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Note


  1. La Cas. di Gran Plan o Val di Collina è segnata sulla carta I/86,400, ma senza nome ed è quella alquanto a SE della lettera t nella parola Monument. La località detta Monument si trova 1 minuto di longitudine c.a ad occidente della stessa parola; mentre il passo di Gola Bassa è precisamente a NNE della Cas. Moreretto. Più frequentato è il passo di Plumbs a NNO del M. Crostis. 

  2. Op. cit. 

  3. V. Annuario Statistico dell'Accademia di Udine. Udine, Seitz, 1876; ma principalmente: Osservazioni stratigrafiche sulle valli del Degano e della Vinadia, in Carnia, del dottor T. Taramelli in «Annali Scientif. del R. Istituto Tecnico di Udine». Anno III, 1869, Udine, Seitz, 1869; e spec. la «Carta geologica» citata nella nota bibliografica. 

  4. Memorie della Carnia, Udine, Blasig. 1871. 

  5. Valentinis conte Gius. Uberto. Di alcune opere d'arte d'antichi maestri friulani («Rivista Friulana». Anno V, N. 32, 23, 24 e 25). 

  6. Cecchetti Bartolomeo. La Carnia. Antichità storiche. («Atti dell’Istit. Ven.». Venezia, 1873). 

  7. Grassi Nicolò. Notizie istoriche della provincia della Carnia. Udine, Gallici, 1782. 

  8. Sulla presumibile etimologia e omonimia della parola Gorto, vedi una mia nota nella memoria intitolata: La Valle di Resia e un'ascesa al monte Canino nel «Bollettino del C.A.I.» N. 24, anno 1875, p. 180. 

  9. Il Mommsen (Corpus Inscr., Regio X.ma Italiae; vol. 5°, pag. 178, n. 1865) la riporta col nome di REGIA liberta. A me pareva che si dovesse leggere FRIGIA liberta. Però m’inchino e tiro innanzi. 

  10. Nei miei appunti del 1873 trovo segnali vari frammenti di lettere incise sulle pietre casualmente incastrate in detto selciato, e cioè, oltre quella riportata dal Gregorutti: CVRM che si trova una dozzina di passi prima del sagrato, altra portante le due lettere ΛD, fra l’antica porta ogivale d'ingresso e la scalinata, e qualche altro frammento indecifrabile. Queste reliquie e con loro il carattere di costruzione della chiesa e della torre prossima, nonché alcune rozzissime statue scolpite nella puddinga e che risalgono ai tempi d'un'arte rudimentale e forse preromana, son chiara prova che l’odierna pieve che rimonta al 1464, fu costruita sopra ruderi di edifici anteriori e ben più antichi. E probabilmente quivi sorgeva il castello d’Agrons, la memoria dei cui castellani, secondo il Grassi, risale al 1204.
    Sarebbe anche curioso sapere se il caratteristico nome di Gorto (friul. Guart) che ancora oggi si usa per designare e la pieve matrice di Santa Maria e il canale, risalga da questo a quella, o viceversa. 

  11. In «Archeografo Triestino», citato. 

  12. Eccone il tenore:
    «Viam hanc — passuum millia LXX — ab Utina Tyrolis usque confinia — curribus ante hac inaccessibilem — Aloysius Mocenico — P. F. J. praeses — modicis sumptibus breviore tempore — stravit decoravit aggeribus munivit — pontibus XXX — qua lapideis qua subliciis — junxit — anno salutis MDCCLXII»
    La lapide è scolpita nel monolito, che si trova presso l’Acquatona sulla strada vecchia da Sappada in Comelico. 

  13. Da ciò il motto proverbiale: a Giviàne vadin di tòri ancie lis gialinis; cioè a Givigliana precipitano persino le galline; onde alcuni vogliono abbia avuto origine il noto canto carnico — Oh, rara la me gìalino, ecc., pubblicato dal Gortani, dal Leicht, dall'Arboit e da altri. 

  14. L’appellativo di jôf o jôv o jouf o zouf o zauf nella montagna friulana s’usa sovente per cima (Jòf del Montasio, Jôf Fuart o Wischberg, Jóf di Miezegnot o Mittagskofel, Jòf di Moggio, m. Jouf presso Maniago, Jof del S. Simeone, ecc.); ma, se non m’inganno, si adopera talvolta anche per passo, non tuttavia per indicare una forcella depressa fra due cime, bensì uno di quei valichi che girano attorno la spalla di un monte (confr. Cime di Zauf, presso Forni di Sotto; Jôf di Pianina fra Uccea e Montemaggiore; ecc.). 

  15. Secondo il Pirona m. 1237; sec. Grohmann 1297 m. Altre mis. mie ad aneroide mi diedero m. 1251. 

  16. Sec. Stur e Keil m. 1184, e sec. altre mis. mie ad aner. m. 1202 circa. 

  17. V. Osservaz., stratigraf. ecc. citate. 

  18. Taramelli, Carta geologica del Friuli e relativo vol. di Spiegazione, pag. 33 e seg. 

  19. Di consueto, quando devono portare il sale (la carica più penosa) preferiscono prenderlo a Forni Avoltri, d’onde l’ascesa è più breve e più dolce. Al quale proposito si ricorda la villotta dei Fornesi:
    Lis fantatis di Cullino     (Le ragazze di Collina,
    quant ch’a vegnin ciolli il sâl   quando vengono pel sal,
    mettin su quattri frochettis   metton su quattro forcine
    e si cambin di grimâl      e si mutan di grembial) 

  20. Leggi come lo j francese. 

  21. Allude a un vecchio costume, pel quale le ragazze permettevano al damo di appoggiare una scala e salire a far all'amore sul davanzale della finestra, sul quale egli poteva star seduto, tenendo, a buon conto, le gambe penzoloni all'esterno. 

  22. Escursioni da Collina:
    1 - Da Collina al monte Coglians con discesa a Plecken, ore 9-10. — Da Collina a casera Moreretto, ore 1.30 m.; da cas. Moreretto al Ciadin di sopra Monument, 1/2 ora ; Ciadin in cima Coglians, 2 ore 1/2; dal Coglians a Monument, ore 2; da Monument alla casera di Val di Collina, ore 2; dalla detta casera al Confine, ore 1; dal Confine a Plecken, ore 0.20 m.
    2 - Da Collina alla creta di Collina e discesa a Plecken, ore 10-11. — Da Collina a casera Morereto, ore 1.30 m.; da cas. Morereto al passo di Gola Bassa, ore 1.30 m.; dal passo di Gola Bassa per cas. di Val di Collina e cas. Collina Alta, ore 1/2; da Collina Alta alla cima delta creta di Collina, 2 ore 1/2; dalla cima a Plecken, 2 ore o 2 ore 1/2.
    3 - Da Collina al Kellerwand o creta di Cialderie o Cianevate e discesa a Plecken, 13 o 14 ore. — Lo stesso itinerario fino alla sommità della creta di Collina. Da qui alla, cima della Cialderie circa 1 ora 10 m. e ritorno circa 1 ora 20 m., presentando difficoltà ragguardevoli e pericolo non trascurabile per i novizi.
    4 - Da Collina in val di Collina per Plumbs, ore 3. — Da Collina alla sella di Plumbs, ore 1 3/4; dalla sella o forcia di Plumbs a Val di Collina, ore 1.
    5 - Da Collina al lago di Volaia o di monte Canale, ore 2. 6 - Da Collina a Plecken per la valle Valentina, ore 5 1/2 — Da Collina al lago di Vo laia, ore 2; dal lago Volaia al passo della Valentina (Valentino Thorl), 3/4 d’ora; da questo passo alla cas. Valentina, ore 1.20 m.; dalla cas. a Plecken, ore 1.20 m. — Vice versa: Da Plecken alla cas., ore 1 1/2; dalla cas. al passo, ore 2; dal passo al lago, 1/4 d’ora; dal lago a Collina, ore 1 1/2.
    7 - Da Collina alla vetta della Croda o cretta Bianca, ore 2 1/2 — Da Collina in Valantugnis, ore 1; da Valantugnis in des Bergiariis (nelle malghe) ore 1; da lis Bergiariis in cima 1/2 ora.
    8 - Da Collina al lago di Bordaglia e discesa a Forni Avoltri, 6-7 ore. — Da Collina Valantugnis, ore 1; in cima la gola di Tamer ore 1; da qui in Giromondo, ora 1 1/2: indi al lago di Bordaglia, 3/4 d’ora. Dal lago di Bordaglia a Forni Avoltri, ore 2.
    9 - Da Collina al monte Crostis per Plumbs, 3 ore 1/2.
    Altre gite si possono fare a Sappada in 3 ore, a Comeglians in 3 ore 1/2 sia per Rigolato, sia per Givigliana, Vuezzis e Gracco; a Timau in 5 ore; oltre le salite del monte Volaia e del monte Canale e del Judenkofel, per le quali non ho potuto assumere sufficienti informazioni. 

  23. In circostanze favorevoli, dal Coglians si deve vedere il mare e un bel tratto della pianura veneta e friulana. Certamente esso, il Kellerwand e il monte Canale si scorgono egregiamente da Udine e da buon tratto della pianura contermine, guardando nella depressione formata dai lago di Cavazzo. 

  24. Ball, Alpine Guide. Styrian, Carnic and Julian Alps, citata, pag. 55. 

  25. J. Frischauf, Gebirgsführer. Steiermark, Kärnten, Krain etc. 2a ed.; Graz, Leuschner u. Lubansky, 1874. 

  26. Meurer, Führer durch die Dolomilen, 4a ed., Gera, Amtor, 1885; pag. 98. 

  27. Böhm Aug., Eintheilung der Ostalpen, Wien, Hölzel, 1887, pag. 468 (226). Il Böhm chiama la cima Monti Cogliano

  28. Meurer, Illustrirter Führer durch die Alpen von Salzburg, Ober-Oesterreich, Steiermark, Kärnten etc.; Wien, Hartleben, 1887, pag. 229. 

  29. Rabl, Illustrirter Führer durch Kärnten ecc.; Wien, Hartleben, 1884; pag. 128. 

  30. In friulano la parola créta o crétta (coll'é larga), corrisponde alla voce croda del bellunese e cadorino, e significa propriamente roccia, *sasso, e figuratamente anche cima

  31. Il Mayr, nella sua ultima edizione dell'Atlas der Alpenländer (Ostalpen, Foglio n. 4) pone i due nomi di Kellerwand e di Cogliano, come i più importanti, ma mette quello ad occidente di questo e proprio sopra quello sprone, che corre al passo della Valentina, e questo dove sorge la creta di Collina, invertendone quindi affatto le posizioni. Egli poi assegna al Kellerwand 8660 piedi par. (m. 2808.57), al Coglians piedi par. 8646 (m. 2843.75), con evidente adozione dei dati del Grohmann.
    Nella bella, quantunque vecchia Carta topografica della Provincia del Friuli a 150,000 c.a, dell’ingegnere G. Malvolti (Venezia, 1818), fra il passo del M. Croce e quello del M. Canale, non vi sono se non questi nomi di monti: Vette dei M. di Cogliano, V. Monument, M. Moreretto, M. Golla

  32. ivi 

  33. Vedile riportate tra quelle del Mommsen, Corpus Inscr. Italiae Regio X, vol 5°, ai numeri 1862, 1863 e 1864; pag. 176 e seg. Vedi ancora Gregorutti, Iscris. inedite Aquileiesi, Italiane e Triestine in «Archeografo Triestino», Nuova serie, V, vol. VI, pagina 26 e seguenti. 

  34. V. nel «Bollettino del C.A.I.» N. 54 il mio articolo Le Alpi Carniche. Nomi, limiti, divisioni

  35. Ven. Fortunati Presb. ital., Vita S. Martini, in Mon. germ. hist., Berlino, Weidmann, 1881; pag. 368. 

  36. Marinelli, La Rocca Moscarda; Udine, Seitz, 1876. 

  37. Der Kollinkofel citato. 

  38. Op. cit., pag. 532. 

  39. Vedi l'articolo dell’Hocke: II Kellerwand o Kellerspitz (Crete di Cialderie) nel «Giornale di Udine» del 27 luglio 1878. 

  40. Vedi più oltre. 

  41. Salita della Cianevate o Kellerwand. Nella «Cronaca della Società Alpina Friulana», vol. I (pag. 23), Udine, 1882. 

  42. Vedi più avanti. 

  43. Devesi però ricordare che l’ascesa del Grohmann fu fatta a metà luglio; quella dei Mantica agli ultimi d’agosto. L’Hocke, che compiè la sua, come vedemmo, pure in luglio, trovò ripieni di neve i couloirs interposti fra il Collina e il Kellerwand.
    È noto poi che la neve ora agevola, ma spesso difficulta od impedisce l’ascesa a chi non sia fornito di mezzi per praticarvi i gradini così sovente indispensabili. 

  44. L. Billia, Salita al Kellerwand o Cianevate «Cronaca della Società Alpina Friulana», Anno IV, pag. 89. Doretti 1885. 

  45. Führer durch die Dolomiten, pag. 98. 

  46. Illustrirter Führer durch Kärnten, pag. 128. 

  47. Se tale misura fosse veramente autentica, sarebbe senza dubbio da preferirsi. Ma ho forti argomenti per dubitarne, non essendo mai apparsa in nessuna carta o pubblicazione ufficiale. 

  48. Tre letture riferite alla stazione meteorol. di Lienz. In generale anche le misure compiute dai Mojsisovics in questi dintorni son difettose in meno. 

  49. Punto trig. di 1° ordine del rilievo del Regio Istituto G.M. italiano. 

  50. Op. cit., pubbl. nel «Bollettino del C.A.I.» N. 54. 

  51. Nel settembre 1888, a motivo di vari incidenti che sorsero lungo l’escursione, non misurai la temperatura della sorgente, bensì quella del rio Valentina presso la cas. Valentina di Sotto, e la trovai pari a 5°; mentre ora eguale a 11° quella dell’aria. 

  52. Percorrendolo nel decorso anno, c’imbattemmo appunto in tre operai di Forni Avoltri, diretti a raggiungere per la più breve, cioè pel Gailberg, la ferrovia della Drava. 

  53. Tuttavia tali condizioni non mi parvero per nulla cambiate nel 1888. È vero che il dodicennio spetta ad un periodo di regresso dei ghiacciai. 

  54. D’allora in poi non vidi più il dott. Welter, ma l'amicizia stretta sulle Alpi si mantenne sin che durò la vita dell'egregio uomo, spenta anzitempo quattro anni appresso. Il 25 luglio 1880, il dott. Welter, mentre percorreva con altri il ghiacciaio di Neves (Zillerthal), e per sua espressa volontà procedeva slegato, affondò in un crepaccio da cui, ad onta degli sforzi fatti dai compagni, non fu possibile estrarlo!
    E un altro dei componenti la brigata che nel 1876 percorreva allegra e gagliarda la vai Valentina, Guido Mantica, ci abbandonava nel fiore della gioventù, tre anni sono.
    Oggi, nel ripassare, a dodici anni di distanza, le note ingiallite di quella escursione, mi parrebbe mancare a un sacro dovere se non ricordassi i nomi amati e carissimi dei due amici perduti. 

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