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La conca di Ovaro

Ora basta; torniamo alla conca splendidissima di Ovaro ove

“Un tappeto di smeraldo
Sotto il cielo il monte par„1

Soffermiamoci e volgiamo intorno lo sguardo. Nel fondo la chiusa di Voltignacco che rinserra il bacino in cui irrompe e scroscia il Degano. Più sopra la pieve di S. Maria di Gorto, maestosa e bella, con la torre aguzza che pare un larice. Ella s'erge sul colle e domina tutto attorno l'ampia vallata, e sembrano ancelle sue Cella ed Agrons che le stanno ai piedi. Di sopra Ovasta che si dispiega a greco sulla costa del monte e sotto ad essa Luincis dalle antiche memorie. E quivi presso S. Martino, la chiesa più antica, testimone dei fasti gloriosi della valle. Più sopra, mollemente adagiata fra le pieghe del colle, Luint, che si asconde fra i boschetti di larice e le macchie di abete, e più sopra ancora Mione, da cui si ammira tutta la valle, da S. Giorgio al colle di Muina, da Agrons a Clavais, ed ovunque l'occhio si posi, lo sguardo riposa sui ripiani variegati che sembrano le onde burrascose di un mare verdastro.

Alziamo gli occhi. Ecco la cornice del quadro. A manca il passo profondo del Volaja e la vetta superba e prettamente dolomitica del Coglians, come gemma splendente sotto un velo nevoso, e i pascoli ubertosi di Crostis e di Taront. Di contro le cime di Tamai e dell'Arvenis degradanti bellamente in prati e in boschi sin presso ai villaggi. A destra le propaggini selvose scendenti all'altopiano di Lauco. A tergo la valle della Miozza, il ciglione delle Navarze e il Col Gentile, dalla cima ricurva come il corno dogale. E in mezzo al pianoro, troneggiante fra le casette di Mione, il palazzo Toscano, che si estolle semplice e grandioso

“Tra il profumo degli abeti
Ed il balsamo dei fior„2

Egli è tutto un poema di bellezza che ricolma l'animo di una letizia delicata ed indimenticabile.

A colorire questo panorama incantevole concorse anche la mente e la mano del Cav. Luigi Micoli-Toscano. Iddio voglia che Egli possa rimirarlo ancora a lungo. Egli lo merita. Tutti glielo augurano di vero cuore.

Tolmezzo, Agosto 1912.

Giuseppe Marchi


  1. In Carnia, Poesie di Giosuè Carducci, Bologna N. Zanichelli 1909. 

  2. ibidem. 

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