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III Collina

Collina è una frazione del comune di Forni Avoltri, e nelle due borgate di Collina e Collinetta contava nel 1871 poco più di 250 abitanti, e nel 1881, come popolazione residente, suppergiù 300 abitanti. Essa giace a 1255 m. sul mare, se si prenda a considerare l’osteria di Faleschini15, e a soli 1214 se si consideri la chiesa16, mentre Collinetta è a 1205 m. sul mare. Il che fa sì che Collina sia il terzo luogo abitato del Friuli, rispetto ad elevazione, cioè segua immediatamente Sauris di sopra (1397 m. Mar., Fortin) e Latteis (ca 1290 m. Mar., aner.) frazione dello stesso comune di Sauris.

Sua postura

Il suo territorio occupa i due versanti del rio Moreretto e va innalzandosi verso tramontana fino alla Croda Bianca (2257 m.), al Volaja (2300 o 2400 m.) e al monte Canale (2556 m.), estendendosi a mezzodì la catena del Pertighe. A suo greco si deprime il passo di monte Canale o del lago di Volaja (1989 m.), al quale soprastanno le vette del Coglians (2801 m.), che mediante un contrafforte, diretto da nord a sud, si protendono a congiungersi col monte Crostis. Questo contrafforte è solcato da tre selle: la prima di Monument (2308 m.) non è praticata; la seconda, di Gola Bassa, a 2027 m., lo è di rado; la terza, di Plumbs, è la più ordinariamente frequentata. Anzi fu proprio per quest’ultimo varco che il colonnello Mensdorff, durante la tregua di Cormons, nel luglio del 1866, passò colle truppe austriache, venendo da Mauthen e dal varco del monte Croce, e mirando alle spalle dei Garibaldini campeggianti nel Cadore. Vi giunse difatti in tempo da buscarsi ai Tre Ponti una rotta tanto più vergognosa, in quanto gli fosse inflitta da volontari e giovanotti che faceano le prime armi.

La valle ha una lunghezza di poco meno che 8 chilometri, percorsi in direzione ENE-OSO e si apre in quella del Degano a circa 755 metri sul mare, presentando dalla sorgente del Moreretto alla foce la fortissima pendenza del 15 per cento, e, anche da Collina in giù, quella del 10 per cento.

A illustrazione della sua altimetria offro il seguente prospettino :

Croda Bianca, vetta a NO di Collina 2257  m.  Stur e Keil
 »  »  sella fra d.o monte e il m. Vas 1778  »  »  »
M. Canale (Seekofel) vetta occid. a N. di Collina 2365  » 1:75,000
  id.   id.   vetta orient. sovrast. al lago 2556  »    »
Passo di m. Canale o del lago di Volaja o di Collina o Wolaya Joch  1989  » Marinelli, Fortin
    »            »          » 2001  » Grohmann
    »            »          » 1997  » 1:75,000
M. Coglians a NE di Collina 2801  » Marinelli, Fortin
  »     » 2809  » Grohmann
  »     » 2799  » 1:75,000
Passo di Monument 2308  » Marinelli, Fortin
 »   Gola Bassa 2027  »  »  aner.
M. Crostis, ESE di Collina 2250  » Δ 1:86,400
  »   »    » 2233  » Pitacco, aner.
  Id.   vetta orientale 2198  »  »  »
Collina. Osteria di Giovanni Faleschini 1255  » Marinelli, Fortin
 »   Chiesa 1214  »  »    »
Collinetta. Sacello 1204  »  »    »
Sigileto. Chiesa 1121  »  »    »
Jôf del M. Pertighe. Somm. del sentiero fra Givigliana e Collina 1213  »  »    »

 

Il suolo

Il suolo, sotto il rispetto geologico, spettante senza dubbio al paleozoico, puossi dividere in due zone. A settentrione e più in alto la catena di spartiacque e i più immediati suoi contrafforti appariscono costituiti di calcari compatti e marmorei, spettanti al carbonifero superiore e che, al loro contatto colle roccie meno compatte, presentano filoni di Fahlerz, di calcopirite, di galena, di cinabro e di siderose. Da tali terreni è formata certamente la muraglia rocciosa che corre dalla Croda Bianca ai monti di Timau.

Più in basso notansi gli scisti varianti dal rosso al nero per gradazioni verdi e violette, spesso quarzosi e micacei, talvolta argillosi, di rado talcosi, ed essi costituiscono i monti di Frassineto fino al passo di Gola Bassa e tutto il bacino del rio Moreretto e la catena del Pertighe e del Crostis.

Dapprima il Taramelli inclinava ad ascrivere questa seconda zona al permiano17; ma successivi studi suoi e di altri lo trassero a riferirla a terreni più antichi, almeno siluriani e forse presiluriani18.

Però quella parte della valle su cui si trovano le campagne e i caseggiati, è tutto terreno di trasporto; con molta ragione giudicato proveniente, ad un tempo, e dalle morene depositate dal ghiacciaio, che indubbiamente doveva scendere dalla imponente massa del Coglians, e da quelle insinuate dal ghiacciaio del Degano, forse allora unito con un ramo di quello del Piave, sormontante il varco di Cima Sappada. Il Taramelli, per altro, non rinvennevi roccie palesanti relazione coi ghiacciai del Tirolo, quali ritrovansi nel bacino del Tagliamento e nell’anfiteatro morenico del Friuli.

Più tardi le acque d'ablazione dei ghiacciai sconvolsero tali masse, già per sé caotiche, e le distribuirono in varia guisa, sovente terrazzandole. E di fatto oggi il rio Moreretto e i suoi tributari vi scorrono in solchi profondi a rive bellamente terrazzate, ma qua e là anche sconciamente rotte da frane enormi e pericolose, come quella traversata dal sentiero che da Collina conduce a Sigileto. Tali frane, di fattura non antica, costituiscono una minaccia continua e crescente, se non si combatte la forza selvaggia delle acque con un lavoro pertinace e sagace.

La vegetazione è vigorosa. Il bosco, in gran parte costituito da abeti e qua e là anche da faggi, che s’attraversa andando a Collina pel giogo di Pertighe, è adesso alquanto diradato, ma presenta delle piante stupende e molto apprezzate in commercio. Esso è di proprietà di parecchi comuni consorziati della parte superiore del canale, e con un buon regime forestale in pochi anni potrebbe dare un taglio di piante superbe e rimunerare lautamente le cure prestategli. Queste poi diventano un vero dovere, anche per la necessità di sostenere il pendio del monte, qua e là minaccioso.

Del resto l’abete è quivi la pianta dominante. Rarissimi i larici e ridotti alle parti più elevate della vallata; in basso, e dopo i faggi, comuni i frassini e gli ontani, e, fra altre piante, i sorbi, che qui si chiamano, come spesso in Carnia, meless.

Abbondanti, verdi e grassi i pascoli, prima ricchezza del paese, grazie agli ottimi latticini che se ne traggono. Dal 1881 vi funziona una Latteria sociale, la cui istituzione e il cui mantenimento sono principalmente merito di quel maestro Eugenio Caneva, e che portò vantaggi importantissimi: basti dire che ha reso possibile una notevole esportazione di formaggi, mentre prima non se n’aveva neanche a sufficienza pel consumo locale.

La scarsissima campagna produce frumento, segale ed orzo, patate, canape, cavoli-cappucci, fava e rape. Già a Povolaro (ca 600 m.) presso Comeglians, avevamo lasciato le ultime viti veramente vinifere, a Mielis (650 m.) gli ultimi peschi, a Vuezzis (901 m.) gli ultimi peri, a Givigliana (1129 m.) l’ultimo melo.

Il clima

Sul clima di Collina non ho informazioni complete. Da una scorsa alle osservazioni fattevi per 15 anni nella stazione pluviometrica (fondata da me nel 1875, diretta dallo stesso maestro Caneva, e dal 1880 appartenente alla rete dello Stato), che soltanto da poco tempo è diventala anche termometrica, si può dedurre che codesto clima è piuttosto freddo, nebbioso e piovoso.

Le case di Collina sono per la maggior parte costruite in legno con un primo piano in muratura e, a motivo forse che i materiali di cotto si dovrebbero trasportare tutti a spalle, sono coperte di assicelle di legno, dette scandole, le scintule dei bassi tempi, da scindere, tagliare. La paura del fuoco, così terribile coi materiali con cui sono costruite, ha escluso da queste case l’uso dei camini, sicché il dimorare in quelle loro cucine senza versar lagrime è possibile solo a chi si adatta di starvi accoccolato, poiché il fumo si ferma nelle parti superiori.

Gli abitanti

I Collinotti, e giova aggiungere, altresì le Collinotte, sono bella gente, gagliarda, più alta di statura e di torace più rilevato, che generalmente non presenti il tipo carnico, bello per sé, ma di statura mediocre, se non bassa, di spalle quadrate, di petto largo, ma piuttosto piatto. Gli uomini, robustissimi, esercitano generalmente il mestiere del boscaiuolo, mestiere che esige muscoli e robustezza non comuni; le donne attendono ai lavori campestri ed al trasporto (da Rigolato e da Forni Avoltri) delle derrate, non bastando al loro bisogno i magri prodotti della valle.

Hanno fama di più gagliarde delle altre montanare, e infatti, senza farne gran caso e per pochi centesimi, prendono a Rigolato un 40, 45 ed anche 50 chilogrammi di grano o di sale19, e in due ore e mezzo lo portano a Collina, salendo ad un tratto i 500 metri di asprissimo sentiero, che corrono in altezza dal thalweg del Degano al Jôf di Pertighe. Non dando sufficienti redditi la valle, i Collinotti emigrano, facendo i boscaiuoli e di preferenza i merciaiuoli ambulanti.

Si cibano poi di polenta, pane, patate, fagiuoli, baccelli e latticini; ben di rado di carne. Sentono prepotente il bisogno del vino e degli alcoolici.

Il dialetto

A Collina si parla naturalmente il dialetto friulano, anzi, per meglio dire, un dialetto spettante alla varietà carnica del friulano medesimo. Peraltro voi distinguete subito il Collinotto dagli altri Carnici, prima per una speciale cantilena, che non si può riprodurre in iscritto; poi pel pronunciare che fa tutte le s fuor di misura schiacciate e striscianti; finalmente per ridurre quasi sempre in una vera u francese tutte le i, e nella lettera o quelle lettere che dai Carni si usano come a o come e. Quest’ultima caratteristica si riscontra altresì nel friulano del 1400. Un esempio varrà a darvene una meschina idea. I Carni direbbero: Sèso vignud be sol a Colìne? (Siete venuto solo a Collina?); i Collinotti: Scèso vügnud be soul a Culìno? I Carni: Vèso mangiade la polènte? (Avete mangiata la polenta?); i Collinotti: Vejo20 mangiàdo la polènto? Così a Morerèt essi chiamano Morariot ecc.

Trascrivo poi alcune voci, da me registrate nelle varie visite che feci in Collina, col loro corrispondente italiano e carnico.

Italiano Collinotto Carnico
capra ciâro ciara o ciare
sorcio da fosso pantiàno pantiàna o pantiane
scoiattolo s-giazio, pi. s-giàzios   sghirate in quasi tutta la Carnia però s-giaz e s-gìaziis a Forni Avoltri e giazie in Canal S. Canziano
lupo lùof lov o louv
coniglio cunìs cunìn
vipera vìpero vipera
merlo mièrol mierli
smagliardo sobàrd màiard
lamponi mujeirs, mujèries mujes, mujas
bacche piòrs perùz
mirtilli mòros glasimis, cernigulis
erbe, che si tagliano dopo la messe stòlo stole (Forni Av.), jarbe di ciamp
abete avedìn, piceo avedin, dana
pece pìos pès, pies
stavolo ciuòd stali, cìud o ciod (in canale del Ferro)
stanga con cui si serra il chiuso delle malghe   tresèduor, clutorìe tresidor
pietra del focolare las lars las lares
slitta juogio jòze
giogo per le mucche ciàveno ciànive
fazzoletto fazalèt fazolèt
zoccoli di legno darmedos dalmenos
sottane viestos viestes (Forni Avoltri)
burro menàdo ont, sponge
crema di latte bràmo brume, brame
sole sarièli soreli
cadere ciadìo ciadè, ciadei

 

Del resto, la terminazione in o e altre caratteristiche del Collinotto, non gli sono esclusive, ma spettano a tutti i vernacoli parlati nell’alto bacino del Degano, e precisamente nelle borgate di Avoltri, Forni Avoltri, Frassineto, Sigileto, spettanti al comune di Forni Avoltri, e in quelle di Ludaria, Rigolato, Magnanins, Valpiceto, Givigliana, Stalis, Vuezzis e Gracco, spettanti al comune di Rigolato. Ivi sentite dovunque nuo, vuo, lùor per noi, voi, loro; noolo per noce (nole in carnico), ecc.

Nei prossimi paesi del comune di Comeglians, Calgareto, Mielis, Tualis, Najareto, già all’o è sostituita la terminazione in a.

Le seguenti villotte, raccolte a Rigolato e che, con lievi varianti, sarebbero ripetute in tutti i paesi dell’alto Degano, possono dare una idea della poesia popolare di quell’angolo remoto della Carnia.

I ai fato la s-cialùto, (Mi son fatta la scaletta,
I l’ai fato da mincion, ma l'ho fatta da minchion:
I l’ai fato masso curto, m'è riescita troppo corta,
Che non mi rivo sul balcon! non m’arriva sul balcon.)21
---- -------
E tu Toni tal gnò stomi, (E tu, Toni, nel mio petto,
E tu Pieri tal gnò cûr, e tu, Piero, nel mio cuor,
Se il gnò Toni al mi bandone     se il mio Toni m’abbandona,
I ai ben Pieri iò sigûr! Piero ben sarà il mio amor!)
---- -------
Se tu fos nomo tu bielo (Se tu solo fossi, bello,
Nomo tu da maridaa, solo tu da maritar,
I vorès metici in tar un veri    vorrei porti sotto un vetro,
E i vorès faci illuminaa. vorrei farti illuminar.)
---- -------
E e ben biela la frutato, (Com’è bella la ragazza!
Ma tocialo a no sci pò, ma toccarla chi potrà?
Se tociàlo a sci podevo, Se toccarla si potesse,
I la varès tociàdo iò. io l’avrei toccata già.)

La proprietà essendo molto divisa, se in Collina non si trovano ricchi, mancano d’altra parte anche i proletari, mentre ognuno s’ingegna di trar suo pro da un nonnulla, il che affina in modo singolare l’intelligenza.

Collina centro alpino

Collina potrebbe essere per la sua postura un ottimo soggiorno alpino. Discreta (e di molto migliorata dal 1876) l’osteria Faleschini. Facile, occorrendo, trovar ospitalità nelle più agiate famiglie.

Come centro di escursioni, Collina potrebbe sostituirsi con vantaggio a Plecken, dove si trova troppa gente, e sopratutto troppa gente ricca e più dedita a una cura tranquilla che a far professione di alpinismo e a sopportare gli alpinisti. Qui in nota do un prospetto delle gite che da Collina si presentano più o meno comode22.

Un affar serio per le escursioni è però quello di trovar buone guide; vi sono molti esperti cacciatori di camosci e conoscitori delle cime, ma loro manca generalmente la speciale educazione di guida. Bravissimo ed ottimo per quasi tutte le escursioni ricordate (non pel Kellerwand) è Antonio Gajer.

Questi il 7 agosto aveva accompagnato sul Coglians l’ing. Pitacco. Noi pure potemmo averlo per guida, ed egli si aggiunse due belle e robuste montanare come portatrici.

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