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I risultati delle opere

Da un esame dei terreni si rileva che nei prati piantati a larice questi si contano in numero di 150 a 200 circa per ogni 1000 mq., occupano cioè mq. 5 a 7 per ciascuno; nei prati piantati ad abeti questi si contano in numero di 100 a 150 circa per ogni 1000 mq., occupano cioè da 10 a 12 mq. per ciascuno; nei prati piantati ad essenza mista di larice e di abete questi si contano in numero di 100 circa per ogni 1000 mq., occupano cioè circa 10 mq. per ciascuno. Naturalmente ove al larice e all'abete è frammisto il faggio, come nelle falde ripide e rocciose e lungo le sponde dei torrenti, le medie preindicate si riducono a metà ed anco oltre.

Una statistica delle piante ora esistenti dà i seguenti risultati.

Statistica delle piante ora esistenti

La varietà delle altitudini a cui sono collocate le piante (da m. 450 a 800 in Ovaro e da m. 1300 a 1800 in Rioda, s. l. m.), la differenza dei terreni su cui si nutrono, le esposizioni diverse e tante altre cause, influiscono sulla durata del periodo necessario alla maturazione, che perciò varia dai 50 ai 100 anni per gli abeti e dai 70 ai 125 per i larici. Dato lo sviluppo quasi completo ormai assunto da una parte considerevole delle piantagioni e date le epoche diverse in cui vennero piantate le postime, fra breve potrà istituirsi una rotazione delle prese legnose con un periodo di circa 25 anni; e così si inizierà l'êra dei frutti, con soddisfazione più che legittima per il selvicultore, ma forse non tanto viva quanto quella provata durante le svariate operazioni da esso compiute.

Tutte le descritte piantagioni vennero eseguite fra il 1860 ed il 1884; ossia in poco più di 20 anni con costanza e con amore ammirevoli. Nei primi anni in cui il Cav. Micoli-Toscano intraprese le piantagioni di larice nei prati, incontrò la generale disapprovazione, poiché prima di Lui in Carnia, all'infuori di qualche saggio lungo il lembo dei torrenti, di fianco alle strade e per uso di siepe, non s'erano fatte. Prima d'allora come anche di poi si fece il rovescio; vi fu anzi una gara fra tutti a dissodare terreni boschivi per ridurli a prato, con quel vantaggio poi che pur tutti conoscono. S'era fatta strada perfino l'idea che le foreste resinose rendessero l'atmosfera troppo umida e fredda con danno per le colture di cereali e con perdita di erba nei prati, e si predicava di allontanare i boschi dai villaggi e dai terreni coltivati!

Le colture forestali del Cav. Toscano, mercé una direzione oculata, grazie ad una costante vigilanza e mediante continui risarcimenti, riportarono completo successo, e ben presto nel Canale di Gorto, specialmente in Comune di Ovaro, l'esempio giovò, e parecchi adottarono in seguito la nuova coltura. Si è così che molte praterie di Mione, di Muina, di Ovasta, di Comeglians, per tacere di altri siti, si ricoprirono di piante resinose, e qua e là nelle insenature del terreno, nelle falde ripide ed ombreggiate e sulle pendici scoscese apparvero macchie di abete e di larice, per modo che chi volga ora lo sguardo intorno ad Ovaro, resta compreso ed ammirato nel vedere quella conca tutta rivestita di manto selvoso e le falde tutte dei monti giudiziosamente inframezzate di prati piantati e di bosco che, con la consistenza del suolo e il buon regime delle acque, assicurano una maggiore ricchezza ai loro proprietari.

Poiché, come si è detto, oltre al sopra valore dei terreni dato dalle piante, la specializzazione ed intensificazione delle colture aumentò la produzione foraggiera, cosicché ora, malgrado l'area considerevole assegnata al bosco ed alle piante, il numero dei bovini che possono mantenersi in Ovaro è assai maggiore di quello di prima.

Alle piantagioni ed altre opere sopraccennate il Cav. Toscano ne aggiunse di altre ancora intese a migliorare i pascoli montani. Costrusse a nuovo e razionalmente i fabbricati della malga Rioda ed in questa e nelle altre di Forchia e di Palazzo restaurò i pascoli con estirpazione di cespugli, con spiegamenti, con drenaggi etc. etc. Nei pressi poi della segheria Aplis costruì difese contro il torrente Degano e creò una prateria di notevole estensione che può considerarsi un modello del genere.

Non pago di aver popolato di larici e di abeti i terreni di antica appartenenza della sua famiglia e di averli migliorati in tante maniere, il Cav. Toscano cercò l'acquisto di altri onde estendere anche su questi le colture forestali da Lui così intensamente propugnate ed adottate. Comperò così in varie riprese dal 1885 al 1900 pascoli e boschi in comuni diversi di Gorto e cioè:

Proprietà di pascoli e boschi in comuni diversi di Gorto

Non si tosto ne fu in possesso, circoscrisse il pascolo, soppresse i cespugli, espurgò il latifoglio e piantò dappertutto larici ed abeti, in modo che ora quei latifondi si distinguono dagli altri finitimi e consimili per la densità del bosco resinoso, per la uniformità della vegetazione e per l'aspetto quanto mai bello e gradevole delle falde tutte vestite del loro manto selvoso.

L'opera del Cav. Micoli-Toscano fu nota ovunque specie ai selvicultori ed alle autorità preposte a tale materia, e parole di lode e di incoraggiamento gli pervennero dal Ministero di Agricoltura e dal Comitato forestale della provincia di Udine.

Dopo naturalmente studiato il problema delle colture forestali, Egli ebbe sempre la coscienza di aver proceduto rettamente e bene, tanto nei riguardi della economia generale quanto nell'interesse suo particolare, ed apertasi nel 1884 in Torino una esposizione nazionale vi concorse dando conto dell'opera propria. La Giuria riconobbe l'alto valore delle colture forestali compiute e le apprezzò degnamente assegnandogli una delle più alte distinzioni: la medaglia d'oro. Recentemente poi la «Pro Montibus et Silvis» nella seduta consigliare del 2 Febbraio p. p. gli conferì diploma di benemerenza per i rimboschimenti da Lui eseguiti.

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