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II La Val del Degano

Col desiderio sempre più intenso di tentare la salita di almeno una delle vette del gruppo, e nella ferma risoluzione di non lasciar passare il 1876 senza compiere l’impresa, ebbi la fortuna di trovare a compagni il tenente cav. Angelo Segala del Distretto di Udine e i giovani conti Guido e Cesare Mantica, coi quali si fissò il convegno al 18 agosto a Villa Santina.

Ero stato dapprima incerto se attaccare il pizzo di Collina o il Coglians. Quello sapevo che era stato già salito almeno una volta, dal Mojsisovics; questo non mi era ancora noto che fosse stato salito da alcuno (solo più tardi seppi che il Grohmann l’aveva superato nel 1865): per cui avevo scelto il Coglians, quando, proprio in quei giorni, una lettera dell’ing. Luigi Pitacco venne ad avvertirmi che egli aveva asceso appunto questa vetta il 7 agosto; ma, invece di distogliermene, la sua lettera mi confermò nel progetto, tante cose mi narrava del panorama goduto da quella sommità.

Il programma naturalmente indicato per l’ascesa del Coglians era che che si movesse da Collina, si pernottasse alla casetta Moreretto, e di lì si attaccasse la vetta, mentre la discesa si poteva fare appunto per Monument e Timau o Plecken. Se si fosse trattato del pizzo Collina, sarebbe stato più opportuno partire da una di queste ultime località.

Villa Santina è posta al confluente del Degano in Tagliamento, lungo la via nazionale da Tolmezzo ad Ampezzo; mentre Collina giace in una delle vallette tributarie del suo bacino superiore. Sembrando troppo forte la distanza a percorrerla tutta in una volta, e tanto più dovendovi aggiungere il tratto da Collina a Moreretto, il giorno 18 agosto, appena ci trovammo riuniti a Villa Santina, si decise di partir subito e di portarsi in vettura a Comeglians, e ivi pernottare.

Il cielo era sereno e quindi faceva caldo, mentre si risaliva la valle; tuttavia la temperatura veniva resa sopportabile dalla brezza che anche nella valle del Degano, come in quasi tutte le vallate Carniche, nelle giornate estive soffia periodicamente dalle 9 1/2 del mattino alle 5 della sera e per la sua diuturnità ha fatto prendere una piega perenne, da valle a monte, ai pioppi che crescono lungo il greto del torrente e sui pendii che lo tengono serrato.

Qua, a momenti, io cederei al desiderio di dire qualcosa intorno a questa bellissima valle, ricca di pascoli e di foreste, e, quantunque forse un po’ stretta, pittoresca ed amena a preferenza di qualsiasi degli altri canali Camici. Ma, siccome la via lunga mi sospinge, questa volta mi do per vinto, e rimando il lettore volonteroso di saperne alcunché, al Gilbert e Churchill2 per la parte turistica, al Taramelli3 per la parte geologica, all’Arboit4 e al Valentinis5 per le memorie e per l’arte, al Cecchetti6 e al Grassi7 per la parte storica.

Però mentre il cavallo trotterellava alla meglio su per le aspre clevis (che così, con evidente ricordo del latino clivus, si chiamano in carnico i forti pendii, donde i nomi propri di Socchieve: sub clivo, di clevolis, ecc.) della via, l’occhio scorreva involontario sulla verde conca di Muina, e sulla ridente, grandiosa ed ospitale villa dei signori Toscano di Mione, e sulla pittoresca chiesa di Gorto8 da cui ha nome il canale intero, e sulla chiusa di Cludinico, oltre la quale allora si scavavano le gallerie ed ardevano le fucine delle miniere di antracite del rio Furioso.

Comeglians

Così salendo e scendendo, toccata Ovaro, Chialina e In Bauss, finalmente arrivammo a Comeglians (559 m.). Questa località ha una certa importanza per la sua postura, trovandosi quasi alla metà del canale e non lungi dallo sbocco delle due belle vallate tributarie di S. Canziano e Valcalda. V’erano allora due discrete osterie, fra le quali scegliemmo quella della signora Tavoschi, tipica per la tradizionale pulitezza carnica. Oggi le condizioni, già allora buone, degli alberghi del paese sono di molto migliorate.

Un'iscrizione romana

Appena giunti, si fece una passeggiata alla chiesa parrocchiale di S. Giorgio (649 m.), sovrastante a un’altissima rupe di calcare marmoreo del paleozoico, che scende a piombo sulla destra del Degano; postura davvero d’incomodo accesso per una parrocchia, dovendosi dal paese, oltre che ascendere quasi un centinaio di metri, passare il torrente spesso gonfio e pericoloso. Bello il panorama che di lassù presenta la valle coi suoi rivi, colle fitte e cupe abetaie, colle verdi praterie, coi numerosi paeselli dai tetti acuminati e, contro il costume carnico, coperti di embrici piatti, e quindi più pittoreschi e allegri che mai. Oltre a tutto questo, c’era anche da dare un’occhiata ad una lapide romana incastrata nel muro, a sostegno dell’angolo sud-ovest della chiesa medesima. A quell’ora, prossima all’imbrunire, non vi si potea quasi legger verbo; ma in mie vecchie note, raccolte fin dal 1873, trovo che quella era un cippo sepolcrale, che L. Virtius, L. F. Albinus, et Regia liberta Ommonta vivi fecerunt sibi suisque9. Alla scritta, che appare sul lato del mezzodì, corrisponde da quel di ponente una parca che fila. Al compianto dottore G. B. Lupieri, da Luint, che presenziò il rilievo della lapide fatto nel 1808 dal Guibert per ordine del sottoprefetto di Tolmezzo e per conto del Siauve, riescì di vedere anche le due faccie ora murate del cippo, delle quali una era liscia, ma quella a levante portava un’altra figura probabilmente simbolica, dal tempo resa fin d’allora irrilevabile.

E adesso, quale vicenda, quale volger di umane sorti avrà fatto trasportare sull’alto del ciglione, dove sorge la chiesetta di S. Giorgio, la pietra sepolcrale che si votarono Virzio, Albino e Regia liberta? e chi eran costoro? d’onde vennero? dove vissero?

La località prossima alla chiesa, a detta del dott. Lupieri e come risulta da sue note, possedute tuttora dalla famiglia Magrini di Luint, si chiamava pel passato il Ciastiellat (il Castellaccio), e non sarebbe l'unico luogo della vallata dove si sieno raccolti frammenti romani, che altre, per quanto misere, reliquie d’iscrizione vedemmo io ed altri sul selciato che mena all’antica Pieve di Santa Maria di Gorto10, ed una pur ne vide il prof. Alessandro Wolf dell’Istituto tecnico di Udine a Luint in casa Gottardis; entrambi pubblicate pochi anni or sono dal Gregorutti11.

Epperciò è lecito ritenere che val di Gorto fosse già all’epoca romana percorsa da una diramazione diretta a congiungere la grande via militare di Giulio Carnico coll’alta vallata del Piave e quindi a servire da scorciatoia per la Pusteria (Pusterthal). E forse la rupe di S. Giorgio come quelle della pieve di Gorto e di sant’Ignazio di Muina e quella d’Invillino, in quei tempi remoti, servivano da piccoli posti militari e da vedette preziose in momenti di guerra pei segnalamenti che da essi potevano scambiarsi con fumate o con fuochi.

La strada di Gorto

Per giungere a Collina, dal fondo della val del Degano, si presentano tre vie. Una move da Forni Avoltri (898 m.), vi mena in 2 ore, ed è la più facile e più breve; la seconda parte da Rigolato, è lunga 2 ore e mezza, ma esige che si pratichi un sentiero ripidissimo che, con molteplici zig zag, dal thalweg risale la costa per forse 500 m. di dislivello; l’ultima prende le mosse da Mielis, e attenendosi sempre alla montagna ne sale lentamente il pendio, e traversa bellissime praterie inclinate e fitte foreste, qui fortunatamente conservate a tutela dei fianchi assai erti, sui quali crescono. Siccome quest’ultimo e del resto comodo viottolo in breve si porta a 300 o a 400 m. sul filone della vallata, e vi si mantiene, nelle belle giornate presenta una veramente magnifica successione di scene alpine, ed io che, prima d’allora, lo aveva già percorso più volte, lo prescelsi anche in questa occasione, ancorché sapessi che a percorrerlo da Mielis vi vogliono almeno 4 ore e da Comeglians quasi 5.

Così adunque, lasciata questa ospitale borgata alle 4 1/2 ant. del 19 agosto, risalimmo pedestri, per un tratto, la strada oggidì provinciale, ma già fin dal 1762 costruita modicis sumptibus, breviori tempore, come dice Alvise Mocenigo, luogotenente veneto della Patria del Friuli, parlando di sé, nella lapide ch’egli fece modestamente scolpire in un grosso macigno all’Acquatona, presso Sappada12. Evidentemente la strada fu costruita battendo, allargando e in genere utilizzando i vecchi sentieri pedonali o mulattieri che in addietro solcavano la valle, congiungendone villaggio a villaggio, ond’è costituita da un infinito succedersi di pendìi e contro pendìi a inclinazioni fortissime e pericolose per i carriaggi.

Essa si stacca a Villa Santina dalla nazionale (che parte da Piani di Portis e per Tolmezzo, Ampezzo e il passo della Mauria va in Cadore) e per Ovaro, Comeglians, Rigolato, Forni Avoltri, Sappada e Santo Stefano si dirige al confine del monte Croce di Sesto. Sicché talvolta è chiamata strada del monte Croce, con abbreviatura equivoca, essendo due i passi del Croce, cioè quello di Sesto e quello di Timau. Strada di seconda serie, è da credere che il governo, prima di passarla definitivamente alla provincia, abbia a renderla più praticabile e più ragionevole che oggi non sia.

Da Comeglians (558 m.), allora come adesso, il viaggiatore deve ascendere suppergiù un quarto d’ora, per poi discendere e passare il rio Margò (proveniente dalla Valcalda) un 50 m. più basso, e risalire daccapo, circa 150 m., fino a Mielis di Sotto. Qui prendemmo una misura altimetrica, assumendo a capo saldo la chiesetta posta rasente la strada che ci risultò alta circa 657 m., con non trascurabile differenza dalla altitudine di 612 m. trovata dal Trinker.

E qui lasciammo la strada carreggiabile e prendemmo il sentiero, che fra i campi di granone e di canape sale a Gracco (761 m., Marinelli, Fortin). Indi per Vuezzis (901 m., Mar., Fortin) e Stalis, quest’ultimo una serie di fenili, non già un paese, erano appena le 8 1/2, e ci trovavamo a Givigliana, frazione di Rigolato, ove si fece sosta.

Givigliana

Givigliana, o, come dicono i Carnici, Giviàne, è un singolarissimo villaggio. Anzitutto passa a ragione per uno dei più alti del Friuli, trovandosi a circa 1120 m.; ma quanto apparisce più strano sta in ciò, che esso è costruito in un pendio tale che, da lungi, non si capisce proprio come possa reggersi13. Avvicinandovisi, il fenomeno si spiega; ma ciò non toglie che le case non sieno edificate in modo che dalla porta di strada talvolta si penetri addirittura nel secondo piano della casa, se si consideri la valle. Il che poi fa sì che talvolta la roccia, su cui sono, sto per dire, incollate le abitazioni, diventi parete delle stanze, senza dubbio solida e sicura dal fuoco, e talora venga utilizzata nei suoi vani e nelle sue sporgenze a guisa di serbatoio o di lare domestico.

Il Jôf di Pertighe

Tra Givigliana e Collina s’eleva il monte Pertighe, uno sprone che si spinge a occidente del monte Crostis (m. 2250 Δ) sino al confluente del rio Moreretto in Degano. Lo valica un sentiero, che, da Givigliana, mena verso greco alla casera di Plumbs, mentre la viuzza che mira a Collina e che in breve si congiunge al sentiero, che sale da Rigolato, lo gira a ponente e passa la catena per un varco alto soltanto 1213 m. (Mar., Fortin) e che prende appunto il nome di Jôf, giogo14.

Per giungervi si abbandonano i prati e si penetra nel bosco, indi si cammina per pendii ben più dolci di quelli che ci avevano condotti a Vuezzis e a Stalis.

Dal Jôf, buttando l’occhio attraverso i faggi giganti e gli abeti giganteschi, si scorge dapprima il villaggio di Sigileto, giacente sull’opposto versante, indi tutta la verde, ma ristretta valle del Moreretto, e i paesetti di Collina e di Collinetta. In alto, la vetta della Croda Bianca e le roccie acuminate del monte Volaia e del monte Canale, la fenditura del passo di monte Canale, il Judenkofel e finalmente l’imponente massa del monte Coglians.

Il sentiero indi piega a levante, seguendo il pendio settentrionale della catena del monte Pertighe ed abbassandosi fino a passare il rio Moreretto; poi si alza verso Collinetta. Nel 1876, sul rio Moreretto si stava costruendo l’attuale ponte in pietra, laddove esisteva il vecchio in legno, nella località detto Folin a mezzodì di Collinetta, e quivi in una cava da sasso, aperta appunto a motivo del ponte, si scopersero vari fossili interessanti, alcuni dei quali trovansi ora nel Gabinetto di Geologia dell’Istituto tecnico di Udine.

Salimmo a Collinetta, e, dopo breve discesa, in pochi altri minuti raggiungemmo Collina in punto a mezzodì, avendo impiegato da Comeglians 6 ore 1/2, di cui 4 1/2 di marcia effettiva.

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