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Notizie varie

Nell'anno 1800 Givigliana contava 24 fuochi, compresi i forestieri; 115 abitanti; 100 in; paese e 15 in Germania. Uomini in villa 19, giovani 18, donne 28 donzelle 26, ragazzi 19. Uomini in Germania 11, giovani 4. Bestiame: armente 46, manze 30, vitelli 6, capre 5, pecore 16.

Pesanti erano gli aggravi. Le famiglie erano obbligate a pagare: al Parroco, al Cooperatore, al nonzolo di Rigolato, al Mansionario e al nonzolo del paese; pel mantenimento del ponte del Degano; per la macina; per le seghe e al pastore che conduceva le mandrie al pascolo per tutti.

Non si tenevano più buoi. Essi avevano servito assai a lungo a trascinare i legnami e il fieno ed anche ad arare e a trascinare il letame in campagna. Nell'estate erano mandati a montear in Chiampiùt, e il giorno di San Matteo, 21 settembre, i padroni, tutti assieme, andavano a prenderli; giunti in Val di Croce e nelle vicinanze, caricavano le slitte del fieno di monte, e i buoi tornavano in villa trionfalmente, trascinando il loro carico.

È tradizione che Givigliana sia stato due volte incendiato; una volta la parte a levante e una quella a ponente e che tutte due le volte la casa dei Gortana Denèl sia rimasta illesa, si dice perchè P. Giacomo vi stese sul tetto lenzuola bagnate di vino bianco. Ala non c’è carta, fra tante che pur ci restano di quei tempi, che a quegl’incendi in nessun modo accenni. A uno di essi si vuol far risalire anche il voto della processione al Cristo di Timau o di quella di San Floriano, ma sembra più verosimile che la processione al Cristo abbia origine da quest’altro fatto. Il giorno 21 agosto 1801, alle sei di sera, si scatenò un tale temporale che parve volesse schiantare il paese intiero. La popolazione era terrorizzata. Rovesci d’acqua, lampi e tuoni, colpi di bufera, da parere un finimondo. Caddero parecchi fulmini tutt'intorno; uno colpì e incendiò lo stallo di Sotamer, ma il paese, come per miracolo, restò salvo. Riconoscenti per la grazia ricevuta, i capifamiglia si riunirono nella pubblica Vicinia dello spavento, con a capo Giacomo Gortana Vice-Meriga, e si obbligarono con voto e contratto rii osservare rigorosamente tutte le feste, senza profanarle con lavori di nessuna sorte e di colpire con multa di L. 6.— chi osasse trasgredirle, da erogarsi parte in celebrazione di SS. Messe, e parte in offerte alla cassa di S. Pietro. Non si parla del voto al Cristo, ma l’idea può essere germogliata in seguito. Il primo accenno alla processione si ha nel 1823, ma non si ricorda nessun fatto che in questi anni abbia potuto darle origine, all’infuori di questo.

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