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Capitolo VIII.
Della cessazione dei Boschi alla repubblica, concessione gabellarie, infausta sorte degli Avoltrani, sua antichità e tradizioni verbali di Forni.

Ora avendo dovuto scansarmi da certe epoche per conseguire l'analisi dell'intrapresa produzione di materia uguale d'uopo è, mi ritragga alquanto indietro e riprendere la narrazione di altre nozioni premature alle già menzionate, e di color diverso.

Egli è quindi, che nel 1581 dietro investitura incontrata coll'Arsenale della Veneta repubblica il comune di Forni-Avoltri cedeva in virtù della convenzione al reggimento del consiglio repubblicano i catastati boschi, dei quali, ho di già accennato nel capitolo V del presente opuscolo.

Per me, ridico, (giusta alla leggente di un'antica pergamena) che la repubblica in disamine avendo di necessità detti legnami di costruzione, tantopiù, che pretendenti in quel tempo agognavano approffittarsi dei pascoli, e dei tagli dolosi altresì, credè appropriarsi delle boschive regioni onde por termine alle crisi de mantecatti speculatori; quindi, ho tutta la ragione di credere, che si avverrò la pattuita convenzione colle due parti, come si effettui negli altri comuni della Carnia, la cui discordia de' contendenti ovunque suscitava.

È pur verità, che Forni-Avoltri, sino a questi tempi ed anche più posteriori è stato esentuato da certe imposizioni, come si verifica in diversi scritti narrativi, relativamente ai foraggi; vitelli, ed ogni sorta di laticinii, sempre per l'importazione temporaria ed esportazione interna, non però per l'estera esportazione, per la qual missione pagar dovevano l'imposta gabellaria all'incaricato che resiedeva in Avoltri16.

Di Avoltri si ha letto, che nell'epoca de' suoi primi giorni venivano le poche abitazioni depredate dalle orde soldatesche di Federico Barbarossa, nel varcare che fecero le alpi per recarsi in Italia, commettendo nelle suo scorrerie grandi abigeati ed altri delitti.

Gli Avoltrani ebbero altra infelicissima sorte con le falangi Nordiche le quali si gettavano a traverso alle alpi come forsennati antropofici in traccia di preda e di sangue; quindi, questo povero villaggio soccombeva a prove novelle e nefande dell'indiavolato vandalismo.

Più si ha potuto assumere in un opuscoletto manoscritto, che ha tutta l'impronta di essere avvalorato, che mentre in Avoltri si stava a coltivare le diverse zolle di terra dei pochi abitanti, la superficie di Forni era coperta di folta boscaglia, per conseguenza si deve arguire che Avoltri è più antico da Forni da 200 anni circa.

Anche Forni bisogna giudicarlo del 1300 atteso alle sue abitazioni antiche; all'occaso del paese dove il Degano si biforca per buona posa si osservano le vestigie di antichi casamenti, dai quali è d'accordo comune, che nei tempi andati vi fossero stati, i laboratoi e forni metallurgici.

È pure tradizione verbale comune che ove attualmente si alleva la fornace, proprietario Gio. Batt. Del-Fabro vi fosso stato una Zecca nei tempi rimoti; queste dicerie sono erronee perfettamente, stanteché il piccolo paese di Forni-Avoltri, non ha mai avuto né Feudatari governanti, nè governo proprio, i quali abbiano coniato monete, è però più probabile, che nel luogo ove giace attualmente la fornace o nelle vicinanze di essa vi fosse stato un laboratojo metallurgico onde rendere maleabile i prodotti argentiferi minarologici, e che nell'andar del tempo, lo abbiano, quell'antico casamento, volgarmente epitetato Zecca; alludendo il laboratojo metallurgico qual'era realmente.

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