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Le lotte pei confini

Nel 1480 Givigliana litigava già con Collina per il possesso della Montagna Chiampiùt. La Montagna fu divisa a rate per famiglie, ove si mettevano, nell’estate, a montear i buoi. Le rate appartenevano a consorti di Givigliana e di Collina e tanto l’un paese che l’altro cercava di trarre l’intiera montagna in suo possesso. Di qui una lunga contesa che si trascinò per più di due secoli con atti giudiziari e con dispetti delle parti, né consta con chiarezza dell’esito della lite.

Givigliana lottò da ogni parte per il possesso dei suoi confini naturali. Pare che verso Collina si volesse prendere a confine il corso del rio Fulin fino presso Collina e poi la linea di fondo della vallata di Plumbs fino alla Gran Forca. Un po’ troppo, veramente!

Collina invece, sconfinando di qua dal ciglione del Zùof, voleva invadere anche il bosco di Tassaris e Tors. Tutto il terreno interposto fu oggetto di contese. Una causa pel bosco di Pezzeit si risolvette a favore di Collina; un’altra pei boschi sopra Tors fu risolta con sentenza arbitrale favorevole a Givigliana.

Altra causa con Rigolato per Clevos.

Quelli di Rigolato con ogni disinvoltura si permettevano tagli di legnami per uso di negozio e per fuoco in tutta l’estensione del bosco di Clevos, e largamente praticavano il pascoleggio con animali bovini e capre e pecore fin sotto la tavella di Givigliana. Quelli di Givigliana, vedendo l’abuso, inibirono con lettere avvocatesche ogni taglio di qualsivoglia specie di legnami e il pascolo con qualunque genere di animali, ma gli altri allegarono l’uso antichissimo di pascolo e di taglio. Era il caso di arrischiarsi in una lite intrigatissima, dispendiosa e d’incerto esito, ma i due paesi vennero ad un equo accomodamento. Stabilirono che Rigolato potesse tagliar legna da fuoco, di faggio e cespugli, ove Givigliana non si serviva per suo conto, ma ciò solo per uso privato, escluso ogni negozio. Restò proibito per contro a quelli di Rigolato il taglio di pedali di larice, dana, alvero, aiero, frassino e tiglio per ogni uso e sotto pena di multa oltre la rifusione dei danni. Il pascolo, pei bovini venne permesso fino alla Pausa dei Muarz, e per le capre solo in dicembre, gennaio e febbraio. Per gli abusi in questo ultimo accordo era riservato il diritto di sequestrare le capre e ciò anche se nei mesi d’inverno venissero sorprese nella tavella di Givigliana.

Questo accordo fu fatto il 5 luglio 1766.

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