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I

Voler sapere quando cominciarono ad esser abitate queste nostre valli carniche e da chi, quando fondati i nostri villaggi, è un voler l'impossibile.

Probabilmente il più dei nostri paesetti ebbe origine da una famiglia o da un gruppo di poche persone, che arrivate e trovato il luogo disabitato si fermarono ove credettero il terreno più adatto per coltivarlo e farne dei campicelli o più propizio per pascolarvi le bestie o più sicuro da nemici perché nascosto od alto così da poterne vedere il nemico che s'avvicinasse e difendervisi.
La famiglia si accrebbe, si divise, crebbe il numero delle capanne. I più fortunati e più industri costruirono case. Così nacquero i villaggi.
La necessità di scambiare i prodotti fece sì che un villaggio si mettesse in comunicazione coll’altro. Diventarono così i sentieri poi mutati in istrade.

Che vita vivessero quei primi abitanti, che costumi avessero, non si sa. Certo eran pagani.
E nemmeno si sa quando e da chi sia stato portato nei paesi nostri il cristianesimo. Forse qualche soldato, qualche mercante, alcuno dei nostri uscito per iscambi portò qui per primo la credenza in un Dio unico creatore e padrone di tutto e di tutti ed in Gesù suo Figlio e nostro Redentore.
Più tardi sacerdoti apostoli mandati da Aquileia o da Zuglio saran passati da borguccio a borguccio ad istruire, convertire, e probabilmente alcuno anche a morire per sentenza di giudici romani o furore di popoli.
Concessa dall'imperatore Costantino la libertà alla religione cristiana, si sarà aumentato il numero dei credenti, e dopo non molto (per la lontananza dal centro o sede vescovile) sarà stato fissato stabile in Gorto un sacerdote per l'assistenza ai fedeli, per la conversione degli infedeli.

E questa, non altra, può credersi l’origine della cristianità di Gorto e della sua Pieve.
Ma per averne documenti scritti noi dobbiamo venir giù da quei primi tempi fino all’anno 1119, quando il patriarca d’Aquileia Voldarico assegnò la Pieve di Gorto all’abbazia di Moggio.

E quanto ai secoli anteriori buio perfetto.

Così nemmeno sappiamo se ad assistere la popolazione della Pieve, che comprendeva l’intera vallata di Gorto e probabilmente anche Sappada (almeno da principio), ci fosse un sacerdote solo o più.

Col 1300 si hanno i primi documenti nostri. In quest’epoca erano in Gorto tre preti, tutti e tre col titolo di vicarii della Pieve. E questo fa credere che la cura dei diversi paesi non fosse peranco stabilmente divisa così che ognuno dei vicarii avesse un territorio proprio con esclusione dell’ingerenza degli altri due; benché un d’essi avesse la residenza a Luincis, il secondo in Ovaro, il terzo presso la chiesa di S. Giorgio.

Primo che si sappia con certezza staccato dalla Pieve fu il Canal Pedarzo, il quale nel 1339 ottenne dall’abate di Moggio di poter avere un sacerdote proprio, che fu chiamato vicario di S. Canciano.

Nel 1365 circa staccaronsi dalla Pieve quelli di Sopraponti. — Non sappiamo quando abbia cominciato ad avere sacerdote proprio Sappada.

Ma il trovarsi un vicario presso la chiesa di S. Giorgio con un nucleo di paesi, cui era più comodo il servirsi di lui che degli altri vicarii della Pieve, deve aver naturalmente fatto in modo che si rallentassero i vincoli colla Pieve e si stringessero sempre più al sacerdote che ordinariamente assisteva, alla chiesa cui accorrevano pei divini ufficii, e cosi un po' alla volta il vicario residente a S. Giorgio venisse a sembrare e poi anche ad essere staccato dalla Pieve coi suoi, cioè colle ville che forman oggi la parrocchiale di S. Giorgio, di Monaio e di Rigolato.

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Scarica questo file (Note di storia .pdf)Note di storia della parrocchia di san Giacomo di Rigolato[Stab. Tipografico «Carnia», Tolmezzo, 1926 ]5 Downloads
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