« Prev
4/6 Next »

Professioni, produzione di granaglie, aggregati domestici

Le rilevazioni per la coscrizione, già utilizzate, consentono di dare un’occhiata alla «condizione professionale» dei maschi adulti, con diciotto anni e più, a cavallo del secolo (Tab. 9)47.

Il settore primario spicca, con prepotenza, su tutti; nel 1803 tra grandi proprietari (6,8%), piccoli proprietari e loro figli (48,3%), coloni ed affittuari (32,4%), l’87,5% dei maschi adulti opera al suo interno48. S’intuiscono differenziazioni sociali anche marcate negli estremi, con in coda braccianti e coloni, e al vertice i «possidenti», ma è arduo trarre conclusioni senza indagini più approfondite; i confini tra le varie categorie rimangono sfumati:

Li coloni per la massima parte, oltre di condurre in affitto possessioni con case di abitazione, conforme il sistema generale del Distretto, sono anco proprietarj di qualche campo di terreno, hanno bovarie proprie, e comunemente con pochi debiti49.

Nel 1812, stando al «ruolo di popolazione», i 256 maschi ricadenti nella popolazione attiva sono impiegati (Tab. 10)50:

  • per il 70% (180 persone) in agricoltura in qualità di villici, termine che maschera varietà di rapporti, ruoli, capacità produttive aventi, a parte un paesaggio e una «cultura materiale» contornati dai medesimi orizzonti, ben poco in comune (si va dai braccianti senza terra, ai piccoli proprietari benestanti); a questi andranno sommati quasi tutti i possidenti (dieci, il 3,9% della popolazione attiva), che verosimilmente s’occupavano anche di «far lavorare la terra»;
  • per il 10,6% nell’artigianato dove s’osserva una buona presenza di tessitori, sarti e calzolai (21 su 27)51;
  • per il 6,4% (17 persone) nel terziario (commercio, servizi e professioni) il cui ruolo appare marginale non solo in termini d’occupati;
  • per l’8,6% (22 in termini assoluti) in occupazioni sconosciute che, forse, a parte dimenticanze ed omissioni, nascondono invalidi al lavoro.

Vista la sua rilevanza c’è da chiedersi quale fosse l’andamento dell’agricoltura attorno al 1810. Il quadro generale non deve essere stato molto dissimile da quello ch’emerge dagli atti catastali formati circa un decennio dopo52:

§ 9. Piazze di mercato e fiere.
Di veruna sorte nella Comune e lo smerzio de’ suoi prodotti ha luogo nella Comune ai speculatori, ed a piccole partite alla piazza di Gradisca ed a grandi partite a quella di Gorizia, distante la prima leghe una e la seconda leghe due e mezza c.a.

§ 10. Prodotti della terra.
Formento, formentone, fagioli, vino e fieno sono li prodotti principali, e li più ordinarj. L’orzo e canape coltivansi dalli coloni a minute partite e puramente per il bisogno degli agricoltori.

§ 11. Qualità delli prodotti, quantità e valore.
Qualità delle granaglie buona, e che non differisce niente dalla qualità delli prodotti delle altre Comuni del Distretto. Quella del vino in complesso ordinaria; del fieno ottima. La quantità de’ grani e del vino specialmente superiore al consumo della propria popolazione e quella del fieno molto minore del bisognevole pel mantenimento del bestiame, per cui la massima parte delli coloni è costretta di provvedersi di prati in affitto alle casse di Aquileja o di Isola morosini. Il prezzo e valor di tutti li prodotti stanno in ragione della respettiva qualità.

Ancora nessun cenno alla patata; le produzioni di granaglie e vino generano eccedenze destinate al mercato.

Nel mese di settembre 1810 Napoleone Bonaparte sospende «l’asportazione del frumento e farina di frumento dal Nostro Regno d’Italia, sotto qualunque pretesto» e incarica il Ministro dell’Interno di presentare «entro un mese lo stato del grano e farina di frumento e del bisogno della consumazione a tutto luglio 1811, onde rilevare fino a qual misura possa accordarsi senza inconveniente l’estrazione di detti generi»53. Pochi giorni dopo Teodoro Somenzari, prefetto del Dipartimento di Passariano, dirama una circolare applicativa, accompagnata da una modula per la raccolta dei dati54. Nella Tab. 11 sono condensate le risposte inviate alla vice-prefettura di Gradisca da otto municipalità comprendenti, in tutto, oltre quattordicimila abitanti. Ne emerge un quadro variegato espresso da rapporti prodotto/seme molto bassi, oscillanti tra 1,3 : 1 di San Vito e 4,5 : 1 di Medea, testimoni di un’annata particolarmente difficile; anche per Villesse il raccolto fu scarso, con una «resa» (2,5 : 1) al di sotto della già fiacca media (2,9 : 1)55.

La municipalità di Claujano, ch’evidenzia, nel suo insieme, una rapporto grano/semente (2,8 : 1) superiore a quello di Villesse, precisa:

Nel presente anno fu tenue il prodotto di formento per la grandine, et quantità di carbone accorso; così pure in presente non vi è la totalità raccolta, perché li villici mancanti la maggior parte di biade hanno dovuto servirsi l’ocorente vitalizio del formento stesso ed anche perché delli possidenti immediatamente scosso dalli rispetivi affituali l’anno venduto.

Si può presumere che inconvenienti analoghi (avversità atmosferiche e malattie del frumento) abbiano compromesso, magari ancor di più, anche il raccolto di Villesse.

Il frumento, tuttavia, costituiva per i coloni un mezzo di pagamento e non entrava nel ciclo del consumo locale se non in minima parte. Questo spiega la scarsità delle scorte esistenti a poca distanza dal raccolto (a Villesse su 723 staia raccolte solo 241 erano ancora disponibili). La municipalità di Ruda commenta in proposito:

Questa è la quantità del formento ritrovato sopra li granaj di quei possidenti che hanno il costante lor domicilio in questa Comune, avendo li colloni degli altri anted.ti possidenti, al momento che pagansi gli affitti, condotto il medemo ove domiciliano gli rispettivi padroni.

mentre quella di Medea osserva:

Dal totale racolto fino ad oggi saranno trasportati fuori dalla Comune ai locali dei rispettivi proprietarj cir.a. St.a 700 e venduto consumato poi da St.a 100.

Scarsità del raccolto e sua fuoriuscita (a pagamento dei canoni d’affitto) dal mercato di consumo locale producono un «buco», rispetto al fabbisogno del periodo ottobre 1810–luglio 1811, difficilmente colmabile senza «reimportazioni». A Villesse già a fine settembre le scorte non possono essere utilizzate se non erodendo quelle destinate alla futura semina (si veda la Tab. 12)56.

La circolazione del formentone si collocava su un piano diverso, destinata, com’era, a soddisfare prima di tutto le esigenze dell’aggregato domestico e dell’azienda contadina: «‹Al formet ’l è dal paron, la blava dal colono›, dice un proverbio»57.

Anche in questo settore l’amministrazione napoleonica trovò modo di dispiegare la consueta potenza indagatoria, espressa con prospetti chiari ed istruzioni stringate, diramati, con prontezza, tramite un apparato burocratico capace di toccare, in breve, fin l’ultimo casale inghiottito tra le grinze dei campi. Nel mese d’ottobre, ad inchiesta sul frumento ancora calda, il prefetto Somenzari sollecitava podestà e sindaci a fornire, «con eguale attenzione, e religione», notizie intorno al «grano turco, o formentone»58.

C’è pervenuto il dettaglio della rilevazione effettuata a Villesse, relativo a 151 «proprietari», verosimilmente facenti capo ad altrettanti aggregati domestici (Tab. 13)59.

Il rapporto prodotto/seme del sorgoturco (15,6 : 1) non ha, naturalmente, nulla a che vedere con quello del frumento60; anche in un’annata, come il 1810, presumibilmente non favorevole (almeno stando a quanto avvenuto a Clauiano), Villesse riesce a produrre un surplus destinato al mercato. Spostando lo sguardo a livello d’aggregato, s’osservano 96 nuclei con una produzione eccedente il consumo, corrispondenti a quasi due terzi (63,6%) del totale (Tab. 14).

Una ventina (il 13,2%) sono quelli con una produzione superiore a 200 pesenali (19,5 q), ma uno solo oltrepassa i 400 (38,9 q). Il maggior produttore, con 438 pesenali (42,6 q), è Pietro Fross, villico, seguito da Francesco Gerin, possidente, e dal reverendo vicario Girolamo Vecchi — quest’ultimo non perchè dedito alla coltivazione di mais ma, più probabilmente, in quanto beneficiario del «quartese»61.

Quindici dei cinquantacinque aggregati in posizione deficitaria sono riconducibili a soggetti estranei alla produzione di mais; tra questi troviamo alcuni artigiani (calzolai, tessitori), commercianti (ostiere, pizzicagnolo), un muratore, una levatrice, alcune vedove con professione non definita, ma anche almeno un possidente e due villici. I due nuclei collocati nella fascia col maggior deficit (-100/-50 pesenali) fanno capo al possidente Michele Gerin, a capo, nel 1812, d’un aggregato di 8 persone, e a Giuseppe Tesser, non censito nel 1812, con una famiglia d’almeno cinque membri62. La maggior parte (31 su 55) degli aggregati con problemi d’approvvigionamento risulta, in ogni caso, capeggiata da villici, perlopiù titolari di produzioni modeste (solo cinque superano i 50 pesenali di granoturco). Al di sopra della fascia con 50-100 pesenali (circa 4,9-9,7 q) di raccolto non si verificano situazioni deficitarie.

Il quadro ottimistico che emergerà, qualche anno dopo, dagli atti catastali sembra, così, trovare una (molto) parziale conferma63; l’economia agricola della Villesse d’inizio Ottocento fa circolare un certo «benessere», tale da escludere un pauperismo diffuso ed estremo64. In mancanza d’altre informazioni, leggiamo in questo senso anche la seguente annotazione relativa alla case65:

§ 8. Numero delle case, e loro stato
Vi esistono in questa Comune case di abitazione, secondo le tabelle di conscrizione militare dell’anno 1822 N. 100… tutte costruite in pietra viva, e coperte di copi, ed in buono e suficientemente comodo stato.

Il numero di 100 si ripete, per le case, a dir poco dal 1792; vi è una stasi edificatoria almeno trentennale, indice d’un incremento demografico ancora comprimibile negli spazi a disposizione. Emerge, infatti, un divario tra edifici ed unità abitative; queste ultime crescono in qualche modo, magari con frazionamenti o ampliamenti, nel tempo, così come aumenta il numero delle famiglie che da 131 nel 1792 passa a 140 nel 1801, a 148 nel 1803 e a 151 nel 181066.

L’analisi degli aggregati domestici meriterebbe uno studio tutto per sé. In difetto di ciò ci limitiamo a sfruttare il prospetto sull’imposta personale e i dati ricavati dal ruolo della popolazione per proporre una prima tabella di sintesi (Tab. 15) dalla quale emerge con chiarezza una netta prevalenza degli aggregati semplici, ovvero delle unità familiari coniugali. Questo elemento si lega bene con un’età d’accesso al matrimonio abbastanza elevata, sulla quale ci si è già soffermati, e implica un diffuso costume matrimoniale di tipo neolocale.

In altre località, per esempio a Barcola nel 1824, è stata osservata «una maggior frequenza di aggregati semplici fra i coloni rispetto ai piccoli proprietari»67, e questa potrebbe essere la chiave per interpretare anche i dati di Villesse.

« Prev
4/6 Next »
Scarica
Scarica questo file (Villesse2.pdf)La popolazione di Villesse nel «ruolo generale» del 1812[Metodi e Ricerche, ns, XXVIII, 2 (lug-dic 2009)]524 Downloads
sei qui