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Gli ultimi anni

Durante l’inverno del 1919 si sentì ancora, e molto bene la miseria. Continuò per forza il pellegrinaggio in Friuli; pochi aiuti vennero dai liberatori. In seguito vennero i lavori e con questi il danaro, ma al tempo stesso, quasi a sfogo della terribile compressione dell’anno di schiavitù, la vita pubblica con gli uomini tornati dalle fatiche di guerra, si sfogò in un pazzo delirio di balli e di sfrenate libertà.

Nel venti imperversò il socialismo più furibondo. A Givigliana si imprese a costruire il tratto di strada carrozzabile dal Gravon al paese, con grande spreco di danaro e poca produzione di lavoro, con scioperi a ripetizione per ogni sciocchezza. Si ebbe un gran gridare allora anche contro i preti e le chiese. Salirono altissimi i prezzi dei boschi e per molti furono buoni affari. Invece le denunce, modestissime per lo più, dei danni di guerra, non ebbero esito, e ciò in grazia di un emerito pescecane, imboscato tutta la guerra, da Comeglians, il quale tornato da profugo dopo la liberazione, si fece grande alfiere di patriottismo, dispensando a suo piacimento certificati di austriacantismo e di italianità presso le autorità italiane di cui era, a burla dell’onore della patria, fiduciario.

Coro della chiesa e immagine della B. V. Addolorata
Coro della chiesa e immagine della B. V. Addolorata

Fu denunciato anche il danno delle campane requisite e qui si corse un altro grave guaio, poiché la denuncia portava un ammanco di ben quattro quintali al vecchio concerto, e ci volle del bello per rimediare al mal fatto. Le due nuove campane, fuse dalla fonderia Colbacchini di Padova, ai primi dicembre del 1922 salirono in festa il monte di Givigliana; furono benedette in paese da Mons. Arcivescovo, e poi, durante l’inverno, fu costruita un’armatura di legno a fianco della chiesa e furono collocate sopra, dove, a mezzo febbraio, cominciarono a suonare, fra il giubilo della popolazione. Erano fra le prime dei dintorni. Se non che, col tempo, il baraccamento di legno, a forza di suonare, fu sconnesso, e per evitare guai, le campane si dovettero lasciare ferme.

Una istituzione nuova e salutare per il paese fu la festa della B. V. Addolorata. Con raccolte cominciate già in tempo di guerra si formò il fondo di cassa per una immagine sacra, e la festa, le terza domenica di settembre, si cominciò a fare, ma in forma ridotta, già nel 1917; finché, nel 1920, divenne vera sagra, con le encenie della immagine sacra, opera dello scultore Demetz di Val Gardena. La processione di Collina che per solito veniva a Givigliana a S. Pietro, fu trasportata alla festa della Madonna, e quella di Givigliana a Collina il giorno del Sacro Cuore anziché alla sagra della chiesa.

Altra cosa migliorata a Givigliana fu la canonica, che era sotterranea, mal compartita nei vani, ridotta inabitabile, umida, tetra. Nel 1921 fu rifatta quasi a nuovo, bella, sana, comoda, che per il paese non sarebbe possibile desiderare di meglio, in parte a titolo di riparazione per danni di guerra, in parte con sovvenzioni del comune.

Anche la chiesa fu in questi ultimi anni migliorata. Nel diciassette fu fatta in cemento la pietra dell'acqua santa; nel diciotto i banchi nuovi e il confessionale e fu data con poca spesa comunale la tinta a tutta la chiesa e fatte migliore all'altare e scavata la nicchia del battistero.

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