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2.

Del resto da codesti archivii di sacrestia non c'è a dir vero da poter ritrarre altro profitto, né lusingarsi che ne rispecchino le vicende dell’epoca, né i costumi e le abitudini della vita intima degli abitanti. La maggiore dovizia è quella de’ nomi, — nomi di chiese, nomi di villaggi, e di persone, di camerari, di preti officianti: di alcune famiglie, di contraenti, di benefattori, di notai roganti, nonché dei villaggi, e dei terreni contrattati o dati a cauzione ad pias causas.

Passando a rassegna la lista di quei nomi, ne occorre di riscontrarvi prima di tutto che fra’ luoghi abitati d’allora parecchi subirono delle trasformazioni: lasciamo stare Ambuluzza, antico villaggio che avrebbe per base la sola tradizione, ci rimangono Prencis e Tavosco, villaggi abbandonati, e Canfinello, Ambladisa, Rivinalio, Cuzinalia, e forse qualche altro, non villaggi ma semplici casali, rimasti assorbiti dalle ville contermini, epperò dimenticati.

Delle chiese attuali di Gorto se ne trovano ricordate parecchie; di alcune altre se ne presume già l’esistenza dai nomi dei titolari ormai usati dagli abitanti.

  • In un testamento del 1305 in favore della Pieve si trova fatta allusione eziandio — aliarum Capellarum ad eandem Plebem subditarum, — citandone poi per nome soltanto quelle di s. Vigilio d’Ovaro e di s. Giorgio di Calgareto.
  • Nel 1310 fa capolino s. Stefano di Cella,
  • nel 1316 s. Martino al ponte,
  • nel 1319 s. Lorenzo di Clavais,
  • nel 1322 s. Croce di Luincis, s. Canciano di Prato, s. Giacomo di Rigolato,
  • nel 1323 s. Matteo di Monajo,
  • nel 1327 s. Odorico d’Ovasta,
  • nel 1333 s. Andrea di Zovello,
  • nel 1335 s. Nicolò di Comeglians,
  • nel 1341 s. Tomaso di Cludini, s. Nicolò di Vuezzis, s. Michele di Collina,
  • nel 1342 s. Vito di Liariis,
  • nel 1346 s. Michele di Trava (nella Pieve d’Invillino ), s. Giacomo di Pesariis, s. Lorenzo di Forni, s. Giovanni di Frassineto;
  • poi successivamente, in epoche diverse, s. Pellegrino d’Entrampo, s. Pelagio di Muina, s. Nicolò d’Agrons che sarebbe il terzo. Ed è strana la devozione per questo santo che avevasi fin d’allora ne’ paesi nostri. Appena passata la Fella, nel primo paese di Carnia, ecco, ci si affaccia s. Nicolò d’Amaro a farci gli onori di casa: in valle di Gorto l’abbiam veduto in Agrons, a Comeglians, e a Vuezzis; in quella di s. Pietro ci abbatteremo ben quattro volte nel santo medesimo, — s. Nicolò di Alzeri ne’ pressi di Piano, — s. Nicolò di Lauzana a Paluzza, poi convertito in locale scolastico, — s. Nicolò di Ligosullo, — e s. Nicolò di Tavella a Sutrio, quest’ultimo forse introdotto negli ultimi secoli, ma gli altri tre esistevano già al cominciare del trecento.

Oltre ai nomi comuni di battesimo, tolti dai santi del calendario, come s’usa tuttora, vi troviamo mescolati non tanto di rado degli altri più o meno locali. Allora c’era l’andazzo, molto più spiccato fuori di Gorto, di appiccicare ai neonati il nome dei paesi: così sul primo ingresso di Carnia ci si abbatte in un Amarese e un Tumicino, indi all’imbocco di val di Gorto, un Avalino ed un Travano: poi lungheggiando il Degano ci avverrà d’intopparsi in un Liargiano, un Clavaiano, poi risalendo la Pesarina, un Priano, un Trujano, un Osaino. Nè v’era difetto di Toscani, giacché se ne incontrava a Comeglians, a Muina, a Ovaro, a Rudella uno che pell’appunto era figlio di ser Romano, e taluno anche a Tolmezzo: de’ Romani poi c’era la fiacca addirittura, massime nelle Cure di sopra: oltre ad uno in Agrons, e quello sporadico di Rudella ve n’era di raccolti tra Povolaro, Mieli e Tualiis, altri dispersi fra Collina, Givigliana e Ludaria, ed altri fra Zovello e Monaio: del resto lo scialacquo maggiore lo s’è fatto del nome generico, Gortano, che fu usato ed abusato un po’ da pertutto; né il vezzo limitavasi ai nomi maschili soltanto, che c’era anche nomi di donna, come Franza, Florenza, Provenza, Marchiana.

C'era peraltro anche una serie di nomi esotici, forse introdotti in paese dai primi Gismani, a cui da’ Patriarchi bavarici venne affidato il feudo di Luincis; e sono di questo stampo: — Corrado, Carismano, Ermano, Enrico, Guecello, Geroldo, Guglielmo, Norando, Valcone, Vargendo, Valtero e Varnero, che si appaiavano a maraviglia con una qualche Adeleita, o un’Amaranza, Belia, Brunissa, Cunionda, Dolza, Ellica, Galliana, Malvina, Meinarda, Palomba, Polalda, Suriana, Vinta e Valdrada: o non sembra di leggere una pagina di storia longobarda?

Qui verrebbe in taglio di stendere anche la serie di nomi dei terreni ricordati in quei documenti, ma questo saprassello di noia vuolsi risparmiarlo a chi legge, anche per non guastare un argomento, che trattato ex professo con corredo maggiore di materiali, e con sufficiente conoscenza de’ luoghi potrebbe riuscire uno studio di discreta importanza.

Quanto alla parte aneddotica, alla vita famigliare di codeste genti, passate a rassegna fin qui, da quelle aride pergamene si può espilare quasi un bel nulla. Senonché dall’incontrare ad ogni pie’ sospinto della gente che si sposta, o che emigra fuori di patria, è facile concludere che l’insufficienza dei prodotti del suolo compulsava anche in allora la gente esuberante ad esulare per vivere. E poi nel vedere così spesso i testatori chiamare le mogli o le figlie a raccogliere l’eredità, fa nascere il sospetto che la prole mascolina sia già sparita, forse nei frequenti contagi, resi più esiziali per l’igiene trasandata, pel difetto assoluto di personale sanitario, per gli abitacoli insufficienti, malsani, e mal difesi. Con questo si spiegherebbe quel frequente abbandono de’ villaggi nativi per andare a piantar sede altrove, per lo più ne’ paesi meglio locati, come Ovaro, Comeglians e Luincis che già costituivano i centri principali di attrazione, però anche spesso in paesucoli peggiori e fuor di mano, ove l’attrazione dovevano esercitarla le sposine ereditiere, che, come anche in giornata, mettevano in uzzolo anche le brigate de’ pretendenti d’allora.

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Scarica questo file (Le vecchie famiglie di Gorto.pdf)Le vecchie famiglie di Gorto[Giovanni Gortani,Tipografia de Marchi, Tolmezzo, 1898]66 Downloads
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