiore, Mattia, destinato a proseguire l'attività commerciale.

stante che Mathia d'Agaro mio fig.lo più vechio hà intenzione di voler menare il mio negocio marchantille debba il med.o insieme con sua madre fare et menare tal negocio realm.te et honoratam.te ugualmente, et che debba usare ogni dilligenza senza sparagno di alcuna faticha ne lavore, com'è stato dilligente et accorto che nel negozio marchantille partiene? tanto sara possibille di fare et agittare, et con la gente debba negociare realm.te et giustam.te, et conservarsi che non sollo la sua cara madre la mia cara consorte et lui med.o ma ancora sue sorelle et li miei cari figli, accio li med.mi p. l'avenire possino havere un quieto et bon avantagio, parimente conservare ogni uno senza separato lamento che potessero sortire.

Giovanni doveva essersi guadagnato una buona posizione economica, tanto da disporre un lascito, finalizzato a captare la protezione sulla futura vedova e i figli, a un baronetto von Althan:

al fig.lo dell generosso sig.re sig.re Johanne da Holtonn da Goltburg a Musterstetten, Lib: Baro sig.re di Zitterstorff e Khirchstetten22 ec.ec. cioè mio chariss.mo et ill.mo sig.re et generosso signorino signorino Bolfgango Eustachio Giovane sig.re di Olthonn ec. fiorini imperialli due cento qualli habbino da esser detratti dal debito che d.o ill.mo sig.re mi va debitore,

Tra i figli mostra un occhio di riguardo verso Gregorio, il minore, al quale destina un capitale di 300 fiorini.

testo et lascio al mio cariss.mo fanciulino Gregorio qualle hò hauto con la mia carissima consorte Anna honoratam.te appare, di avantagio dalla indivissa facolta fiorini imperialli trecento, con q.sta condicione quando mia consorte havera volonta di ponere li medesimi 300 fiorini nell negocio, sia obligata annualm.te a pagare l'interesse a Gregorio mio figlo.

Ma non dimentica le sue radici, in particolare assegna a «maria mia cara sorella qualle habita in Ittalia nella mia patria di Tolmezo fiorini imperialli vinti» e quanto ai frutti dei beni immobili dispone che almeno in parte siano destinati ai poveri.

comando sive ordino et di legato lascio a quelli che possederano li miei beni proprij in Ittalia di Tolmezo sino obligati annualm.te il giorno di S. marcho a dare alli poveri li qualli appresso mi haverano christianament.te a memoria mezza bozza di vin et. s. 4 soldi d'Italia p.con.di23.

La morte dovette coglierlo da li a poco; già il 18 aprile del 1610 la moglie Anna «relita et vedoa dal qm mag.co S.r Zuanne d'Agaro mercante et cittadino statto in Citterstorff sotto la Ens in Austria24», anche a nome dei curatori dell'eredità e dei figli Mathia, Sabina e Gregorio, devolveva a Nicolò D'Agaro, fratello di Giovanni, il godimento dei beni immobili situati a Rigolato con l'obbligo d'attuare le disposizioni del defunto a favore dei poveri.

stante il q.m s.r Zuane d'Agaro med.o ha lasciato in Ittalia si ritrova havere diversi suoi propri luogi et posessioni cioè in Ludaria et rigolato et casadorno come seguono cioè una casa et horto appresso in Plan chiador, un stauliero in Giaversan un prato in nuiaret chiamato in Rizoul, quel di cenzaria, Tavoschiana, vues, sora clap, col maior, Pavoroul Valparvier, Tacheglons et in qual et in cadauno dalli sud.ti luogi un pezetto di prato et in chiamuson un pezo di campo, stante che noi Anna d'Agaro et li sud.ti miei fig.li cioè Mathia Sabina et Gregorio dapoi dalla morte del q.m amatisi.mo sud.o mio marito et padre non posiamo valersi ne godere li sud.i luogi cioè casa horto et campi et prati nessuno eccettuato et che ne stano morti, così habbiamo noi volontariam.te et condialm.te dati et consegnati li sud.ti et md.mi luogi a godere et a posedere al nostro caris.mo cogn.to et parente s.r Nicolo d'Agaro fra.llo del q.m sud.to mio maritto et nostro padre, con patto et condizione che annualmente debba sopra li antenominati luogi il giorno di s. marcho quando fanno la processione dare a cadauno vicino o fuoco di Ludaria Rigolato et Casadorno 1 b.a di vino et s. 4 di pan et q.sto pe.perpetua memoria come appar testam.to dal ante nominato s.r agaro dall 10 giugno passatto 1609.

Qualora Nicolò d'Agaro non fosse stato in grado d'adempiere al legato i beni avrebbero dovuto confluire direttamente alla comunità.

mentre il sud.o s.r nicolo d'Agaro mancasse di dare tal elemosina annualm.te al tempo sud.o dahautorità al comune di lud.a et rigolato et cassadorno che possino accettar in loro li sud.ti et antenominati luogi et quelli goderli, ma che dal med.o comune sia poi fatta tal elemosina come sud.to et che dal med.o s.r nicolo d'agaro et sucesori et h.di non possia mai in alcun tempo vender né alienar veruno dalli sud.ti nominati beni, ma p.petuamente restar debino et quando lla sud.ta ellemosina sarà dal med.o s.r Nicolò d'agaro et h.di eseguita al tempo come sud.to non sia né da me Anna d'agaro ne da miei figli Matia e sabina et Gregorio ne meno dalli curatori mai in alcun tempo sopra d.ti beno adimandata cosa alcuna ma sempre il sud.to sr nicolo et h.di possederli; eseguendo pero come sud.o promettendo p. se et h.di a mantener et osservare come sud.o ne adesso ne p. l'avenire p.rettender ne adimandar cosa alcuna25.

Nel 1607 la cura di San Giacomo conta 455 abitanti, ripartiti in 86 fuochi distribuiti in otto ville. La località più popolata è Ludaria, seguita da Valpicetto, mentre Rigolato si trova solo al terzo posto. La vicinanza temporale dell'elencazione dei fuochi con la lista dei cramari consente, non senza qualche forzatura, alcuni confronti, riassunti nella Tabella 1026. La consistenza media degli aggregati domestici è, nel complesso, di 5,29 persone; a livello di singola località le medie oscillano tra massimi superiori a sette componenti (Valpicetto e Gracco) e minimi prossimi a 4,5 (Givigliana, Ludaria e Rigolato).

Il numero d'animali grossi può essere preso a parametro del ruolo svolto, nei vari contesti, dallo sfruttamento economico delle risorse agricole, dall'allevamento e dalle attività pastorali; ad ogni aggregato, genericamente identificabile come un'azienda a base familiare, composto da 5,29 componenti, corrispondono mediamente circa 7 animali. Spiccano, tra tutte, le località di Valpicetto, con una consistenza media di 11,58 animali, e Gracco (non a caso si tratta delle località con gli aggregati di maggiori dimensioni); le altre si muovono tra i sei e i sette animali grossi per aggregato, solo Rigolato scende al di sotto. I cramari sono mediamente il 15,6% della popolazione complessiva. Percentuali situate tra il 20 e il 27% si riscontrano a Casadorno, Givigliana e Ludaria (che è la località più popolosa). Sotto il 10% si collocano Valpicetto e Gracco (dove non sono segnalati cramari), tra il 10 e il 20% le altre località.

Si potrebbe ipotizzare, almeno per Valpicetto e Gracco, una relazione tra rilevanza economica dell'allevamento, consistenza degli aggregati domestici ed emigrazione (Tabella 11).

Valpicetto si caratterizza, rispetto alle altre località, per una maggiore incidenza degli aggregati medio/grandi (8 aggregati su dodici appartengono alla fascia tra 7 e 14 componenti) con una buona consistenza d'animali grossi, equiparabili, nel contesto considerato, ad aziende di grandi dimensioni. Aziende analoghe (con più di venti capi) si trovano solo a Ludaria, che però è zona di forte emigrazione. Givigliana, paese d'emigrazione per eccellenza col suo 26,79% di cramari, presenta una buona consistenza media d'animali per aggregato. Se ci fermassimo a questa località si potrebbe concludere che sia l'emigrazione a supportare lo sviluppo dell'attività agricola e non quest'ultima a frenare la prima. Ma i dati utilizzati sono insufficienti, le relazioni tra i vari elementi rimangono contrastanti e richiedono ulteriori approfondimenti.

Diciotto degli 86 fuochi complessivamente censiti nel 1607 sono retti da femmine (dieci di questi sono nuclei di solitarie, uno include 11 componenti e gli altri hanno un numero di componenti compreso tra 2 e 5). L'incrocio con l'elenco dei cramari può, quindi, contare sui rimanenti 68 nominativi maschili.

Nel 1607 troviamo a capo di ventinove aggregati altrettanti cramari elencati nel 1602. Si tratta in prevalenza di soggetti già individuati come sposati o vedovi (27 su 29)27 che rappresentano il 42% dei fuochi retti da maschi. Rispetto al 1602 mancano quattro nominativi appartenenti al gruppo degli sposati o vedovi; si tratta di Silvestro di Cossadorno, Vit Tieut (Givigliana), Mattia Pozet (o Bozet, Ludaria), Valantino fiolo di Danielo Cossetto (Valpicetto) che potrebbero essere stati assorbiti in aggregati estesi, oppure emigrati o morti.

La mancanza di dati per Gracco e Valpicetto (e il numero modesto per Casadorno) è frutto della sfasatura temporale che caratterizza il confronto, ma anche, probabilmente, del fatto che buona parte degli aggregati presenti in queste località, modesti nel numero, sono verosimilmente complessi, raggruppano più nuclei familiari a fronte d'un solo capofamiglia (questo vale soprattutto per Gracco dove i tre aggregati rilevati sono composti da 5, 8 e 9 persone e per Valpicetto).

I ventinove aggregati così individuati hanno un numero medio di componenti e d'animali grossi superiore a quello globale (Tabella 12); per quanto riguarda gli animali la differenza per aggregato è più marcata a Ludaria e Givigliana mentre tocca il minimo a Magnanins. In conclusione, pur con le eccezioni evidenziate, stando a questi (molto parziali) indizi, non pare che la dimensione delle aziende agricole abbia, nella maggior parte dei casi, agito da freno all'emigrazione; rimane da capire, invece, quanto quest'ultima abbia giovato alle prime.


Gli assenti nel 1679

La «Nota di tutti quelli abitanti del Quartiero di Gorto che s'atrovano in estero paese imperiale» venne «presentata per il capitanio Zanillo» al provveditore alla sanità Nicolò Cornaro «Adì 27 settembre 1679»28. Diversamente dall'elenco del 1602, in questo caso non ci troviamo di fronte ad una nota di cramari, ma, più genericamente, d'assenti in un istante determinato. La distinzione appare, nel concreto, molto sottile29; l'unico problema che pone concerne la sua completezza; l'epoca di stesura e la numerosità dei nominativi spingono a valutarla sufficiente anche se approssimata per difetto30. Le informazioni sono apparentemente più ricche rispetto al 1602, ma manca un termine di paragone adeguato, simile alla lista dei fuochi del 1607. In compenso le registrazioni contenute nei libri canonici sono più ampie e consentono un'individuazione ravvicinata del popolo dei cramari.

In 70 anni, dal 1602 al 1672, gli abitanti della cura di San Giacomo passano da circa 420 a circa 617; anche gli emigranti seguono un trend simile. L'incidenza degli assenti sulla popolazione complessiva (617 abitanti nel 1672) supera il 17% (era del 15,6% del 1602); quella sui 183 uomini da comunione (sempre conteggiati nel 1672) è del 57,9%, la più elevata in assoluto tra quelle allora riscontrate in Carnia31.

Le destinazioni sono presumibilmente rimaste più o meno le stesse del 1602. Compare l'Istria, zona nuova in cui, anche in seguito, s'orienteranno soprattutto nuclei di Valpicetto32. Come nel 1602 ci troviamo di fronte esclusivamente a maschi. Vengono elencati solo due soggetti accasati all'estero, contro i dieci del 1602, ed esplicitati numerosi legami di parentela (padre/figlio, fratelli).

Non conoscendo il numero d'abitanti delle varie località (la cui elencazione s'è semplificata con la scomparsa di Casadorno) le percentuali esposte nella Tabella 1333 ci dicono poco: Ludaria, presumibilmente ancora la località più popolosa, mantiene il primato d'assenti ma questa volta è seguita da Rigolato, che pare (ma ora include anche Casadorno) aver recuperato posizioni rispetto al 1602.

Per 95 dei 106 assenti è stato rintracciato l'atto di battesimo; per altri tre la data approssimativa di nascita è stata dedotta dall'età indicata negli atti di morte34; con maggiori incertezze è stato quindi determinato lo stato civile (limitando, per prudenza, le distinzioni a sposato e altro) dei 98 assenti così identificati (Tabella 14).

Circa il 10% di questi è costituito da giovanissimi, con età inferiore a 15 anni; gli appartenenti alla fascia d'età 15-30 sono quasi il 44% del totale; il 72,4% ha un'età compresa tra 15 e 45 anni. Per due terzi sono quasi certamente celibi; gli sposati sono maggioritari nelle fasce d'età 30-44 e 45-59.

Si tratta d'un'emigrazione prevalentemente giovanile, composta per oltre il 53% da soggetti con meno di trent'anni.

Applicando le stesse proporzioni usate per il 1602 agli uomini da comunione (trascurando i giovanissimi e supponendo che agli uomini da comunione corrispondano i maschi con più di 14 anni) si ottiene la Tabella 15.

Pur con le dovute cautele (gli otto assenti esclusi sono probabilmente sposati, le proporzioni tra celibi e sposati sono ipotetiche) il quadro così delineato pare, nelle sue linee generali, anche in questo caso, verosimile: altissima percentuale d'assenti tra i celibi (i rimasti sono l'eccezione), ovvero nelle fasce d'età più giovani; sposati vicini al 27% concentrati soprattutto nelle età centrali, coincidenti, si suppone, con la fase più feconda delle unioni matrimoniali.

Rispetto al 1602 si fa notare l'incremento dei celibi, come la composizione degli assenti (gli sposati sono il 31,6% nel 1679 contro il 50,8% nel 1602) aveva già lasciato supporre. Ciò è probabilmente il frutto di un'estensione su basi familiari, segnalata dalla presenza di giovanissimi (minori di 15 anni) e di giovani (minori di 20), del fenomeno migratorio (Tabella 16).

La maggior parte degli assenti, 58 su 106, era congiunta da legami parentali stretti e presumibilmente si muoveva in gruppo; i giovanissimi al seguito del padre o di un fratello più anziano.

Questo elemento emerge con maggiore chiarezza dalla classificazione per numero di componenti dei nuclei parentali d'appartenenza (Tabella 17)35. Cinquantotto assenti appartengono a 24 gruppi parentali, la maggior parte dei quali (17) composti da due persone, quattro con tre componenti e, infine, tre con quattro; in questi ultimi casi, con componenti più numerosi, in prevalenza composti da fratelli, pare di scorgere delle società in nuce, piccole compagnie commerciali familiari.

Lo spoglio dei libri delle sepolture ha consentito di rintracciare solamente 37 (34,9%) atti di morte riconducibili ai 106 assenti del 1679, undici dei quali per eventi avvenuti fuori comune (uno a Salisburgo, uno a Graz, uno ad Olhmundi, tre in Austria superiore, tre genericamente in Austria, uno in Germania, uno Timau36). Tra le innumerevoli eventualità, nella mancata morte a Rigolato dei restanti 69 (30 dei quali o erano già sposati nel 1679 o lo saranno successivamente), un buon ruolo l'ha, probabilmente, svolto l'emigrazione più o meno definitiva o temporanea.

Così è stato certamente per Giovanni Vezzil, morto a Cittanova nel 1722, e per Gussetto D'Agaro, che «morse in Germania», come da annotazioni apposte sul libro dei battesimi37. Lo stesso accadrà a Giovanni Puschiasis (nel 1679, novenne, in Germania al seguito del padre) che, divenuto cittadino di Wels, in questa città morirà verso il 1733.


Due secoli d'emigrazione nei registri canonici

Un'analisi puntuale della stagionalità dei battesimi è ostacolata dalla presenza di numerose, specie nel Seicento, lacune.

Il reverendo Luigi Paulutto da Gemona riprende ad aggiornare il registro nel 1618, dopo un vuoto di quindici anni. In seguito le registrazioni vengono proseguite con continuità, anche ad opera dei reverendi Liberale Dominici (dal 1623 al maggio 1651) e di Daniele Monch, fino al mese di giugno 1655, quando si verifica una nuova sospensione, probabile riflesso d'una controversia sorta per la mancata rinuncia triennale al beneficio da parte del Monch38. Riprese nel mese d'aprile 1656, esse continuano, non senza cambi di mano, piccole interruzioni e ripetizioni, fino al dicembre 1679, quando, in concomitanza con la nomina a curato di Giovanni Benvenuta da Ludaria, e d'una nuova controversia con gli uomini delle ville39, inizia un altro vuoto che termina il 31 dicembre 1681.

Da questa data al mese di luglio 1684 il libro viene scritturato dal tolmezzino reggente economo Felice Fabris. Giacomo Vidale da Magnanins, economo, continua l'opera dal 1687 e, inoltre, provvede a ricostruire a posteriori i battesimi del periodo luglio 1684-11 febbraio 168740. Ma qualche perdita si ebbe, come quella di Valentino Gussetto che in seguito, «non trovandosi il suo battesimo registrato», fece inserire, al posto giusto, un foglio in cui attestava d'essere stato battezzato il 10.6.1686 dal Reverendo Felice Fabris, economo41.

Tralasciando gli spezzoni, le annualità «complete» sono ottantuno su cento. La qualità dei dati disponibili appare, a dispetto di tutto, complessivamente buona, con un rapporto di mascolinità, su base secolare, vicino a quello «naturale» (Tabella 18).

L'analisi della stagionalità dei battesimi è stata estesa alle parrocchie vicine, per meglio cogliere tendenze, uniformità, divergenze (Tabella 19)42.

Nel periodo considerato essa si mantiene ben caratterizzata e con un andamento molto simile in tutte e tre le comunità (Figura 3 e Figura 4, basate sui dati normalizzati), a conferma indiretta del permanere, per oltre un secolo e mezzo, d'una significativa emigrazione invernale maschile.

Nei ventenni 1621-1640 (guerra dei trent'anni, peste) e 1781-1800 (momento terminale, prossimo ad una rapida eclissi) si verifica, in tutte le località, una flessione significativa della stagionalità; i periodi 1641-1660 e 1761-1780 si collocano in posizione intermedia.

Scendendo nei dettagli è possibile cogliere diversità, accentuazioni, anticipi e ritardi, ma sono gli elementi di fondo comuni ad apparire caratterizzanti. Concentrando lo sguardo sulle tre mensilità con valori più elevati e sui primi cinque mesi dell'anno, si nota una contiguità quasi costante, salvo poche eccezioni, alla stregua di vere stagioni astronomiche (Tabella 20).

L'adiacenza inizia a sfaldarsi a Comeglians già nel ventennio 1761-1780, per cessare decisamente in quello successivo, mentre nelle altre località, seppur notevolmente smorzata, permane ancora.

Nel 1621-1640 la concentrazione di nascite (sempre nel trimestre con valori più elevati) oscilla, a seconda delle località, tra 401 (il minimo di Comeglians) e 482 (il massimo di Forni Avoltri) su 1200. Quota 600 (sempre su 1200) viene simultaneamente superata nel ventennio 1681-1700; l'intero periodo 1661-1780 si caratterizza pel mantenimento di quote trimestrali elevate in tutte le comunità.

A Rigolato i massimi cadono nel periodo 1721-1760 (con valori di 654 e 653) mentre a Comeglians già nel quarantennio precedente (con valori di 631 e 632) quando anche Forni Avoltri si muove su livelli elevati (645 e 675 su 1200)43.

L'Ottocento s'apre con una svolta repentina, segnalata da un radicale cambiamento della distribuzione mensile delle nascite (Tabella 21), che ora s'addensano in prossimità della media mensile di cento (Figura 5); la stagionalità s'è completamente dissolta.

Ulteriori, indirette conferme del peso dell'emigrazione si ricavano dall'andamento del tasso di mascolinità dei decessi per classi d'età (Tabella 22). Il ventennio 1780-99 è l'unico in cui i maschi superano o eguagliano le femmine in tutte le fasce d'età, esclusa l'ultima.

Tralasciando la classe 0-14, per la quale si suppone che il rapporto sia scarsamente condizionato dal flusso migratorio (oltre ad essere, almeno nei primi quarant'anni, palesemente distorto per effetto della sottoregistrazione dei decessi infantili), un'attenuazione del fenomeno potrebbe scorgersi, per le classi d'età 15-29 e 30-44, nel ventennio 1740-1760 ma, come si vedrà, si tratta di un'apparenza.

Nel complesso si ha l'impressione che la perdita di maschi adulti sia stata «vera e reale», anche se una sua quantificazione e qualificazione (che consenta di cogliere almeno il peso dell'emigrazione definitiva) rimane, pel momento, impossibile.


Destinazioni

Diversamente che nella vicina parrocchia di San Giorgio44, a Rigolato le annotazioni dei decessi «fuori comune» hanno carattere asistematico e saltuario, ma non mancano e forniscono alcuni indizi sui luoghi d'approdo dei Cramari. Nel Seicento si contano 31 eventi (Tabella 23); visto l'andamento dell'emigrazione, forse non è un caso che divengano più frequenti nell'ultimo quarantennio del Seicento; certamente non lo è il fatto che includano una sola donna45.

Accanto a indicazioni geografiche generiche (Germania, Austria, Austria superiore, Stiria) ne compaiono altre puntuali; se Cividale46 appare destinazione anomala, Salisburgo, Monaco, Passau e Wels resteranno a lungo mete privilegiate dai cramari rigolatesi47. Per altre, come Morpurgo (l'attuale Maribor), non possediamo conoscenze sufficienti48.

Nel Settecento il numero delle annotazioni supera di poco quello del secolo precedente, ma indicazioni di luogo meno generiche restituiscono un quadro più ricco (Tabella 24)49, anche se alcune località non sono state identificate e per altre permangono incertezze.

Accanto a Salisburgo compaiono indicazioni di altri luoghi d'insediamento più o meno stabile, come Wiener Neustadt (Niederösterreich), Unzmarkt-Frauenburg (Steiermark), Waidhofen (an der Thaya o an der Ybbs in Niederösterreich, o Waidhofen in Bayern ?), Graz. Le trentotto annotazioni rinvenute, relative a maschi vissuti perlopiù (trentatre casi) da 18 a 58 anni50, non sono distribuite uniformemente: ventisette cadono nel quindicennio 1748-1762, e dieci nel periodo 1704-172851.

Si può presumere, considerata la loro numerosità, che gli eventi del periodo 1748-1762 rispecchino sufficientemente la realtà. L'esame della loro incidenza sul tasso di mascolinità dei decessi per fasce d'età sembra confermare quest'ipotesi (Tabella 25). Nel quindicennio considerato il tasso appare notevolmente riequilibrato rispetto a quanto riscontrato nella Tabella 22; fino ai 45 anni sono i maschi a prevalere e solo dopo, nelle ultime classi d'età, le femmine, rimaste più numerose.

Se i decessi all'estero non fossero stati registrati il tasso di mascolinità avrebbe oscillato tra lo 0,6 e lo 0,4 anziché tra l'1,5 e lo 0,652. L'innalzamento osservato nel ventennio 1741-1760 non pare, quindi, derivare da un'attenuazione dell'emigrazione ma da una registrazione più compiuta, rispetto a quella usualmente praticata, dei decessi all'estero.

La distribuzione geografica dei decessi vede permanere Austria e Baviera al primo posto. Solo cinque eventi sono segnalati a Salisburgo, zona privilegiata d'insediamento. Tra questi figurano Giuseppe Gussetti, nel 1701, e Candido Vidale, nel 1771, il primo solo citato e l'altro più diffusamente trattato da Herbert Klein nel suo lavoro53.

A Wiener Neustadt muoiono due Vezzil, nonno e nipote (nel 1722 Giovanni, il nonno, all'età di 73 anni; nel 1750 Giovanni Battista, il nipote, figlio di Giacomo e Maria Volomario, come «ex litteris fide dignis relatum fuit. Eius cadaver tumulatum fuit in coemeterio ecclesia Cathedralis ejusdem loci») e due fratelli D'Agaro (Mattia e Giacomo D'Agaro, figli di Giovanni «dictus il Longo» da Ludaria, nel 1758). C'è da credere che in questa città si fosse insediato anche Pietro Vezzil, terzogenito di Giovanni, fratello di Giacomo, a cui si deve la costruzione dell'altare maggiore della parrocchiale54.

A Unzmarkt, «in Huntmorch in Stiria superiori», tra il 1749 e il 1751 muoiono Nicolò e Giacomo D'Agaro, padre e figlio, rispettivamente, seguiti da Vito Gracco; «in partibus Germania in Baidofen» (probabilmente Waidhofen in Baviera), nel 1714, Giovanni di Giovanni Gracco da Gracco e Antonio di Leonardo Candone da Ludaria; a Graz il «S.r Zuanne Babta fig.lo o. sig.r Pietro Capitanio de Agaro», nel 1705, e Antonio di Nicolò Di Corte, nel 172255.

In Baviera muoiono, tra gli altri, Valentino Vidale «Civis Bavarus Lonthuctensis natus Valpiceti» , nel 1751, e, in modo violento, Mattia di Leonardo Di Corte da Rigolato che nel 1753 «29 maij gladio peremptus… sepultum fuit in Nainmsig in Bavaria»56.

Esprimersi, sia oralmente che per iscritto, in tedesco, oltre che in italiano, è una necessità. Nel 1728, dovendo nominare il successore del parroco Giacomo Vidale, gli uomini delle ville chiedono al vicario abbaziale un proroga d'un mese «per la difficoltà di trovare sacerdoti adatti e conoscitori della lingua tedesca.»57. In Austria si formano e studiano i futuri sacerdoti58; anche la religiosità popolare trova modo d'esprimersi con pellegrinaggi verso i santuari della vicina Carinzia. Tra le note sparse lasciate dal notaio Gio Batta Vidale, compare un resoconto delle spese sostenute nel 1722 per un pellegrinaggio a Maria Luggau59, che restituisce un po' della sua complessità, fatta di preparazione non solo spirituale, soste, contatti.

Pellegrinaggio a Luggau

 

Il pellegrinaggio a Maria Luggau coesiste, almeno formalmente, fino al 1731, quando verrà definitivamente accantonato (e dimenticato), con quello, derivante da un antico voto condiviso con l'intero quartiere di Gorto, al santuario di Heiligenblut60.

Essendo che delli nostri antichi hauesero hautto consuetto d'andar procesionalmente per votto fatto una volta al anno, una persona per cadaun focho delle ville sogiette a questo h.to quartiere di Gorto, alla visitacione della santa reliquia del sacro sangue di Christo nostro signore che si ritrova a esser in una ampoletta nella Ve.da pieve parochiale di Allingpluett in calze delle montagne di Rauris nella parte di Germania sotto il dominio di sua maestà cesarea, et al tempo che si faceva tal procesione si socedeva diversissimi malli come per vechi si ha presentito che assai gente si amalavano per il longo et stancho viagio che si doveva fare, et per il mancamento che le povere gente che cola si portavano in tal procione che non hauevano il dispender di potersi alimentare dovevano restar per le trade et altri cativi incontri che socedevano. Cosi che fu consideratto dagli huomini di questo H.to quartiero che non era mezo di adempir tal votto consilgiarono tal fatto è furono sortatti di traslasciar di far la procesione ma in cambio di ciò di fare et adempire qualche sorte di sante oppare pie, cosi che per inspiratione del nostro Sig.r Iddio Padre fig.lo Spirito santo fecero sielta delle seguenti s.te feste.

Non solo i potenziali sacerdoti ma anche i potenziali commercianti frequentano scuole tedesche; una prova, tra tante61, viene dal compromesso raggiunto, il 3.8.1738, da Leonardo q.m Zuane D'Agaro con gli eredi del fratello, in merito alla sua richiesta

d'esser risarcitto, dalli sig.ri Hdi del q.m Giacomo frat.lo del manegio fatto del negozio di drogaria che si trovano havere in societta e comunione nella Germania doppo la morte del frat.lo, cioè quello esistente a Salisburgo, Posavia e Linz, mediante che detti H.di p. hora non capaci di asister a tal negozio; come pure d'esser risarcitto delle spesse statte soministratte a Zuane et a Gio Giacomo suoi nepotti colla nella Germania p. farli instruire alla lingua e scolla germanica e furnimenti il tutto statto spesso col cumulo del comun negozio…62

In aree miste, di confine tra mondo tedesco, slavo ed ungherese, sono, infine, da collocare i decessi di Antonio Gussetti a Karlovac, in Croazia, «ut aliqui ex nostris incolis tetstantur», nel 1751; di Giovanni Di Corte, sempre nel 1751, ad «Olmutij in Moravia... ut ex literis a frater trasmissis»; di Pietro Gortana «in Tugfaia», nel 1724; di altro Pietro Gortana «in Raijmovar», nel 1757 e di Giovanni Battista Puschiasis a Sopron, nel 175863.


Tabelle

Rigolato 1576-1602: matrimoni e battesimi

 

Comegliàns e Rigolato 1583-1602: battesimi e matrimoni

 

Comegliàns e Rigolato: popolazione 1582-1672

 

Comegliàns 1597-1602: saldo naturale

 

Rigolato e Comegliàns 1582-1602: consistenza della popolazione e quozienti generici di natalità (Q<sub><small>n</small></sub>) e nuzialità (Q<sub><small>s</small>)

 

Rigolato 1581-1602: nascite per mese (valori assoluti e % normalizzati)

 

Rigolato 1576-1602: matrimoni per mese (valori assoluti e % normalizzati)

 

Rigolato 1602: cramari sposati o vedovi e di stato civile indefinito

 

Rigolato 1602: cramari e maschi in età «attiva»

 

Rigolato 1602 e 1607: cramari, popolazione e animali grossi per località

 

Rigolato 1607: animali grossi e dimensione degli aggregati domestici

 

Rigolato~1602-07: aggregati del 1607 capeggiati da soggetti inclusi nell'elenco dei cramari del 1602

 

Rigolato 1679: assenti per località d'origine e di destinazione

 

Rigolato 1679: assenti per gruppi d'età e stato civile

 

Rigolato 1679: assenti rispetto ai maschi potenzialmente attivi

 

Rigolato 1679: assenti suddivisi per gruppi d'età, legame parentale e stato civile

 

Rigolato 1679: assenti suddivisi per legame  parentale e numero di parenti

 

Rigolato 1601-1800:  battesimi per sesso e legittimità

 

Alta Val di Gorto 1601-1800: stagionalità dei battesimi (valori assoluti e % normalizzati

 

Alta Val di Gorto 1601-1800: tre mensilità col numero di battesimi più elevato

 

Rigolato e Forni Avoltri 1801-60: stagionalità dei battesimi (valori assoluti e % normalizzati)

 

Rigolato 1700-99: tasso di mascolinità dei decessi

 

Rigolato 1618-99: sepolture fuori parrocchia annotate nei libri canonici

 

Rigolato 1700-99: sepolture fuori parrocchia annotate nei libri canonici

 

Rigolato 1748-62: tasso di mascolinità dei decessi

Note


  1. Sull'orizzonte culturale di Sebastiano della Pietra, ricostruito grazie ai 55 titoli della sua biblioteca, Annalisa Comuzzi, Susanna e il parroco Mirai. Storia di un curato della montagna friulana nell’avanzare della Controriforma, Sommacampagna, Cierre edizioni, 2002, pp. 90-94. Viene eletto curato di San Giacomo per la prima volta nel 1575; secondo Giuseppe Vale, Antonio Roja, Note di storia della parrocchia di San Giacomo di Rigolato, Tolmezzo, Tip. Carnia, 1926, pp. 11-12, presta la sua opera almeno fino al 1602. Nel 1600, in occasione del giubileo, assieme ai curati di San Giorgio, Giacomo Mirai, e di Resiutta, Camillo Andriussio, effettua un pellegrinaggio, durato circa due mesi, a Loreto e Roma, Comuzzi, op. cit, pp. 83-88. Giovanni Spangaro segnala una «copia del testamento del curato pre Sebastiano q. Battista a Petra de Chialgiaretto curatus S. iacobi de Regulato», datato 1.12.1618, nel Fondo Roja - Giovanni Spangaro, Antonio Roia sacerdote e cultore di patrie memorie 1875-1943, Savona, Tipografia Priamar, 1964, p. 137. Questo elemento e altri indizi - il «R.do Domino Sebastiano Petrense Curato S.ti Jacobi Apost. de Rigulato» compare nei registri canonici di Forni Avoltri nel 1610 (ARCHIVIO PARROCCHIALE DI FORNI AVOLTRI (d’ora in poi: APF), Liber matrimoniorum 1592-1652, alla data 6.9.1610) - fanno ritenere che in realtà abbia svolto le funzioni di curato di Rigolato fino al 1618. 

  2. ARCHIVIO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE UDINESE (d'ora in poi: ACAU), b. 806/82; nello stesso contesto Sebastiano della Pietra dichiara che i focolari appartenenti alla cura sono 80. Le otto ville in questione corrispondono alle attuali frazioni di Rigolato più Casadorno. Sulla visita pastorale di Agostino Bruno vedasi Sara Maieron, Pievi, chiese e religiosità. Visita pastorale del vicario patriarcale Agostino Bruno nella Carnia d’inizio ’600, Treppo Carnico, Ass. Cult. Elio cav. Cortolezzis, 2007.  

  3. ACAU, b. 806/82. Una fotocopia del documento è stata pubblicata in Domenico Molfetta , I «cramars» di Rigolato, in Fabio D’Andrea (a cura di), Veretâz. Storia, emigrazione esperienze e caratteristiche di una comunità , Alef/Comune e Scuola elementare di Rigolato, 1991, pp. 115-117. Si trascrive l'elenco dei cramari: «Nella villa di Valpicetto: Matthia fiolo di Duri Cossetto, Valantino fiolo di Danielo Cossetto, Antonio fiolo del supra scritto, Candido Cossetto, Jac.o delli Dumini; jn villa de Magnanins: Zuane Pilligrina, Jac.o Pilligrina, Jac.o Gussetto, Pietro de Cussulina, Zuane Pilligrina, Jac.o Zanutto; Jn Villa de Rigulato: Nic.o di Corte et Biasio suo fiolo, Zuane di Corte, Marcho di Corte, Zuane di Corte, Matthia Buiatto, Candido Buiatto, Zuane di Corte, Nic.o Vuezil, Bertul Floridano; Ludaria: Daniele de Puschiasis, Nic.o de Puschiasis, Lunardo de Puschiasis, Zuane de Puschiasis, Mattas bozet, Dumini bozet, Micaelo Candido, Batt.a Candido, Duminj de Meglana, Daniele de Agaro, Zuane de Agaro, Zuane de Agaro, Nic.o de Agaro, Batt.a de Agaro, Jac.o de Agaro, Dun. de Agaro, Antonio de Agaro, Zuane Chiandone, Antonio Chiandone; Cossadorno: Zuane di Cossadorno, Jacomo et Franc.o, Silvestro di Cossadorno, Zuan Batt.a di Volomaria, Vuezis et stalas: Pietro del Chiast, Antonio Durigono, Batt.a de Stalas, Pietro de Stalas, Jac.o de Stalas; Givigliana: Jac.o de fontana, Leonardo delli toni, Antonio delli toni, Antonio guartana, Lorenzo guartana, Lenardo guartana, Nic.o guartana, Vit Tieut, Matthia Tieut, An.o Tieut, Duri Tieut. Quelli che stano loco et foco in Allemagna: Jac.o Gortana, Lorenzo gortana, Leonardo tieut, Matthia Tieut, Jac.o Marcho, Batt.a de Agar. Jac.o di Cossadorno, Daniele bozet, Vit de Agaro, et jac.o delli dumini». 

  4. Questo passo è stato oggetto di numerosi commenti; rinviamo, per tutti, a Giorgio Ferigo, Alessio Fornasin, Le stagioni dei migranti. La demografia delle valli carniche nei secoli XVII-XVIII, in ID., ID. (a cura di), Cramars. Atti del convegno internazionale di studi Cramars. Emigrazione, mobilità, mestieri ambulanti dalla Carnia in Età Moderna, Udine, Agraf, 1997, pp. 108-109. L'intento di fornire un elenco generale pare confermato anche dalla precisazione che «praticano nella mia cura mercanti Tedeschi di Viena et di Sanspurch et quanto alle ginti che pratticano in terra todescha della mia cura ne farò notta et la portarò a V.E. avanti che si parta di gorto», ACAU, b. 791/2. 

  5. È stato osservato che «L'intreccio di emigrazione stagionale, emigrazione temporanea ed emigrazione definitiva rende scarsamente attendibili e - in senso proprio - precarie tutte le rilevazioni statistiche: la data di censimento può intaccare la veridicità del numero di stagionali - escludendo dal novero, se troppo anticipata, coloro che sarebbero partiti ad autunno più avanzato; la mancanza di un'esplicita richiesta cancella i trasferiti all'estero loco et foco; occasionale - infine e comunque - sarà la rilevazione dei temporanei.», Giorgio Ferigo, Per Mario Flora, I debiti e i peccati. Estate 1608: i cramari dell’Alto But, in «In Alto», LXXVII (1995), p. 25. 

  6. Si rinvia a G. FERIGO, Morbida facta pecus… Aspirazioni e tentativi di Riforma nella Carnia del ’500, in «Almanacco Culturale della Carnia», IV, 1988, pp. 7-73, il quale osserva che in questo periodo «Il timore di un rivolgimento non terrorizzava più da gran tempo la gerarchia cattolica; la speranza di un rivolgimento non animava più da gran tempo la gente», ivi, p. 56. La vicenda di 76 cramari dell'alto But inquisiti nel 1608 perché «mentre trafficavano nei paesi tedeschi, luterani o comunque riformati, avevano mangiato cibi proibiti nei tempi proibiti (Quaresima, Avvento, Vigilie), contravvenendo al precetto cattolico» è esposta in G. FERIGO - P. M. FLORA, op. cit., pp. 19-32. 

  7. ACAU, b. 791/2. La contraddittorietà della risposta (le persone sono tre, ma ne vengono elencate quattro) forse tradisce un'incertezza e un atteggiamento volto a minimizzare questo tipo di rischio. La consuetudine, anche personale, di Sebastiano Della Pietra col mondo dei cramari, oltre che dalla lunga permanenza nella cura di Rigolato e dalle sue origini, è dimostrata da questa affermazione rilasciata nel medesimo contesto: «il maggior viaggio che fazo e andar a Tolmezo et Udene et questi doi anni prossimi 601 et 602 son stado a Vienna a visitar i miei fratelli la prima volta steti fuori dalla cura 36 giorni la seconda volta denovo febrari et marzo et aprile per il male che mi feci in una gamba et per il mal d'occhi et in questo tempo non lasso persona particolar alla cura ma la racomando alli parochi vicini…». 

  8. Ciò coincide, almeno in parte, con quanto accertato dal visitatore: «estendit libros matrimoniorum et baptizatorum incipientes ab anno 1576 in quibus sunt notae ab anno 1600 factae iusta synodo diocesano non habet librum mortuorum habet librum confirmatorum in quo descricti sunt iammodo confirmati a Rmo Episcopo Tergestino mense proximo p.to», ACAU, b. 791/2. Diviene, così, certa la perdita delle registrazioni dei battesimi 1576-1580, esclusi i quattro nominativi leggibili nel lacerto di pagina con cui inizia il relativo registro (i quali, quindi, andranno collocati preferibilmente verso la parte finale di questo periodo: Pietro a Stalis di Leonardo e Maria (Stalis), Valentino Gussetti di Daniele e Maria (Valpicetto), Valentino Gortana di Pietro e Orsola (Givigliana) e Giovanni a Romanis di Daniele e Maria (Rigolato)). 

  9. 146,2 è l'estremo superiore dell'intervallo di confidenza per 100 nati, nell'ipotesi che il vero rapporto tra i sessi alla nascita, su 10.000 casi, sia di 105 maschi ogni 100 femmine, L. DEL PANTA , R. RETTAROLI, Introduzione alla demografia storica, Bari, Edizioni Laterza, 1994, p. 61. 

  10. ACAU, b. 791/2. 

  11. Le registrazioni di Forni Avoltri non consentono sovrapposizioni significative. I battesimi e matrimoni celebrati a Rigolato sono stati desunti dai registri originali mentre per quelli di Comeglians si è attinto dalla banca dati creata da Giorgio Ferigo a supporto dei suoi studi di demografia storica, i primi, in ambito carnico e friulano, sistematicamente basati sui registri parrocchiali, consistente nella trascrizione manuale, scrupolosa, integrale, ordinata, in forma tabulare, dei libri canonici, arricchita con preziose indicazioni di linkage, ovvero di legami fra eventi (battesimi/decessi e viceversa) e integrata con i casi annotati su registri non appropriati (in prevalenza costituiti da decessi infantili segnalati nel registro dei battesimi). D'ora in poi s'identificherà questa fonte con ARCHIVIO GIORGIO FERIGO, registri parrocchiali Comeglians (in breve: AGF, RpC). 

  12. G. Ferigo, Ancora di cifre e di anime, in M. Mochelutti (a cura di), In Guart. Anime e contrade della Pieve di Gorto, Udine, Società Filologica Friulana, 1994, p. 147. I 17 battesimi annotati a Comeglians sono stati considerati come appartenenti a Rigolato. 

  13. Tutti i riferimenti ai dati del 1607 devono intendersi desunti dall'inchiesta promossa dai Provveditori sopra beni comunali, conservata in ARCHIVIO DI STATO DI VENEZIA, Provveditori sopra beni comunali, b. 471. 

  14. Pur nell'esiguità dei numeri (10 battesimi e 11 sepolture) anche a Forni Avoltri il triennio 1600-1602 chiude con un saldo naturale negativo. 

  15. Su questi temi L. MorassiI, 1420/1797 Economia e società in Friuli, Udine, Casamassima, 1997, pp. 94-97. 

  16. I dati sono stati uniformanti portando la durata dei mesi a trenta giorni; la media mensile degli eventi è stata quindi posta come base percentuale cui rapportare gli eventi mensili (il totale annuale dà 1200). La Figura 1 è stata tracciata sui dati percentuali normalizzati. 

  17. Sulle modalità di normalizzazione e di rappresentazione percentuale valgono le precisazioni già espresse per i battesimi. 

  18. Si fa notare l'assenza di cramari a Gracco, che, però, come si vedrà, in questo periodo è particolarmente sguarnita d'abitanti. Una loro inclusione tra quelli della confinante Vuezzis sembra improbabile in quanto questa viene elencata assieme alla vicina, e minuscola, Stalis (Vuezis et stalas - anche se dietro «Jac.o de Stalas» potrebbe esserci, come s'è visto, un «Jacomo de Grac Cramaro»). 

  19. A. Puschiasis, La popolazione di Rigolato agli inizi del XIX secolo, in «Metodi e Ricerche», n.s., XXVI, 1 (gennaio-giugno 2007), pp. 59-60. 

  20. È possibile notare alcune omonimie tra i dieci emigrati definitivi e gli altri cramari («Lorenzo Guartana» e «Matthia Tieut» a Givigliana, «Batt.a de Agaro» a Ludaria, «Jac.o delli Dumini» a Valpicetto, «Jac.o di Cassadorno» a Casadorno). Vista la frequenza di omonimi si è ritenuto, ma è pur sempre mera ipotesi, che si tratti di soggetti distinti.  

  21. Il testamento è datato 9.6.1609 ma questa e le altre citazioni sono tratte da una copia «dall'originalle testamento d verba ad verba come qui appare estrata, appare il sigillo più picolo di q.sta citta dato Zitterstorff li 15 marzo anno 1705» rinvenibile in ARCHIVIO DI STATO DI UDINE (d'ora in poi: ASU), Notarile antico, b. 3770. Zitterstoff sta per l'attuale Zistersdorf (Niederösterreich), collocata in una zona che pare ampiamente battuta dai cramari dell'alto Gorto nel corso del `600. Per gli Jacob di Povolaro, con Leonardo insediatosi a Melk nella prima metà del Seicento, si veda G. Ferigo, Di alcuni cramari di Povolaro - Carnia (1596-1846), in «Metodi e Ricerche», n.s., XIX, 1 (gennaio-giugno 2000), pp. 11-21. 

  22. Giovanni von Althan da Goldburg-Murstetten, barone di Zistersdorf e Kirchstetten (tutte località dell'Austria inferiore). 

  23. Un segno del contrasto coi protestanti, in una zona religiosamente di confine, può forse leggersi nell'accenno al rito cattolico contenuto nella seguente disposizione testamentaria: «Primo raccomando io l'anima mia, quando questa venira separata dal mio corpo mortalle nelle manni del potentis.mo Iddio e lo p.ego p.li meritti et volontà di Christo che habbi di quella perdono et misericordia. Il mio corpo che sia sepolto giusto il consueto cattolico honoratam.te nella sacratta terra nella Pieve della B.V. qui di Zitterstoff». Si riporta la clausola finale del testamento: «In quanto tutta la mia propria et p.tinente facoltà che mi ritrovo havere qui in Zitterstoff et in Ittalia da Tolmezzo cioe tereni, corte case vignalli sigurta argentaria scritture et inscritture debitti aspettanti et contanti et altro di nessuna cosa eccetuata, oltro il legato sopra scritto qualle ha da haver la preminenza et restar debba, di q.sto tutti quanti debba haver et restar debba la mitta alla antenominata… mia consorte l'altra mitta debba esser consegnati alli nostri ambi putti». 

  24. Copia del documento «Dato in Zitterstorf li 18 apprile dapoi la nat.a del s.e l'anno 1610» in ASU, Notarile antico, b. 3770. 

  25. Si può tentare un'identificazione più precisa di Zuanne D'Agaro. Nella nota dei cramari del 1602, tra i nominativi di Ludaria, compaiono in successione due Zuane ed un Nicolò D'Agaro; nei libri canonici manca qualsiasi attestazione relativa a Zuane, ma, tra il 1586 e il 1601, almeno quattro battesimi sono riconducibili ad una coppia formata da Nicolò D'Agaro e dalla consorte Maria. Inoltre un Nicolò D'Agaro muore all'età di 78 anni nel 1624 ed una Maria D'Agaro vedova di Nicolò, ottantenne nel 1640 (Giovanni, n. 18.4.1586; Odorico, n. 21.5.1589; Leonarda, n. 15.6.1596 e Caterina, n. 28.6.1601; Nicolò D'Agaro muore il 18.8.1624 e Maria relitta di Nicolò il 17.3.1640, ARCHIVIO PARROCCHIALE DI RIGOLATO (d'ora in poi: APR), rg. I - Canonicus Liber: Matrimoniorum 1576-1702, Baptizatorum 1581-1701, Mortuorum 1618-1701). Presupponendo che questo Nicolò fosse il fratello del nostro Giovanni si può ipotizzare che quest'ultimo sia nato a non molta distanza dal primo e quindi morto ad un'età di circa sessanta/sessantacinque anni. Si tratterebbe di un'età compatibile anche con un'attività commerciale cresciuta lentamente, a piccoli passi, in tempi medio-lunghi, partendo da zero, nel corso di un'intera vita lavorativa condotta con «ogni dilligenza senza sparagno di alcuna faticha ne lavore». A favore di quest'ipotesi c'è la mancata annotazione dei battesimi dei figli di Giovanni, contro, forse, il fatto che nella nota dei cramari il suo nome non compaia tra quelli con loco et foco in Allemagna. 

  26. L'assegnazione degli emigrati definitivi alle varie località, non precisate nell'elenco, è stata fatta in base al cognome e ad altri elementi. 

  27. Le due eccezioni sono costituite da Daniele Puschiasis, a Ludaria, e Candido Buiat, a Rigolato; del primo non conosciamo la data di matrimonio (è possibile che sia avvenuta tra il 1602-1607; alla ripresa delle registrazioni, nel 1618, risulterà sposato - il 24.7.1618 nasce Giacomo Puschiasis figlio di Daniele e Maria, APR, Baptizatorum 1581-1701); il secondo si sposerà nel 1611, a Comeglians, con Giacoma Raber - AGF, Rpc, Libro 1.Nascite, Morti, Matrimoni 1598-1634, 12.9.1611. 

  28. Claudio Lorenzini, L’inchiesta del 1679 nella trascrizione di Giovanni Gortani, in Giorgio Ferigo, Alessio Fornasin (a cura di), Cramars, op. cit, p. 451. Tutti i riferimenti all'inchiesta del 1679 si basano sulla trascrizione operata da Claudio Lorenzini dell'«Inchiesta promossa dal provveditore alla sanità della patria del Friuli Nicolò Cornaro nella comunità della Carnia nel settembre 1679, con la richiesta di specificare quanti e chi fossero i carnici fuori dalla Provincia, nell'imminente pericolo di un contagio di peste», ivi, p. 450. 

  29. Ma non sappiamo quanto; per esempio tra gli assenti in Austria figura (assieme a 3 fratelli più anziani) anche il quindicenne Giuseppe Di Corte che, nel 1694, al momento della morte, verrà qualificato «chirurgus de Rigulato» (APR, Mortuorum 1618-1701, 9.3.1694); in questo caso si può sospettare un'assenza per motivi di studio. 

  30. Non vi compaiono nomi di persone che, all'epoca, sicuramente esercitavano la mercatura all'estero come quelli dei Volomario di Casadorno. 

  31. Per un quadro complessivo si rinvia alla tabella elaborata da Alessio Fornasin, Ambulanti, artigiani e mercanti. L’emigrazione dalla Carnia in età moderna, Caselle di Sommacampagna, Cierre Edizioni, 1998, p. 16. 

  32. Limitando lo sguardo alla Val Degano, l'emigrazione verso l'Istria è comune nella zona d'Ovaro e riguarda specialmente sarti e tessitori. Gli studi che hanno approfondito questi aspetti sono numerosi; si rinvia a Fornasin, Ambulanti cit, p. 27 e sgg.. Tessitore era ancora Giuseppe Cossetto, residente nel secondo dopoguerra, a Zagabria «proveniente dall'Istria, dove, forse già da più di tre secoli, si era trasferita da Valpicetto la famiglia», Alessandro Vigevani, Friulani fuori di casa in Croazia e in Slavonia, Opuscoli della SFF n. 13, Udine, Tip. D. Del Bianco & Figlio, 1950, pp. 28-29. Un «Mistro Mattio Cusset, hora abitante in Grisignana» compare il 2.7.1683 negli atti del Nodaro Lorenzo Sincich, A. De Colle, Friulani del comune di Visignano, in «Ce fastu?», XXXVI (1960), p. 183. All'inizio dell'Ottocento si trasferirà a Verteneglio «Giuseppe Vidali q. Giambattista» qualificato nel catasto del 1820 come posjednik, possidente, ed originario di «Regolato di Carnia», N. Fachin, Brtonigla i okolica - Verteneglio e dintorni, Verteneglio, Comune di Verteneglio, 2001, p. 28. Ma già nel 1692 il «s.r Leonardo q.m Josepho Vidale d. d'antonijs della sud.a villa di Rigolato… ha fatta la pubblicazione di contrato in matrimonio p. il sud.o Vidale con D.a Pascha fig.la dal q.m Ant.o di Benedetti abitante in Abriga nella Istria», ASU, Notarile antico, b. 3770, atto dd. 28.7.1692. Leonardo Vidale ancora nel 1701 risulta residente nel territorio di Torre e Abrega, vicino a Parenzo, quando «D. Candido q.m R.do P. Giovani Benvenuta di Ludaria… ha costituito e constituisse suo legittimo procuratore… l'Eg.o D. Leonardo Vidale hora habittante in Torre… a dover comparire havanti la Mag.ca Gius.a e contato di mumiano nelle parti della Istria…», ASU, Notarile antico, b. 2874, atto del 5.9.1701 (Mumiano sta per Momiano, presso Buie d'Istria). 

  33. Dalla trascrizione utilizzata abbiamo ricavato 106 nominativi contro i 107 indicati da VALE - ROJA, op. cit., p. 12, che a Magnanins e Valpicetto conteggia 6 assenti in Baviera contro i nostri 5. Domenico Molfetta ne conta 105 (30, contro i nostri 31, a Rigolato), Molfetta, I «cramars» di Rigolato, op. cit., p. 112; in questo caso la divergenza nasce probabilmente dall'elencazione di «Gio Battista Pietro et Zuane fratelli di Corte», che abbiamo ritenuto, in base alla ricostruzione dei gruppi familiari, riferita a tre soggetti distinti, «Gio Battista», «Pietro» e «Zuane», fratelli di Corte. 

  34. Si tratta di «Zuane Gusetto» fratello di «Odorigo» (Valpicetto), morto all'età di 41 anni il 6.3.1695; di «Zuane fiolo di Domenigo Vidale» (Valpicetto), morto all'età di 66 anni il 24.4.1724 e di «Valentino Gusetto» fratello di Joseffo (Ludaria), morto all'età di 40 anni il 19.4.1695, APR, Mortuorum 1618-1701, e Mortuorum 1702-1799, alle date specificate). Gli otto assenti esclusi dall'analisi sono: Valpicetto: «Odorigo Gusetto» fratello di «Zuane»; Rigolato: «Zuane del Negro»; «Vit Sberla» (immigrato dalla vicina Maranzanis; rimasto vedovo, si risposerà con Maria «relicta o. m.r Joannis de Curia deto Cassadorn», nata Vidale, di Casadorno); «Lorenzo di Corte»; «Jacomo Floridan»; Ludaria: «Joseffo» fratello di «Valentino Gusetto»; Givigliana: «Antonio e Vit »fratelli Gortana. 

  35. Giovane età e avvio al lavoro al seguito di parenti sono elementi già notati all'inizio del Seicento nell'Alto But (Ferigo - Flora, op. cit., pp. 22-23). 

  36. Giovanni Gussetti, Salisburgo 6.3.1695; Giovanni D'Agaro, Graz 17.11.1705; Valentino Gussetti, Olhmundi 19.4.1695, Leonardo D'Agaro, Austria Superiore 31.3.1694; Giovanni Candone, Austria Superiore 2.1.1684; Matteo Candone, Austria Superiore 14.3.1684; Nicolò Di Corte, Austria 1.5.1682; Lorenzo Candone, Austria 18.5.1682; Pietro Stalis, Austria 30.12.1683; Giovanni Gortana, Germania 6.1.1684; Daniele Gussetti, «Vicinis id est mudae» 13.4.1686 (APR, Mortuorum 1618-1701, alle date specificate). Come si vede le annotazioni sono state apposte principalmente (8 su 11) nel periodo 1682-1686. 

  37. Cittanova sta per Wiener Neustadt; le annotazioni sono poste in APR, Baptizatorum 1581-1701, al 30.4.1649 per Giovanni Vezil ed al 4.12.1666 per Gusetto D'Agaro. 

  38. G. Vale, A. Roja, op. cit., p. 11. 

  39. Ivi, p.12. Giovanni Benvenuta venne accusato da «Giovani Guseto Nicolo di Corte et Matia Guseto direti da una inesplicabile malitia di un talle Pietro Misone», di «tre pusicioni nella loro maligna querela al R.do B.ti La prima di innabile a la cura la seconda di solito a ubrigarsi et bisteme, et la terza di publicho con qubinain». Il suo difensore schernisce le accuse osservando, fra l'altro, che «molti sonno li testimoni che dicono il R. B.ti sia di natura giuviale et quando e di pasagio per qualche vila egli bevara un bigiere di vino ma ben dicono apertamente che non loanno mai veduto ubriaco ma solamente a legro» e che «sono certe nature apunto in compagnia et massime chi asseso in germania come è R.B.ti che di può dir notrido con li todeschi con un biger o due di vino fanno hun remore che dieci i italiani non farebano…». Da documento, senza data, collocato in ASU, Notarile antico, b. 2874. 

  40. Momento in cui annotò a futura memoria: «11 febraro 1687: n.b. et questi furono li primi da poi che son stato nominato come Econimo di rigolato et non ostante… tutti in ordine... nelle carte seguenti.. giusto è fato per memoriale»; l'annotazione è apposta in APR, Matrimoniorum 1576-1702 nella facciata anteposta all'annotazione del 31.12.1681.  

  41. APR, Baptizatorum 1581-1701, 10.6.1686. 

  42. I dati della parrocchia di San Giorgio (Comeglians), ricavati da G. Ferigo, A. Fornasin (a cura di), Cramars cit., p. 442, sono gli unici completi e si riferiscono alla generalità dei battesimi; quelli delle altre due parrocchie, frutto delle nostre elaborazioni, considerano la sola natalità legittima ma sono indeboliti da diverse lacune. Per Rigolato mancano, o sono state escluse perché incomplete, le annualità dal 1603-1617, 1655, 1656, 1680 e 1681; a Forni Avoltri mancano i battesimi dal mese di giugno 1718 al mese di aprile 1794. Si è deciso d'utilizzare tutti i dati, anche quelli relativi ai ventenni incompleti, confidando di cogliere in questo modo almeno qualche brandello del fenomeno. L'asterisco segnale la presenza di dati incompleti. 

  43. Quest'ultima località, almeno nel Seicento, sembra caratterizzarsi, rispetto alle altre, per un'anticipazione delle partenze, segnale d'aree d'approdo in parte diverse da quelle in prevalenza praticate dai cramari delle altre località. 

  44. Nel periodo 1595-1634 a Comeglians vengono annotati 119 decessi all'estero; 298 nel 1701-1819, Ferigo, Ancora di cifre cit., pp. 163-165. 

  45. Maria moglie relitta di Mattia Tieut fu Vit, morta in Germania, all'età di 65 anni: APR, Mortuorum 1618-1701, 28.03.1648. 

  46. Nicolò figlio di Valentino de Antoni, APR, Mortuorum 1618-1701, 28.8.1657. 

  47. Tutte le indicazioni che seguono sono tratte da APR, Mortuorum 1618-1701. Nel 1695 muore a Salisburgo Giovanni olim Giacomo Gussetti, all'età di 47 anni (6.3.1695), ne accenna anche Herbert Klein, I «materialisti» della Carnia nel salisburghese, in «Ce fastu?», XXX (1954), p. 80; a Monaco di Baviera muore Giovanni Antonio olim Valentino Gussetti da Valpicetto (16.12.1664); Antonio Candone da Rigolato muore all'età di 52/53 anni a Passau (23.12.1690); Pietro olim Giovanni Volomario muore a Wels all'età di circa 41 anni (4.2.1695); Valentino olim Michele Gussetti da Ludaria muore il 19.4.1695, all'età di 40 anni circiter, «in partibus Germaniae Olhmundi», probabilmente l'attuale Olomuoc; Daniele olim Nicolò Gussetti da Magnanins muore all'età di 42 anni «in partibus Vicinis id est Mudae», l'attuale Timau (13.4.1686). Sempre dal Klein (ibidem) apprendiamo che il 18.1.1681 morì a Salisburgo, all'età di 24 anni, Ulrich Guseth che nell'inchiesta Cornaro appare assente assieme al fratello Giovanni (Valpicetto). Si tratta d'uno dei nominativi che non avevamo trovato tra i battezzati. 

  48. A Morpurgo muore nel 1657 Giovanni de Solano da Magnanins, APR, Mortuorum 1618-1701, 20.11.1657. 

  49. I punti di domanda segnalano incertezza nell'identificazione del luogo di morte. 

  50. Si contano, inoltre, tre ultrasessantenni e a un ragazzo di nove anni. In 34 casi l'età alla morte è stata ricalcolata rintracciando il rispettivo atto di battesimo mentre nei rimanenti 4 si è tenuto conto di quella indicata nel registro delle sepolture. I trentotto eventi comprendono quattro annotazioni apposte sul registro dei battesimi e una contenuta nei registri di Comeglians. L'età media dei deceduti è di 38,36 anni. 

  51. Questo elemento non va tanto connesso con l'andamento dell'emigrazione quanto, si suppone, con l'atteggiamento dei vari parroci riguardo alla registrazione di fatti diversi dalle sepolture. 

  52. Questi rapporti potrebbero essere usati per stimare approssimativamente le mancate registrazioni di decessi all'estero nel Settecento, ma il dato su cui si basano, grezzo e condizionato da elementi sconosciuti, consente solo sguardi da lontano. 

  53. Klein, op. cit., p. 80 nota 19 per Josef Guset, mentre la vicenda di Candido Vidale e dei figli è ripercorsa alle pp. 86-88. I riferimenti delle cinque annotazioni sono: - 21.01.1701, Giuseppe Gussetti, APR, Mortuorum 1618-1701; - 5.8.1749, Giovanni Antonio Romanin, fratello del notaio Leonardo, «uti ex litteris a fide dignis transmissis relatum fuit. Ejusdem cadaver tumulatum fuit in ibi ad Sanctum Joannem»; - 24.3.1752, Giovanni Giacomo D'Agaro «ibinque in cemeterio sancti Sebastiani honorificae sepultus fuit»; - 12.5.1771, Candido Vidale (APR, Mortuorum 1702-1799, alle date indicate). 

  54. Come già segnalato la morte di Giovanni Vezzil è annotata nel registro dei Battesimi; Giovanni Battista Vezzil muore l'8.10.1750, Mattia e Giacomo D'Agaro il 16.1.1758 e il 2.5.1758, rispettivamente (APR, Mortuorum 1702-1799. Di Pietro Vezzil, a parte il battesimo dell'1.4.1688 (APR, Baptizatorum 1581-1701), un intervento come padrino e uno come testimone di nozze, non sono state trovate altre tracce nei registri canonici. Rimane l'iscrizione apposta nella parete di fondo della parrocchiale dalla quale s'evince che l'altare maggiore fu costruito a spese sue e della moglie: «Altare istud propriis sumptibus construxere Dnus petrus Wezil et Dna Elisabeth eiusdem uxor anno.MDCCXXXXIV». I Vezzil erano ancora sicuramente attivi a Wiener Neustadt nel 1816 quando vengono «ricevuti in aprile dal Vezil di Citta Nova mediante Valentino Puschiasis e questi li primi riceuti dal Banco di Viena L. 294.12»; l'annotazione compare in un libretto di «Aministrazione delli SS.ri Eredi q.m Francesco di Corte residenti in Praga» relativo alla mansioneria di Casadorno conservato in un Archivio privato di Rigolato

  55. Nicolò D'Agaro muore il 20.4.1749 a 37 anni ed il figlio Giacomo a 9 anni il 9.6.1751; Vito Gracco muore l'8.3.1751; Antonio Candone il 23.6.1714; Gio Batta D'Agaro, come già segnalato, il 17.11.1705 (APR, Mortuorum 1702-1799, alle date indicate); la morte di Giovanni Gracco, già segnalata, è annotata nel registro dei battesimi, così come quella di Antonio Di Corte (APR, Baptizatorum 1581-1701, 9.3.1664). 

  56. Valentino Vidale muore l'8.7.1751, Mattia Di Corte il 20.6.1753 (APR, Mortuorum 1702-1799, alle date indicate). 

  57. Vale - Roja, op. cit., p. 11. C'è chi ha interpretato la richiesta come prova che «la lingua corrente nelle borgate di Rigolato era, in epoca lontana, quella tedesca» (G. Fabiani - C. Noliani, Ludaria. Noterelle storiche. Tradizioni. Canti, in «Sot la nape», XV (1963), 3-4, p. 56)) a testimonianza di come l'epoca dei cramari fosse stata completamente rimossa. 

  58. Pietro Antonio Candido viene ordinato sacerdote a Salisburgo, dove aveva compiuto gli studi, nel 1781 (Molfetta, I «cramars» di Rigolato, cit., p. 113 e p.120) ed anche il futuro vescovo di Vicenza, Gio Giuseppe Capellari, nato nel 1772, inizia gli studi all'università di Salisburgo (Vale, Roja, op. cit., p. 14). Ma ci sono indizi e sospetti che anche altri sacerdoti, come Giovanni Benvenuta, nella seconda metà del Seicento, lo «Studiosus Dominus Josephus fogl.o di m.r Zuanne o. Nicolò D'Agaro di Ludaria» (APR, Baptizatorum 1701-1764, 27.3.1704) e lo «studiosus» Nicolò Vuezil (APR, Matrimoniorum 1702-1829, 19.9.1726), futuro parroco, abbiano seguito percorsi analoghi. 

  59. Il testo riportato fa parte di una «Notta delli denari che ho datto fora sotto l'anno 1722», non firmata ma attribuibile al notaio, conservata in ASU, Notarile antico, b. 2874. Sul pellegrinaggio a Maria Luggau, ancor oggi praticato, Marina Di Ronco, Maria Luggau, sul sentiero dei pellegrini, in Manlio Michelutti (a cura di), In Guart cit., pp. 617-632, EAD., Santuari oltre i confini, in Accademia udinese di scienze lettere ed arti (a cura di), Santuari Alpini. Luoghi e itinerari religiosi nella montagna friulana (Atti del convengo di Studio, Udine, 27 settembre 1997), Udine, Arti Grafiche Friulane, 1998, pp. 101-109. A proposito di pellegrinaggi si segnala che i «Capitoli d'esser osservati dal red.o Curatto di S. Giacomo…» sottoscritti il 2 maggio 1688 da P. Giacomo Vidale contengono una clausola sul pellegrinaggio a San Floriano di Povolaro (Comeglians): «Nel obligo che tiene Rigolato et Ludaria d'andar …l votto fatto a S. floriano de Povolaro non possa cavar sollo che un Bezzo p. cadaun foco et non altri» (da copia estratta dagli atti del notaio Gio Giacomo Mirai collocata in ASU, Notarile antico, b. 2874). 

  60. Sul santuario di Heiligenblut: D. Cozzi, E. Zannier, Gli spiritaz di Clauzetto, in M. Michelutti (a cura di), Âs. Int e tjere. Il territorio dell’antica pieve di Asio, Udine, Società Filologica Friulana, 1992,pp. 492-495. Di Ronco, Santuari cit., pp. 120-125; D. Cozzi, Il sangue che cura: da Heiligenblut a Clauzetto, in Accademia udinese di scienze lettere ed arti (a cura di), Santuari alpini cit., pp 155-177. Una minuta del «pub.co convicinio di Somaroppa in concorso e radunanza di tutti gli huomini di questa cura» svoltosi nel mese di giugno 1731 da cui è stata stralciato il testo si trova in ASU, Notarile antico, b. 2875. 

  61. Candido Vidale, che abbiamo incontrato tra i morti a Salisburgo, nel suo testamento del 1767 conservato in ASU, Notarile antico, b. 3771a, inserisce un lascito di 100 ongari finalizzato a consentire di «amorosamente istruire gh'altri suoi Figli è resp.te Fra.lli minori, cioè Nicolò, Candido e Gio:Batta nella Mercanzia, o in altro genere di onesta proffessione a cui ciascheduno d'essi second la p.pria natural inclinaz. p. pigliarsi». Citazione e riferimenti sono tratti da G. L. Martina e E. Varutti, «Di tisidou a scarpelin», mobilità territoriale e flessibilità del lavoro in Val Tagliamento, in Ferigo, Formasin (a cura di), Cramars cit., p. 260. Su questi temi si rinvia al lavoro, ed alla bibliografia in esso citata, di Giorgio Ferigo, Dire per lettera… Alfabetizzazione, mobilità, scritture popolari dalla montagna friulana, in «Metodi & Ricerche», n.s., XXI (2002), 2, pp. 3-57. 

  62. L'atto è conservato in ASU, Notarile antico, b. 2875. Come si è visto Leonardo D'Agaro muore a Salisburgo nel 1742. Nel 1743 la vedova cede la sua quota della società al nipote Gio Giacomo; intervengono nell'operazione di redazione dell'inventario Vincenzo Michise e Candido Vidale e, come stimatori del suo valore, Nicolò q.m Daniel Gussetto e Zuane Di Corte. L'atto del 9.2.1743 è conservato in ASU, Notarile antico, b. 2876. 

  63. Antonio Gussetti muore il «ante tres circiter menses» dall'annotazione apposta l'1.7.1751; Giovanni Di Corte il 29.10.1751; Pietro fu Daniele Gortana il 15.09.1721; Pietro fu Leonardo Gortana il 25.11.1757; Giovanni Battista fu Nicolò Puschiasis l'8.10.1758 (APR, Mortuorum 1702-1799, alle date indicate). La presenza dei Di Corte in Moravia e Boemia è testimoniata da altri indizi. Si è già citato il libretto di «Aministrazione delli SS.ri Eredi q.m Francesco di Corte residenti in Praga» relativo alla mansioneria di Casadorno nel primo Ottocento, il quale si lega col fatto che «1773, 23 giugno - Il capitale dote della mansioneria di Cassadorno è fissato in fiorini 5000 e le messe annue saranno 234 - Il capitale stesso fu consegnato 'al sig. Paolo Canziani cittadino e negoziante nella regia città di Praga… assicurato sul fondo e signoria di Hoskau'», Vale - Roja, op. cit., p. 15. Ad «una lettera spedita da Praga dalla ditta `Heredi di Giacomo Canciani'» il 29.4.1749, conservata in ASU, Archivio Perusini, b. 121, accenna Fornasin, Ambulanti cit., p. 95. Sono infine da ricercare eventuali connessioni tra queste presenze a Praga e l'erezione, a metà Settecento, nella chiesa parrocchiale, d'un altare dedicato al «Gesù Bambino di Praga» (Emi Puschiasis, Il «Bambin di Praga», in «Sot la nape», XLIV (1992), pp. 35-39). La presenza di Gio Batta Puschiasis a Sopron/Edenburgo è documentata dal 15.5.1737, quando scrive ai suoi di non poter rientrare in quanto «ò promeso al mio Sig.r patrone a cordato il Anno intiero», ASU, Notarile antico, b 2875. Successivamente si renderà autonomo ed opererà assieme alla moglie Valentina, nata Pitocco originaria di Calgaretto. Quest'ultima, rimasta vedova, proseguirà da sola con energia e dinamismo l'attività commerciale, documentata da numerose lettere ed atti conservati in ASU, Notarile antico, b. 2874; riscontri anche in Jenö HÁZI, Soproni polgárcsaládok, 1535-1848, Budapest, Akadémiai Kiadó, 1982, p. 189: «Keresztelo Janos, materialista romano-cattolico, ottiene la cittadinanza il 17 luglio 1752. Genitori: fu Keresztelo Janos e Valentina i quali abitavano a Ludaria, nel territorio di Venezia. Nel 1754 fu condannato alla pena del pagamento di 20 fiorini, poiché aveva venduto a sconosciuti e senza autorizzazione mercurio sublimato. Fa testamento nel 1760. Nome della moglie Katalin», si ringraziano i proff. Gizella Nemeth e Adriano Papo per la traduzione. Un riferimento a Giovanni Battista Puschiasis compare anche in H. Singer, The Haydn Yearbook: Das Haydn Jahrbuch, Cardiff, University College Cardiff Press, 1962, p. 27.