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CAPO IV. - Sappada e Cercivento.

Con buona venia di chi fece apporre nel coro della Pieve la scritta: TITVLVS - PLEBIS MATRICIS - TOTIVS CANALIS, SAPATÆ - ET CERCIVENTI - CELEB: DIE XV AVGVSTI, io penso che la derivazione della parrocchia di Sappada dalla Pieve sia meramente probabile, e che dalla stessa pieve siasi staccata quella di Cercivento, mi pare cosa insostenibile.

La popolazione di Sappada, gente di ceppo tedesco immigrata in epoca non nota, può esser passata ad abitare la conca attuale dopo d’aver conosciuto ed abbracciato il cristianesimo, e continuando a parlare tedesco, e mantenendo relazioni vive col vicino Tirolo, avrà molto spesso, se non sempre, cercati là i suoi sacerdoti. E quei poveri preti avran tirato innanzi alla meglio in quell’isolamento con ben poche relazioni coll'autorità ecclesiastiche.

Quanto abbiamo finora veduto della cura di Gorto, ci dice abbastanza chiaro che molto leggeri potevano essere i legami che univano quel paese alla Pieve. Non è ricordato tra quelli pei quali dovea l’abate provvedere il sostentamento, non tra quelli che doveano intervenire a funzioni od a placiti. Il libro degli affitti o censi per legati non li abbraccia.

C’è la tradizione che li fa portare i morti a S. Maria venendo fuori pas Planas. Son tutt'altro che disposto a gettare tutte le tradizioni in fascio tra i ferravecchi. Ma questa nimis probat ergo nihil.

Che i Sappadini abbiano abbracciata la religione cristiana per opera dei sacerdoti della vallata gortana, e siano quindi stati soggetti a questi per buon tratto di tempo, cioè fin quando poterono da soli aversi un prete, è cosa naturalissima ma non provata, e se di fatto ebbe luogo, ciò dovette essere in tempi ben remoti, anteriori almeno al secolo XIV, prima cioè delle memorie scritte, che in Gorto possediamo.

Il 23 maggio 1440 compare come teste in un atto presbiter Joannes et monacus de Alemania officians et habitans in Sapada (not. Bartolomeo Desiderio - A.N.U.).

L’investitura data a Don Flumiano nei 1442 parla di arcidiaconato della pieve di S. Maria di Gorto. Quando nel 1451 il Gastaldo proibì di recarsi all’arcidiacono per far giudicare cause, a far ritirare tal proibizione si presentano i procuratori del Canale di Gorto.

Addì 9 giugno 1466 «il vicario abbaziale ordina a don Giovanni Blanzate pievano di Tolmezzo di presentarsi alla residenza per iscusarsi di un atto giurisdizionale da lui compito in qualità di arcidiacono della Carnia, contro il curato di Sappada, che dipende direttamente dall’abate» (Benef. Mosac. v. III. Archiv. Arciv. di Udine - Pag. Fruil.). Il 14 «Don Giovanni Blanzate scrive al vicario abaziale, e si scusa dicendo che, per essere da poco tempo pievano di Tolmezzo, ignorava che il Canale di Gorto e la curazia di Sappada erano sogetti alla giurisdizione dell’abate» (ibid.).

Se è grottesca la figura del Blanzate, che la fa da giudice senza sapere fin dove giunga la propria autorità; più interessante sarebbe il conoscere su quali fondamenti poggiava l’abazia i suoi diritti su Sappada.

Delle relazioni di questa con S. Maria abbiamo il primo cenno in una pergamena della Pieve al 26 giugno 1493. Il documento volgarizzato suona così: «Nella villa di Cella presso la chiesa di S. Stefano. Essendo che anticamente gli uomini della villa di Sappada ebbero dalla chiesa di S. Maria della Pieve di Gorto i Sacramenti della Chiesa, cioè il Crisma e l’Olio Sacro, e i detti uomini erano obbligati a dare certa quantità di formaggio per metà alla pieve medesima ed ai sacerdoti di essa chiesa; ed essendovi adesso errore riguardo alla detta quantità di formaggio; maestro Nicolò Sartore cameraro della chiesa di S. Margherita di Sapada promise di dare e corrispondere annualmente nel sabato santo, per i detti sacramenti da riceversi, a Endrico della vila di Ovasta cameraro della Chiesa di S. Maria di Gorto cinque libbre di formaggio buono ed onesto, e d’altra parte i detti uomini siano tenuti a dare ai detti uomini di Sapada i soprascritti sacramenti senza alcuna altra spesa». E questo è tutto ciò che si sa della dipendenza di Sapada dalla Pieve a quei tempi: cioè di ricevere da essa il S. Crisma.

E se un pievano arcidiacono di Tolmezzo non sapeva a chi fosse soggetto Gorto; non pare improbabile che qualcuno dei curati succedentisi in Sappada ignorasse a qual arcidiacono era soggetto: e così un po’ alla volta gli abati, che dominavano in Gorto, avranno potuto intromettersi anche in quel paese.

Per nulla probabile apparisce la smembrazione di Cercivento dalla Pieve di Gorto. Non è verosimile che, mentre il Canal di S. Pietro, nel quale si trova Giulio Carnico, dovette per primo venir evangelizzato, Cercivento avesse dovuto aspettare lo zelo di quei di Gorto, e a quelli dovesse in sulle prime correre per i necessarii soccorsi spirituali. Ma comunque fosse in sul principio; quando nel 1119 la Pieve di Gorto fu data all'abate, o Cercivento già era pieve a sé, o certo non dipendeva dalla Pieve nostra, altrimenti l’abate si sarebbe tenuto per se anche quel quartese lasciando anche a quel popolo l’onere di formare altro salario, se voleva aversi un prete.

Ora non consta che Cercivento abbia pagato mai quartese a Moggio; sì bene lo paga al sacerdote suo2.

Al 7 ottobre 1416 «P. Nicolò da Tolmezzo, pievano d’Ampezzo e vicearcidiacono della Carnia, nella chiesa di S. Martino di Cercivento superiore assume le informazioni dei giurati del placito della cristianità». (Nait, p. 83 - ex orig. quint. Placit. Christ. in Archiv. Arcid. Tolm.).

Il Nait porta questo fatto come prova che l’arcidiacono della Carnia esercitava l’autorità sua nella Pieve di Gorto. Credo d’andar più presso al vero tenendo che Cercivento non avesse che vedere con Gorto, che qui si trattasse d’un vero atto di giurisdizione dell’arcidiacono in territorio suo per diritto e per consuetudine.

All’istanza 1451, 7 maggio, non prendono parte quelli di Cercivento.

Il priore fra Leonardo parla di redditi nell'arcidiaconato della valle di Gorto. Pare quindi doversi tenere che a quei tempi l’arcidiaconato s’estendesse solo quanto la vallata gortana.

E questi documenti ci dicono chiaro che se Cercivento non dipendeva dall’arcidiacono di Gorto, avea però la dipendenza diretta dall’abate di Moggio e dal suo vicario in spiritualibus3.

Un atto che mostra la dipendenza di Cercivento da Moggio lo si ha al 25 marzo 1540. In questo giorno è convocala la vienila delle due ville in certo prato detto di Centa presso il cimitero della chiesa di S. Martino. «Poiché ne' giorni passati il predetto cameraro con alcuni altri verbalmente diedero commiato al venerabile signore prete Battista de Gasperis, officiante e curato nel predetto luogo, perché sloggiasse dal luogo presbiterale.... e poi a nome de' comuni stessi fecero presentare al prete medesimo un mandato in forma... e per questa causa Romano della Bada e Pietro Pit comparvero come sindici della chiesa e dei Comuni davanti al Reverendo Vicario dell’Abazia di S. Gallo di Moggio o suo sostituto.... tuttavia per maggior cauzione tutti i soprascritti vicini uomini e concordi.... costituirono sindici, attori, procuratorii e nunzii dei comuni stessi e della chiesa, i provvidi uomini Romano della Bada, Baldassare Felesia, Candussio Morassio e Pietro Pit..., in tutte le cause e liti massimamente in tal causa mossa contro detto Pre Battista per occasione come sopra...» (Piemonte, Pievani d’Illeggio, ex fascic. Maso d’Englaro, Chiesa di Cerciv.).

Da ciò si comprende che l’autorità abbaziale si era installata nella cura di Cercivento in antecedenza agli anni 1464; nei quali anni regnò gran confusione nell’esercizio dell’arcidiaconato della Carnia. Sembra poi certa la non mai avvenuta incorporazione di Cercivento all’arcidiaconato di Gorto, perché non vediamo mai intervenire alcuno dei suoi curati o padroni ai placiti di Gorto.

Quanto poi al titolo di curato dato al sacerdote di Cercivento invece dell’altro più esatto di Pievano, non credo debba farsi gran caso. È noto che anticamente non andavasi tanto pel sottile riguardo a questi titoli specialmente quando trattavasi di paesi secondarii.

Un pre Nicolò che era a Cercivento il 18 gennaio 1417 e li 11 febbraio 1418 porta solo il titolo di ufficiante.

Né seria difficoltà la si avrebbe nel fatto del licenziamento di Don Battista de’ Gaspari, che, dato il vero carattere di beneficio alla parrocchia, non avrebbe potuto aver luogo. La dipendenza in spiritualibus dall’abazia portava a questa il diritto di destinare ad nutum et beneplacitum suum il sacerdote curato, il quale quindi, benché investito di un beneficio ecclesiastico vero e proprio, era amovibile dal posto ad arbitrio del superiore. Così vediamo praticato nel nostro Friuli per tanti secoli dal Capitolo di Cividale che ha suoi vicarii amovibili ad arbitrio suo.

Questo diritto dall’autorità ecclesiastica è passato per abuso molte volte anche nelle popolazioni che vantavano od avevano veramente il diritto di patronato nella nomina dei loro sacerdoti.

L'imperizia e la condotta non sempre encomiabile dei sacerdoti di quei tempi, divenuti tali senza un corso regolare di studii, rendevano certo poco desiderabile alle popolazioni il venir legale ad uno di essi forse per quanto viveva. L'autorità patriarcale, .specialmente nei luoghi distanti, dovea farsi sentire assai poco, ed, anziché provvedere prontamente alle chiese rimaste vacanti, nei casi di prebende poco grasse, avrà molto spesso lasciata ai popoli la cura di cercarsi un pastore. E così il popolo di Cercivento trovato uno desideroso di quel posto, l'avrà eletto ponendo e facendo accettare quelle clausole, che davangli il mezzo di disfarsene, qualora l’eletto non gli avesse garbato. Con ciò non faceva che introdurre ciò che praticavasi in Gorto e nel vicino Sutrio; e con ciò si spiega anche il fatto del licenziamento di Don Battista dei Gaspari.

Con la soppressione dell'abbazia (1777) anche Cercivento cessò di dipendere da Moggio e ritornò sotto la dipendenza di quell'autorità patriarcale a cui era soggetta prima del sec. XV, riprendendo i suoi. sacerdoti quel titolo di pievani a cui aveano diritto per la loro antica indipendenza da altre pievi contermini, come ci sembra sufficientemente avere dimostrato.

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Scarica questo file (Pieve Gorto e filiali.pdf)La pieve di S. Maria di Gorto e le sue antiche filiali[Stab. commerciale tipografico librario A. Moretti e G. Percotto, Udine, [1914].]23 Downloads
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