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Le origini

Givigliana! Che cosa può significare quel nome dalla risonanza italianissima? Da che cosa può essere derivato? Mistero. Qualche vecchio ricorda che il paese ebbe anche un posticcio nome tedesco, Kuksberg, che significa monte di osservazione, e risponde perfettamente alla positura di Givigliana, da cui si gode ampia vista sulla valle di Gorto. Ma quel nome non entrò mai nell’uso comune.

Il villaggio non vanta origini molto remote. Il vicino borgo di Vuezzis ha pretese assai più forti di antichità, e nei dintorni circola insistente anche la tradizione d’un caseggiato antichissimo in Faus, sopra Vuezzis stesso. Ma il ronco di Faus non offre spazio nemmeno a un borgo di pochissime catapecchie.

Le voci sulla origine di Givigliana sono assai povere. Chi parla d’un cacciatore, chi d’un boscaiolo che vi avrebbe costruita la prima baita; ma la voce più volentieri accolta, parla del rifugio di un bandito solitario, venuto dalla Gaila. Chi fosse colui e quando piantasse quel suo rifugio, nessuno lo sa precisare.

Nelle prime memorie scritte che ci restano, Givigliana figura già molto in vista fra tutti i paesi dei dintorni. Anzi perfino la chiesa di Rigolato e quella di Prato sono ricordate la prima volta in testamenti di benefattori da Givigliana. La chiesa madre del canale era allora la Pieve di Gorto, a cui concorrevano nelle maggiori feste i fedeli di tutti questi dintorni; la parrocchiale di Rigolato era una delle cappelle filiali della Pieve stessa.

Ecco quei primi ricordi.

Nel 1322, ai 13 marzo, un certo Giovanni fu Teudo da Givigliana lasciava, a suffragio dell’anima sua e dei suoi parenti, alla chiesa della Pieve, e alle cappelle di S. Canciano in Prato Carnico e di S. Giacomo in Rigolato tre libre d'olio all’anno, una per ciascuna chiesa, da pagarsi il giorno di Natale, e per ciò vincolava un suo campo situato in Nava di Sotto, nella Tavella di Givigliana, confinando da una parte con Romano di Givigliana. dall'altra con Vecellio anch’esso da Givigliana, e dalla terza parte con la strada pubblica. Il giorno primo di maggio dello stesso anno 1322 un Vecellio fu Gussetto da Givigliana, anch’esso in suffragio dell’anima sua e dei suoi parenti lasciava al lume della chiesa di Pieve di Gorto, a S. Giorgio di Comeglians e a S. Giacomo di Rigolato tre libre d’olio, vincolando un suo campo con prati posto in Val, nella tavella di Givigliana, confinante da una parte con Gusettino, suo fratello. Presenti al contratto sono Giovanni Teudo e Vecellio fu Guarnerio da Givigliana fra vari altri di Ludaria e di Sigilletto.

Eccoci dunque già nel 1322 con un primo gruppo di cinque famiglie, cioè un Giovanni fu Teudo, un Vecellio fu Guarnierio, un Romano, un Vecellio fu Gusetto e Gusettino suo fratello. Il piccolo borgo aveva le casupole a travi di legno intrecciate e coperte di tetto e attorno e sotto delle case, in Val e in Frassin, c’era qualche spiazzo di campagna.

Il resto era tutto boscaglia che quegli uomini andavano qua e là dissodando. Nel 1348 è ricordato un Nicolò, pronipote d'una Guerra da Givigliana sposata a Mione, che riceve in fitto perpetuo un manso nella tavella di Givigliana con l'obbligo di donare ogni anno due libre d’olio al lume di ciascuna delle chiese, della Pieve, S. Giorgio di Comeglians. S. Giacomo di Rigolato e S. Nicolò di Vuezzis. Un altro lascito simile lo fa nel 1386 un Romano figlio di Marino, e uno ancora nel 1394 Candido fu Giacomo da Givigliana. Come si vede, il paese figura bene nel beneficare le chiese di Gorto, mentre è ancora lontano dal pensare ad una chiesa propria. Nel 1390 è ricordato un Freduccio fu Teudo.

Nel 1397 ci vien fatto di entrare con la nostra cronaca nell’episodio più caratteristico della storia medioevale della Carnia.

La Carnia era allora, e restò fino a Napoleone, divisa in quattro Quartieri: Tolmezzo, Gorto, San Pietro e Socchieve. La terra di Tolmezzo aveva una certa supremazia su tutta la Carnia e godeva le entrate dei dazi e delle dogane di confine. Ma non contenta ancora di questi suoi privilegi, cercava di tiranneggiare in tutto contro i Quartieri. In quegli anni aveva proibito ai Quartieri di Gorto e di Socchieve di vendere vitelli, da Pasqua a Pentecoste, cioè nel tempo di maggiore produzione, nei paesi di là dal Tagliamento, e ciò perché cadessero sotto il dazio di Tolmezzo. I due Quartieri protestarono e fecero resistenza contro l’arbitrio e nello stesso tempo mandarono ambasciatori con un ricorso al Patriarca, che era il sovrano della Patria del Friuli. I tolmezzini sorpresero gli ambasciatori e li percossero, e con una spedizione militare contro le terre d’Invillino devastarono le campagne e saccheggiarono le case, minacciando allo stesso tempo la forca a chi desse ricovero alla povera gente che fuggiva. Ma gli uomini di Gorto e di Socchieve, furibondi, radunarono milizia, e alla loro volta fecero contro Tolmezzo una spedizione così gagliarda e diedero a quella terra tale vigoroso assalto, da far sbollire per sempre la baldanza dei tolmezzini che pretendevano di dominare tutta la Carnia. Tanto i due Quartieri che la Terra di Tolmezzo ricorsero ancora al Patriarca, ma mentre i rappresentanti dei Quartieri, consci delle loro buone ragioni, si presentarono quasi tutti in persona, di Tolmezzo si presentarono pochissimi o nessuno. Il Patriarca diede ragione ai Quartieri contro Tolmezzo. Ora fra quegli uomini dei Quartieri presentatisi al Patriarca, per Gorto erano: Daniele, Notaio di Luincis; Cristoforo da Comeglians, Canal di Gorto; Domenico Minigutto di Givigliana di Carnia; Francesco Trapolino di Lauco, Pieve d’Invillino.

Quel Domenico Minigutto doveva dunque essere persona di qualche conto. Era nativo da Ludaria, ma venuto ad abitare a Givigliana. Il soprannome gli veniva dal padre, Domenico anch’esso, ma storpiato all’uso popolare in Menigutto. Lo si ricorda ancora nel 1418.

In seguito le memorie del paese si fanno per due secoli più rare ed incerte, però quelle poche che ci restano, danno agio di precisare la formazione di due casati che sembrano gli originari del paese.

Nel 1322 incontriamo un Giovanni fu Teudo, nel 1390 un Freduccio fu Teudo, nel 1471 un Theudo fu Romano Freduccio e nello stesso anno un Theudo figlio di Freduccio; insomma è il nome di Teu o Theu o Theudo, abbreviato di Mattheus o Matteo che si ripete in una famiglia, a catena, da padre in figlio o da avo in nipote. È facile capire che la famiglia dai molti Mattei fosse soprannominata, nel parlar volgare abbreviato, dei Teuts, o mischiando il latino al volgare dei Thieut. Ed ecco formato il primo cognome Thieut.

Questa famiglia dei Thieut fu la più benefica del paese. Essa, come vedremo, diede i fondi e provvide a costruire la prima chiesetta.

Ora vediamo il secondo cognome.

Sotto l’anno 1471 nell’elenco degli uomini scelti a soldati della guerra contro i Turchi che mise capo alla battaglia di Lepanto, per Givigliana è un certo Antonio Margarete. Anche su questo Antonio bisogna fermare l’attenzione. In seguito, lungo il secolo, i suoi discendenti furono un Domenico Toni, e un Antonio figlio di Domenico Antoni. Ecco formato in schema il soprannome, e poi il cognome dei De Antonis di Givigliana.

Era proprio quello il secolo, fra il 1400 e il 1500, che dovunque si venivano formando i cognomi, i quali prima non esistevano.

Già allora si ricordano campi e prati vicini al paesuccio, coi nomi che in parte ancora restano, cioè Val di Pecol, Nava, Las Perarias, Sot Celàr, Frassin.

C’era poi in paese una famiglia. Fontana, proveniente da Sappada, che durò per poco, ma che diede il nome al prato detto di Fontana, il quale formava un manso.

Invece nessun documento ci resta a chiarire la comparsa in paese e la derivazione della famiglia dei Gortana. Quando e da dove vennero? Certo è che il cognome deriva da Gorto e indica che qualcuno capitò di laggiù in paese. Allora il nome di Gorto si restringeva ai soli territori di Comeglians, di Ovaro e della Pieve e si allargò solo molto più tardi. Sicché da Gorto salì a Givigliana una famiglia intiera, oppure una donna gortana vi venne a sposarsi, e diede, con quel suo naturale soprannome di gortana, il cognome a tutta la discendenza? Relazioni anche di parentela con Gorto non mancavano. Non è ozioso di ricordare che già nel 1348 una Guerra di Givigliana era sposata a Mione. Che poi la farina fosse un giorno ricambiata, nulla sarebbe di strano.

I Thieut e i De Antonis, che non furono mai numerosi, ebbero i loro beni in preferenza nei migliori posti attorno del paese, come Fondo di Sopra, in Val, Autemos, Pisin, Miol, Frassin; segno che furono i primi ad occuparli. I Gortana, sopravvenuti dopo, li ebbero più lontano. Ma in seguito essi prosperarono rapidamente, raccolsero per compere o per eredità le sostanza dei Thieut e in parte anche quelle dei De Antonis, allargarono ampiamente la cerchia della campagna, soverchiarono in numero, divennero per qualche tempo la famiglia più caratteristica del paese.

II luogo delle prime abitazioni fu certamente presso la sorgiva dell’acqua, dov’è la vecchia casa di Pocon, e anche nell'orto dei Thieut, dove c’è memoria che sorgesse una casetta ora affatto demolita. Il borgo si sviluppò attorno della sorgiva con laboriose escavazioni a monte per fare il piano delle case, e il materiale veniva rovesciato a riempire la scanalatura del ruscello che di lì andava a scolare nel Riu Bon. Givigliana conservò a lungo l’aspetto di caseggiato quasi selvaggio aperto come un occhio fra la boscaglia. Raggruppato come gregge al pascolo sul dorso di destra del ruscello, si allungò in grame casupole su e giù pel groppone del dorso stesso. Un graduale diboscamento verso Chiampridòul e Autemos aprì magnifiche chiazze di campagna dall’erba folta e dai quadretti di campi, biondi nel luglio di orzo, frumento e segala.

Verso il 1600 il paese contava circa una dozzina di famiglie: due o tre di Thieut, tre di De Antonis, cinque di Gortana e una di Fontana.

Come in tutta la Carnia di allora, anche Givigliana faceva Comune a sé ed amministrava da solo i suoi beni. Il capo del paese era il Meriga, che era assistito dai Giurati, due per solito, scelti fra gli uomini più esperti del paese, mentre il Meriga era scelto in turno per tutte le famiglie e durava in carica un solo anno. Gli affari più importanti si deliberavano nella Vicinia del paese, che era la radunanza di tutti i capi famiglia. Qualche Vicinia si teneva ogni anno per gli affari civili e anche per l’amministrazione della chiesa. La Comune poi metteva capo al Quartiere di Gorto che univa tutte le ville del Canale e amministrava gli affari generali. Il capo del Quartiere era il Capitanio maggiore dell’Onorando Quartiere di Gorto, e veniva eletto anno per anno fra i Merighi delle Ville radunati nella Comandaria o riunione dei Merighi e Giurati di tutte le Ville di Gorto.

Nel 1653 fu Capitanio Maggiore dell’Onorando Quartiere di Gorto un Pietro Gortana di Givigliana.

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