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La chiesetta

Un gruppo di case non può chiamarsi paese o villaggio finché non abbia un simbolo visibile della sua unione spirituale. Fra noi il primo di tutti i simboli è la chiesa. Vero paese senza chiesa è impossibile.

Givigliana tirò a lungo per più che trecento anni senza una sua chiesa propria. Il borgo era piccolo e fuor di mano. Per ogni assistenza spirituale le poche famiglie ricorrevano al Curato di Rigolato e a quella chiesa, oltre che a quella di Vuezzis. Ma le strade erano scabrose e specialmente d’inverno impraticabili.

Nel paese, in luogo chiamato ancor oggi del Mai, sorgeva una anconetta, davanti alla quale le poche famiglie si raccoglievano a recitare le loro preghiere. Ma era poco.

Chiesa di Givigliana
Chiesa di Givigliana

Della famiglia dei Thieut dopo il 1600 si ricordano due fratelli, Vito e Mattia. Vito doveva essere un venditore ambulante per la Stiria. Morì prima del 1637, in Germania, come dicevasi vagamente allora. Certo era accasato da quelle parti, dove nel 1648 morì anche sua moglie Domenica Gortana. Egli lasciò per testamento il capitale per costruire la chiesa che doveva essere per sua volontà dedicata a S. Vito, suo protettore e a S. Pietro. Mattia Thieut, suo fratello, e Valentino Gortana, suo cognato, furono incaricati di eseguire i lavori. Così potè sorgere la chiesetta.

La tradizione racconta che sorse contesa sul luogo da scegliere per fondarla e che, per finirla, gli uomini decisero di sciogliere assieme e far uscire dalle stalle tutti i buoi della villa e scegliere il luogo di quella stalla in cui fosse rientrato il primo bue.

Fatto sta che fu scelto il luogo dove è ancor oggi la chiesa. Il vecchio Mattia Thieut fu l’anima dell’impresa; il paese gli diede mano volenterosamente, e la chiesetta fu compiuta verso il giugno del 1638. Era senza sacrestia né campanile e lunga circa due terzi di quanto sia ora, e di fuori non intonacata, ma il paese ne fu felice. L’altare, in legno intagliato e indorato come son tanti nella Carnia, non si sa come fosse provvisto. Mattia Thieut fece istanza al Vicario Patriarcale perché la nuova cappella venisse benedetta e dedicata ad onore di S. Pietro Apostolo e S. Vito Martire, e promise di tenerla in perfetto ordine, fornita di tutto quanto fosse necessario per le sacre funzioni. La Benedizione fu fatta il giorno 24 agosto 1638, essendo officiante l’Arcidiacono della Carnia, P. Giuseppe Gottardis, e assistenti P. Gaspare Vescovello curato di Sopraponti, P. Biasio Moner curato di S. Giorgio di Comeglians e P. Liberale De Dominicis curato di Rigolato.

Gran sagra a Givigliana quel giorno!

Tutti i capifamiglia, riuniti in Vicinia nella casa di Mattia Thieut, promisero all’Arcidiacono di far officiare la loro Cappella almeno una volta al mese oltre i giorni di San Vito e di San Pietro.

L’atto notarile della promessa e della benedizione fu stesso durante la Vicinia, sul poggiuolo della casa di Mattia Thieut, dal Nodaro Pietro Monch di Povolaro. Nell'anno seguente, 1639, si festeggiarono per la prima volta i giorni di S. Vito e S. Pietro.

Fedeli alla loro promessa, le famiglie vincolarono col tempo vari loro beni con l’obbligo di pagare certi affitti pel mantenimento della Cappella. Si ricordano fra l'altro, varie rate nel campo di Nava, nel monte del fieno ed altrove. Ad amministrare tali rendite fu costituita una confraternita che prese il nome di San Pietro, con a capo un sindaco che teneva i conti, riscuoteva. provvedeva alle cose della chiesa.

Il vecchio Mattia Thieut morì dieci anni dopo, e con lui, che non lasciò figli, si estinse la stirpe dei Thieut.

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