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Capitolo IX.
Delle variate tradizioni dei villaggi sotto ad allegorici aspetti.

In quanto ai villaggi dipendenti al sumentovato comune, cioè, Collina, Collinapiccola, Sigiletto e Frasenetto, lascio le sue primitive fondazioni sotto agli auspicii delle sue dicerie proverbiali, siccomeché, le verbali tradizioni di Collina trasmesse a vicenda dagli antichi, e che oggi si vocifera comunemente, non possono servir di sprone alla sua primiera realtà, essendoché, basano sui cardini soggetti di già diventati, se non favolosi, almeno senza autenticità, né adequato alle circostanze per cui si propugna conoscere coscenziosamente.

Alcuni dicono, che certi De-Tamosis Leonardo e Giovanni, ambidue cavalieri Bergamaschi, compromessi e perseguitati dalla signoria di Milano, rifuggiavansi in quelle boscaglie, il primo nell'anno 1315, ed il secondo nel 1458, ove fabbricarono la prima abitazione.

Si ha relativamente osservato innoltre nella casa di Tamossini Pasquale, l'effigie dei due cavalieri, i quali vestono una clamide con usbergo al sistema degli antichi romani ed armano spade con turcassi e strali.

Leonardo, presenta nel suo stemma gentilizio in forma di Clipeo due leoni impennati di rosso in campo d'argento con un cervo al disopra; e Giovanni ha uno stemma a losanga con un leone di rosso in mezzo campo d'oro, ed un quarto di luna di oro nell'altra metà azzurro, figurando nei colori blazonici alquanto adulterati nel rinfrescarli la forza dei due campi.

Pasquale Tamossini uomo sessagenario asserisce, che il suo avolo ha ricevuto da' suoi antenati le due effigie, e che le conservò gelosamente a suoi posteri consanguinei come retaggio di sua prosapia Tamosis, Tamossini17.

Altri manifestano invece, che certo Barbolano Leonardo, alias centranico18, voluto doge di Venezia, privato di vista de' suoi nemici e competitori del suo alto grado, siasi, dopo aver soggiaciuto a questo inaudito castigo, ricoverato in Collina nell'anno 1100, e con ciò fa conghietturare in lui il fondatore del villaggio19.

Altri franguellano ancora, che disertori in preda ai rimorsi pei nefandi delitti commessi si abbiano portati nell'anno 1250 circa in questo villaggio sotto alla foggia di anacoreta onde espiare con austera penitenza i perpetrati delitti; quindi si vuole che abbiano fondate le prime case.

Questo ammasso di malfondate asserzioni diventono enigmatico la realtà, che senza ponderate cognizioni di vero eclitismo mal si potrebbe penetrare sotto all'involucro di tanti secoli che ricoprono talmente l'originaria sua genuinità.

Che che serve il pronosticare? in quanto a me, cedo alla profezia l'incarico di scoprire questo impenetrabile mistero e lascio parimenti a miei critici i commenti, di chiarire, se pur gli basta l'animo, tanti allegorici concetti, quanto può essere il suo ardire l'intraprendere la coltivazione di simile impresa.

Per me sta in tanto, che Sigiletto20 sia più antico di tutti, nonché di Avoltri siccome nella descrizione dell'erudito signor Bianconi, riguardo alle carniche alpi, mensiona per ben due volte gli sbandati dell'anno 118021 che scorrazzavano armata mano le adiacenze di Sigilet, i quali furono fugati nella Carinzia delle arme Aquilejenze; non so se in tutta la Carnia vi fosse un Sigilet, se mai non vi fosse in questo caso vi è motivo di credere esser il Sigiletto di Forni Avoltri.

Di Frasenetto22 nulla si racconta; tutte lo abitazioni di questo villaggio sono coperte di paglia e paretate di legnami; se disgraziatamente si appicasse un'incendio grandissimo sarebbe il danno che recarebbe agli abitanti, e con somma difficoltà ad aspegnerlo.

Non si può conoscere altro analogamente al paese di Forni-Avoltri e villaggi; e ne punto l'insigne Muratori nella sua istoria universale, il Cicconi di Udine, il Bianconi, il Traversa, ed il Grassi, fanno cenno di quanto si procura con efficacia conoscere; quantunque i loro scritti siano versati a dipingere le più oscure antichità della Carnia, menzionando tutte le epoche, vicissitudini incorse nel fuggir dei secoli, le cessazioni dei governi, delle amministrazioni, delle armi romane, dello invasioni dei Barberi, di Attila cogli Unni, dei Vandali, dei Goti, dei Visigoti, degli Ostrogoti, dei Nordici, e tanti altri Antecristi, debellatori della nostra Italia; ma Forni-Avoltri, e villaggi passano innosservati.

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