Tracce di emigranti carnici del Settecento
Tra Rigolato e il Salisburghese

Si ripubblica l'articolo uscito nel 2008 sul numero due di Metodi & Ricerche, dedicato alla memoria di Giorgio Ferigo, scomparso il 5 novembre 2007 (su di lui si veda il ricordo ... Finît il destin, a reste la biografie di Alfio Englaro). Rispetto all'originale contiene piccole variazioni, dovute all'eliminazione degli errori più evidenti e all'inserimento di alcuni riferimenti a fonti allora non citate. Nel 2009 il tutto era confluito, con ritocchi, adattamenti ed emendamenti, nel capitolo quinto del volume Rigolato tra XVII e XIX secolo, nel quale il tema era stato ulteriormente ampliato e al quale si rimanda. L'articolo originale è scaricabile qui sotto in formato pdf.

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Scarica questo file (Tracce2.pdf)Tracce d’emigranti carnici del Settecento (tra Rigolato ed il Salisburghese)[Metodi e Ricerche, ns, XXVII, 2 (lug-dic 2008)]717 Downloads


Giovanni Battista Vidale e i suoi figli

Nulla si sa sull'esistenza o meno d'elencazioni d'assenti settecentesche, simili a quelle disponibili pel secolo precedente1, ma l'altra documentazione giunta fino a noi, soprattutto quella di origine notarile, nel Settecento si fa, quasi per compensazione, improvvisamente abbondante. La ricchezza di atti notarili non sembra casuale, ma espressione di una crescente complessità d'interessi legata alla espansione delle attività mercantili e del fenomeno migratorio.

Tra la fine del Seicento e l'inizio dell'Ottocento operarono a Rigolato almeno nove notai (Tabella 1)2.

Salisburghese-Tabella1

 

Il notaio Giovanni Battista Vidale, nato a Valpicetto e trasferitosi ancor giovane, al seguito della famiglia, a Ludaria, primeggia tra tutti per il lungo periodo d'attività. Qualcosa su di lui (uomo quieto e pacifico, insidiato da lupi e animali rapaci, tra montuosi dirupi…) emerge da un attestato di buona condotta rilasciato, nel 1722, dal parroco in seguito ad un infortunio legato al maneggio d'un archibugio3.

Col presente attestato sacerdotalle si fa giusta et indubitata fede a qualunque Ill.mo et Ecc.mo Magistratto et a qui il presente sara rapresentato, qualmente Gio Batta Vidale fig.lo di Zuane mio Parochiano da me battezato d'età d'a.ni 27 il corso di sua vitta si ha mai udito o p.sentito minimo reclamo dintrichi, questioni o risse ne di giorno ne di notte ne con armi ne senza, ma sollo incaminatto con usso quietto e pacifico; Che sollo gli ultimi del spiratto anno con caso fortunatto e da tutti deploratto comiseratto e compatito si porto fuori della villa di Ludaria la sera di notte col favor della luna, p. la soverchia infestatione dei lupi et altri animalli rapaci danossa e di gran lunga avanzata in questi montuosi derupi, con manifesta e insapportabile devoratione de gli animalli domestici, capitogli un lepre al qualle fe sbaro con azzalino longo o che fusse astro maligno o caso fatalle gli crepo la canna del arcabugo che restò miseramente offeso nel ditto police della man sinistra con la privazione del med.o polise; offeso se stesso senza offesa d'altro; caso veramente d'esser comiseratto e compatito quasi alla stessa innocenza, et di tanto si p.testa e sa fa purissima fede moro e modo sacerdotalle.
Rigolatto li 25 7bre 1722
P: Giacomo Vitale Curato
di detto loco Rigulatto et protthonotario apostolico

Nel 1715 si sposa con Caterina figlia di Nicolò Gussetti, da Magnanins, appartenente ad una famiglia di cramari operante da tempo, e con successo, nel Salisburghese. Dal matrimonio nascono ben quindici figli, tra i quali Nicolò — in un primo tempo commerciante a Monaco4 e successivamente notaio, sulle orme del padre, in patria — e Candido Benvenuto (Riquadro 1).

 

Quest'ultimo nel 1740 si sposa con Maria di Giacomo Puschiasis da Ludaria, con la quale ha dieci figli, cinque femmine e cinque maschi (Riquadro 2).

Nel 1729, undicenne, lo troviamo a Salisburgo, già capace di lamentarsi col padre per la mancata risposta alle sue lettere5:

Laudato sia gesu Christo.
Cariss.mo Signor Padre del ardente cuore vi saluto cola mia madre et fratelli et sorelle.
Senza cara vostra avisandovi del mio stato lodato il Sig.r Idio mi ritrovo con bona salute spero che sara di voi il simile e di tutti di casa nostra
mi stupisco molto che non mi scrivete mai una parola di do letere scrite mi a voi et una a mia madre che mi dassi la risposta
se non mi date la risposta tuti quanti questo Carnevale mai altro non vi scrivaro manco una parola
altro non vi so solo cosa dire solamente che vi saluto cosi tutti di casa nostra et augurando le sante feste di Natale et il bon principio del ano questo et per molti
resto in freta
@ 15 december in Salisburgo 1729
Vostro Aff.mo et obl.mo figlio Candido Vitalein in freta

Nel 1754 l'opposizione dei mercanti salisburghesi contro di lui giunge fino al punto d'ottenerne l'espulsione entro otto giorni, anche se

però le severe disposizioni degli uffici governativi del vecchio Salisburghese non venivano mai ingoiate così scottanti come venivano cucinate. Candido Vital abbandonò definitivamente Salisburgo solo il 15 maggio 1771 quando passò a miglior vita6.

In precedenza non aveva dimenticato d'arricchire la chiesa parrocchiale con un nuovo altare sul quale, ancor oggi, campeggia l'iscrizione «AD D.O.M.G. ET HONOREM EREXIT CANDIDUS VITALIS. ANNO 1767».

Candido Vidale

 

Dei suoi figli maschi due si sposano e risiedono in patria e almeno altri due si stabiliscono definitivamente nel Salisburgese. Tra questi Giovanni Giuseppe che

non solo possedeva un grande deposito di merci nel Palazzo dei principi preposti di Berchtèsgaden (Krotachgasse 4/7), ma anche di simili nelle capitali della Stiria e dell'Austria Superiore, Graz e Linz, destinati specialmente per l'approvvigionamento delle fiere locali. Nell'anno 1803 il deposito di Salisburgo fu valutato 6622 fiorini, quello di Graz 3274 fiorini e quello di Linz 2621 fiorini; la sua clientela si estendeva fino in Boemia e Ungheria7.

Uno squarcio sui rapporti, non solo affettivi, tra padre e figli adulti ci viene da tre lettere, scritte nel medesimo giorno, dal settantenne, vedovo, Giovanni Battista ai due maschi Gio Batta e Zuane e a una figlia (Riquadro 3)8.

L'iscrizione di Candido Vidale

 

I figli maschi soni tenuti a sostenere il genitore anziano, non più attivo, con esborsi in contanti e in generi (mais, frumento, segale). Non tutti, però, si dimostrano premurosi. Il padre, nel richiamarli all'ordine, giustifica le sue pretese col diritto alla restituzione di quanto elargito nella fase dell'accrescimento, così com'egli stesso, più sfortunato, in quanto erede di debiti faticosamente ripianati, aveva a sua tempo fatto.

Tre lettere di Giovanni Battista Vidale ai figli

 

Nella lettera a Gio Batta, che s'era dimostrato, con Candido, puntuale nelle consegne, vengono esposte nei dettagli le mancanze degli altri figli verso i quali s'adombra il ricorso a mezzi coercitivi; in quella a Zuane, più stringata, c'è un richiamo esplicito al dovere altamente dovuto, «altramente douro risolvermi di far altri passi»; nell'ultima, ancor più breve e distesa, il riferimento alla situazione economica (non più «misera» ma «quasi misera») perde drammaticità, e, nel punto in cui accenna ad un'ultima visita, sembra lasciar filtrare, con fatica, qualche goccia d'affetto.


L'inventario di Nicolò Gussetti

L'inchiesta Cornaro (1679) segnala come assenti tre fratelli, figli del fu Nicolò olim Leonardo Gussetti, residenti a Magnanins9:

  • Lonardo (29.11.1640 - 8.5.1699);
  • Daniele (3.10.1643 - 13.4.1686) e
  • Zuane (14.12.1658 - 27.8.1714).

In quel momento solo Leonardo e Daniele sono ammogliati. A Daniele, che nel 1670 aveva sposato Agata, figlia di Giovanni Vidale da Valpicetto, erano già nati Nicolò (30.3.1676 - 10.3.1747) e Maria (n. 11.5.1679, nel 1694 sposerà Pietro di Gio Batta Danielis da Forni Avoltri), qualche anno dopo (23.3.1682) nascerà Leonardo.

I fratelli Nicolò e Leonardo, figli di Daniele fu Nicolò olim Leonardo, seguiranno, con buona fortuna economica, le orme del padre e dello zio, operando soprattutto nel Salisburghese dove, nel 1729, otterranno, per sé ed eredi, il diritto di risiedere. Ad un certo punto «ciascuno di essi fondò una bottega, che servì loro anche da negozio di vendita. Questi due negozi sono i germi delle più vecchie ed oggi ancor fiorenti drogherie di Salisburgo»10.

Il passaggio generazionale dell'impresa avviata da Nicolò naufragò per la morte, ravvicinata, di ambedue i figli maschi (Riquadro 4).

La famiglia di Nicolò Gussetti

 

Così «nel 1740, il vecchio genitore Nicolò, dato che non aveva eredi naturali, fece istanza presso il Consiglio Aulico di poter consegnare il suo negozio di droghe ad uno dei parenti, cioè al cugino e compaesano Pietro Candon, allora contabile presso la bottega di spezierie salisburghese di Christian Bauernfeind (anche questa ditta esiste tuttora)»11.

Benché l'autorizzazione venisse in un primo tempo concessa, egli dovette rinunciare, cedendo alle pressioni dei concorrenti tedeschi. «Così Nicolò Gussetti vendette nel 1741, sia la licenza che il deposito di merci, al commerciante di spezie Johan Franz Jenner e ritornò l'anno seguente alla sua patria friulana»12.

In patria Nicolò non aveva perso tempo; già il 23 settembre del 1738, ricco di beni e crediti, ma scarso di liquidità, aveva rivolto alla giustizia tolmezzina un'istanza di ammissione alla procedura di concordato preventivo, ovvero «alla cessione dei beni med.mi al concorso dei creditori»:

Comparse il sig.r Nicolò Gusetti q. Daniele di Magnanins, e espose che mancatogli li due figli che aveva non può ora ch'è ridotto all'ettà d'anni 64 e che le tante disgrazie sofferte opperano la disposizione del suo capital di Negotio pagar i suoi debiti col danaro che non gl'è rimasto. Come però egli brama di sodisfarli con ciò che può vale dire con Beni, che ne hà, cosi instò d'eser admesso alla cessione dei beni med.mi al concorso dei creditori, onde abbiano a ritraere il dovuto pagamento, ed in sequella implorò la concessione dell'edditto de more, ed tall'effetto offerendo egli di nottificar dentro del termine prescritto dallo statuto l'inventario giurato dei beni accenati…13

L'istanza venne immediatamente accolta e diffusa con «pubblico editto d'esser pubblicato sopra le scalle del Commun Palazzo di questa Terra che sopra la Piazza della Villa di Magnanins» nel quale si precisava che «e stato admesso il sig.r Nicolò Gussetti q.m Daniele della sud.ta Villa a far cesson delli suoi beni in mano della Giustizia».

I creditori dovevano «nel termine della legge periscritto a darsi in notta, col presentar li loro fondam.ti, aff.che dalla Giustizia li vengi assignato il loro pagamento secondo la di loro ancianità … li renitenti resterano esclusi d'ogni pretencione…».

Già il giorno successivo Nicolò depositava «l'inventario da lui fatto di tutta la di lui facolta beni qui in Italia si de debiti che de' crediti nessuno eccetuatto» al quale premetteva la seguente descrizione:

Cesione di benni e casse et crediti d'Italia appar inventario giuratto acio tutti li miej mercanti in Venetia et altri creditori vengano a pagam.to del loro avere stante io non ò poduto trovar conperatori che acetano per contanti mediante la cosi granda suma che portano detti beni e casse.

L'inventario si presenta suddiviso in 5 sezioni:

  • «effetti quivi in patria del Sig.r Nicolò q.m Danielle Gusetto di Magnanins»: - elenco dei beni immobili appartenenti alla sfera personale, di piena proprietà di Nicolò (senza alcuna valorizzazione), più un livello, risalente al 1714, verso i nobili Giovanni Andrea e Giacomo Eustachio Gussetti;
  • «effetti in comunione con li nipoti fig.li del q.m fu sig.r Leonardo fratt.lo»: - elenco dei beni immobili detenuti in comunione con i nipoti (questa volta valorizzati), provenienti dall'attività commerciale;
  • «livelli e crediti»: - n. 79 crediti, alcuni dei quali non valorizzati;
  • «Altri Crediti insolidum con li antedetti Nepotti dell'ingionta natura»: - n. 166 crediti, non tutti valorizzati, risalenti per lo più al periodo 1671-1700 e quindi ereditati od acquistati;
  • «Debiti»: - 15 posizioni debitorie, di cui 13 valorizzate, relative a 11 creditori.

L'inventario, esclusi gl'immobili personali e l'azienda di Salisburgo, evidenzia un patrimonio netto «contabile» di circa 9.600 lire (Tabella 2); valore che, preso per buono, non giustifica la decisione di ricorrere al concordato preventivo e non pare nemmeno tale da poter scoraggiare eventuali comperatori.

Risultanze inventario Nicolò Gussetti

 

Ma esso fotografa una situazione già semplificata, bloccata e senza prospettiva di continuità, un residuo dell'azienda in funzionamento. L'assenza di liquidità ne è una spia: tutto quello che poteva essere convertito in denaro è già stato incassato e, presumibilmente, utilizzato a parziale copertura dei debiti. Residuano beni immobili e crediti, difficilmente trasformabili in contante in tempi ragionevoli senza perdite consistenti, e il problema di come «pagar i suoi debiti col danaro che non gl'è rimasto». Si spiega così l'impossibilità di «trovar conperatori che acetano per contanti mediante la cosi granda suma che portano detti beni e casse».

Il concordato è volto a chiudere definitivamente i conti limitando il rischio di perdite ulteriori, tali da compromettere anche la parte di patrimonio non valorizzata o non inventariata, formata dagli immobili personali e dall'azienda estera.

A fonti di finanziamento limitate nel numero e rilevanti nei valori, costituite principalmente da debiti commerciali verso mercanti veneziani, corrispondono impieghi polverizzati in una miriade di crediti. Questi hanno perso, se mai l'avevano avuta, l'originaria natura commerciale, legata al ciclo acquisto/vendita, e assunto un carattere finanziario, con scadenze protratte nel tempo a fronte di remunerazioni periodiche (interessi) e di garanzie su beni immobili.

Ma gl'impieghi finanziari dovevano, si suppone, costituire una parte accessoria a quella ordinaria, commerciale, dell'attività; quest'ultima, che generava la parte più consistente dei flussi d'entrata, non ha lasciato tracce evidenti nell'attivo, in parte perché già realizzata, trasformata in denaro, ed in parte perché collocata a Salisburgo, dove operava il punto di vendita e giacevano, in deposito, le scorte di merci.

Sopravvivevano debiti commerciali, verso «li miej mercanti in Venetia», per oltre il 79% concentrati in sole tre posizioni (Tabella 3).

Tra queste spicca quella verso «il Sig.r Lorenzo Maria Musitelli e compagni di Venetia» il quale «D[eve] H[ave]re L. 46.101, di queste si batte il tre p[er] cento solito, L. 1.383, più si batono L. 33.888 s. 16 mandatoli come loro conto corente, restano L. 10.829 s. 15», pari alla metà dell'intero indebitamento. L'entità degli importi già pagati (L. 33.888) fa intuire l'opera di pulizia, di riscossione dei crediti esigibili, svolta da Nicolò prima di chiedere il concordato.

Inventario dei debiti Nicolò Gussetti

 

Gli eredi Silvestrini, Filippo Ongerotti (Ongaratti) e Giacomo Menegatti, sono Spezieri da medicina cui fanno capo le insegne veneziane «Alla Testa d'Oro», «Cedro Imperiale» e «Della Madonna», in prima fila nel commercio dei prodotti che abbiamo già incontrato analizzando gli acquisti di Mattia Benvenuta14.

Non mancano, ma sono residuali, alcuni finanziatori locali come gli eredi di Biagio di Corte da Rigolato e Giovanni e Giorgio Mazzillis da Tualis.

Gl'impieghi in crediti, sintetizzati, in base all'anzianità, nella Tabella 4, si presentano suddivisi tra livelli (66,4%), a loro volta ripartiti tra sentenziati (21,5%) e non (44,8%), e altri crediti (33,6%), parte dei quali derivanti da inclusioni (8,3%)15.

Mentre gli Altri crediti sono tutti temporalmente definiti, per il 63,9% (in termini di valore) dei livelli manca ogni riferimento al momento d'erogazione; si ha comunque l'impressione che le due tipologie di credito coprano spazi temporali distinti: i livelli un periodo relativamente recente, successivo al 1710, gli altri crediti uno remoto, corrispondente all'ultimo trentennio del secolo precedente.

Anzianità dei crediti di Nicolò Gussetti

 

Il 21,5% dei crediti è costituito da livelli sentenziati, ovvero oggetto di contenzioso già vagliato dalla giustizia, e, proprio per questo, si presume, di difficile realizzo. La parte non definita temporalmente si riferisce principalmente (per un controvalore di L. 6.998,8 su 8.897,7) ad erogazioni in fiorini e, quindi, molto probabilmente equivale alla parte dei crediti destinata a finanziare l'attività commerciale dei cramari.

L'8,3% dei crediti deriva da inclusioni effettuate nel periodo 1671-170016. La vetustà degli altri crediti ereditati da Nicolò e dal fratello, la loro misura, inferiore a quella dei livelli, e le inclusioni, sono elementi che fanno pensare ad operazioni finanziarie pure, volte a coprire le esigenze del piccolo credito di consumo e di sussistenza. Oltre il 53% di questa tipologia di crediti non raggiunge, infatti le 100 lire (Tabella 5).

L'importo medio dei livelli (185,7 Lire) è notevolmente superiore a quello degli altri crediti (43,8 Lire). Complessivamente la maggior parte dei crediti non supera le 300 Lire. Non manca, tuttavia, una certa concentrazione verso l'alto (tre crediti oltre le 1.000 Lire, che incidono per oltre un quarto in termini di valore).

Crediti di Nicolò Gussetti per fasce

 

Il credito più elevato si riferisce al nobile «Giacomo Eustachio Gusetti di Valpicetto derivanti dal furto fece in Salisburgo in loro Botega l'A[nno]o 1718 spesse per convincerlo statte liquidatte da quella giustizia e da questa di Tolmezzo in L. 6.626 s 10 come dalle carte» (la parte di pertinenza di Nicolò è la metà: 3.313,25)17.

Gli altri due crediti superiori alle 1.000 lire riguardano operazioni in fiorini («Sebastiano fig.o di Giacomo d'Agaro di Pieria f 232 k 6» e «Giacomo Mentil e Giacomo Meier compagni di Temau F 404 k 36»), così come uno di quelli ricadenti nella fascia 500-1000 («Soppra la casa di Gio Batta di Roncho di Riu F 300 circa salvo la raggione della Ved.a Chiessa di d.to loco pretendente soppra detta casa ancianità mittà»).

Qualche ulteriore elemento ci viene dalla ripartizione dei crediti per area geografica (Tabella 6)18:

  • a livello comunale il 29,4% dei crediti è collocato a Rigolato, seguono Paluzza e Comeglians con incidenze superiori al 10%;
  • a livello di vallata il 61% è collocato nella Val Degano e il 29,9% nella (in prevalenza alta) Valle del Bût,

tutte zone ad altra intensità emigratoria.

Crediti di Nicolò Gussetti per area geografica

 

Ma anche i crediti residuali, collocati in zone apparentemente secondarie o addirittura non valorizzati, rendono conto degli interessi e delle relazioni intrattenute non solo di Nicolò Gussetti ma anche da suo padre e dallo zio.

 

Giovanni Battista Gussetti Maria Magdalena Knosp Gussetti

A sinistra, "Ritratto di Giovanni Ballista Gussetti «materialista di città» a Salisburgo (+ 1789); sulla lettera, che tiene in mano, l'indirizzo: «Al Sig. Giov. Batt. Gussetti. Salisburgo». Probabilmente opera di Franz Nikolaus Streicher. (Hofgastein, Hotel Moser)", così Herbert Klein, I «materialisti» della Carnia nel salisburghese, in «Ce fastu?», XXX (1954), p. 73. A destra, "Ritratto di Maria Magdalena nata Knosp (+ 1808) moglie di Giovanni Battista Gussetti. Probabilmente opera di Franz Nikolaus Streicher. (Hofgastein, Hotel Moser)", ivi, p. 77. Ambedue le opere, riattribuite a Pietro Antonio Lorenzoni, sono state messe all'asta nel 2016.

 

A Tolmezzo compaiono, per esempio, «Il Nob.le Sig.r Egidio Michise» (L. 17,5 risalenti al 24.07.1681), «Il sig.r Antonio Pozo» (L. 6,5 risalenti al 04.07.1685), «l'Ecc.mo Sig.r Codenico Daciano» (L. 17,1 risalenti al 23.07.1685), «L'ecc.mo Sig.r francescho Mineij» (L. 20 risalenti al 01.08.1687), «francescho Zuliano» (L. 20 risalenti al 17.03.1705), «Il Nod. Sig.r ferdinando Bertuzi di Tolmezo da far conto».

Gli immobili valorizzati iscritti nell'attivo, ubicati in tre località (Tabella 7), non rappresentano investimenti «speculativi» ma coperture, destinate ad essere monetizzate, di crediti originati da normali operazioni commerciali.

Anche questi valori appaiono di difficile realizzo; l'importo più rilevante riguarda l'eredità di Gio Pietro di Vora da Cercivento19, beni e crediti «Sopra le quali vertita causa nel foro di Tolm.zo contro li H.di q.m Zuane di Vora possessori dei effetti di d.o q.m Gio Pietro per il rilascio, e da essi Vora appelata...».

Immobili di Nicolò Gussetti

 

Nell'elenco dei beni attinenti alla sfera personale, costituiti da case, stalle e terreni, compaiono a tra l'altro:

  • «La sua porcione della casa vechia esistente in detta villa in lochi chiamato Salan coperta di paglia con sue ragioni»;
  • «La casa nova recent.e eretta vicina alla sud.a pur coperta di paglia e parte a scandola, cortivo per avanti lobia e staletta dei animalli suini murato da due parti con suo portone»;
  • «Il stauliero in loco detto in Clauppa con pasi 18 sitto per avanti»;
  • «Il stauliero di Villa in Magnanins con sue corte e ragioni».

Le stringate descrizioni lasciano immaginare un paesaggio urbano formato da case con tetti di paglia e scandole, affiancate da stalle e ricoveri per animali, disposte nella maniera ancor oggi, almeno in parte, leggibile a Magnanins.


Gli affari di Domenico Vidale

Non tutti, quando gli affari si mettevano male, riuscivano ad accedere, come Nicolò Gussetti, al concordato preventivo.

Nel 1719 Ursula De Antoni, figlia di Daniele da Runchia, sposa, appena diciottenne, Domenico Vidale sive de Antoni, figlio di Giovanni da Valpicetto, ventitreenne; due anni dopo nasce il primogenito Giovanni, seguito, a intervalli di due anni, da Giacomo e da Giovanni Battista (Riquadro 5)20.

La famiglia di Giovanni Vidale

 

Domenico commercia tra Baviera e Salisburghese, ma ad un certo punto gli affari non vanno bene; i suoi rientri si rarificano fino a cessare del tutto.

Alla fine del mese di ottobre del 1731 Ursula, assillata dai creditori, dalle difficoltà di conduzione della famiglia e dalle chiacchiere della gente, detta al notaio Gio Batta Vidale una lettera indirizzata al marito21:

Valpicetto li ... 8bre 1731
Caris.mo maritto salutandovi cosi fano Tutte le nostre creature
Senza cara vostra sono novamente a dirvi del statto nostro; laudatto il Sig.re sin a questa hora se lo passano tutti di nostra casa con bona salute; sperando nel Sig.re sia di voi il simile e con salute vi conservi a molti anni.

Chiuse le premesse, Ursula gli rimprovera la lunga assenza, il disinteresse pei figli, la mancanza d'ogni supporto nei lavori agricoli e negli affari domestici.

Non so poi locasione della vostra ostinatione che non desideratte una volta in si longo tempo a rimpatriarsi per veder delli vostri interessi e delle vostre creature
Per che potette sollo considerare cosa puo fare una dona per assister a si gravo pesso ai lavori dei tereni e per quello riguardo d'altre oppere per casa che io non so più in qual parte girarmi per assister a si gravo pesso

La situazione è drammatica; creditori, parenti e conoscenti l'assillano e sono intenzionati a rivalersi sui beni di proprietà; c'è il pericolo di perdere tutto.

E se non vi rimpatriarette in breve non sollo di questa parte andara il fatto a vostro gravo discapito come presento ancho che di quella parte vi anda, che adesso adesso havarette beni et effetti casa staulieri che di cio non credo il tutto obligatto ai creditori
Vostro fratt.lo ha gia intenzione di far scorporare di quanto gli restatte delle pagge come pure vostro cug.to Daniel Gusetto subito che sara spiratta l Gemesina ha intenzione di imposesarsi soppra la vostra poricione di…
questi sono li … che facete di quelle parti in cambio d'acresser e sostentar quello che vostro genitore a fatto con mu... o sodore22
Andar in rovina a danno vostro e delle vostre creature

Infine richiama con decisione Domenico alle sua responsabilità:

Non puo esser altro che il pecatto della vostra ostinazione e per la lontananza del vostro matrimonio e creature che causa tal disgrazia e che vi faccia parere cosa legera, ma la fine venira assai pesante, et a vostro danno
Li scoprirete quanto non sara più tempo a rimediarlo
Dunque procuratte per l'amor del nostro Redentore a venir una volta alla patria e non star cosi duro alla vostra ostinazione aciò per veder delli vostri interessi e delle vostre creature e per levar il parlamento che fanno le gente contro di voi della pocha cura che havette di me e delle vostre creature
In resto per hora non so cosa adirvi sollo che nuovamente salutandovi cosi fanno le vostre creature et aspetandovi in breve overo vostri avissi
Sonno g.a fed.ma consorte
Ursula Vidalle Fece scrivere

Nonostante i richiami della moglie Domenico non si fa né vedere né, probabilmente, sentire, nemmeno per posta, così la moglie qualche mese dopo, a gennaio 1732, invia Gio Batta Vidale, il notaio, sulle sue tracce. Di questo viaggio possediamo un breve resoconto23.

Apprendiamo così che per raggiungere Monaco di Baviera in pieno inverno, prima che venisse costruita la strada di San Candido, s'impiegava una settimana. A gennaio, periodo di fiera, Monaco diveniva luogo d'incontro per molti cramari; ma altri compatrioti vi risiedevano ed operavano stabilmente, con negozio proprio, come Valentino Gussetti24, presso il quale il compagno di viaggio di Gio Batta Vidale, Zuane Puschiasis, stava recandosi a lavorare.

... prima di mia partenza di qui hebbi di dispender della med.ma un ongero.
Fatto il viagio fino a Monacha in compagnia di Zuane Puschiasis che cola anco lui andava in servicio dal sig. Valantino Gusetto
Consegnai detto ongero al detto Puschiasis il qualle era spenditore di tal viagio et io loco per loco teneva conto del nostro dispender Arivatti in Monica in giorni sette habbiamo spesso in tal viaggio F. 11 k 45 come del conto fra noi acordato che ra mia porcione F. 5 k 5 2½
Credeva di trovar il maritto della sud.ta Dona in detta città di Monacha stante era tempo di fiera ma vanno mo riusci e dovei fermarni ivi per tre giorni per intervenire di qual parte fosse e mi feci imprestare sul nome del maritto dal sud.to sig. Gusetto F. 3

A Monaco ogni ricerca di Domenico si rivela infruttuosa ed è necessario proseguire nelle località vicine, sfruttando un'usuale, collaudata, diffusa rete di conoscenze e di riferimenti, in grado di supportare le necessità momentanee del viaggiatore.

Hebbi poi notizia che il qualle sarebbe nella città di Harting tre o quattro legge lontano di Monica
Autto tal aviso nel indomani di mattina a bonora mi parti e pressi il viagio verso Arting.
Arivatto che foi in detta città mi portai alla ostaria dove il qualle era solito a fermarsi e non lo trovai stante nel giorno avanti era gia partito.
Adimandai l'ostiero se il qual sapeva di qual parte havesse presso tal suo viaggio e mi risponde di non saper ma per la porte talle della citta era uscito, mi portai alla porta della citta adimandai il purtinero, dal qualle hebbi in risposta che sarebe andatto verso Dorffa ma di certeza non mi asigurava, cosi presi io il viagio sopra l'incerteza verso Dorffa25.

Alla fine l'inseguito, raggiunto nella città di Dorffa, si schernisce, rifiutandosi di rientrare a Rigolato.

Arivatto che foi in d.to loco nel inbronir la notte lo arivai, et ivi li fece l'imboscatta secondo l'ordine che tinivo della mogl.e e lo essortatto a dover venir mecho alla patria per agustar li suoi affari stante che la mogl.e era molestata da suoi cred.ri quivi impatria
E mi rispondeva che era caso di poter in detto tempo venir dentro stante si trovava con pochi denari e che doveva solicitar il suo negocio per far qualche suma alli suoi cred.ri
E mi trateni in detto loco di Dorffa giorni cinque;

I due proseguono assieme per Salisburgo, che viene raggiunta in tre giorni, dove risiedono parenti e compaesani in grado di favorire qualche soluzione almeno temporanea.

vedendo poi di non poterlo convinzere, che fusse venutto alla Patria lo consigli che fusse all'meno venutto a Salisburgo per agustarsi col cognatto il quale haveva un grosa pretesa e di scriver alli altri suoi cred.ri che chavesero pacientatto sino alla primavera che sarebe poi venutto personalle alla patria a pagare ho dar pagamento.
Attesso il qualle d.to mia partitto si risolve di venir mecho sino a Salisburgo benche il viagio era longo di giornate tre.
Arivati che siamo in Salisburgo per stabilir talli suoi affari siamo fermati giorni n. 6 per contegiar col cognatto e di scriver per Agusta et altri luoggi;
stabilitto poi il conto col cognatto gli fecce una obblig.ne volontaria come in miei atti sopra special hipotecha dei suoi beni.
E come che il qualle era scarso di soldi in d.to tempo si fece imprestar dal cog.to li F. 6 k- dattomi per il dispender di rimpatriarmi et altro ongaro per spendio alla mog.l.e
Son statto infra detto tempo con med.mo giorni n. 14 dal qualle infra detto tempo ho hautta la spesa in sua compagnia e talla che non fa in detti giorni n. 14 che il qualle avara spesso in cibarie più di F. 20 k- e questo val di la letera che a scritto a sua consorte ma che io habba hautto un soldo a conto di tal mia viagio di più di quelli da me anunciatti nelle mie partite prodotte in giudicio non essendo alcuna verita e quelli da me ricevuti come sopra che unitti formano F. 13 k 12 qualli sono statti da me spessi in giorni 16 che son statto nel adar foro fermarmi in Monica cercarlo e venir dento che io sappia d'hauer arivatti a casa una lira dei qualli.

Il 18.1.1732 a Salisbrugo Domenico «q.m Zuane Vidalle della villa di Valpicetto nella Cargna, tenendo esser debitore a diversi di loro nella parte di Ittalia e non potendo per hora rimpatriarsi», elegge «per suo vero et legitimo procuratore generale et speciale il sig.r gioseppo qm zuane Gusetto di Rigolatto», con l'incarico «in ogni caso che qualche creditore tentasse d'esser soddisfatto avanti il suo arivo nella patria et che volesero praticar gli atti giudicialli per divenir al loro pagamento sopra li suoi beni et per schivar le spesse giudiciarie in tal caso che possa detto sig.r procuratore dar ceder et asegnar il pagamento delli suoi beni et effetti a quelli e qualli che pretendessero esser soddisfatti» e «in quanto poi li mob.li prestamenti che si ritrova a esser nella casa del q.m di lui genitore, vole che esso sig.r procuratore possa di quelli gavare per il dibisogo che facesse per li suoi putti et per quello tiolara fora possa al fratt.lo Giacomo far l'obbli.ne in quanto facesse bisogno». Testimoni alla firma dell'atto sono «il sig.r Daniel fig.lo del Sig.r Nicolo Gusetto et Bortolo fig.lo di Pietro Candido»26.

La vicenda di Domenico ha un epilogo rapido e sfortunato; muore «sub die 12 mensis septembris proximi praeteriti in civitate Foffenhofen» all'età di 36 anni27.


Lorenzo Volomario e i suoi eredi tra Casadorno e Wels

L'insediamento dei Volomario a Casadorno è attestato nei libri canonici fin dalle prime annotazioni28; sul finire del Seicento la linea maschile sembra essersi ristretta ai tre figli di Giovanni fu Silvestro: Nicolò, Lorenzo e Pietro (Riquadro 6).

La famiglia di Giovanni Volomario

 

Nicolò e Pietro hanno almeno due figli, un maschio ed una femmina, ciascuno; dei maschi Pietro, figlio di Nicolò, e Leonardo, figlio di Pietro, si perdono le tracce; sopravvivono le femmine, ambedue di nome Maria, che si sposeranno col vedovo Giacomo Vezzil, la figlia di Nicolò, e con Giovanni Battista Puschiasis, la figlia di Pietro, entrambi da Ludaria29.

Il 4 febbraio 1695, circiter, Pietro figlio olim Giovanni Volomario muore «in partibus Germaniae Superioris Austriae Belsii»30. La presenza dei fratelli Volomario a Wels risale a diverso tempo prima. Il 14.9.1689 Nicolò, materialista, acquista la casa, che qualche mese dopo, il 29.12.1689, passa a Lorenzo, anche lui materialista, posta all'angolo tra la Johannisgasse e la Schmidtgasse31.

L'acquisto d'immobili, presupposto per ottenere l'aggregazione, evidenzia, probabilmente, il consolidamento di un'attività commerciale avviata dai genitori molto tempo prima. A Wels in quel periodo operano anche altri commercianti carnici, come l'handelsmann Johann Vital, cui nel 1696 è intestato un immobile, e Nicolò Gussetti che in un atto del 1699 viene qualificato come «da Bels del paese sopra la Ens»32.

La scelta d'insediarsi stabilmente all'estero, fondata sull'acquisizione della cittadinanza e sulla conduzione di negozi fissi, osservabile fin dall'inizio del Seicento, sembra diffondersi e accentuarsi nel Settecento. Essa s'inserisce in un processo di riorganizzazione del commercio carnico che fa del negozio estero, punto d'impiego e di riferimento per le comunità d'origine, il fulcro d'approvvigionamento e di finanziamento della rete di vendita diffusa sul territorio, formata da compagnie e singoli cramari, imprenditori autonomi33.

Di Lorenzo Volomario sono conosciute la volontà, testimoniata da alcune lettere, d'edificare, assieme a Biagio Di Corte, una chiesa in Casadorno e qualche disposizione testamentaria34. Biagio Di Corte, anch'egli originario di Casadorno ed operante all'estero su piazze, come Berlino ed Amburgo, inusuali rispetto a quelle battute dalla maggioranza dei cramari, porterà a termine la costruzione della chiesa e la doterà d'un patrimonio adeguato all'impianto d'una mansioneria (tale diverrà, in effetti, dal 26.3.1778 col Rev.do Gio. Batta Magnalini, originario d'Amaro, primo mansionario)35.

I progetti per la costruzione sono testimoniati da una lettera del 24.9.1709 di Biagio di Corte, scritta in friulano36, e da altra corrispondenza dalla quale emerge un'inconsueta capacità d'operare su scala europea, anche con spedizioni via mare da Amburgo a Livorno.

In una missiva del 8.10.1709 Lorenzo Volomario comunica (da Wels) a Biagio di Corte (a Berlino) che «Con il fabrichar della cappela sono ora già inteso, et già hò fatto la disp.ne che sij principiata l'anno venturo»37.

Ad oltre un anno di distanza (18.11.1710), con altra lettera indirizzata sempre a Biagio di Corte, ma questa volta ad Amburgo, Lorenzo Volomario scende nei dettagli e precisa che

Le robbe della chiesa sono già 3 settimane in Gemona arrivate.
Le spese sopra sin ora non ho ottenuto dalli SS.i Bettoni38, et appunto oggi ho scritto per tal affare a Venezia.
Le soprascritte robbe di chiesa doveranno essere in Gemona dispachate et con li nostri carri condotte a casa, perché li colli riguardo alla grandezza non puonno esser carreggiati, volgio anche quelle sin al mio arrivo alla patria lasciare colà; quanto al danno che han patitto non mi è notto, il che può esser seguito da Hamburgo sino a Livorno.
Per fabrichar quest'opera ho ordinato improntar tutti li materiali, et subito seguita la fiera di Resuret.ne in Linz farò viaggio per colà per ricercarla di licenza et subito far fabricare, avendo senza ciò fatto condur su canotti l'acqua verso la mia casa, et che posso nel tempo stesso farla condur alla capella, acciò li vicini colà puossino lurdarsi, così che con minor spesa puossi la capella pocho discosta dalle case fabricarsi, non ostante stà ciò nella sua volontà, et aspetto la nomina del luochi dove VS la desidera…39

I progetti si trascineranno per alcuni anni e verranno attuati solo dopo la morte di Lorenzo Volomario; Biagio di Corte solleciterà, allora, lo svincolo del legato in denaro, temporaneamente depositato presso Valentino Gussetto, oste in Rigolato, con queste parole40:

Illmo e Rev.mo Monsig:r Patr:ca.
Ad onor e gloria del Sig:r Iddio hò intrapreso io Biasio di Corte della Villa di Rigolato in Cargna la contruzione e fabrica d'una Chiesa sotto il titolo della Madona della Stella con spesa di c.a fiorini M/7.
Di questa mia intenzione pia il nunc q.m S. Lorenzo Volmaijr mentre era in Germania, hà voluto esser compagno e con più lett.re scrittemi m'hà dato impulsi efficcacis.mi del suo dinoto concorso, et essendo egli mancato di vita l'anno 1713 con suo testam.to di 16 giug.o, hà ordinato che una certa summa di dinaro rimesso nelle mani sotto sigillo di Dno Valentin Gusetto Osto in Rigolato, sia impiegato nella Fabrica, e dotazione della sud.a Chiesa e Capella: con carico del suo herede scritto in d.o istrom.to, chè Dno Zuanne Poschiasis comorante in Bels nell'Austria Superiore, che cioè quando per caso la d.a Chiesa non 'intraprendesse, due terzi d'esso dinaro sigillato et depositato come sopra, fossero ripartiti alle Chiese essistenti e vicine, e l'altro terzo alli poveri di Rigolato.
Ora dunque, che per grazia del Cielo la Fabrica della Chiesa è in stato di cuoprirsi, sono à supplicar la bontà di V.S. Ill.ma, e Rev.ma, ed il suo Pastoral … che ordinar che esecutionar.do al testam.to di d.o Volmaijr una parte del suo dinaro depositato mi sia dato per terminar la fabrica e l'altra mità sia investito per dotazione e mantenim.to della Capella, sive Chiesa, umiliando ai riflessi prudenti.mi di V.S. Ill.ma e Rev.ma la traslazione seguente et autentica tanto della Lett.ra scritta in Dioma tedesco, quanto del Testam.to del sud.o Volmaijr per giusto fondam.to delle mie dinova.te instanze pei fini della bramata grazia…

Nell'aprile 1710 Lorenzo Volomario aveva scritto una lettera affidata «Alle manne di Nicolò q.m Vidal Vidale in servicio dal sig.r Lorenzo Vollomaria per Rigolato. In Volomaria»41:

Laus Deo Ano 1710 Adi 8 aprile in Bells
Dopo la mia parenza non ò auto nisuna litera da nisun di casa onde credaro che avarete fato tuto quello che vi ò ordinato et prochurarete di menar quelo che fa di bisogna in torno la frabiga tuto à tenpo à casa.
Mentre che non potese far solo di trovar un compagno di aiutarvi et di non intardarla per che per la prima vera sia perechiato tuto et quelo che vi fara di bisogna di denari comandarete la del Sig.r Reverendissimo P. Giachomo Vidal42 et tenir conto del tuto altro.
Caramente vi saluto con tuti di casa chome ancha fa mio nipote Zuan Puschiasis et porterete queste litere in persona ali sudeti sig.ri et faretesi dar risposta et mandarmela di subito per un …enar che vien in questo paese.
P.S.: un cordial saluto al sig.r Reg.mo P. Giachomo Vidal con il sig.r Valentin Gusetto con sua consorta con parenti et amizi et chi domanda di me.
Lorenzo Vollomaria.

Il suo contenuto lascia trasparire un intenso andirivieni di messaggi col paese d'origine. Il latore, originario di Valpicetto, presta servizio a Wels; durante la permanenza in patria s'occuperà, oltre che di consegnare e ritirare la corrispondenza, degli interessi del padrone sbrigando pratiche d'affari e agendo in sua vece, come da istruzioni e sulla base delle procure ricevute43.

L'iscrizione di Biagio di Corte

 

Lorenzo morì a Wels nel 171344, presumibilmente tra la seconda metà di giugno e luglio, designando come erede universale Giovanni Puschiasis, marito della nipote, che a sua volta ivi morì, verosimilmente nel 1733. Nel 1740 la vedova di Zuanne, Maria Volomario, donò alla chiesa parrocchiale, da poco riedificata, l'altare della Madonna del Rosario, come dimostra l'iscrizione ancora visibile, ed i palchi lignei del coro45.

L'iscrizione di Maria Volomario vedova Puschiasis
Rigolato - Chiesa dei santi Filippo e Giacomo apostoli, altare del sacratissimo rosario.
«MARIA R.A DI ZVUANE PVSCHIASIS F:F: PER SVA DIVOTIONE. 1740»

 

Una fitta sequenza d'atti notarili testimonia la permanenza dei discendenti di Zuanne Puschiasis, erede Volomario, a Wels nel corso di tutto il Settecento. L'intreccio con la madrepatria si mantiene vivo e costante tramite procuratori ed agenti (come, in un primo tempo, Giuseppe q. Pietro Candone da Magnanins, che diverrà egli stesso cittadino di Wels, Pietro q. Pietro Puschiasis da Ludaria e Zuanne Pellegrina) ma matrimoni, nascite e sepolture dovettero svolgersi interamente all'estero.

Gli atti notarili hanno per oggetto, in genere, crediti commerciali, nei confronti non solo di commercianti rigolatesi ma più genericamente carnici, originati da cessioni di drogarie, trasformati in crediti finanziari (contratti di livello), oppure recuperati con l'incameramento, e la successiva rivendita, dei beni ottenuti in garanzia46.

A Giovanni Puschiasis seguirono i figli Lorenzo e Giovanni Battista ed i nipoti Antonio e Giuseppe, tutti residenti a Wels. In questa città la loro presenza sembra esaurirsi col finire del secolo (l'ultimo acquisto immobiliare è effettuato da Antonio il 5.3.1798)47 in coincidenza col rapido declino del commercio dei cramari.

Giuseppe Puschiasis Wels 1800
Iscrizione nel cimitero di Linz relativa a Maria Franziska Romana Raminger, amata moglie del commerciante di Wels Giuseppe Puschiasis, morta, all'età di 51 anni, il 9 dicembre 1800, Blumenlese von Grabschriften und Denkmählern welche auf dem Gottesacker der k. k. Hauptstadt Linz befindlich sind, Akad. Kunst- u. Buchhandlung, Linz, 1811, p. 21.

Quanto ai beni posseduti in Italia in un primo tempo concessi in locazione a Caterina moglie di Biasio di Corte48, sappiamo che nel 1779 vennero ceduti da Lorenzo Antonio Puschiasis erede Volomario della città di Wels a Osvaldo Cappellari. Ci è pervenuto un inventario, redatto il 16 maggio 1753 che comprende la «Casa degli eredi q.m S.r Lorenzo Volomarro di Cassadorno ora abitanti in Wels», composta da «Cantina sotto la stua», «Cantina 2.a», «Cucina», «pozzuolo», uno «Stauliero e stalla», il «sito di casa, stauliero e corte», con l'orto e altre pertinenze, una «stalletto degli animali suini», due «staulieri di Volomaria», e vari «beni prattivi ed arattivi», stimati per L. 6.613:1549.

Il 12 novembre 1800 Valentino Puschiasis fu Daniele ottenne dagli eredi Cappellari «la recupera delli beni Cassadorno, Volomaria e Valdisea, jure agnationis»50. Da quel atto riportiamo la seguente «Fattura della moneta»:

Fattura della moneta

 

L'emigrazione stagionale dei cramari che, dopo essersi ininterrottamente dispiegata, con alterne vicende, diverse forme e vari adattamenti, per oltre due secoli, almeno dalla fine del Cinquecento, stava spegnendosi rapidamente, sembra ancora riecheggiare nella varietà di monete utilizzate pel pagamento.

Chiesa di San Giacomo di Rigolato - Iscrizione su un banco della navata

 

Quasi sessant'anni dopo Daniele, figlio di Valentino, riassumerà e documenterà quanto accaduto in un esposto inviato alla Curia per rivendicare la proprietà di un banco di chiesa in questo modo51:

A motivo che dai suoi antenati venne fin dall'epoca 1740 fatto dono a questa Vener.a Chiesa Parocchiale de' SS Giacomo e Filippo di Rigolato dell'altare in marmo col titolo del Rosario, e che dai medesimi si fecero eseguire i banchi e schenali nel Coro di detta chiesa per riconoscenza venne a que tempi concesso un banco nella nave della chiesa ad uso ed in proprietà della famiglia Puschiasis da cui discende il dinoto ricorrente.
Lorenzo Puschiasis, uno degli antenati col contratto 6 agosto 1779, che si unisce sub A, fra le altre realità in esso contenute cedette pure il Banco al fu sig. Osvaldo Capellari, ed avendo i Puschiasis recuperate le realità tutte con detto contratto vendute come dal posteriore 19 9bre 1800 che si unisce sub B dai signori Cappellari con esse riacquistarono i Puschiasis anche il diritto, l'uso e la proprietà del Banco; nè i Cappellari ebbero alcuna posteriore ingerenza né hanno perciò alcuna pretesa.


  1. Ci si riferisce, in particolare, alla «Lista over memoria di tutti li Cramari della cura si S. jac.o quali vano in inverno per guadagnarsi il viver con varia sorte di marcanzia in Allemagna, nel paese di Esterai», del 9.11.1602, ARCHIVIO DELLA CURIA ARCIVESCOVILE UDINESE (d'ora in poi: ACAU), Visite pastorali, B. 806/82 (una copia del documento è pubblicata Domenico Molfetta, I «cramars» di Rigolato, in Fabio D’Andrea (a cura di), Veretâz. Storia, emigrazione esperienze e caratteristiche di una comunità, Alef/Comune e Scuola elementare di Rigolato, 1991, pp. 115-117) e all'inchiesta Cornaro del 1679 trascritta integralmente da Claudio Lorenzini, L’inchiesta del 1679 nella trascrizione di Giovanni Gortani, in Giorgio Ferigo, Alessio Fornasin (a cura di), Cramars. Atti del convegno internazionale di studi Cramars. Emigrazione, mobilità, mestieri ambulanti dalla Carnia in Età Moderna, Udine, Agraf, 1997, pp. 450-471. 

  2. I dati anagrafici di nascita e morte sono tratti dai libri canonici conservati presso ARCHIVIO PARROCCHIALE DI RIGOLATO (d’ora in poi: APR), quelli sul periodo d’attività dalle indicazioni poste sui fascicoli d’atti superstiti conservati all’ARCHIVIO DI STATO DI UDINE, Notarile Antico (d’ora in poi: ASU, NA). L’esistenza d’un altro Notaio Pubblico di Veneta autorità, Gio Batta Gussetto, di cui non si sono trovate tracce «professionali», è documentato da un ex voto collocato (almeno un tempo) nella Chiesa di Santa Barbara di Valpicetto. Una fotografia del quadro votivo, pubblicata da Paolo Moro, Gli «ex voto» della Carnia, Udine, Società Filologica Friulana, 1970, p. 130, consente di leggere la seguente didascalia: «VOTO FATTO L’A..O 1… IL MESE DI MARZO NELLA CITTÀ D.. POSSAUIA MENTRE FUI AMMALATO IO GIO BATTA GUSSETTO DI VALPICETTO CANAL DI GORTO NOBL.. CES.O ET P. L’AUT.TA VEN.TA NOTARIO PUBLIC..». Nei libri canonici, il padre di Gio Batta, Giovanni viene qualificato «Nobile imperiale» l’11.08.1687, quando interviene come teste al matrimonio tra Nicolò di Piazza da Tualis e Caterina Gussetti da Valpicetto, e «nobile» qualche giorno dopo, il 25 agosto, in occasione del matrimonio della figlia Caterina. Nel 1689 nasce Giovanni Andrea figlio «Domini Joannis Batta Guseti Nobilis Ungariae»; il periodo è prossimo al 1688, anno in cui i fratelli Daniele e Nicolò q. Simeone Timeus da Ovasta ottennero dall’imperatore Leopoldo un diploma nobiliare con aggregazione alla nobiltà ungherese - Gaetano Perusini, Un Timeus di Ovasta magnate d’Ungheria, in «Sot la Nape», IX (1959), 1, p. 18. «Do.nus Joannes Bap.ta Guseth» muore a Vienna nel 1694 - APR, Canonicus liber Mortuorum 1618-1701 (d’ora in poi: Sepolture I), 6.11.1694. Si veda, inoltre, Adelchi Puschiasis, Rigolato tra XVI e XIX secolo. Anime, fuochi, migrazioni, Forum, Udine 2009, p. 173. 

  3. L’attestato si trova tra gli atti del notaio, in ASU, NA, B. 2875, 25.9.1722. 

  4. Herbert Klein, I «materialisti» della Carnia nel salisburghese, in «Ce fastu?», XXX (1954), p. 86, nota n. 31. 

  5. Le informazioni coincidono con quanto esposto da Klein, I "materialisti" della Carnia nel salisburghese cit., p. 86 : «Candido Vidal, nato a Rigolato intorno al 1718, fi danzato con Maria Puschiasis, a quanto pare dal 1728 circa nel Salisburghese… ». Copia della lettera sta in ASU, NA, B. 2875, 15.12.1729. 

  6. Ibidem 

  7. Ibidem 

  8. Trattasi di copie, conservate in ASU, NA, B. 2874. 

  9. Il 28.5.1663 Nicolò «vitam mutavit cum morte in partibus Germaniæ», APR, Sepolture I alla data indicata; Leonardo e Daniele li aveva avuti da Leonarda fu Leonardo Dussi da Povolaro (29.3.1610 - 27.1.1651), mentre Zuane dalla seconda moglie Maddalena Gracco, figlia di Antonio q. Candido. Dai registri di Comeglians si ricavano le date di matrimonio - 30.6.1637 - e di nascita di Leonarda Dussi. Nicolò doveva essergli più o meno coetaneo (per quegli anni a Rigolato le registrazioni dei battesimi sono lacunose). Tutti gli altri riferimenti sono ricavati dai registri canonici di Rigolato. Il secondo matrimonio di Nicolò avviene pochi mesi dopo la morte di Leonarda (APR, Sepolture I, 3.5.1651); Zuane sposerà nel 1687 la già ricordata Caterina «filia Do.ni nobilis Joannes Gusset» e morirà nel 1714 a Gemona «morto ritornado da Venetia in Gemona così si trovava in detto loco», APR, Sepolture II, 27.8.1714. 

  10. Klein, I "materialisti" della Carnia nel salisburghese cit., p. 80, che così scriveva nel 1954. Nipote di Leonardo è Giovanni Battista Francesco da Paola Gussetti, l'amico di W. A. Mozart, Herbert Klein, Un friulano amico del giovane Mozart, in «Ce Fastu?», vol. XXXIX, n. 1-6 (1963), pp. 72-79, pp. 72-79. Sull'azienda di Leonardo e dei suoi discendenti vedasi anche Klein, I "materialisti" della Carnia nel salisburghese cit., p. 82. 

  11. Ivi, p. 81. Pietro Candon nasce a Magnanins il 14.06.1716 - APT, Battesimi II, alla data indicata - da Giovanni Battista e Domenica di Corte; la sua morte non avverrà e non sarà annotata a Rigolato. La relazione di parentela con Nicolò è molto più sfumata di quella di cugino, mentre la sua professione rende conto della complessità dell'emigrazione, non sempre identificabile, sic et sempliciter, coi cramari.  

  12. Ibidem

  13. Questa citazione e quelle successive relative all'inventario sono tratte dal relativo fascicoletto conservato in ASU, Na, B. 2875, estratto in copia dagli atti di «Ferdinando Bertuzzi nod.o di veneta autorità della terra di Tolmezzo». 

  14. Sui rapporti tra mercanti veneziani e carnici si veda Marina Di Ronco, Centri di rifornimento a Venezia nei commerci dei cramars. Pellegrinaggi e viaggiatori delle comunità della alta Val Gortana, in Cramars. Atti del convegno internazionale di studi Cramars. Emigrazione, mobilità, mestieri ambulanti dalla Carnia in Età Moderna, a cura di Giorgio Ferigo e Alessio Fornasin, Arti Grafiche Friulane, Udine 1997, pp. 215-227, che alle pp. 218-219, prende in considerazione anche l'inventario di Nicolò Gussetti. Con Giacomo Menegatti sembra esserci stato un rapporto d'interscambio: «Il Sig[no]r Giacomo Menegatti pur di Venezia D[eve] H[ave]re detratto il riciputto e detratto il solito batimento dalla robba hautta dal A[nno]o 1726 sino 1728 e computatte le balle speditoli in ragion di D[ucati]ti 7 1/2 lonza…». 

  15. Per gli altri crediti derivanti da inclusione si è presa a riferimento la data di quest'ultima e non quella, anteriore, in cui il credito è sorto. Per semplificare i calcoli nelle tabelle successive i soldi (20 Soldi= 1 Lira) sono rappresentati in decimali. 

  16. Abbiamo interpretato il termine inclusione come acquisto di crediti, il subentro oneroso in crediti preesistenti. 

  17. Dovrebbe trattarsi della condanna per furto e rapina comminata a Jacob Eustachi Gusetti (30 Jahre) il 31 maggio 1718, elencata in Kriminalität in und um Wien 1703-1803. Eine Datenbank, consultabile online. Il nobile Eustachio Gussetti era figlio di Gio Batta a cui si è accennato nella nota n. 2. 

  18. Le varie località sono state accorpate su base comunale secondo l'attuale suddivisione amministrativa. 

  19. «La portione di casa fatta escorporar nell'H.ta del q.m gio Pietro ol. Leonardo di Vora d.to Piero di Cercivento assonta in pagam.to 1702 27 luglio in atti del Nob. S.r Gio Batta Puppi N.r per D.ti 338 L 4 s 10 mitta» e «Oltre d.o pagam.to va debitore d.o Gio Pietro Vora come dalli conti L. 14.191 e 1 mittà». 

  20. Il matrimonio viene celebrato il 7.8.1719, AGF, Rpc, Registro matrimoni. Giovanni nasce il 2.4.1721, Giacomo l'1.4.1723 e Giovanni Battista il 17.4.1725 (APR, Battesimi II, alle date indicate). 

  21. ASU, Na, B. 2875. 

  22. Tra gli assenti di Valpicetto nell'inchiesta Cornaro compaiono «Domenigo Vidale e Zuane suo fiolo», rispettivamente nonno e padre di Domenico. Nel 1713, all'atto della sepoltura, la madre Maddalena viene qualificata come «moglie di Sig.r Gioane capitanio passato Vitale» (Apr, Sepolture II, 7.12.1713); capitano, si presume, di Gorto. 

  23. L'«Informacione del mio viagio fatto per Germania l'a.o 1732 nel mese di genaro con ordine e comisione di dona Orsula mog.le è Re.ta del q.m Domenico Vidale mia aversaria sopra la letera da lei prodotta in giudicio del maritto» non è firmata, tuttavia dal contesto si desume che è stata scritta dal notaio Gio Batta Vidale tra i cui atti, in ASU, Na, B. 2875, il documento è conservato. 

  24. Su Valentino Gussetti ed il «Balsamo purificatore del sangue» vedasi Domenico Molfetta, Cramars della Val di Gorto nell’Oltralpe tra ‘600 e ‘700, in In Guart. Anime e contrade della Pieve di Gorto, a cura di Manlio Michelutti, Società Filologica Friulana, 1994, pp. 180-181, e il sito Web di Werner Graggo da Regensburg. L'imperatore Carlo VI nel 1728 concedette «sulla base dei certificati di approvazione dei medici della corte Bavarese, il privilegio della durata di dieci anni di poter vendere il balsamo disintossicante da lui scoperto, in tutto il territorio tedesco e negli stati ereditari con la garanzia che nessuno avesse potuto imitarlo né venderlo. Il 1 aprile 1740 il Principe Carlo Alberto di Baviera approvò la decisione di contrassegnare il balsamo miracoloso con lo stemma bavarese al fine di opporsi ad eventuali sofisticazioni.», ivi, p. 181. Valentino Gussetti era nato il 10.4.1686 da Giovanni di Giovanni Antonio e da Domenica di Giovanni Gussetti, ambedue di Valpicetto. Insieme al fratello Giovanni Giuseppe fece costruire un altare nella chiesa parrocchiale sulla quale si può leggere la seguente iscrizione: «PIAM MENTEM Q.M DNI UOLENTINI GUSSETTO DNUS IOSEPH GUSETO EIUS FRATRES OPERE COMPLEUIT KALENDAS DECEMBRIS ANNO MDCCXXXV». 

  25. Harting sarà forse Erding e Dorffa la non lontana Dorfen (Oberbayern - Erding). 

  26. Copia della procura è conservata in ASU, Na, B. 2875. Su Daniele figlio di Nicolò Gussetti vedasi la sezione precedente. 

  27. Foffenhofen starà per Pfaffenhofen. «D.a Ursula uxor rel.ta q.m Domini Dominici filij o.m Joannis Vidale de Valpicetto … ob mortem secutam praefati Dni Dominici eius mariti sub die 12 mensis septembris proximi praeteriti in civitate Foffenhofen sub dominio ser.mo bavariae principis…» dove aveva negozio, istituisce come suoi procuratori Giacomo Vidale, fratello del marito e cognato suo, e Daniele f. Giovanni Gussetti di Magnanins, pure lui cognato; copia della procura, datata 11.10.1732, trovasi in ASU, Na, B. 2875. 

  28. Il 14.9.1579 Susanna di Giovanni Volomario sposa Domenico Meglana e Silvestro Volomario di Casadorno sposa Maria Meglana da Ludaria; il 15.5.1587 Maria fu Silvestro Volomario sposa Antonio Del fabbro di Forni Avoltri; APR, Matrimoni I

  29. I matrimoni avvengono il 13.7.1707 (Vezzil) e il 26.7.1709 (Puschiasis); APR, Matrimoni II

  30. APR, Sepolture I, 4.2.1695. Bels sta per Wels (Oberösterreich). 

  31. I dati sugli acquisti di immobili a Wels sono frutto delle estrazioni fatte presso il Magistrat det Stadt Wels, interrogando il sistema WinAGIS-Allgemeines Gemeindeinformationssystem der Stadt Wels, dalla signora Pauline Gortana di Thalheim bei Wels, vedova di Harald Gortana, discendente d'emigranti carnici, che qui si ringrazia, nell'ormai lontano 1997. Il fatto che Lorenzo subentri al fratello alla fine del 1689 fa supporre che Nicolò fosse nel frattempo deceduto. 

  32. Per Johann Vital, WinAGIS-Allgemeines Gemeindeinformationssystem der Stadt Wels, immobile posto tra Stadtpl.36/Schmidtg. 12. Il 4.3.1699 «D.a Lucia q.m Bortolomeo Sullan statto matterialista di Magnanins» domiciliata nella «Contea di Bortenbergo in Tisling appresso oltenhettin nel Paese di Bavaria» istituisce procuratore «Nicolo Gussetto da Bels, del paese sopra la Ens», l'atto si trova in ASU, Na, B. 3770. 

  33. Su questo aspetti si rinvia ad Alessio Fornasin, Ambulanti, artigiani e mercanti. L’emigrazione dalla Carnia in età moderna, Cierre Edizioni, Caselle di Sommacampagna 1998, 105-106, 111 e seguenti. 

  34. La minuta d'un testamento (non dell'ultimo) datato 4.10.1707 è conservata tra gli atti del Notaio Valentino Gussetti, ASU, Na, B. 3770. In esso «Lorenzo Volomario hora abitante qui in Rigolato, cittadino e mercante in Bells» istituisce diversi legati a favore di chiese, poveri e conventi, sia a Rigolato che a Wels; tra i parenti vengono nominate le sorelle Maria «molgie del q.m d. Cristoforo Pelegrina», Dominica «molgie del q.m s.r gio Batta da Piera di chialgaretto», gli eredi della sorella «Ellena et moglie di d. Leonardo Maculino di monai come pure a mia sorella madalena molgie di d. Giacomo Ruppil di Prat» nonché la vedova del fratello Pietro, Maria Di Corte. In particolare «vuole et ordina che l'infrascritto suo herede debba far fabricar in Casadorno una casa ordinaria giusto il nostro uso del Paese fornita dal fondi sino al colmo con sue stanze acciò possi habitar in quella sua go.ta Maria molgie del q.m Pietro suo fratto insieme con sua figlia Maria et neza respective durante vitta». Fino a questo momento l'erede universale appare «Zuane q.m Nicolo suo Fratto et nipote respective»; di Zuane Volomario non c'è traccia tra i battesimi. 

  35. Antonio Roja e Giuseppe Vale, Note di storia della parrocchia di San Giacomo di Rigolato, Tip. Carnia, Tolmezzo 1926, 13 e 17. Gio. Batta Magnalini, «Oriundus ex Parocia Amari sed ab anno 1769 degens in hoc loco, partim uti Cooperator familiarij Parochi, partim ut Officiator Capella S. Maria Stella loci dicti Casadorno» (APR, Sepolture III, 5.3.1807), morirà il 5.3.1807 nella casa degli Eredi De Corte (ASU, Scn, Morti, 1807, 2, 1). Sulla Chiesa di Casadorno si veda anche Molfetta, Cramars della Val di Gorto nell’Oltralpe tra ‘600 e ‘700 cit., p. 182. 

  36. La lettera è trascritta in Giorgio Ferigo, Dire per lettera… Alfabetizzazione, mobilità, scritture popolari dalla montagna friulana, in «Metodi & Ricerche», vol. N.S., XXI, n. 2 (2002), pp. pp. 26-27; se n'è occupato anche Rienzo Pellegrini con La scrittura degli (e sugli) emigranti, in «Metodi & Ricerche», vol. N.S., XVII (1998), pp. 11-12. Rimane da spiegare l'uso, apparentemente ingiustificato, d'un friulano normalizzato, anziché del riguladot, condiviso da entrambi. 

  37. ACAU, B. 246, «Traslazione di l.ra tedesca in idioma ittaliano scritta dal S.r Lorenzo Volmair al S.r Biasio di Corte diretta a Berlin in datta di 8 ott.e 1709 da Bels». Parte di questa e della successiva lettera sono stata pubblicate in Pierino Pinzan, Las glîsios de parochio di Rigulât. Plef di S.to Mario di Guart, Udine s.d., pp. 29-30. 

  38. La consuetudine d'affari dei cramari di Rigolato con i Bettoni è già documentata il 17.6.1662 quando «Mattio ben Venuto di Canal di Gorto si chiama vero e real debitore del S.r Lorenzo Bettoni mercanti e in Venezia di lire mille seicento quaranta otto e dieci» come risulta dalla dettagliata fattura esaminata in Puschiasis, Rigolato tra XVI e XIX secolo cit., pp.176-181. 

  39. ACAU, B. 246, «Altra traslazione di l.ra tedesca in idioma ittaliano scritta dal sud.o Lorenzo Volmaijr al sud.o S.r Biasio di Corte per Hamburgo in datta di 18 9bre 1710 da Bels». 

  40. ACAU, B. 246. 

  41. Nicolò Vidale fu Vitale era nato a Valpicetto il 17.2.1686, quarto di sei fratelli rimasti orfani di padre nel 1696; all'epoca della lettera ha, quindi, 24 anni. Si sposerà il 2.8.1713 con Maria Gussetti di Giovanni fu Nicolò, da Magnanins. 

  42. Il reverendo Giacomo Vidale sive de Antoni (fg. di Nicolò fu Valentino e Maria Barbolan di Giovanni da Collina Grande) da Magnanins, nasce il 30.11.1654 e muore il 28.03.1728. Valentino Gussetti è il notaio più volte citato (n. 24.01.1660 m. 9.04.1720). 

  43. Nicolò Vidale «interveniente et agente di d.to S.r Volomario» figura in un contratto di recupera stipulato il 21.6.1711; ASU, Na, B. 3770. 

  44. Il 31.5.1713 la casa di Johannisg. 20/Schmidtg. 32 è affittata per 1.000 fiorini a Buschiasis Johannes (WinAGIS-Allgemeines Gemeindeinformationssystem der Stadt Wels) mentre «l'Ano 1713 li 26 lulgio segui nella citta di Bels nel Austria un testamento et ultime volontà del q.m S.r Lorenzo Volomaro nel qualle espone nel capitolo 15 che ha rimessi una certa suma di denari nella sua patria per fabbricare una cappella … qualli sono rimessi da mi in puri contadi et si ritrovano appresso l'hosto colla sigillati et consegnati … stante …non è statto sin hora disponutto la farcitura … così che … ordino mentre detta frabrica non venisse fatta che sia di qsti denari dati due porctioni alle chiesse di qsto contorno … e la terza porctione che sia dispensata alli poveri di qsto loco», ASU, Na, B. 3770. Sulla presenza dei Volomario, Puschiasis e Condone e Wels si veda Gilbert Trathnigg, Beitrage zur Hauserduonik von Wels (II), in «Jahrbuch des Musealvereines Wels», 12 (1965/66), pp. 111-112.  

  45. Maria q.m Zuanne Puschiasis compare ancora come residente a Casadorno nella «Tavola della Ved.a Conf.ta del Ss.mo Sacramento eretta nella Ve.da Parochial Chiessa di S.to Giacomo» nel periodo iniziante con «l'A.o 1738 il giorno della dedicazione di d.a V.da Chiessa e terminato l'A.o 1739 il giorno della Sagra» (Questo documento, unitamente alle matricole annuali della confraternita del periodo 1706-1781, trovasi in ASU, Na, B. 2874); l'anno 1737/1738 è anche l'ultimo in cui sono elencati separatamente i confratelli di Casadorno; Maria è qualificata come vedova di Zuanne Puschiasis per la prima volta nell'elenco 1734/1735. Verrà quindi inclusa tra i confratelli di Rigolato fino all'anno 1750/51. Probabilmente muore a Rigolato il 6.10.1759 (APR, Sepolture II), senza che nell'atto di sepoltura ne venga ricordata la vedovanza (ma l'annotazione, che pare sbrigativa e carente, potrebbe tuttavia riferirsi ad altra persona: il fatto che non venga nominata tra i membri della confraternita dopo il 1751 e la presenza di un inventario datato 1753 porterebbero a ritenere che la morte sia sopraggiunta, magari all'estero, verso il 1752). Si trascrive l'iscrizione apposta sull'altare «MARIA R.A DI ZVUANE PVSCHIASIS F:F: PER SVA DIVOTIONE. 1740». I palchi lignei del coro, di fattura pregevole, vennero in parte manomessi nel 1962, nel corso dei lavori di ammodernamento che, oltre all'aggiunta di una nuova sacrestia, comportarono la rimozione del vecchio cimitero. Per l'anno si veda l'opuscolo Parrocchia di Rigolato (a cura di), A don Giovanni Franzil nel XXV di sacerdozio, Parrocchia di Rigolato, Rigolato 1965, pp. 7-8.. Siamo nel periodo in cui scompare la statua originale del Bambino di Praga. Su quest'ultimo punto si veda Emi Puschiasis, Bambin di Praga, in «Sot la nape», vol. XLIV, n. 3 (jugn-setembar 1992), pp. 35-39. 

  46. Lorenzo Puschiasis da Belz figura tra i rifornitori esteri dei cramari di Forni Avoltri segnalati da Di Ronco, op. cit., p. 217. Dai registri delle sepolture di Forni Avoltri s'apprende, inoltre, che il 30.12.1737 «obijt in Germania in loco qui vocat Bels» Gio Batta di Qual, residente a Collina (APF, Liber V, Mortuorum 1718-1793) dove s'era trasferito, da Valpicetto, in seguito al matrimonio con Sabata Barbolan (APF, Liber III, Matrimoniorum 1653-1717, 6.5.1703), e il 28.12.1748 «obijt Welse in Austria superiori die 28 decembris anni proximme elapsi tumulatusque fuit in coemeterio parochia sindilburg(?)» (APF, Liber V, Mortuorum 1718-1793, 15.1.1749) Leonardo olim Natale Romanin, da Forni Avoltri. 

  47. Riguarda un edificio, situato nell'ex Burgerspital (Spitalh.2/Pfarrg.3), sul lato, sinistro con legnaia e cortile, costato 2000 fiorini (WinAGIS-Allgemeines Gemeindeinformationssystem der Stadt Wels). 

  48. Il 3.8.1736 «Giuseppe Candone curatore testamentario dalli sig.ri H.di q.m Zuane Puschiasis sucesori del q.m Sig.r Lorenzo Volomaro ha datto e cesso a nome semplice locacione locatto per un anno intiero alla sig.a Catarina mogl.e del sig.r Biasio di Corte … tutti li luoggi, cioè casa staulieri campi pratti mobili et animalli bovini … descritti come nel inventario esistente in manno di me nodaro eseguitto sotto il 18 luglio prossimo decorso…» - ASU, Na, B. 2875. Sulla successiva presenza a Wels di Giuseppe Antonio Candone si veda anche Walter Aspering, Das ehemalige Freihaus und kaiserliche Hofspital in Wels, Pfarrgasse 15 (Beiträge zu einer Häusergeschichte der Stadt Wels, IV), in «Jahrbuch des Musealvereines Wels», 21 (1977/78), pp. 73-76 e, più in generale sulla famiglia Candone a Wels, Theodor Barchetti, Die Familien v. Hartmann und v. Barchetti, Eigentümer des Hauses Wels, Pfarrgasse 15, im 19. Jahrhundert, in «Jahrbuch des Musealvereines Wels», 23 (1981), pp. 248-249

  49. ARCHIVIO VITO E GUIDO PUSCHIASIS, 1753 16 mag.o, Casa degli eredi q.m S.r Lorenzo Volomarro di Cassadorno ora abitanti in Wels

  50. L'atto si trova in ASU, Na, B. 2892. Il sito e la casa rimasero nelle mani degli eredi di Valentino Puschiasis fino al 3.10.1977, quando la casa nuova, ormai abbandonata ed in rovina, in seguito alla disgregazione del tessuto comunitario, all'emigrazione ed allo spopolamento iniziati dopo la prima guerra mondiale ed accentuatisi nel secondo dopoguerra, venne ceduta alla Parrocchia di S. Elisabetta Fogliano (Gorizia) - Atto rogato dal notaio Bruno Lepre; vedasi Parrocchia di Santa Elisabetta di Fogliano, Casadorno 1977-1997, Parrocchia di Fogliano, Fogliano 1997, p. 25. 

  51. L'esposto di Daniele Puschiasis, datato Rigolato li 2 agosto 1857, trovasi in ACAU, B. 246.