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3.

Prima d’avviarci con la sfilata dei capischiatta di Gorto occorre intenderci un po’. I cognomi, o nomi di famiglia, così in Carnia come in Friuli, cominciarono a diffondersi appena nel quattrocento; ond’è un affare molto arruffato quello di sbrogliarne le fila tese tra le famiglie anonime di prima per trovarci i nessi d’unione con quelle di dopo, contraddistinte coi veri cognomi, dove per quanta pratica si possa avervi, o per quanto ricco il corredo di notizie, è forza aggirarcisi pressoché sempre a tentoni.

E un altro avvertimento da premettersi è anche questo. Il Quartiere antico di Gorto, che in questo secolo fu trasformato, prima, in Cantone, e poscia in Distretto, stendevasi da Cludinico a Sappada, e da Pesariis a Zovello, mentre la giurisdizione ecclesiastica della Pieve abbracciava anche Cercivento, come sta scritto su d’una lapida nel coro di essa Pieve,

TITVLVS
PLEBIS MATRICIS
TOTIVS CANALE, SAPATÆ
ET CERCEVENTI
CELEB: DIE XV AVGVSTI

Senonché un tale Zuane Freducio, nativo di Givigliana, poi trapiantato a Vuezzis, ne rende avvertiti che il nome propriamente di Gorto ha limiti più angusti. E difatti, nel suo testamento in data del 14 gennaio 1455 nell’assegnare i confini a un suo prato ne’ pressi di Gracco, che intendeva legatare alla Pieve, lo dice situato — in loco dicto Barazeit de supra via, juxta viam per quam itur in Gorto, — quanto a dire che il Gorto d’una volta, il Gorto vero si limitava al doppio Vicariato della Pieve, cioè tanto quello a lettere Luincis, quanto quell’altro a latere Ovari, con di più la Curazia di s. Giorgio, e lì si arresta.

Ed ora incominciamo.

Cludinico.

Se n’hanno scarsissime notizie de’ suoi vecchi inquilini, che ne vengono segnalati appena al cominciare del quattrocento.

Un Giacomo da Pozzo q. Giovanni di Cludinico, nel 1419, a Comeglians, è compreso fra’ testimoni a un contratto, poscia nel 1423 è accasato a Tolmezzo; e in seguito, suo figlio Nicolò nel 1447 abitava a Ovaro, dove nel 1487 aveva fissato dimora un altro compaesano, Pietro q. Leonardo di Ruvis.

In data del 24 aprile 1540, da Udine, Madonna Tranquilla, figlia del pittore Martino da Udine, da Gian Bellino suo maestro ribattezzato pel Pellegrino, rilasciava quitanza ad un Candriella di Cludinico a saldo d’un gonfalone di seta, forse dipinto dal di lei padre per quella chiesa.

Ovaro.

L’abitato in origine v’era un po’ sparso, onde appariva quasi un complesso di villaggetti distinti, — Ovaro, Mignulesco, Rudella, a cui forse sarebbe da aggiungere qualche altro, come un Colle, un Ortal.

Da un Vargendo di Mignulesco, il quale funge da testimonio in un contratto del 1318, e da Leita sua moglie, ne sono usciti tre figli, Biagio, Jacopo e Mattia, vissuti fra il 1323 e il 1344. Ora s’avverta che proprio in questi anni, cioè nell’intervallo fra il 1326-33, un Carlavario della Torre, nipote del Patriarca Pagano, fu Gastaldo di Carnia, e che giusta in quegli anni codesto Biagio di Mignulesco fu ribattezzato per Carlavario, probabilmente per una qualche rassomiglianza di tipo, o di carattere con l’illustre Milanese.

Da Biagio Carlavaro nacque Daniele il notaio, che incontreremo più tardi (1370) col fratello Enrico a Luincis, mentre nel nido paterno di Mignulesco rimase soltanto Odorico, terzo fratello: e doveva essere suo figlio quel Nicolò q. Odorico di Mignulesco, che nel 1449 erasi stanziato in Gemona.

Codesta famiglia può dirsi la sola ancora superstite delle più vecchie d’Ovaro, essendo sparite da secoli, e già dimenticate quell’ altre dei Buinan, di Ortal, di Colle, di Piazza, Birtulini, Cumissi, Toscani, ecc.

Ma l'eccellente postura d’Ovaro, situata allo scarico di tutte le convalli di Gorto, e centro naturale di quel gruppo di sparse villette, formanti l’odierno comune, vi attirò sempre industriali e speculatori da tutte le bande. Ne accenneremo alquanti:

  • 1345 - Venuta e Galiana, figlie di Cambiuto di Clavais,
  •  —   - Nicolino ed Enrico, figli di Filippo sarto di Comeglians,
  •  —   - Jacopo Cupolino (od anche Chapulino) del Cadore,
  • 1346 - Milurino fabro q. Zirardo di Raveo,
  • 1348 - Nicolò q. Enrico olim Mingarda d’Agrons,
  • 1392 - Nicolino q. Giacomo di Pesariis,
  •  —   - Pascolo q. Giacomo di Vuezzis,
  • 1394 - Odorlico calzolaio q. Leonardo di Timau,
  • 1420 - Comissio q. Nicolò di Piazza di Pesariis,
  •  —   - Odorlico de Verdis di Lenzone,
  •  —   - Mattia calzolaio q. Tomaso di Liariis,
  • 1447 - Nicolò da Pozzo q. Giacomo di Cludinico,
  • 1449 - Nicolò q. Giacomo fu Vidussio di Liariis.

Non siamo ancora a metà del secolo 15° e la lista è tutt’altro che finita!

Chialina.

Fra’ vecchi abitatori, diremo così, originari, oltre ai Falchitini, ai di Corte, e Verdis o Virdisio, va ricordato un Vezillo qualunque, dal cui testamento raccogliesi che la moglie s’appellava Fiorenza, e della numerosa figliolanza sono distinti tre soli per nome, Candida, Jacopo e Nicolò. Non lo possiamo asserire, ma non è nemmeno improbabile che un qualche rampollo di questa famiglia siasi infiltrato ne’ Fiorenzis di Luincis.

Uno dei Falchitini, Daniele q. Leonardo, che vivea nel 1401, avendo concessa una figliuola per moglie a ser Nicolò de’ Biagii di Liariis, ed accoltolo in casa, questi vi prese nome dalla località dove abitava, e diventò così capostipite dei da Prato di Chialina.

Lenzone.

Nel trecento v’erano in fiore i Solari, i Luciani, i Dotti, i Gusilutta, più tardi i Culini, i Badaldini, i Buldon, i Miraj ed i Moretti.

Nicolò q. altro Nicolò Coglasino che da Lenzone passò a Majaso nel 1404, potrebbe essere anche un antenato dei Coassini di Gradisca, stanteché altre genti sciamarono da Majaso in tempi diversi, fra’ quali i Verzegnassi, i Michieli, i Poiani ed i Cecchini, tuttora fiorenti sulle Basse di Palma.

Verso il 1409 incontrasi a Lenzone Daniele Pirlura q. Liargiano di Liariis; indi nel 1433 anche Jacopo q. Varnero, uno de’ profughi misteriosi di Prencis.

Liariis.

Nel trecento vi si avvicendarono i Mazoculi, i Moraldoni, Nigrulini, da Ponto, Tafanelli e Zutisin che erano soprannomi personali, più che cognomi di famiglia, e così questi altri nel secolo appresso, Bruschittini, Flumiani, Pertani, d’Ariis, di Lunis; i Crosilla ed i Misdariis vi comparvero più tardi.

Era figlio d’Amarlico di Liariis quel Liargiano padre di Daniele Pirlure che trovammo a Lenzone; invece vi arrivò dal Canale di s. Pietro un altro Amarlico q. Jaconino di Radina (Piano), il quale avendo sposata Giacoma del fu Daniele Lenardini, piantò stanza a Liariis in casa sua.

Clavais.

Per tutto il secolo 14° è assai difficile identificarsi per nome neppur una famiglia: vi troveremo un Odorlico di Selva, un Cunulino, un altro Odorlico q. Merulo, un Miculo q. Ligatto, ed un tal Pietro, uno sventato dissipatore, che incontreremo a Tualiis più tardi.

Per un certo periodo vi spicca una famiglia e nomata di Ambladisa dalla località che abitava; poi verso il 1420 cominciano ad emergere Fedele q. Candidussio, Daniele q. Leonardo d’Orlando, Cristoforo detto Stolfo, Mattia q. Stefano detto Savio. Un Leonardo q. Candido di Clavais che nel 1502 incontriamo a Paularo come Sindico del paese, in attrito col suo Curato, devesi considerare come stipite dei Gortani d’Incarojo, da cui derivano anche gli altri di Malborghetto. Del resto la popolazione di Clavais fu messa a dura prova dai ripetuti incendii. Uno ne sofferse per la caduta d’una folgore nel 1583; un altro del 1630, da cui non s’era riavuta per anco, che si ebbe a subire un terzo nel 1632, onde la più parte degli abitanti posero in vendita gli avanzi de’ lor beni e abbandonarono il paese per sempre.

Un prato — in pertinentiis de Clavaijs, in loco dicto in Grignis, — può darsi che abbia imposto il nome ai de Crignis di Monajo: ma quello ch’è sicuro invece è che un Gualtero q. Nicolò di Zovello v’importò sino dal 1420 il soprannome dei de Colle a Clavais, e che Leonardo d’Ariis, piantatosi a Clavais nel 1483, era figlio del fu Nicolò Pustetto di Ravascleto.

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