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4.

Comeglians.

Anche questa borgata per la sua giacitura bene scelta, era destinata ad essere il punto di convegno per tutte le villette circostanti, una piazza d’affari, uno scalo di scambio e di rifornimento pei valligiani dell’alto Degano, compresa Sappada con tutto il Comelico, ove non era praticabile la naturale discesa da s. Stefano a Gogna per la via della Valle, per cui tutti dovevano far capo ad Udine onde esitarvi le lor derrate, e provvedervi di granaglie e di vini.

Fra le vecchie famiglie di Comeglians sarebbe da annoverarsi quella di Enrico Fantulutto, rappresentata già nel 1308 dai figliuoli Matteo e Toscano: di quello si trovano menzionati i figli Spinello (1316), e Fulchero (1337), di questo, Franza sua moglie, Enrico e Francesco lor figli (1335).

Anche di Pietro Fabro possiamo seguire la discendenza per breve tratto, anch’esso vissuto, col fratello Tomaso, dal 1308 al 1335, si ebbe per figlio Odorlico (1345), e questi a sua volta Pietro e Leonardo (1394), entrambi già morti nel 1421, questo lasciando un figlio Zuane di nome, che fu notajo, quello la moglie soltanto, Pellegrina di Luincis, la quale, perduto il marito, tornò a finire i suoi giorni dove era nata; e quivi, con codicillo del dì 12 gennajo 1422 istituiva erede la sua nipote Margarita, del fu Francesco della Pietra di Calgareto.

Un altro de’ vecchi nodari di Comeglians fu un tale Odorlico (1390) figlio d’un sarto, nomato Diolajuto q. Cumussio o Chiamucino (1345-48). Un terzo nodaro nel 1418 fu anche Antonio, figlio d’un Daniele piovuto dal cielo: e questo serva a far prova quanto difficile sia lo sbrogliare le genealogie delle antiche casate dei nostri paesi.

Di nuovi inquilini non ci fu penuria nemmeno a Comeglians.

Da Clavais vi si trasferì nel 1378 un tale Nicolino q. Filipusio; più tardi un Pietro q. Vorlico, che anzi nel 1390 vi fece testamento: e per ultimo Odorico q. Tomasino, anch’esso di Clavais, nel 1419.

Dipoi ci vennero da Entrampo, fra il 1418-75, Giacomo q. Pellegrino, e Daniele Franceschi.

Calgareto, Runchia.

S’è accennato qui sopra a un Francesco della Pietra di Calgareto, che doveva quindi essere la culla di quella stirpe dipoi diffusa a Zovello e a Cercivento. Ora s’aggiunga che sino dal 1455 erano discesi da Valpiceto per abitarvi due figli d’un Leonardo q. Valtero, nomati Odorico e Nicolò.

Riguardo a Runchia, quando s’è detto che nel medio evo il monaco di s. Giorgio era un altro Nicolò q. Gortano o Gortanusso di Runchia, che aveva un figlio di nome Leonardo, s’è vuotato il sacco di tutta la scienza.

Povolaro.

Per tutto il trecento nemmeno quivi ci avviene di scoprire le radici di vecchie famiglie, che per lo più assumevano il nome dalle località abitate. Tali sarebbero — Antonio figlio di Nicolò di Tavosco (1341), e in seguito Enrico, poi Candido Bilisotto, Gasparo q. Zuane, Giacomo e Nicolò q. Leonardo; — poi c’è Vidone, e Nicolò suo figlio di Rivinalio, Nicolò q. Gusetto di Cuzinaglia, Mattia di Baiarzo, Zuane di Qual, i da Pozzo, i Monco, i Candussi, i Culinassi ecc.

Da un Romano di Qual, vissuto sulla fine del 14° secolo, nacque Leonardo (1449) i di cui figli assunsero l’appellativo da Pozzo, e furono Daniele rimasto a Povolaro, e Giacomo trasferito a Rigolato.

Eredi d’Antonio e di Nicolò q. Odorico folladore di Povolaro (1439) sarebbero rimasti Leonardo ed Enrico di Chiout del luogo stesso, i quali avevano i lor possessi in Valle di Qual e in Ravinalio.

I Monco si ritengono discesi da un Gian Pietro (1429) padre di Daniele e di Candido, dal quale Candido uscirono Giovanni e Odorico. Recarono qualche splendore a questa famiglia i notai e gli ecclesiastici che ne uscirono, uno de’ quali, Don Biagio, nei 1620 fu Curato a Monaio, e poi dal 1635 Vicario a s. Giorgio

Dei primi Culinassi conosciamo Odorico, venuto da Collina a Povolaro per lavorarvi un maso di Nicolò di Maranzanis, indi passato a Tomaso Merlino di Tualiis che finì per cederlo al suo colono Odorico, da cui passò nel 1441 ai figli Giovanni e Nicolò.

I Candussi, al vedere, pigliarono le mosse da un Candido, vissuto facendo il calzolajo prima del 1450, a cui successe Pietro suo figlio, calzolajo lui pure (1471). Un Nicolò Candussio di Povolaro, domiciliato in Arta nel 1541 fu il caposchiatta dei Gortani di Cabia.

Maranzanis.

Pietro nomato Ristizuco (1308), Nicolino q. Enrico (1401) e Daniele suo figlio che faceva il legnajuolo (1418), indi Giacomo e Leonardo q. Candussio Blaviino (1447-61) è tutto il personale degli originarj che si conoscano in Maranzanis. Possiamo aggiungervi come ascitizio un tale Odorlico q. Francesco di Entrampo, che vi avea piantato dimora nel 1?48.

Tualiis.

Omettiamo Mieli e Nojareto, non avendo sottomano pressoché nulla da esporre; sostiamo a Tualiis un istante, ove troveremo un po’ meglio da occuparci.

Il mese di giugno del 1374 i Camerari della Pieve di s. Maria e della chiesa di s. Giorgio recaronsi in Friuli dai nobili signori Simone e Gian Enrico di Prampero, zio e nipote, per indurli a riconoscere certi censi dovuti alle loro chiese in virtù di legati istituiti nel novembre 1321 da ser Tomasino di Tualiis, ed anche da madonna Ellica moglie del fu Valtero di Luincis. Codesti oneri erano passati al cavaliere Ermanno di Carnia, e siccome la di lui eredità era stata devoluta ai Di Prampero, così anche gli oneri dovevano essere a loro carico, al che entrambi si sottomisero senza ostacoli di sorte.

Codesti incliti parentadi lasciano intravvedere che a Tualiis fino dal principio del secolo 14°, c’ era qualche famiglia facoltosa, che s’appellava, come la gente blasonata, semplicemente di Tualiis.

E così nel 24 marzo 1271, un ser Francesco q. Giovanni di Tualiis, sentendosi prossimo alla morte, profonde largamente dei legati a parecchie delle chiese di Gorto, e due settimine generose all’anno in favore degli abitanti di Tualiis e Nojareto. Dipoi assegna alla figlia Adeleita, maritata a ser Pietro di Clavais i terreni del di lei marito che avea dovuto ricuperare, nonché una certa somma mutuata al medesimo, e assicurata sulle montagne di Volaja e Valentina, ed un’altra in aggiunta onde possa riscattare certe campagne da un tal Zuane q. Gualtero, con di più un maso in villa di Grach, e nient’altro! Fatti quindi degl’altri assegni a Madonna Pellegrina sua moglie, di tutto il resto di sua facoltà lasciava erede universale l’altra figliuola Candida, nubile ancora, ma dopo tre settimane anche la Candida faceva testamento, trasmettendo all’Adeleita sorella l’intiera eredità.

Ora la prima famiglia che sullo spirare del trecento si conosca di nome è quella di Macillis, che perdurava eziandio nel secolo seguente, in cui veggonsi emergere anche i Zambiglini, i Bevorchia, e sopratutto i Merlini, forse i più diffusi fra gli abitanti di Tualiis.

Entrampo.

Degli antichi capifamiglia, presunti originari del paese, il più antico sarebbe Odorico detto Bucussio di Canfinello, menzionati sino dall’anno 1308, morto già nel 1323 tanto lui che la moglie Sofia, nonché uno dei figli Guargendo, lasciandone superstiti altri due, Candido e Varnero. Un figlio di Candido, Odorico detto Gransel nel 1368 dimorava a Entrampo.

Contemporaneo con questo v’era un altro Odorico o Durigusso che faceva il calzolaio.

Nicolò q. Stefano viveva a Entrampo nel 1379; da lui nacque Clavajano (1422), padre a sua volta d’altro Stefano cognominato Fenon (1461), nome rimasto alla famiglia, i cui rampolli vi durano tuttora.

Figlio d’uno o dell’altro Odorico era anche Pellegrino, detto Misino, che si presenta la prima volta nel 1421, ed era ancora in vita nel 1452, dalla cui progenie, sempre in aumento, c’è frequente il ricordo per tutto quel secolo: tra gl’altri va notato Giacomo q. Pellegrino che avea piantato casa a Comeglians, e un Antonio Pellegrino q. Odorico, il quale nel 1496 abitava in Cormons. D’un Candussio q. Filippo d’Entrampo, che nel 1420 abitava a Clavais, non se ne conosce altro che il nome.

A codesti presunti indigeni aggiungiamo ora gli avventizi. E per primo un Miculo o Nicolò di Pieria, che nel 1345 acquistava un maso a Entrampo: — dipoi Nicolino q. Leonardo di Plait di Pesariis piantatosi in Entrampo col fratello Martino (1392); anzi questi morendo nel 1429 vi lasciava due figlie sole, essendogli premorto l’unico figlio Amedeo: — e un Verniero q. Tomaso di Prico, che in memoria del luogo d’origine impose a un figliuolo il nome di Priano (1429).

Vi andrebbero aggiunti questi altri; un altro Clavaiano q. Odorico di Stallis di Monaio (1439), e un tale Jacopo q. Giorgio o de’ Giorgi di Muina, domiciliato a Entrampo già sin dal 1495.

I Longo di Entrampo derivano forse dalla progenie di Zuane Longo che viveva a Luincis verso il 1420.

Luincis.

Se ci fosse concesso risalire alle origini dei feudi di Gismania disseminati per le vallate di Carnia, forse ne sarebbe dato di scorgere come il villaggio di Luincis, tutto feudale, fosse stato investito a una sola famiglia: senonché con gli scarsi elementi che ci restano, anteriori al trecento, è impossibile chiarire chi fossero quei primi gismani, e quanti fossero, né donde né quando siano venuti.

Certo è che, sino dal 1311, uno de’ suoi rami, il principale, avea già piantato stanza a Udine, ed è quello d’onde ne uscì Ermanno, il giustiziato del 1351, la di cui eredità la raccolse una di lui figlia maritata a Ulvino di Prampero. Altro de’ suoi rampolli passò a Tarcento, un terzo a Susans, un quarto a Osoppo, e tutto questo fra il 1338 e il 55.

Ora i vuoti lasciativi li vennero colmando a usura i nuovi arrivati.

Se Cosetto Vendramino di Luincis s’avventurò a piantar casa in Ovaro (1346) anche ser Daniele Carlevaris di rimpatto trovò opportuno di trasferire il suo studio di Notaio da Ovaro a Luincis (1370), ove poco dopo lo seguì eziandio il fratello Enrico.

Nel 1370 vennero a piantarsi in Luincis Mattiusso q. Nicolò di Truia insieme coi figli Candussio e Giacomo, — e Stefano detto Treffa q. Cumissio d’Ovasta; nel 1390 Pietro q. Odorico fabro di Comeglians; nel 1410 Jacunutto q. Paolo, — nonché un Nicolò q. altro Nicolò, entrambi d’Ovasta; nel 1447 Zuane q. Gortano fu Odorico Lenan di Ludaria, — e Martino Bariglario di Ovasta; finalmente, per tagliar corto, nel 1449 vi comparisce la prima volta Antonio di Fiorenza q. Nicolò che ne fa ricordare la Fiorenza incontrata a Chialina.

Ovasta.

Sorvolando tre quattro famigliole che si affacciano per breve tratto sulla prima metà del trecento in Ovasta, per tosto ecclissarsi, possiamo fare la prima sosta con Pascolo Picotti q. Pietro, il quale assisteva in Luincis nel 1370 al testamento di Stefano Treffa suo compaesano: notiamo di passaggio che in quel testamento s’accenna di un campo in Agarinis e d’un Maso Beorchia nella tavella d' Ovasta. Lo stesso Pascolo Picotti faceva testamento alla sua volta nel 1381, ed anzi non avendo figli proprii, istituiva erede un figlio del proprio fratello Giacomo, di nome Pietro, da cui scaturirono tanti rampolli tuttor viventi.

Nel 1416 vi fa atto di presenza così di volo un Tiliusso calzolaio q. Giacomo, da cui dev’essere discesa la famiglia nomata della Tiliotta.

Nel 1433 Nicolò d’Agarinis, figlio del fu Nicolò di Sostaso, accasato in Ovasta, abbandonava il nuovo suo nido per discendere a Cella.

Nel 1443 Francesco q. Tomaso, o Timeo, d’Ovasta era passato a Mione.

Nel 1446 vi sono ricordati Zuane della Maestra, e Odorico Bariglario, un di cui figlio o fratello, Martino l’anno appresso lo si trova a Luincis.

Nei 1449 un Leonardo q. Stefano di Punins, e un Giacomo q. Drico (Odorico) sono rampolli anch’essi di famiglie diverse.

Nel 1450 vediamo scaturire tre fratelli figli d’un Marco sconosciuto, e già sparito a quell’ora, e sono Giovanni, Antonio che avea due figli (Marco e Nicolò) e Pietro che n’ebbe un solo Giacomo, nel cui testamento s’affaccia per testimonio ser Zuane de Corte q. Antonio di Rigolato, forse fidanzato o già marito d’una delle tre figliuole eredi del testatore (1488): certo è che il de Corte fino d’allora prese stanza in Ovasta, dove visse fin al 1528, e che nella sua discendenza vedesi ripetuto il nome di Marco.

Nel 1485 era passato in Ovasta anche Pietro q. Mattiusso di Rudella; — nel 1488 v’è ricordato Biagio q. Zuane del Machin, una famiglia tuttora in vita a Pesariis, — nel 1489 Zuane Basso q. Nicolò di Luincis aveva piantato casa in Ovasta.

Mione.

I Bacinelli, gli Armanni, i Piccoli, e Miniotti sono le prime stirpi che si comincia a incontrare a Muina, a cui vengono sovrapponendosi via via, per primo, un Zuane q. Guerra di Givigliana (1348), in seguito un Timeo e un Agarinis d’Ovasta, mentre in ricambio nel 1449 un Varnerio q. Candussio andava a piantar sede a Muina, e nel 1487 un Leonardo q. Francesco era passato a Ovaro.

Luint.

Pare che vi fossero originarj i Ferrolesi o Ferrelaz, almeno sarebbe una delle famiglie più vecchie di Luint. Ne uscì madonna Candida per andar sposa verso il 1338 a Gretto Grampa di Legnidis, il caposchiatta dei Gressani (Grettiani).

Fra’ nativi potrebbero annoverarsi quei della Blasida, i de Colle, i Martini, i Morandini, i Marcuzani, a cui vennero poscia ad aggiungersi un de Franceschi ed un Gortano fu Zuane vivente nel 1421 di cui s’ignora la provenienza, de’ cui discendenti si conoscono due figli soltanto per nome Zuane e Melchiorre.

Verso il 1470 il meriga di Luint era Antonio Timeo, oriundo d’ Ovasta.

Cella.

Il più vecchio che si conosca degl’inquilini di Cella sarebbe un testatore del 1310, Stefano di nome, i di cui figli Jacopo e Vuecello fanno capolino per un momento nel 1334, poi tornano ad ecclissarsi.

Di Cella sono originari i Vidoni, la cui famiglia risale a un Jacopo e un Antonio fratelli (1421), e scende a Daniele e Nicolò, padre e figlio Vidoni, ambi nodari d’Ovaro fra il 1483 e il 1554.

Anche la famiglia dei Catani, imparentati coi precedenti, come pure quella dei Moretti contavano fra le più anziane di Cella.

Della discesa dell’Agarinis d’Ovasta s’è già detto più sopra.

Agrons.

V’era qui la residenza ordinaria del monaco o sagrestano della Pieve. — Fra gli antichi abitatori vi troviamo Pellegrino, Stefano q. Norando, forse il primo monaco conosciuto, poi due sarti, Enrico e Fiorito, dai quale Enrico discesero Nicolò detto Ferraterio, e Zuane detto Tricca, poi Romano e Varnero, e per ultimo Mingarda, madre di Enrico, il cui figlio Nicolò già lo incontrammo nel 1348 a Mignulesco. — Da Agrons è passato a Muina Vecilo q. Varnero, che vi morì nel 1338; più tardi Matteo detto Pinetto q. Geronimo venne nel 1410 da Luint ad accasarsi in Agrons, indi nel 1448 vi giunse da Pesariis un tale Francesco q. Comissio di Plait.

Muina.

Ed eccoci finalmente al termine del nostro viaggio circolare, proprio di faccia al punto di partenza: Muina difatti rimane di fronte a Cludinico, motivo per cui una testa amena si sognò d’allogare quivi l’Emonia Claudia di Plinio che sarebbe stata invece a Lubiana.

Il paese è ben locato su d’un terreno alluvionale, inclinato fra levante e mezzodì, al coperto dai venti di tramontana mercè lo sperone del Colle di Carso, sopra di cui nel 1687 venne eretta la chiesuola di s. Maria di Loreto, forse sui ruderi d’una specola o castellare romano.

L’abitato è sparso in gruppi divisi, quello di Rio, che sarebbe il principale, quello di Corva e quel di Corvetta, mentre al di sopra del paese, a mezza montagna, rimane tuttora integro ed illeso l’antico villaggio di Prencis abbandonato.

Sui primordii del trecento, dei primi abitatori di Muina non s’hanno che nomi sparsi e isolati, onde è impossibile rannodarli con sicurezza. Tali sarebbero un Vecelluto (1310), un altro Vecello, col figlio Vernero (1323), nonché un Martino di Corva a cui succede poi Domenico (1329), e più tardi, assai più tardi, Odorico (1392) e Guargendo (1420) figli d’un altro Domenico, tutti di Corva1. D’un altro Martino di Corva, che fece testamento nel 1345, la schiatta dev’essere estinta, avendone raccolto il retaggio un suo discendente di Raveo, certo Zuane Lisignul q. Leonardo: come era di Raveo un altro Zuane, suo contemporaneo, figlio di Matteo Jaconissi: che se non aveano piantato casa a Muina, ambidue vi tenevano però dei possedimenti.

Parlando di Agrons s’è accennato a un Varnero, la cui figliolanza passata a Muina, cioè Vecello, Vargendo e Toscano, nel 1346 cedeva un pezzo di terreno in Braida de Sach, lungo il Rio Ruzul, a ser Giacomo e ser Nicolò figli d’Antonio di Muina. A un secolo di distanza, nel 1433, siamo in presenza d’un altro Antonio q. Nicolò detto di Riu, che al vedere doveva essere disceso dal precedente; alquanto dopo, nel 1471 un terzo Nicolò q. Antonio. — Michulus q. Antonii q. Michuli de Muijna — che per l’appunto tiene casa a Rìu, con orto e baiarzo e due campi murati appresso2.

Nel 1420 si trasferì da Muina in Agrons un tale Odorico detto Spangher q. Giacomo, non si sa bene se derivato oppure capostipite di quelli di Voltois.

In data del 1433 c’è il testamento di ser Domenico q. Guargendo di Riu, in cui menziona la chiesa locale di s. Pelagio, la Pieve, e la chiesa della Fraterna de ss. Michele ed Elena, per cui sembra sia rimasta illesa dall’incendio della Pieve nel 1431: alle ultime due lasciò in legato una libbra di cera a stadera di ferro, da estrarsi dall’alveare che ha in casa, o dalle api date a soccida a Margherita vedova del fu Fedele di Clavais, Giacomo q. Varnero di Prencis abitante a Lenzone, ed ai figli del q. Zuane Lisignul di Raveo.

Nel 1449 un Varnero q. Candido di Mione venne quivi a stabilirsi.

Nel 1495 Jacopo q. Giorgio da Muina si trapiantò a Entrampo.

E per ultimo nel 1545 ser Vito q. Osualdo di Corvetta si collocò a Collalto.


Prima di pigliar commiato dal benevolo lettore, siami permesso di chiedere venia pei granchi presi e per le lacune non rare che vi avrà riscontrate in codest’arida e indigesta rassegna, mende dovute in buona parte alle mie scarse cognizioni locali, e al tempo limitato concessomi, locché non mi permise d’illustrare come avrei desiderato il paese d’origine de’ miei antenati.

G. GORTANI

  1. Non è ben chiaro, ma assai probabile che da codesta antica famiglia di Corva siano discesi gli attuali Spinotti di Muina. Un ramo dei medesimi, trasferitosi in Istria da forse due secoli e mezzo, ebbe ad emergere col tempo in Grisignana cosi da venirvi inscritto nel Libro a oro dei Titolati sotto l’appellativo di Corva-Spinotti

  2. Che di qua sia derivata la famiglia dei Micoli possiamo asserirlo con sicurezza sufficiente, e per andarne persuasi basterà volgere un’occhiata allo schema seguente. L’anello che vi manca è facile supplirlo. Tenendo conto del concatenamento sempre osservato degl’identici nomi.
     

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