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Struttura della popolazione

La ricomposizione della popolazione per gruppi d’età ha trovato un ostacolo nella mancata indicazione della data di nascita di 18 (su 855) persone23. Il problema è stato affrontato empiricamente, caso per caso, appigliandosi agli indizi disponibili (per esempio, nei casi in cui si conosceva l’età di un coniuge s’è ipotizzato che il divario tra marito e moglie fosse di due anni, con la moglie più giovane; in altri in cui si conosceva quella dei figli s’è assunto che la madre avesse generato il primo a trent’anni… ) e risolto attribuendo una data di nascita ipotetica a dodici persone ed escludendo dall’analisi le rimanenti, prive d’appigli24. Altre ambiguità, probabili errori presenti nella fonte, sono state sciolte solo in due casi, ritenuti palesi25.

Sesso ed età

La popolazione così isolata si suddivide quasi equamente tra maschi e femmine (99,3 maschi per cento femmine), ed appare concentrata nelle classi d’età 0-14 (306 unità, pari al 36% del totale) e 15-29 (309, 36,4%). Fino a trent’anni le femmine sono generalmente più numerose, ad eccezione che nella classe 15-19 nelle quale si osservano 154,5 maschi ogni 100 femmine (Tab. 4). Le irregolarità del rapporto tra i sessi in queste classi d’età saranno, per lo più, frutto del caso, connesse all’esiguo numero di nascite, e solo in via accessoria conseguenza di fattori differenziali «di genere», intervenuti successivamente; ma per la classe d’età 15-19, ovvero per i nati nel quinquennio 1793–97, la ragioni potrebbero essere diverse.

 

Piramide delle età della popolazione di Villesse al 31.12.1812

 

La piramide delle età, che nella sua forma, dall’ampia base, l’assottigliamento «veloce» e seghettato verso il vertice, rimanda a cicli di natalità e mortalità tanto sostenuti quanto variabili, restituisce visivamente l’entità dello strappo. Il peso della classe d’età 15-19 (6,6%) permane a lungo al di sotto di quelle successive — fino al gruppo 40-44 non si scende sotto il 7% — tanto da indurre il sospetto che la contrazione attribuibile ad un probabile arretramento della natalità intervenuto nell’ultimo decennio del Settecento, periodo critico dal punto di vista socio-economico e sanitario, sia stata accentuata da un’azione squilibrata della mortalità, più marcata per le femmine (Fig. 4).

Il confronto con la piramide delle età al 31.12.2006 (Fig. 5) dalla forma quasi rovesciata, con base stretta, età adulte ed anziane dilatate, pienezza quasi eccessiva concentrata verso l’alto, dà senso visivo alle locuzioni «popolazione giovane»/«popolazione anziana»26.

Questo elemento trova espressione sintetica nell’età media della popolazione, che nel 1812 s’aggira sui 27-28 anni, con un divario tra i sessi minimo (inaspettatamente coi maschi mediamente più anziani, sebbene solo di qualche mese) mentre quasi due secoli dopo, alla fine del 2006, l’età media complessiva supera i quarantacinque anni ed è la componente femminile, con uno scarto di quasi tre anni, quella più anziana (Fig. 6).

 

Età media della popolazione di Villesse

 

Anche gli indici di struttura esaltano lo scarto d’età tra le due popolazioni (Fig. 7):

  • ogni cento giovani con meno di 15 anni si hanno 15,7 anziani nel 1812 e 203 nel 2006 – indice di vecchiaia (IV);
  • nel 1812 a cento persone «produttive», in età 15-64, ne corrispondono 71,7 collocate nelle fasce «deboli» per motivi demografici (età 0-14 e 65-ω) contro 48,8 nel 2006 – indice demografico di dipendenza (ID);
  • ogni cento individui con 15-39 anni d’età ne esistono 59,9 con 40-64 anni nel 1812 e 123,4 nel 2006 – indice di struttura della popolazione attiva (IS);
  • ogni cento giovani collocati nelle fasi iniziali della carriera lavorativa (15-19 anni) ci sono 37,14 anziani, in età 60-64, prossimi all’abbandono nel 1812 e 156,3 nel 2006 – indice di ricambio della popolazione in età attiva (IR);
  • a cento donne in età riproduttiva (15-49 anni) corrispondono 59,2 bambini in età 0-4 nel 1812 e 17,1 nel 2006 – indice del carico di figli per donna feconda (IC).

 

Indici di struttura della popolazione di Villesse al 31.12.1812 e 31.12.2006

 

Stato civile

A inizio Ottocento, grazie alla numerosità delle fasce giovanili, celibi e nubili costituiscono la maggioranza della popolazione, ma nubilato e celibato definitivi appaiono contenuti (3,1% e 3,8% rispettivamente); l’età media d’accesso al matrimonio mostra un divario tra i sessi di circa due anni, collocandosi sopra i 25 per le femmine (25,4) e a 27,5 per i maschi (Tab. 5)27.

Accessi alle nozze più precoci, con età medie oscillanti tra 22,3-23,9 anni per le femmine e 24,2-27,9 per i maschi, sono documentati nella vicina Turriaco tra il 1826 e il 185528, mentre nel secolo precedente, tra il 1707 e il 1750, nella non lontana Isola Morosini «il 63% delle nubili si sposano prima del 25° compleanno e il 57% dei celibi entro il 30° anno di età»29.

Nel 2006, quando nessuno si sognerebbe d’attribuire al matrimonio quella funzione regolatrice della fecondità che invece ancora possedeva nel 1812, a Villesse celibi e nubili non sono più, per effetto della mutata struttura d’età, la maggioranza della popolazione, e questo benché ci si sposi tardi, sopra i trent’anni le femmine, in prossimità dei trentacinque i maschi, e il tasso di celibato definitivo s’attesti su un livello (24%) elevato.

Dalle numerazioni di fine Settecento/inizio Ottocento, originate da esigenze militari (reclutamento), emerge una certa sovrabbondanza, in via di ridimensionamento, di maschi, riflesso, forse, di squilibri immigratori (servi?, braccianti?, tessitori?); il peso delle fasce giovanili, con meno di tredici anni, sembra accrescersi a partire dal primo decennio dell’Ottocento, marcando un ringiovanimento complessivo della popolazione e una, conseguente, minore incidenza dei coniugati (Tab. 6)30.

Speranza di vita

Uno sguardo più ravvicinato, per anno di nascita, alla struttura d’età, restituisce un’immagine frastagliata (Fig. 8), con alcuni rientri «anomali», non in sequenza, più profondi di altri, corrispondenti, probabilmente, a periodi critici dal punto di vista socio-economico e sanitario, caratterizzati da un’elevata mortalità, soprattutto infantile, e da un’attenuazione della natalità.

 

Popolazione al 31.12.1812 per anno di nascita (sessi congiunti)

 

Nel mese d’aprile del 1759 Carlo M. d’Attems, primo arcivescovo di Gorizia, in visita pastorale, accerta una popolazione composta da 640 persone, di cui 190 «non da comunione» mentre «i nati dell’anno decorso risultano 22 - tutti legittimi e battezzati -, i morti 41 […]; 5 i matrimoni»31. L’alta mortalità del 1758 sembra trovare un riscontro nei ranghi contenuti di quella generazione, rispetto alla precedente, rilevabili nel 1812; anche il calo di cinquanta abitanti intervenuto tra il 1789 e 1792 («Il 1724, 1739, 1783, 1788-89 sono anni di fame»32) ha un’analoga manifestazione.

Visto da questa angolatura tutto il Settecento appare punteggiato da un susseguirsi ininterrotto di crisi, che dilatano la loro durata nell’ultimo ventennio, in sintonia con quanto accade nelle località vicine, dove, a cavallo con l’Ottocento, è documentata l’azione nefasta, specie sui bambini, del vaiolo. In particolare:

  • a Fiumicello il saldo naturale del periodo 1772–79, stando a quanto accertato nel corso d’una visita pastorale , è negativo per 131 unità33;
  • ad Isola Morosini «Il 9 marzo 1795 in una perdurante crisi di mortalità infantile, al quinto caso dell’anno, leggiamo sottolineato più volte e scritto a caratteri molto ampi: ‹mortuus gravissimo morbo pessimo, idest et dictus variolo›. Tra i bambini serpeggia un’epidemia di vaiolo»34;
  • a San Lorenzo Isontino muoiono di vaiolo «25 bambini (dall’11 giugno al 16 settembre 1801)» dopo che si erano avute accentuazioni della mortalità nel 1788-90 e 1797-9835;
  • ad Aiello nel 1785 «ci fu in agosto-settembre, un’epidemia di vaiolo che fece 19 vittime, tutti bambini, lasciando nel lutto moltissime famiglie […]. Il vaiolo ricomparve nel '94 rapendo altri 15 bambini», e «nel 1797 ci furono 53 decessi (la media si aggirava sui 30) di cui 8 per diarrea, nel 1806 50; nel 1812 morirono in cinque mesi 12 neonati per lo spasmo. Ma l’anno più funesto fu il 1801 con 76 morti. Di questi ben 52 avevano meno di cinque anni d’età e di essi 29 se ne andarono per il ‹vaiolo maligno› »36;
  • a Campolongo e Cavenzano «nel 1801 i morti in totale assommarono a 50, almeno il doppio della media, a causa del vaiolo che colpì pesantemente i bambini»37;
  • il vaiolo è presente a Turriaco sul finire del secolo38.

Ma qual era la speranza di vita alla nascita a inizio Ottocento?

In assenza di riferimenti, s’è voluto utilizzare lo «Specchio dei morti divisi per età dal 1784 al 1808» elaborato da Augusto Geat per la non lontana comunità di Ioannis39 in modo da desumerne una tavola di mortalità (Tab. 7).

I risultati ottenuti andranno interpretati come indicazioni molto vaghe, sia perché relativi ad una comunità ancora più piccola e circoscritta di Villesse (si veda la Tab. 3), sia per gli ampi raggruppamenti d’età utilizzati, sia, infine, per i presupposti sui quali poggia il metodo di calcolo40. Ne esce, infatti, una speranza di vita alla nascita particolarmente contenuta (23,5 anni), condizionata da probabilità di morte (qx) elevatissime fino al decimo anno, che, però, potrebbero rispecchiare una recrudescenza reale, confinata al periodo, della mortalità infantile41. Una verifica indiretta del grado d’attendibilità, attuata col ricorso alle tavole tipo di Ledermann, «réseau 102», ha, infatti, escluso (con speranze di vita: e0 = 23 anni; e1 = 33,2; e10 = 41,5; e20 = 34,8; e40 = 23,9; e60 = 12,3) l’incoerenza assoluta dei risultati42. Rimane il fatto che si tratta di valori lontani da quelli medi della pianura friulana di qualche anno dopo, che evidenziano una speranza di vita alla nascita intorno ai trent’anni43.

Per quanto riguarda Villesse si sa che nel 1811 i decessi furono 26 e 24 nel 1812; dalla loro distribuzione per età emerge un picco di mortalità infantile nel 1811 (19 decessi su 26 riguardano bambini fino a cinque anni d’età; nel 1812 si scende a 7 su 24)44. Poiché le due annualità si differenziano notevolmente, la volatilità dei tassi di mortalità sarà ancor maggiore di quella di cui già normalmente sono intrisi, esaltata da fattori casuali, inadatti ad esprimere tendenze d’ampio respiro. La tavola di mortalità costruita, con qualche accorgimento45, partendo da questi elementi ha, inoltre, di per sé stessa il significato d’un modello astratto, basato sull’ipotesi che una generazione fittizia riproduca la mortalità rilevata, per tutte le generazioni, in un istante determinato. La speranza di vita alla nascita così ottenuta oscilla tra i 29,3 anni del 1811 e i 38,7 del 1812; quella basata sui decessi medi del biennio si colloca a 32,9 anni (Tab. 8). Pur all’interno di queste forti oscillazioni ci si muove (almeno tra il 1811 e il 1812, che, comunque, non pare certo un periodo favorevole) a quote decisamente più elevate di quelle osservate a Ioannis nel quarto di secolo precedente46.

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