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Il lascito Marins

Fino al 1847 la canonica di Givigliana era sempre la vecchia casa di Gortana Giacomo, situata nella parte alta del paese, e che, ora, affatto rinnovata, è l’abitazione della famiglia di Pietro Di Qual.

Anche i proventi della mansioneria, fino a quel tempo, erano sempre scarsi, e non ostanti tutti gli sforzi del paese, non contentavano i mansionari. Ora venne a migliorarli un lascito notevole, che fu l’ultimo a favore della mansioneria.

In fondo del paese, nella casa Marins, abitavano le due sorelle Lucia e Maddalena Gortana, nubili ed ormai vecchie. Esse avevano dei conti da rendere col paese e con la mansioneria, poiché già nel 1823, con magre scuse, avevano impedito che il patrimonio della mansioneria venisse accresciuto con l’eredità di Pietro Gortana di Greifenstein, avuta da una vecchia Lucia Marins. L’imbroglio aveva lasciato molto malcontento in paese e a lungo andare anche le due sorelle si sentirono pungere dal rimorso. Ora sentendosi prossima alla morte, la vecchia Maddalena Gortana Marins fu Mattia, volle regolare le sue cose con testamento scritto il 10 giugno 1847. Con quel testamento essa lasciò alla mansioneria di Givigliana in proprietà perpetua il suo fondo arativo chiamato Tamar, presso della villa, e il suo pezzo di prato chiamato Bearzo, situato sotto la sua casa e sotto la strada. Lasciò inoltre parte della mobilia di casa a uso del mansionario.

La casa delle Marins fu cambiata con la vecchia canonica. Questa fu ceduta agli eredi e la casa delle sorelle Marins fu adibita a nuova canonica. Primo ad abitarla fu il mansionario Benedetti.

In quella occasione fu ceduto al mansionario anche l’orto e un quarto della stalla attigua alla casa. Per il resto furono beneficiati gli eredi, cioè la famiglia di Pietro Di Qual.

L'eredità ebbe l’approvazione civile ed ecclesiastica nel 1851.

Il mansionario si obbligava, accettando il temporaneo godimento dei beni, di custodirli e conservarli per sé e successori, pagandone le tasse, e di celebrare ogni anno due SS. Messe a suffragio della benefattrice e dei suoi defunti.

La donazione migliorò veramente il beneficio della mansioneria, ed anche la casa di abitazione parve e fu, per allora, più bella e comoda.

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