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Capitolo I.
Della strada scalabrosa che mena alla miniera, e timor panico che s’incute entrando nelle sue gallerie.

Se tu lettore saresti tanto curioso, o che ti saltasse il ticchio di pagare le tue brame col vedere la miniera di Avanza, transita per Forni, da cui dipende, passa il ponte che mette ad Avoltri, da quinci calca tosto la viuzza a destra del bivio la quale serpeggia a più riprese a fianco della montagna denominata dalla mappa corografica locale il Cadino.

A destra poi osserverai che scorre a precipizio il rio Degano che si agglomera ad altri rii al Tagliamento, avente i suoi primi raccoglimenti d'acque all’estrema regione delle vallee Fleons e Bordaglia; il muggito delle sue acque è smisurato a cagione delle sue divergenze e cadute, che man mano tenzonano colle roccie scoscese che infestono l’alveo del rio.

Questo torrente ha il suo termine a Piera-Beck, ove perviene obbliquando a destra dall'insù, ma la via che conduce alla miniera anzidetta segue percorrere a manca per un buon tratto alla montagna di cui è verbo salendo lentamente sino ad un prato di figura ovale cui versa il suo declivio su Piera-Beck, indi la strada in disamine solca a destra emergendo a fronte un semicerchio; da qui s’inoltra infra frondose foreste innalzandosi tortuosa vieppiù per l'irta costa della medesima e mette la sua situazione a ponente, laonde, si dispone in prospettiva alla prima; al vertice di questa seconda, traccia dolcemente all'ingiù fino ai così detti pestoni.

Di quivi se vuoi giungere alle gallerie ti converrà oltre camminare, e più irta troverai la via, e se ancorché non lunga, giungerai dopo un'ora di laborioso cammino in prossimità di Avanza, ove crederai sicuramente d'esserti appropinquato per l'ammasso colossale che a' tuoi occhi si presenta, ammasso che t'incute il brivido per la sua orrida positura; si discerne macigni divelti posti diagonalmente e quasi perpendicolari da lasciarti emergere il tutto una repentina caduta; altri in più dimensioni sembrano svincolarsi dalla madre situazione per piombare sul tuo capo; passa avanti sino agli stabilimenti posti sulla schiena della rocciosa e sterile montagna del minerale dove vedrai in più situazioni le entrate delle gallerie, entra in una di queste, colassù trogloditi di buona voglia ti accompagneranno con lumi occorrenti, cammina avanti lunghesso all'antro tenebroso e prosegui nella sua longitudine che coincidesi quasi colle viscere della gigantesca montagna; nell'avanzarti sentirai sovrastarti da un sudor freddo, esalazioni nitridinose e gravide d'umidità provocheranno a toglierti il ghiribizzo di giungere alla meta sua totale; prosegui coraggioso, non curare se ti drizzeranno i cappelli in testa, le goccie perenni d'acqua, coagulate dal rigido, cadenti da quell'opaca atmosfera ti faranno voglia senza meno di riedere; ma no, avanti ti dico, non essere pusillanime, calca pur la via binaria o fangosa di quell'antro cavernoso; al prossimarsi della sua estremità l'aria, che non ha il suo corso naturale, ti si accumulerà intorno a guisa ti tromba aerèa e sembrerà spalanchi le sue cento braccia come un Briareo onde accarezzarti il volto colle mani ghiacciate d'una vecchia megera nonagenaria; ritorna, se vuoi; quel fluido ariatico vorticenoso ed elastico che teco portavi fuor via ti passerà repente, e retro ti si porrà, ed eziandio parà invidioso di espellerti dal baratroso suo domicilio che ha tutta l'analogia di una bolgia infernale.

Allorché sarai giunto all’imboccatura nella quale agognasti penetrare, malgrado lo stimolo di quell'obbietto d’orrore, respirerai un'aura salubre colla giunta della luce di un bel cielo desiderata con avidità, e che poco pria ti sei privato volontariamente in quel soggiorno avernoso, dove la perseveranza degli uomini, sempre stabile nel suo intento, soltanto ha potuto penetrare, mercé assidui lavori allo scopo di scoprire minerali.

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