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Le piantagioni

Sempre nei prati, le piantagioni di solo larice si son fatte a filari traversali alla falda del versante distanti fra loro da 3 a 4 metri e le piantine sono state poste a due metri runa dall'altra, riuscendo in tal modo facile la falciatura dell'erba, giacché tale distanza è presso a poco quella di un colpo di falce. In qualche sito sono state eseguite più fitte, a metri 3 per m. 1.50, e le piante hanno raggiunto egualmente il loro completo sviluppo; in questo caso esse hanno raggiunto maggior altezza, ma son riescite più sottili, senza perdere per questo il loro pregio commerciale.

Nelle falde completamente boscate, dopo opportuno espurgo delle latifoglie, le piantagioni regolari sia dell'abete che del larice si son fatte collocando le postime a m. 1 ad 1.20 fra loro, nelle irregolari a distanze varie e sempre superiori.

I larici si sono piantati solitamente nella seconda metà di ottobre fino al sopraggiungere dei geli e le operazioni vennero riprese in primavera dopo sgelato il terreno; però se la piantagione autunnale diede buon esito, specie quando fatta con tempo umido, quella primaverile non riuscì tale, specialmente quando il terreno si mantenne gelato sin oltre la metà di aprile. Nei prati sfaldativi, dopo 6 o 7 anni dall'impianto, i larici vennero sramati sino a due terzi di altezza, e tale operazione venne ripetuta ogni due o tre anni sino a che raggiunsero l'altezza di 12 metri, eseguendo quest'opera sempre nel mese di marzo. Ciò ha consentito di continuare lo sfalcio dell'erba per oltre 20 anni, sfalcio che in molti siti continua ancora a seconda della densità delle piante e della esposizione del terreno.

Giusta i dettami del Cav. Toscano, la piantagione è stata fatta in modo semplicissimo. Un operaio con un tridente sollevava la zolla erbosa, smuoveva il terreno di sotto e vi collocava la pianticella di larice distendendone le radici che copriva tosto con terra minuta, indi rimetteva la zolla comprimendola fortemente col tallone. Un ragazzo lo seguiva conficcando nel terreno accanto alla piantina un paletto di sostegno, servente anche contro il peso della neve e di direzione ai falciatori in occasione del taglio dell'erba. A questo modo un operaio con un ragazzo piantarono comodamente circa 200 larici al giorno.

Nelle plaghe di terreno più o meno boscato, ma con piante di faggi ed altre latifoglie di scarso reddito, venne intrapresa un'opera di espurgo e di estirpazione graduale delle stesse con corrispondente loro sostituzione mediante altre di abete e di larice di gran lunga più rimunerative, attendendo per più anni al taglio dei rampolli che le prime davano dal ceppo, così da scongiurare che le giovani resinose restassero aduggiate dall'abbondante fogliarne delle latifoglie, più pronte delle altre a crescere e perciò tendenti a soverchiarle; e tali operazioni vennero eseguite a più riprese a seconda delle varie circostanze e con tatto e prudenza tanto maggiori quanto più manifesto si presentava il pericolo di frane e smottamenti, così che alcuno di questi ebbe mai a verificarsi a causa delle operazioni medesime.

Oltre alle piantagioni di larice puro nella massima parte dei prati, oltre a quelle miste di larice ed abete in altra minor parte, furono curati impianti sia di resinoso sia di latifoglio sulle pendici friabili e franose, sui lembi dei rivi e torrenti, ovunque interessava di rinsaldare il terreno e di proteggerlo contro l'azione degradante degli elementi, presidiando eziandio con palizzate alcuni punti ove la minaccia di scoscendimenti era maggiore e completando la difesa con opere di sistemazione nei rughi, quali briglie in sasso ed in legname.

Così queste opere razionalmente collegate alle piantagioni vennero a costituire un insieme armonico che assicura piene ed intere le finalità fisiche ed economiche della sistemazione.

Alquanto diverso si presentava il problema nell'alto bacino della Pesarina, cioè nella montagna Rioda, e differenti perciò furono quivi i criteri direttivi e difforme lo sviluppo delle operazioni.

Queste ebbero per obbiettivo tutta la falda del monte Rioda volgente a N. O., dai brevissimi piani pascolivi sottostanti alla vetta sino in basso nel letto del torrente Ongara, per una lunghezza cioè di 3 Km. ed una larghezza da 500 a 800 metri ; ad una altitudine da 1300 a 1700 s. l. m.

Una operazione di espurgo del faggio era stata fatta ancora nel 1836, e tosto si propagò l'abete ed il larice, ma la omissione delle cure dirette a combattere il latifoglio per la riuscita del resinoso portò alla conseguenza che il faggio in pochi anni riacquistò il sopravvento e minacciava di soperchiare e soffocare con un generale aduggiamento tutte le piante resinose.

Fu perciò che poco dopo il 1860 vennero nuovamente intraprese le operazioni di trasformazione della faggeta in abetaia e per più anni di seguito vennero poi estese le cure volute per assicurare la completa riuscita del larice e dell' abete, che per tal modo crebbero rigogliosi, cosicché ora la falda del monte Rioda dal basso fin quasi alla cima è rivestita di piante resinose di mirabile bellezza.

Nel corso delle operazioni, vicende avverse non mancarono per certo, specialmente per quanto riguarda il larice. Talvolta primavere ed estati molto asciutti fecero perire in numero notevole le piantine; falciatori malpratici ne recisero e ne offesero in numero notevole ove l'erba alta le nascondeva alla vista; le capre lasciate spesso senza custodia s'introdussero talvolta nelle piantagioni cimando le piantine e rodendone il fusto; le nevi qualche inverno pesarono di troppo sulle piantine, specie sui margini dei fondi, e ciò con danno non solo, ma con infinita tristezza del selvicultore. Per tutte queste cause avverse, fra il primo e il terzo anno dell'impianto, circa metà delle postime piantate andò perduta, ma si provvide sempre alla loro sostituzione nell'anno susseguente.

Le colture forestali istituite dal Cav. Micoli-Toscano, quali sopraaccennate, sono svariate a seconda della ubicazione dei terreni, della loro natura, della loro esposizione ed a seconda di particolari e specifiche circostanze. Esse possono qualificarsi :

  • piantagioni di abete regolari (a filari)
  •           »            »      irregolari
  •           »      di larice regolari (a filari)
  •           »            »      irregolari
  •          »             »      ed abete regolari su prato
  •          »             »             »      irregolari     »
  •          »             »             »      sopra faggio
  •          »        di quercia
  •         »         di larice ed abete regolari su pascoli
  •         »             »              »      irregolari       »

Il seguente quadro riassume per sommi capi le colture fo­restali con indicazione dei principali elementi delle medesime.

RIASSUNTO DELLE PIANTAGIONI ESEGUITE

RIASSUNTO DELLE PIANTAGIONI ESEGUITE
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