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La ricupera dei prati di monte

L’impresa Commessatti pei prati di monte era rimasta ferma; bisognava rovesciarla. Tra Illario, figlio di Agostino Commessatti, e alcuni proprietari rimasti frammezzo ai suoi acquisti, c’era scambio continuo di molestie. Suo padre nel 1811 era giunto a mettere in sua ditta per usurpo un prato in Goventas; inoltre faceva tagliare larici sul comunale pel suo stallone, danneggiava i fondi dei privati con le mandrie. I proprietari ricambiavano come potevano. Fra le parti si intentarono anche una causa. Il Commessatti dovette pagare i danni dei prati, ma anche gli altri, avendo falciato per abuso del fieno sul suo, dovettero rifondere il danno. Le molestie continuarono anche dopo, sicché suo figlio Illario, alla fine non potendone più, si mostrò disposto a rivendere i prati. I consorti del bosco di Vedrinis e Compèda l’11 marzo 1837 cedettero al Commessatti un taglio di 603 piante pel valore di venete L. 3275 e riacquistarono in società i prati che già altre volte erano di ragione di varie famiglie del paese. Il Commessatti cedette subito il godimento dei beni. Ma ecco ora l’imbroglio in casa! Alcuni consorti tenevano già in affitto dal Commessatti alcuni di quei fondi. Il patto di ricupera voleva che tutti i prati fossero rimessi a disposizione della società, per farne la divisione in parti uguali fra tutti i consorti, poiché tutti ne avevano diritto uguale. Ma non furono di tal parere Giacomo Gortana, fittuale in Nava Balgòn, e Gof; e Giovanni Zanier, fittuale in Val di Croce, Coglietta Prant e Mioletis. Costoro al tempo della falciatura s’impuntarono a non cedere, e il consorzio dovette ricorrere al Commessatti per farli cedere. I rompiscatole non mancano mai! Solo nel 1843 i consorti poterono dividere i prati in parti uguali e prenderli a godimento.

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