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CAPO V. - Serie dei Vicarii di Luincis e di Ovaro.

Diamo qui una serie cronologica dei Vicarii che si succedettero nella cura d'anime della Pieve di Gorto, dividendoli in Vicarii di Luincis e di Ovaro conforme alla sede di qua o di là del Degano a cui erano assegnati, mettendo in colonna speciale con sede ignota quelli di cui non si conosce positivamente la dimora. La serie purtroppo, causa la scarsità dei documenti, non è completa. Saremo grati agli amici e studiosi se ci dessero il modo di completarla.

Serie dei Vicari di Luincis e di Ovaro

Vicari di Luincis Vicari con sede ignota
1336.25.03     Artussio        
1339.27.11              
        1356.04.12   Bonifacio
        1362.26.04 1378.01.09 Valtero di Zovell
        ………   Nicolò
        1370.29.07   ……tino
        1383.02.03   Bruno
        1392.15.07   Giovanni Pistoria
        1409.13.08   Ghirardo tedesco
        ………   Domenico detto Bruno
        1451.08.05   Bartolomeo da Rimini
        1430.24.04   Barnaba
        1442.09.04   Flumiano
        1451.09.01   Nicolò Zenarii
1448.23.01     Bertolomeo di Bologna        
1449.26.09              
1467.09.06   Pre Matteo di Antonio da Luceria        
        1467.14.10   Donato di Toscana
1467.07.10   Fra Benedetto da Parma q.m Francesco de’ Scipioni        
1469.12.01   Fr. Pietro di Alemannia diocesis Frisighensis        
        1476.07.12   Alovisio da Venezia
        1476.08.12   Domenico Coidesse da Cavazzo
        1488.06.05   Andrea Fanense
        1502.19.04   Antonio Simotto di Amaro
1505   Riccardo        
        1511.19.06 1514.28.02 Bertrando Rubeo di S. Daniele
        1514.28.02 1516.16.09 Fra Cornelio di Amari
        1516.16.09   Facino di Legnidis
1524.21.02   Meriano di Castro Aliano        
1541.21.02   Acazio Gattolini da Portis        
1544.06.07   Daniele da Gemona        
1549.09.03   Antonio Mozullo        
1551.02.07 1557.07.01 Pietro de Remondinis di Ampezzo        
1557.20.04 1558.29.09 Giovanni Valino da Raveo        
1568.12.04   Gio. Antonio Parusatto da Midiis        
1577.04.10 1578.04.08 Bartolomeo        
1587.03.03 1603.22.11 Gio. Pietro Corvetta, maestro di filosofia        
1604.13.02 1635.07.04 Francesco Timeo di Ovasta        
1636.17.07 1636.21.08 Pietro Mauro (Moro di Nojariis?)        
1638.24.10 1642.25.04 Giovanni Fabris, poi pievano di Forno di sotto        
1642.07.06 1673.01.06 Giacomo Picot di Ovasta        
1678.01.06 1688.26.07 Francesco de Franceschi di Mione        
1688.31.08 1717.30.01 Francesco Danelone di Feltrone        
1717.12.05 1719.18.04 Gio. Leonardo Danelone da Feltrone        
1719 1743.31.03 Giacomo Candriella, canonico di Pedena        
1743.26.08 1790.30.08 Gio. Battista Gortano di Luincis        
1791.27.08 1826.28.02 Gio. Battista Dario di Lauco        
1827.24.06 1837.24.12 Gio. Battista Grassi di Formeaso        
1839.13.10 1863.30.07 Leonardo Mazzolini di Fusea, pievano        
1864.04.08 ……….. Mariano Lunazzi di Verzegnis, pievano        
        1900   Luigi Rossi di Socchieve, vicario sostituto
        1912   Vincenzo Rainis di Sostasio, vicario sostituto

Vicari poi parroci di Ovaro

1339.27.11 1344.04.12 Carismano notaio
    1345.18.04  
1420.31.08   Cristoforo da Talmassons
1466.09.06   Pre Nicolò officiante in Ovaro
1467.07.10   Pr. Mattia officiante in Ovaro
1469.12.01   Fra Cristoforo monaco
1490.25.02   Luisio
1523.27.11 1524.18.01 vacanza
1531.22.09 1565? Francesco Carlevariis da Luincis
1563.19.01   Giovanni di Piazza
1569.12.04   Giovanni di Tavosco
1579.22.09   Leonardo Mirai da Lenzone
1591.26.08   Camillo Andriussi
1595 1602 Giacomo Mirai da Ovaro
1602.23.02 1603 Vito Fabris di Muina, poi curato di Sopraponti
1604.16.08 1614.18.02 Francesco Luchino di Qualso
1614.23.03 1616.15.09 Giovanni Agostinis di Sostasio
1617 1667.29.10 Gio. Battista Chiassani di Enemonzo
    1660-1666 Andrea Giorgis di Mione coadiutore
1667 1693.12.03 Daniele Carlevariis di Chialina
1694.16.05 1721.21.07 Giovanni Beorghia di Trava
1722 1756.10.08 Lorenzo Gussetti di Rigolato
1756.26.12 1780.05.09 Gio. Battista Benedetti di Ampezzo
1781 1819 Giovanni Mazzolini di Fusea, parroco
1820 1839 Gio. Battista De Caneva di Liariis
1842 1854 Giovanni Mazzolini di Fusea
1857 1893 Giovanni Lunazzi di Verzegnis
1894 1912 Osualdo Della Negra di Trava
1913   Pietro Giorgis di Mione

Arcidiaconi di Gorto

1442   Don Flumiano, vicario di S. Maria
1466   Pre Donato
1468.28.01   Fra Giorgio di Canal Pedarzo
1469.28.02   Fr. Giovanni Regol da Venezia offic. in Forni Avoltri
1469.03.07   Fr. Giovanni da Amaro vic.
1475   Fra Giovanni, vic. S. Canziano
1516 1535 Don Leonardo Agostinis, vic. di S. Canziano
1542 1544 Don Acazio Gattolini, vic. di S. Canziano
1551 1553 Don Francesco Carlevaris, vic. di Ovaro
1604 1612 Don Leonardo Mirai, curato di S. Giorgio
  1616 Don Giovanni Agostinis, vic. di Ovaro
1617 1633 Don Gaspare Vescovello, cur. di Sopraponti
1634 1667 Don Gio. Battista Chissani, vic. d’Ovaro
1669 1693 Don Daniele Carlevaris, vic. d’Ovaro
? 1592   Giovanni Fedele, cur. di S. Giorgio
1699 1717 Don Francesco Danelone, vic. di Luincis
1718 1751 Don Gio. Battista Fedeli, cur. di S. Giorgio
  1757 Don Gio. Battista da Pozzo, cur. di Monaio
1757 1777 Don Gio. Battista Benedetti, vic. di Ovaro
1787 1816 Don Gio. Battista Gussetti, cur. di Rigolato
  1820 Don Fedele Tavosco-Fedeli, cur. di Monaio
1820 1830 ………………… pievano di Cercivento
1830 1858 Don Leonardo da Pozzo, parroco di S. Giorgio
1858 1874 Don Pietro Antonio Trojero, parroco di S. Canziano
1875 1900 Don Mariano Lunazzi, pievano di Luincis
1900 1905 Don Pietro Puppini, piev. di Cercivento
1902 1912 Don Pietro Ceconi, parr. di S. Giorgio

  1. «A quei tempi, e per molto tempo dopo, la chiesa pievanale veniva detta chiesa battesimale, per l’ovvia ragione, che nelle altre chiese della pieve, anche quando cominciarono a diventar curate, il battistero ancora non era concesso, dovendo tutti prendere il battesimo alla matrice; alla quale restò questo nome appunto perché da essa tutti i fedeli della pieve traevano la vita spirituale col santo Battesimo.
    Per le ville dipendenti dalle pievi si andavano costruendo fin da tempi antichissimi delle chiesuole, che fin d’allora ebbero il nome di cappelle. Venivano esse edificate acciocché quel dato paesello avesse un luogo di preghiera, massime per quei fedeli che o per distanza o per infermità o per altri motivi non potevano andare alla matrice; ma d’ordinario non vi si amministravano Sacramenti. E anche per le campagne lungi dall'abitalo se ne costruivano, or dalla devozione degli abitanti o di qualche privato, ora per voto, ora per penitenza con cui qualche tirannello o signorotto procurava di espiare i suoi delitti.
    Per erigere qualsiasi di queste cappelle, doveva essere il consenso del pievano e il permesso dell'autorità patriarcale, giacché sotto la costoro dipendenza e giurisdizione doveva rimanere; anzi questi spesso venivano in aiuto somministrando i mezzi per l’erezione. E appena fatta l’erezione, la nuova cappella veniva tosto dotata, consacrata, adornata, illuminata e stabiliti ì giorni di officiarla; giacché i fondatori a tutto questo si obbligavano. La cappella poteva avere anche un apposito cappellano, pagato per quegli obblighi che gli s’imponevano sotto la dipendenza del pievano; ma però queste cappellanie non avevano ancora l’obbligo di cura d'anime, che rimaneva tutta al pievano a al suo vicario; e questi veniva o mandava a turno nelle ville a funzionare.
    Dovette venire ben presto la necessità di dividere il peso della cura, specialmente per causa delle distanze, quando a tanto territorio più non bastava il pievano né da solo né col suo vicario. Allora alcune delle cappelle già esistenti furono scelte a sede di altri vicarii fissi, i quali attendessero alla cura d’anime in una determinata parte di quella pieve, e in quei limiti e per quelle ville che venivano specificatamente assegnate. E perché questi vicarii venivano in questo modo addetti ad una cappella, furono detti dapprincipio cappellani.
    La sede di questi cappellani curati veniva scelta preferibilmente in luogo che non fosse troppo distante dalla Chiesa matrice, e che fosse abbastanza alla portata per recarsi nelle sue filiali, ed anche che fosse più popoloso degli altri. Se non vi era cappella, o se era insufficiente, si edificava. Si preparava pel prete la casa, più tardi detta canonica. Il pievano, se aveva abbondante beneficio, ne assegnava una parte fissa pel cappellano, ed egli stesso lo nominava e lo investiva. Chi fondava la chiesa o dotava il beneficio, poteva facilmente ottenere come patrono il diritto di presentazione del prete, che veniva poi investito dallo stesso pievano. E tutto questo si faceva colla sanzione patriarcale.
    Restava però sempre almeno parte di quel quartese a beneficio del pievano. I sacri canoni hanno costantemente osservata questa regola, che alla Pieve come a matrice continui a prestarsi quest’onore e questo riconoscimento reale.
    Doveva alla stessa serbarsi anche l’onore e il riconoscimento personale, che consisteva nel dovere del popolo di accedere a quella chiesa in certe solennità dell’anno, con l’intervento del clero a certe funzioni. Anche i vescovi aveano il dovere di ossequio verso il metropolita e a mantenerlo vivo doveano ogni anno visitare la metropolitana. Così le pievi la loro cattedrale.
    Cosi andava vieppiù sviluppandosi quell’ammirabile ordine gerarchico che, quantunque molteplice nei gradi, era destinato a conservare la più compatta unità nella chiesa.
    »
    Così, con profonda erudizione storica locale, tratta delle pievi e delle antiche cappellani in Friuli il mio venerato maestro Mons. Giacomo Marcuzzi nella sua monografia La Parrocchia di Reana del Roiale ed i suoi Rettori pag. 8-9. Ho voluto riferire questa lunga nota perché essa ci spiega mirabilmente come era formata anche la nostra antica Pieve e come sorsero le filiali ad essa soggette. 

  2. Il Nait, forse a corto di documenti, dice che la prima notizia riguardo alla giurisdizione abaziale su Cercivento sarebbe la seguente:
    1501, 22 decembre. Giovanni Squarano, pievano di Gemona e vicario generale dell’abbazia di Moggio, va a Tolmezzo col suo cancelliere e vi tiene tribunale per assolvere da scomunica Baldissaro cameraro di Cercivento (Tessitori, ex manuacriptis).
    A parte che questa notizia va accolta con riserva in quanto che Giovanni Squarano non fu mai pievano a Gemona, essendo che quella pieve fu tenuta dal 1497 al 1531 da un Teodoro Coda, e lo Squarano è ricordato come semplice cappellano nel 1496, (Vale - I Pievani e gli Arcipreti di Gemona); dai sopradetti documenti apparisce che ben prima del 1501 Cercivento era soggetto in spiritualibus all’abbazia di Moggio.
    Ciò pare evidente anche dal fatto che le relazioni in quell’epoca tra il sacerdote officiante a Cercivento e l’abate di Moggio od il suo vicario generale sono sempre dirette, senza inframmettenza alcuna dell’arcidiacono di Gorto.
    Nel 1466 il 9 giugno certo Pre Paolo officiante in Cerzuvint è a Moggio per la dedicazione della Chiesa di S. Gallo (Arch. Arciv. Spirit. Mos. Vol. I. c. 3).
    Nello stesso anno, il 28 giugno, fra Leonardo, vicario generale dell’abate di Moggio, visita la Chiesa di S. Martino di Cercivento. che nei muri e nel tetto minaccia rovina, ed ordinò di provvedere assolutamente alla sicurezza di detta Chiesa, tanto più che seppe dal Cameraro che eranvi in cassa 25 marche (ivi c. 10).
    Nel 1467 il 29 aprile. — Vacando la Capella Curata di S. Martino di Cercivento per dimissione di Pre Paolo, dal Vic. Gen. di Moggio a cui spetta la nomina per antica consuetudine, viene eletto Pre Martino de balio da Potenza (ivi c. 38).
    E nel 1469 il 24 agosto, il Vic. Gen. di Moggio investe Pre Marino della Capella di S. Martino di Cercivento (ivi c. 82)

  3. È da notarsi però che Cercivento fino dal sec. XV. pagava l'affitto del quartese a Moggio, e veniva pagato dal Comune. Ecco che cosa si legge nel Rotolo dell'Abbazia di Moggio esistente nella Bibl. Arciv. «Cercivento. — Comune de ditta Villa de dar per fitto del quartexe forono L. 5 da cordo cun Monsignor de turzello».
    Per comprendere questa nota si sappia che l’Abbazia di Moggio nel 1448 avea avuta una questione per i quartesi di alcune ville ad essa soggette, questione demandata dalla s. Sede al giudice delegato il vescovo di Torcello, San Lorenzo Giustiniani. (Vedi lettera autografa dello stesso Santo in bibliot. Arcivescovile Monumenta Ecclesia Aquileiensis sec. XI. ad XVI. tom. I. msc. c. 9). — Il fatto però che questo affitto era sì misero, indica che piuttosto dobbiamo ritenere si trattasse di un canone o livello annuo che il Comune di Cercivento pagava verso l’Abbazia come riconoscimento di sudditanza in spiritualibus

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