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La Mansioneria

Erano passati ormai più di cento anni che la chiesetta era sorta, e la officiava come poteva il Curato di Rigolato. Era provvista alla meglio dalla generosità del popolo per mezzo della Confraternita. Velia campagna fu assegnato anche ad essa un prato, che fu detto Prato di S. Pietro, e si trovava fra le paludette di Cros e il ruscello di Chiampridòul. Di esso si ha memoria già nel 1678. Più tardi venne alla chiesa una cospicua elargizione privata. Pietro De Antonis, nel 1744, le cedeva un orto in villa, un campo in Fondo di sopra, un prato in Pala, un prato in Goventas, due rate della Montagna Chiampiùt; il tutto del valore circa di L. 740.

Ma il paese era cresciuto, il servizio religioso del Curato di Rigolato era scarso ed incerto, le strade per la parrocchia impraticabili. Insomma occorreva il sacerdote in paese. Ce l’avevano già a Collina e a Tualis, bisognava provvederselo anche a Givigliana.

Da ciò nacque il pensiero di formare una Mansioneria.

Ma l’accordo fu difficile. Già verso il 1740 s’era fatto qualche tentativo. Se non che le famiglie erano poche e non tutte di buona volontà.

Nel 1743 Giovanni fu Daniele Gortana aveva disposto per testamento un legato di L. 400 in favore della Mansioneria da istituirsi, se non che, dieci anni dopo, non essendo essa ancora istituita, né essendovi apparenza che in breve si volesse istituire, revocò e annullò il legato, e revocò anche un legato patrimoniale di L. 200 che aveva disposto in favore di P. Giacomo Gortana, suo nipote, già divenuto sacerdote.

L'affare si trascinò per le lunghe, ma quando Dio volle, e cioè parecchi anni dopo, raccordo fu finalmente raggiunto. Vi cooperarono attivamente anche i rivenditori ambulanti, i quali raccolsero da amici e conoscenti, delle cospicue offerte per la Mansioneria da erigersi. Per esempio, un certo Francesco Giordano da Leoben donò L. 275. A dare poi il colpo di grazia, venne il testamento di Giacomo fu Leonardo Gortana, che assegnava la sua casa per abitazione del Mansionario, più ducati 180 alla Mansioneria, vincolando per quell’importo il campo di Nizul, il campo in Pian di Sera e alcuni chirografi. Questa donazione fece risolvere l’affare.

Il mercoledì 12 agosto 1760, nel luogo della pubblica Vicinia, uniti il Meriga, i Giurati e gli uomini di Givigliana, presente il Nodaro Romanin. si istituì la Mansioneria con contratto irrevocabile di rendita perpetua al Mansionario. Erano circa quindici famiglie, due di De Antonis e tredici di Gortana, che vincolarono parecchi loro beni per un importo di L. 10469, che dovevano dare il frutto annuo di L. 526.09. Il più generoso donatore fu Valentino Gortana, che assegnò beni per un capitale di L. 4069. Il paese, in complesso, vincolò beni per L. 7275; benefattori forestieri avevano fatto donazioni per L. 3194. Il Mansionario dunque veniva a godere la rendita annua di L. 526.09 venete, più la casa di abitazione con tutti i mobili lasciata dal fu Giacomo Gortana.

Gli uomini fecero quindi istanza al Vicario abaziale di Moggio, da cui dipendeva tutto il canal di Gorto, facendo presente le difficoltà di recarsi alla parrocchia per il servizio religioso, in causa della somma copia di nevi e ghiaccio e le frequenti inondazioni che asportavano il ponte del Degano, e pregavano di concedere i sagramenti e la celebrazione della S. Messa nei giorni festivi, fuorché la prima e terza domenica di mese, l’avvento e la quaresima e le feste mobili, in cui restava l'obbligo di recarsi tutti alla parrocchia. L’abate nel 1763, e l’Arcivescovo di Udine, Bartolomeo Gradenigo, nel 1764, accordarono ogni cosa.

Non altro restava che l’elezione del Mansionario.

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