Rigoladotti in Romania

Si propongono, rimaneggiate, le note stilate in occasione della venuta a Rigolato, il 15 maggio 2002, di Giovana Barasi e Gheorghe Munteanu, già uscite su Columna, Pubblicazione mensile della Comunità italiana di Romania, Serie nuova, VI, 9 (settembre 2002) e 10 (ottobre 2002).

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L'ingresso a Rigolato agli inizi del Novecento, in una bella immagine del fotografo Amedeo Gracco (Valpicetto 12.12.1879 - Valpicetto 23.11.1904). La primavera è alle porte; i campi, vangati da poco, quasi s'insinuano nelle case. La chiesa di San Giacomo domina un abitato di fabbricati in muratura dalle spioventi coperture in tegole piane; dall'alto occhieggiano le case di Ludaria; dietro la chiesa s'intravede un'ampia area a prato punteggiata di stavoli e fienili. In primo piano alcune persone percorrono a piedi la strada di San Candido, per il resto sgombra e ancora non fiancheggiata da pali elettrici.

Note a margine di alcuni documenti ritrovati

Nel periodo che va dalla fine dell’Ottocento alla prima Guerra Mondiale la Romania dovette costituire una delle mete privilegiate dagli emigranti temporanei di Rigolato, alcuni dei quali vi piantarono radici, insediadosi stabilmente o per periodi lunghi; tra questi ben tre nuclei di Puschiasis.

Anche se non siamo in grado di ripercorrerne la storia, commenteremo brevemente alcune lettere ed altri documenti fortunosamente ritrovati.


Vincenzo Puschiasis (1874-1941)

SculptorPer quanto riguarda Vincenzo Puschiasis il ritrovamento riguarda sei lettere, due delle quali risalenti al periodo pre (1909 e 1910) e quattro a quello post (1921 e 1922) bellico; poche per fornire elementi significativi, ma comunque interessanti. Sono tutte indirizzate all’agronomo Giovanni Battista Puntil (l’ultima contiene un riferimento a Giuseppe Puntil, presumibilmente fratello del precedente), nato e vissuto a Rigolato, e hanno come argomento principale questioni ereditarie; il fatto che rientrino tutte in questa tipologia è di per sé stesso significativo.

Logo

  1. Nella prima (26.2.1909) Vincenzo comunica di aver ricevuto una raccomandata e di aver capito quanto gli si chiedeva in merito alla divisione dell’eredità. Il costo di un’eventuale procura fatta, per tale scopo, in Romania era allora talmente alto da rendere più conveniente un rientro in Italia; in previsione di questo chiedeva, quindi, chiarimenti sugli obblighi militari, in modo da non incorrere in sanzioni o altre noie. Dalla lettera apprendiamo, inoltre, che abitava in Piatra Neamţ, Str. C. V. Andries n. 10. Sia la busta che la lettera sono adornate da un logo in cui compare la scritta “Sculptor in P. – Puschiasis Vinzenzo”. La tariffa postale era allora di 25 bani e la lettera spedita il 27 febbraio arrivò a Rigolato il 10 marzo, impiegando, quindi, dodici giorni (molto meno di oggi).

  2. La seconda lettera (1.2.1910), spedita quasi un anno dopo, ricalca i contenuti della prima. Come quella costituisce la risposta ad una raccomandata dall’Italia, ricevuta da poco; medesime sono le preoccupazioni riguardo a possibili obblighi militari non assolti e, in modo ancora più chiaro (“la procura fatta del Console Generale mò costano più che i viaggi per venire a casa"), viene ribadita l’onerosità delle pratiche burocratiche. In più compare anche un saluto in friulano: Araviodisi (arrivederci). Evidentemente i tempi per la divisione dell’eredità stavano allungandosi.

  3. Vincenzo Puschiasis e famigliaCon la terza lettera (24.12.1921) ci troviamo nel mese di dicembre 1921, ad oltre tre anni dalla fine della prima guerra mondiale. La divisione ereditaria è, nel frattempo, stata portata a termine, probabilmente già prima della guerra. Egli chiede infatti lumi sul valore delle sue proprietà, in quanto ha ricevuto alcune proposte di acquisto. Il contenuto è un po’ più ampio delle lettere precedenti. Emerge la curiosità sugli accadimenti intervenuti a Rigolato, dato che “con questa guerra è stato tutto un ribalton”. Il tenore complessivo evidenzia un certo ottimismo e un buon andamento degli affari, “Io mi o comprato qui una casa in citta e mela passo meno male e mi ocupo col fare dei monumenti”. La nuova casa è ora ubicata in Str. Colonel Roznovanu n. 14. Per l’eventuale vendita dei beni egli non dimostra fretta, ”Così se mi conviene vendere altrimenti la stia ancora così”, in quanto non ne ha necessità, ed anzi si lamenta della pressione fiscale, “tasse sopra tasse e sopra il lavoro”. Accenna al cambio, “il franco di qui vale 10 centesimi”, penso in termini positivi rispetto alla lira; l’affrancatura costa ora 35 bani contro i 25 del 1909.

  4. La quarta lettera (18.2.1922), di poco successiva alla precedente, consente di capire che la decisione di vendere le proprietà in Italia è ormai stata presa. Diversamente che in passato, ora i viaggi costano di più della procura consolare, per la stesura della quale chiede che gli vengano forniti gli elementi necessari. Si apprende anche che per la divisione dell’eredità Vincenzo si è certamente recato in Italia (forse quello è stato l’ultimo suo rientro a Rigolato) e che in tale occasione aveva già rilasciato una procura, che ritiene ormai scaduta, al cugino Pietro D’Andrea, al quale aveva di recente scritto senza ottenere risposta. I contatti con la sorella Margherita sono ancora attivi. Si intuisce che gli immobili sono costituiti da terreni e da un fabbricato, quest’ultimo probabilmente in comproprietà con le sorelle.

  5. Con la quinta lettera (1.11.1922) ci troviamo agli inizi del mese di novembre del 1922. Da essa apprendiamo che la preannunciata procura era stata nel frattempo inviata e si intuisce una certa apprensione e desiderio di sapere in che modo l’affare si fosse concluso. La lettera risulta spedita da Piatra Neamţ il 1° novembre 1922 e arrivata a Rigolato una settimana dopo, il 7 novembre; l’affrancatura costa ora 6 Lei. L’indirizzo di Vincenzo è sempre in Str. Colonel Roznovanu n. 46.

  6. L’ultima lettera (13.12.1922) conferma che la cessione dei beni è stata realizzata e si sofferma sulle modalità di trasmissione del ricavato. Interessante, soprattutto se confrontata con la situazione di oggi (2002), è la motivazione che viene data per chiedere una sollecita spedizione del denaro “esendo il franco di qui 10 centesimi se poi cresce prendo meno”. Evidentemente nel tumultuoso dopoguerra italiano, caratterizzato da un’inflazione galoppante, la Lira era allora più debole del Leu romeno. Sembra di capire che con la cessione dei beni posseduti in Italia appaia anche a Vincenzo come una scelta definitiva, che suggelli, insomma, la decisione di rimanere per sempre in Romania, la sua nuova patria. Si tratta di un percorso tipico, comune a molti emigranti, i quali una volta pienamente inseriti nella nuova realtà, non solo dal punto di vista lavorativo, ma soprattutto da quello sociale e, mediante la formazione di una nuova famiglia, affettivo, decidono definitivamente, pur non dimenticando le proprie origini, di seguirne le sorti.

Possiamo ricavare alcune informazioni sulla famiglia d’origine di Vincenzo dai documenti anagrafici di stato civile e dai registri parrocchiali. Un albero genealogico stilato nel 1909 dal giornalista, scrittore e genealogista viennese, con legami rigoladotti, Josef Richard Liebenwein e un atto di precetto immobiliare, datato 1882, forniscono qualche elemento ulteriore.

Il padre, Giovanni Battista Puschiasis (23.1.1837 - 12.12.1879), figlio di Daniele e Anna Gussetti da Casadorno (piccola località situata nelle vicinanze di Rigolato), e la madre Margherita Candido (10.10.1845 - 23.1.1881), figlia di Pietro e Maria Vidale da Rigolato, si erano sposati a Rigolato il 3 novembre 1872. Dal loro matrimonio, ancorché molto breve, nacquero cinque figli:

  • 3 maggio 1873: Maria Anna, che sposerà il 27 gennaio 1902 Antonio Collinassi, figlio di Giacomo e Anna Zanier, da Maranzanis;
  • 3 dicembre 1874: Vincenzo, il nostro Vincenzo;
  • 14 ottobre 1876: Sabina Eleonora, che sposerà il 13 febbraio 1901 Giovanni Gracco, da Vuezzis, e, rimasta vedova, il 22 gennaio 1913 Fortunato De Stafano, da Luint;
  • 3 gennaio 1878: Angelina Romana, morta a pochi giorni dalla nascita, il 7 gennaio 1878;
  • 13 gennaio 1879: Margherita Teresa, che sposerà il 16 gennaio 1909 Carlo Collinassi, figlio di Giovanni e Anna Moro, da Maranzanis.

Vincenzo era l‘unico maschio. Una sorella morì in tenera età, due sorelle sposarono a Maranzanis dei Collinassi. Ambedue i genitori vennero a mancare quando i figli erano in tenerissima età; Vincenzo aveva poco più di sei anni quando morì la madre e Margherita, l’ultimogenita, appena due.

Dall’atto di precetto immobiliare desumiamo che uno zio paterno di Vincenzo, Ferdinando Puschiasis, venne nominato tutore dei quattro fratelli orfani. La professione del padre di Vincenzo era quello di “esercente”, cioè di commerciante. Dal “Ruolo della popolazione” apprendiamo che la famiglia abitava al civico n. 18 di Rigolato, corrispondente alla casa d’origine di Margherita Candido. Una volta sposato, insomma, il padre di Vincenzo s’inserì nella famiglia della moglie, contravvenendo al costume prevalente che prevedeva un comportamento esattamente opposto. Questo, probabilmente, si spiega col fatto che la famiglia di destinazione risultava composta esclusivamente da donne, ovvero dalla madre vedova e da ben cinque figlie.

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Nella cartolina a fianco, edita da quel poliedrico personaggio che fu Amedeo Zanier, compare la casa dove nacque Vincenzo così com’era quando lui la lasciò, tra la fine dell’Ottocento e gli inizi del Novecento. Si tratta di una bella casa settecentesca, con l’ampio tetto a piramide, situata in posizione strategica, appena oltre il ponte sul rio Gramulins, all’incrocio tra le strade per Forni Avoltri e Ludaria, con sul retro la chiesa parrocchiale, che domina il paesaggio dall'alto della Ropo. L’angolo è suggestivo; gli interventi  successivi non hanno, putroppo, che sfigurato quello che era uno dei luoghi più attraenti di Rigolato.

Ma torniamo ai nostri documenti. Sempre dal “Ruolo della popolazione” apprendiamo che la famiglia in cui s’inserì Giovanni Battista, padre di Vincenzo, aveva come soprannome “di Vincent”, ovvero di Vincenzo, probabilmente da Vincenzo Candido, zio materno del nostro. Sembra ragionevole supporre che la morte prematura del padre abbia gettato la famiglia in uno stato di precarietà economica, priva di forze produttrici di reddito. L’atto di precetto immobiliare conferma questo quadro e precisa particolari che tralasciamo. Considerato che le lettere spedite dalla Romania da Vincenzo fanno riferimento all’eredità è probabile che col tempo queste difficoltà siano state ripianate.


Romano Puschiasis (1868-1948)

Voineasa

Romano Puschiasis, figlio di Giovanni Giacomo di Cau di soro, e Maria Vuerich, era nato a Ludaria qualche anno prima di Vincenzo, il 6.6.1868, e si stabilì in Romania prima della fine del secolo. Già nel 1894 ebbe un figlio dalla moglie Paraschiva Sebisanu, Ion Roman, al quale seguirono altri quattro, due maschi e due femmine. Conservò sempre la cittadinanza italiana; morì a Voineasa nel 1948.

Il nipote Vasile, geologo in pensione attualmente residente a Constanţa, sul mar Nero, ci informa che era boscaiolo e che durante la prima guerra mondiale venne internato in una località situata nel Sud-Est del paese.

Romano Puschiasis

Il processo di assimilazione e di inserimento fu, forse, in questo caso più rapido e radicale. È proprio Ion Roman, primogenito di Romano - che ricoprirà la carica di sindaco di Voineasa negli anni 1934-1937 e 1941-1942 - a segnare un taglio decisivo, chiedendo, e ottenendo nel 1930, la variazione del cognome da Puschiasis a Pușchiază.

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Ion Pușchiază, nipote di Romano, figlio di Ion Roman, sarà, a sua volta, sindaco di Voineasa per ben venticinque anni, dal 1965 al 1989.

Nella fotografia riportata a sinistra, risalente al 1925, vediamo in primo piano Romano, cinquantasettenne, con la moglie Paraschiva e, sul retro, i figli Ion Roman e Petre; in quella a destra, scattata dallo studio fotografico Pignat di Udine, la crocetta indica la sorella Caterina Puschiasis (1856-1932).

Poiché quest'ultima aveva sposato nel 1884 Giovanni Battista Durigon di Cutz, da Gracco, si può supporre che la fotografia di menàus in Romania, fornita a Luigi Ciceri da Olga Durigon, fosse pervenuta alla proprietaria per devoluzione ereditaria; se questo fosse vero l'eventualità che tra i componenti di quel gruppetto si nasconda anche Romano appare molto probabile.


Giovanni Battista Puschiasis

Procura Nel mese di dicembre 1911, “Gio Batta Puschiasis, muratore, residente a Lupeny” si reca nello studio del Dr. Adriano Antonio Kolgyessy, notaio in Hàtszeg, per rilasciare una procura a favore di “Fruch Beniamino Minot, residente nel comune di Rigolato (pronvincia di Udine, Italia)” perché lo “rappresenti illimitatamente nella vertenza successoria dei … genitori, Daniele Puschiasis e sua moglie Maddalena Della Pietra, deceduti nel comune di Rigolato”. L’atto è redatto in lingua ungherese. Lupeni, che si trovava allora in territorio austro-ungarico, non molto lontano dalla romena Voineasa, faceva parte di un importante distretto minerario.

Giovanni Battista, nato nel 1867, era cugino di Vincenzo; nel 1897 aveva sposato a Rigolato Luigia Celeste Di Qual, figlia di Pietro e Margherita Puntel, da Valpicetto. Dal matrimonio erano nati, tra il 1897 e il 1905, almeno quattro figli.

Libretto di lavoroGrazie alla cortesia del nipote Daniele Puschiasis da Rigolato, abbiamo potuto visionare una “Carte de lucru”, libretto di lavoro, del suo primogenito Pietro. Venne rilasciato, in forma bilingue (romena e ungherese) il 30 giugno 1923, quando Pietro risiedeva nel comune di Lupeni (plasa Petroşani, judeţul Hunedoara), per l'esercizio dell'attività di muncitor (lavoratore, operaio); da una nota al suo interno apprendiamo che negli anni di guerra, dall'ottobre 1914 al giugno 1918, egli lavorò come vagonetar (autotraportatore).

Emergono inoltre, nomi di imprese, località e professioni:

  • 1924: Friderich Raum Frygeys in Valea Jiului Dilja, miner;
  • 1926: Societatea Romăna da intreprindem «Tunelul Plesa», zidar (muratore);
  • 1927: Zoffo Daniel, Lupeni, zidar;
  • 1927/30: Collarini & F.li, Lupeni, zidar şi miner;
  • 1930/31: Flavio Dem. Baldovin inginer, Bumbeşti-Livezeni, zidar şi miner;
  • 1937: Ing. D. Wildmann, Brașov, zidar.

Daniele e Margherita Nella fotografia a destra, gentilmente fornita da Irma D'Agaro, compaiono Daniele e Margherita, fratelli, figli di Pietro “in anul 1932 in Orașul Călimănești Jud. 12 Vâlcea”.

Margherita

Quella a sinistra, sempre fornita da Irma D'Agaro, ritrae Margherita presumibilmente una decina d'anno dopo, in quanto è stata scattata a Sipos Margitta, Szilágy megye, Hungaria, località magiara che, già dal primo dopoguerra, faceva parte della Romania (attualmente Marghita nel județul Bihor, mentre allora faceva parte del județul Sălaj), salvo un intermezzo ungherese durante la seconda guerra mondiale.

Trascriviamo la dedica apposta sul retro: «Alla carissima mamma dalla sua figlia Margherita».

La sua famiglia era rientrata in Italia alla fine degli Anni Trenta e nel secondo dopoguerra riemigrerà in Belgio.

Margherita vivrà in Ungheria e morirà a Tapolca, sul Balaton, verso la fine degli Anni Ottanta.

Rigolato, 15-5-2002