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Capitolo VII.
Dell'antico stato della popolazione, anagrafe, ragguaglio sistematico de' suoi governi, e sua prosperità.

Descritto quanto sopra, ora colgo il destro onde procedere con maggior chiarezza, descrivere, suddividendo lo stato moderno di Forni-Avoltri, coll'antico, prendendo per basi più acconcie le configurazioni trasmesse dall'antichità come vestigie, e scritti, i quali mezzi solo possono coadiuare perché mi metta, per così dire, sul sentiero della verità.

Forni-Avoltri, nel prisco suo stato, nel cui, il sempre docile volgo perseverante all'incarco del suo benessere rozzamente occupavasi ne' domestici travagli, le vicissitudini, le avversità, la penuria più volte ha afflitto le debili menti dei buoni alpigiani, più che più ancora adoperavasi indefesso ne' quotidiani lavori e per la mercede si ebbero profitto non tanto, ma sibbene gran copia di sudori: il desolato meschino popolo soggiaceva alla infausta sorte perigliosa della miseria.

E pure, non mai insano di quel panico languore, il quale, sagacemente, s'infiltrava nelle vil menti, ma, il buono e piccolo popolo di Forni-Avoltri sempre scevro ed inconcusso da maligno intraprendere dedicavasi ognor più al lavoro onde schermirsi dalle fauci desolatrici.

Ahi, lasso chi soccombe alla miseria o lettore!

L'opulente severo, ben lungi dall'inocuo pensare non largiva obolo al meschinello, né deplorava il mendico suo stato.

Tale era lo stato della popolazione di Forni-Avoltri, nel decadere del secolo decimo-quarto dell'era volgare; quando il governo Patriarcale d'Aquileja, informato dagli urgenti bisogni corse in soccorso per largirle più di 40 anni tutte quelle spese intestine comunali per il pubblico vantaggio; ancorché la detta popolazione era esentata altresì delle imposizioni governative delle quali la Carnia intera era esonerata.

Non però fu tale nell'aspirare il reggimento patriarcale, il quale impose al favorito comune, di Forni-Avoltri, quelle medesime spese, che credè frontare con largizioni, onde leggerirlo nel periodo di 40 anni.

Intorno all'anno 1420, avendo la Veneta repubblica preso le redini del cessato governo patriarcale, e conoscendo l'immediata necessità per il bene comune di Forni-Avoltri, confermava tutti i privilegi, ragioni, e laudibili consuetudini; così dicesi in tutta la Carnia, mercé istanza innoltrata onde essere esentata dagli aggravi imposti alle altre provincie.

Forni-Avoltri, era da considerarsi privilegiato più di ogni altro comune atteso la sua meschina località alpestre, e limitrofe al confine, e per i boschi promiscui coll'estera regione, ed ancora per la tanta sterilità e squallore della sua ineguale e sassosa periferia; la quale veniva desolata ogniqualvolta, l'abbondante pioggia faceva straripare i torrenti infestanti le poche glebe atte all'agricoltura.

Nell'anno 1451, l'anagrafe della popolazione assumava alla cifra di 510 anime; questo popolo, nell'ingolfarsi il secolo decimo-quinto industriossi alquanto, cognito vieppiù nell'ingegni mondani, e nell'agricoltura ancora, immemore della passata caristia oscillava bramoso sul cardino della desiderata prosperità, malgrado afflitto dell'impressione incancellabile per essere stato obbietto d'insulti e di umiliazione da parte della miseria, la quale quantunque da tutti ripudiata, pur tuttavia s'aggirava intorno senza mai prosperare un'era fiorente alla sociale esistenza che inamovibilmente l'attendeva; quando nell'anno 1470 circa per colmo di suo contento venne il popolo di Forni-Avoltri impiegato la più parte nel portentoso travaglio della miniera di Avanza dove si lucrava per molti anni un tozzo di pane onoratamente.

Nell'anno 1660, avendo le genti aumentate sempre più nel numero formavano per cui una popolazione di 710 anime; questa fu l'epoca veramente di Saturno, o mitologicamente parlando il secol d'oro pei buoni indigini di Forni-Avoltri, che durò sino al 1740.

Infra questo tempo chi dedicavasi ai lavori campestri, chi all'industria, chi ambulanti in patria con mestieri, chi girovaghi con arti all'estero, chi alla miniera, e chi alle carbonaje di Avoltri, tutti insomma, e simultaneamente procurarono il procacciamento di uno stato mediocre.

Per l'effetto delle carbonaie di Avoltri15, il paese gli dovrebbe essere tenutissimo, non solo perché provocò brillante e vivissimo il commercio di simil genere coll'interno; ma ancora si ha sradicato e discipato una gran quantità di terreno incolto, e coperto d'insipidi cespugli, rendendolo atto alla coltivazione, cioè, da Avoltri verso Sappada e viceversa, toccando il calce della montagna superiormente per contra sino sul versante del rio Degano, producendo fecondissimo il terreno per opera dell'attività e manutenzione del zelante contadino.

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