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L’ultimo speculatore

È strano! I consorti, tenacissimi sostenitori per spirito ereditario di ogni diritto e di ogni proprietà, ora cedono le più preziose risorse del loro avvenire. Certo che la miseria delle famiglie in quegli anni fu grande e il raggiro degli speculatori fu scaltro. Ciò però non toglie che questo non sia un punto nero, nerissimo nella storia del consorzio e del paese. Da questo momento si può dire che il consorzio cessa di esistere.

È un bel vanto per il villaggio l’essere riuscito ad aver ragione, almeno in parte, delle voracità a cui si offrì in bersaglio volta a volta. Collina e Rigolato ai confini, il D’Orlando in Chiampiùt, i Pianesi, i De Prato, i Commessatti sul monte del fieno, i D’Agaro in campagna, i Capellari, gli Screm, i Raber, i Durigon nei boschi, tutti furono cancri che minacciarono la vita del paese. Ma solo in questi anni, a sua vergogna, il paese si lascia prendere la Ornano, si arrende.

Dannosa fu anche la dittatura di Giuseppe Capellari di Rigolato. Lui fornitore di generi alimentari, lui perito, lui consultore, ebbe una ingerenza sconfinata su tutti gli affari del paese. Il deputato comunale Pietro Gortana Caporal non fu che il suo docile luogotenente; in villa nessuno osava opporsi al suo influsso. L’acquisto di Sotto Zovo e Pozalar del 1827 fu un buon affare. Alcuni frazionisti recalcitrarono contro le proposte di rinuncia definitiva, ma lui al S. Pietro del 1840, con duecento lire di regalie riusci a strappare le firme che gli bastarono. Per farsi riconoscere poi nel consorzio con tre carati, rinunciò, dandosi l’aria di generoso, al possesso di Sotto Zovo, fino alla strada di Collina.

Anche la montagna di Ciampiùt cadde nelle sue mani.

Essa, dopo ricuperata dagli eredi D'Orlando, fu rivenduta subito, con deplorevole leggerezza, in gran parte a De Prato Nicolò di Chialina e da questo passò al Capellari che ne finì l’incetta. Ultima rata libera restò quella di S. Pietro a beneficio della mansioneria di Givigliana. Pietro Gortana Caporal, nipote di quello del 1789, deputato comunale, un bel giorno, con intrigo che restò sempre occulto, la cedette al Capellari stesso, né risulta che da tale vendita sia venuto alla mansioneria alcun vantaggio.

Non basta. Le rate di Chiampiùt riguardavano esclusivamente il terreno pascolivo. Dopo vendute quelle rate, restava ancora libera, in proprietà della frazione di Givigliana la cretaglia fino al ciglione di monte Giacinto, e del Crostis, che serviva di pascolo alle pecore e alle capre. Al Capellari recava molestia quell’avanzo di dominio estranio prominente sulla sua conca di Plumbs, e allora, non parendogli che valesse la pena di gettar danaro per simile inezia, raggirò il paese con una elegante promessa.

La chiesa di Givigliana non era consacrata. Egli era nipote del signor Zio Vescovo di Vicenza. Promise che la prima volta che fosse venuto a Rigolato il signor Zio, lo avrebbe fatto salire a Givigliana a compiere solennemente la cerimonia della consacrazione. Il paese andò in acqua di giuggiole per la promessa e fu felice, felicissimo, di offrire al suo geniale benefattore la rinuncia di tutta la cretaglia.

Naturalmente, Monsignor Zio Vescovo è ancora da venire!

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