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Considerazioni

Nella relazione che il Cav. Toscano inviava alla giuria di Torino si leggono queste parole che meritano riprodotte a riprova della chiarezza dei concetti che Egli fin da allora aveva del problema forestale (che da tanti anni affatica la mente dei tecnici e degli economisti), e della visione lucida che pure aveva dei vantaggi finanziari ottenibili dalla selvicultura.

«Prescindendo dagli effetti utili delle piantagioni alpine nei riguardi tellurici ed idrografici, che paiono scopo precipuo della nuova legge forestale, al raggiungimento del quale questa industria concorre sì potentemente, se consideriamo la questione solo dal lato economico, egli è certo che se quest'industria fosse estesa generalmente nella Carnia su tutti i fondi incolti di Comuni e di privati e sui prativi tutti che fossero adatti per le piantagioni, in un periodo di 50 anni di qual tesoro non ne sarebbe arricchito il paese? e come meglio si potrebbe provvedere per assicurarsi la consistenza del suolo e regolare il corso delle acque se non coll'estendere le piantagioni non solo nelle località minaccianti frane, ma bensì lungo interi versanti di montagne?
Se non si sviluppa l'amore alla selvicoltura nei paesi ad essa acconci, da qui a mezzo secolo, quando altri più estesi dilapidamenti di foreste saranno compiuti, il legname che è pur necessario per tante applicazioni diventerà un oggetto di lusso con grave danno di tutti.»

Sante parole, ma che in Carnia caddero nel vuoto, dacché, a parte l'opera dello Stato nella valle del Tagliamento, pur troppo non sempre felice, ed a parte qualche timido tentativo di piantagioni eseguite qua e là senza radicata convinzione, senza direttiva razionale, senza ombra di costanza, poco, assai poco, per non dir nulla, si è fatto in materia di colture forestali. Ahimè! l'opera del Cav. Micoli-Toscano è rimasta ancora altrettanto splendida quanto unica in Carnia.

I Comuni, i Consorzi ed i grandi possidenti non hanno mai posto mente al bisogno ed all'utilità della coltura del bosco.

Pur troppo manca in generale ogni nozione di silvicultura e di economia silvana; non si conosce affatto la potenzialità produttiva del terreno montuoso, la virtù rimuneratrice del bosco, quando sia piantato, invigilato e governato, e quando sia considerato e venga trattato come una vera coltura.

Purtroppo tesori ingenti vanno perduti per una colpevole trascuranza, per un vero abbandono in cui si lasciano estesissimi patrimoni boschivi e vastissime plaghe di terreni incolti, spogli di piante, maltrattati dagli elementi, dagli animali e dall'uomo! Purtroppo seguendo una teorica che appellano economia, essi fanno ogni sforzo e cercano ogni espediente per non spendere, credendo così di far del bene e, come essi dicono, di risparmiare, e non si accorgono che questo è il vero modo, il mezzo più adatto per diventare ogni giorno più poveri. In mezzo a un mondo e in epoca in cui tutto e tutti s'adoprano febbrilmente a sviluppare ogni energia, a moltiplicare ed a perfezionare i mezzi di produzione, ad aumentare quest'ultima per aumentare con essa la ricchezza ed il benessere nazionale, in mezzo a questo mondo ed in quest'epoca, essi credono di ben amministrare il patrimonio forestale risparmiando, ovverosia non spendendo in esso, sfruttando in una parola quello che madre natura dà da sola anzi quello che rimane nei boschi dalla furia degli elementi infrenati, dalle insidie di animali piccoli e grandi e dalle malversazioni dell'uomo. Essi fan opera non dissimile da quella del barbaro: spogliano la terra e poi l'abbandonano.

Se il Cav. Toscano non avesse dispendiato quel che dispendiò nelle sue colture forestali, avrebbe egli ora quelle centinaia di migliaia di larici e di abeti, il cui valore supera ora e di molto quello stesso del terreno su cui sorgono? E quando Comuni e Consorzi avranno risparmiato, risparmiato e risparmiato, cosa avranno ottenuto con ciò da qui a qualche decennio? Non ci s'inganna dicendo che alla fine essi stringeranno non altro che un pugno di mosche, e così, anziché trovarsi alla pari con gli altri nel campo del lavoro e sul mercato dei prodotti, rimarranno in coda a tutti, carichi di ignoranza e pieni di miseria.

Fortunata la Carnia se invece di dilaniarsi in sterili competizioni, invece di esaurirsi in liti inconsulte, invece di versare le sue energie all'estero, avesse profuso le sue cure e dispendiato un po' di danaro nei suoi boschi, nei suoi pascoli, nei suoi prati; quanto più ricca, quanto più bella, quanto migliore sarebbe ella oggidì.

Fortunata la Carnia se al governo della pubblica cosa fossero stati preposti uomini dai propositi e dal valore del Cav. Micoli-Toscano. Ella sarebbe oggi ben altra! Certamente a milioni potrebbe contarsi la sua maggior ricchezza e a centinaia di migliaia di lire le maggiori sue rendite. E valga al vero: se sopra 200 ettari di bosco e 200 di prato il Cav. Micoli-Toscano ottenne quello che si è più sopra spiegato, seguendo il suo esempio, cosa avrebbe potuto ottenere la Carnia che conta 30.000 ettari di bosco e 20.000 di prato?

Ciò che non fu fatto può ancora farsi, e se questa memoria potrà squillare nelle valli della Carnia e risvegliare le energie assopite, oltre a tributare un omaggio alla Signora Renza, oltre a portare un nuovo conforto al Cav. Toscano, essa potrà riuscire un contributo utilissimo in prò delle colture forestali ed un incentivo giovevole all'economia rurale che ha bisogno intenso ed urgente di innovazioni e di miglioramenti.

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