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La prima divisione

Quando gli eredi di una famiglia si separavano facendo famiglia ognuno per conto suo, dei beni ereditati si facevano divisioni private, per mezzo di uomini pratici dei paesi vicini. Tali divisioni riguardavano i beni già posseduti di vecchia data e tramandati per eredità. Questi erano i più vicini al paese, avevano confini precisi e il loro dominio era indisturbato. Ma la campagna s’era allargata ampiamente con diboscamenti a usurpo sui beni comunali e gli usurpi avevano dato luogo a mille contese tra le famiglie in causa dei confini. Ciò rese necessario un rilievo e un comparto di tutti i beni occupati da poco nella campagna nuova. Quell’atto fu provocato da una lite e fu fatto con pieno accordo di tutto paese, il 28 luglio del 1736. La lite era sorta fra Giuseppe Gortana che, in Somp Clevos, aveva occupato un gran pezzo di terreno comunale, e Valentino Gortana, col quale confinava a levante. La contesa s’inasprì, e fu portata alla pretura di Tolmezzo: ma poi il paese si accordò a fare la divisione generale in parti uguali per tutte le famiglie. Arbitri furono Francesco Puschiasis da Ludaria e Gio. Ratta Renzon di Cadore.

Ecco il sunto della divisione.

Il paese contava venti famiglie; quattro di De Antonis e sedici di Gortana. I De Antonis avevano i loro beni nuovi in Pisin, Autemos, Miol, Fondo; i Gortana in Colador, Somp Clevos, Riu d’Autemos, Chiamperos, Chiampridòul, Runch, Runcùt di Fondo, Renzòn, Fontanivos.

Con senso di previdenza, le famiglie stabilirono che sopra la strada di Autemos, dal Riu di Miol fino in Chiampridòul, restasse proibito a ciascheduno di tagliar legna, acciocché non ne ricevessero danno i sottostanti proprietari e la strada, per il pericolo di valanghe ed altro.

Siccome il ragguaglio non riusciva in tutto esatto, alcune parti maggiormente beneficate erano tenute, in compenso, a far celebrare, a beneficio comune, alcune SS. Messe.

Tutti accettarono la divisione, solo Valentino Gortana non ne volle sapere. Giuseppe Gortana, nel settembre seguente, si presentò dal Gastaldo di Tolmezzo a chiedere l’investitura del suo fondo di Somp Clevos per poterlo ridurre a coltura, e l’ottenne, con la rituale imposizione dell’anello d’oro al dito indice, mentre egli, genuflesso, prestava il giuramento di fedeltà. Ricevette l’obbligo di pagare sei soldi all’anno al Gastaldo il giorno di S. Michele e di rinnovare l'investitura ogni dieci anni.

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