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Il Consorzio — I boschi

Il Consorzio! Ecco un grande attore nella cronaca del paese. Esso è il privilegio delle famiglie originarie.

Consorzi ci furono quasi in ogni paese, in causa della divisione tra famiglie originarie e famiglie avventizie; consorzi esistono ancora a Collina e a Tualis, per ricordare i più vicini.

Il Consorzio di Givigliana ebbe azione sul Mazo di Tors, sui boschi di Palùz, Vidrìnis e Compèdo; fece tagli di legnami, compere, vendite di fondi, divisioni. Il Consorzio era una fonte di grandi benefici; perciò i consorti erano restii a farne parte agli avventizi; ma anche questi, se riuscivano a farsi aggregare fra i consorti, venivano presi dallo stesso spirito conservatore contro altri avventizi.

Ora il diritto di consorzio a Givigliana non esiste più ma il suo sapore si conserva nell’aria di privilegio che ancora si attribuiscono certe famiglie.

Nella Vicinia del 1827, come abbiamo detto, s'erano fissate a ventitré le famiglie con diritto al consorzio e s’erano escluse due o tre. Nel 1841 il consorzio decise di dividere i boschi cedui e i pascoli di Plains, Gravòn, Ponte Lans e Sotto Zovo. Quel bosco, negli otto anni sciagurati di proprietà consorziale, fu sfigurato da tagli in comune e in privato. Fu dunque diviso in ventitré carati ed estratti a sorte i lotti.

Intanto era rinata la gramigna del malcontento. Nuove famiglie vantavano diritti al consorzio. Osualdo Agnese da Cercivento, raccolto agghiacciato sulla neve nella strada di Cleva, era sposato con Della Martina Santa ed abitava nella vecchia casa dei Della Martina. Zanier Pietro, capo del secondo ramo dei Zanier e lontano parente del primo, aveva famiglia propria in paese. Tutti due pretendevano la loro parte nel consorzio. Erano escluse invece le due sorelle Caterina ed Elisabetta Gortana Macilot, e da ciò garrule critiche da parte loro e dei mariti. Era presente in paese anche la nuova famiglia di Pinzan Nicolò, venuto su da Lenzon di Ovaro, ma ancora non pretendeva di essere presa in considerazione.

Il Consorzio trovò che il bosco di sotto Zovo, dopo scompigliato dai tagli, era meglio che fosse di proprietà comunale, anche perché più lontano e scomodo. Pertanto fu retrocesso al comune e i consorti scelsero da dividere la bella fascia di abeti a monte del paese. Ciò avvenne il 15 giugno del 1851. Se non che, data l’importanza del bosco, l’affare suscitò un nuovo vespaio di litigi. Le famiglie più anziane pretendevano più carati, le ultime venute pretendevano di entrare, nel consorzio. Chi batteva il chiodo dei ventitré carati irreducibili, chi voleva romperla con le anticaglie. Si dovette affidare la controversia a dei periti che la decidessero in modo irrevocabile. Questi furono il Dott. Michele Grassi di Formeaso e Pietro Bruseschi di Pesaris. Essi negarono il carato alle sorelle Macilot. ne assegnarono metà ciascuno ad Agnese Osualdo e a Zanier Pietro. Portarono il numero dei carati da ventitré a ventisei. Carati tre erano in mano dei Capellari da Rigolato, acquistati da Gortana Leonardo, sorelle Marins e Gerin Giacomo. Carati due e mezzo erano di Gortana Giovanni Denel, due e mezzo di Gortana Pietro Caporal, uno di Di Qual Pietro, genero di Agostinis Giombatta, e finalmente uno ciascuna delle restanti diciasette famiglie.

Ancora si dichiarava che il numero dei carati dovesse essere inalterabile, malgrado la presenza di nuove famiglie in paese.

Si ribadiva la disposizione che i carati non si potessero vendere a persone non domiciliate in paese o non consorti. L’infrazione di tale obbligo importava la decadenza da ogni diritto nel consorzio. Ma fu lettera morta. Infatti già nel 1827, il Capellari da Rigolato aveva un carato nel consorzio. Con ciò la porta ai forastieri era aperta, e se ne videro subito le conseguenze. Fu rinnovato lo statuto del 1827, si stabilì che i tagli si dovessero fare solo in comune e che i privati potessero recidere piante cedue solo per usi domestici. I fondi non riservati ad esclusivo uso di bosco doveansi fittare per asta. L’amministrazione del consorzio durava in carica tre anni e si poteva rieleggere. Teneva i conti e le carte del consorzio e ne dirigeva gli interessi.

Se non che lo statuto del consorzio contrastava alle intenzioni dei grossi mercanti forestieri, che, avidi dei boschi, circuivano i consorti come avvoltoi per ghermirne i carati. E il male è che, alla incetta si prestarono anche certuni del paese. Carati del bellissimo bosco sopra Givigliana ne comperarono i fratelli Screm di Comeglians, i fratelli Raber pure di Comeglians, la ditta Durigon di Rigolato e altri, tanto che oggi quasi tutto il bosco è dei forestieri. E fa compassione il vedere con quanta facilità i consorti si lasciarono abbindolare. Il 3 gennaio del 1868 alcuni consorti protestarono per la vendita dei carati ai forestieri, e diedero procura a tre fra loro perché ne tentassero la recupera al prezzo di vendita. Ma fu fatica sprecata. Gli speculatori non se li lasciarono sfuggir più di mano, e ancora li tengono, ricavandone lauti guadagni.

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