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Note


  1.  Š. Kociančič, Parochia Villesse, in «Folium Periodicum Archidiœceseos Goritiensis», VIII (1882), 1, p. 28. Quest’opera, uscita nel 1882, a puntate, nei primi sei numeri del mensile Folium Periodicum, costituisce la traduzione latina e l’ampliamento «di una cronaca manoscritta redatta dal cappellano di Villesse Giuseppe Toso in italiano […] La cronaca manoscritta è ora in possesso del sig. Giovanni Pinat, abitante a Novara… », S. Perini, Viles. Uomini e tempi, Villesse, Comune di Villesse, 1984, p. 18, nota n. 6. 

  2. Si rinvia a: L. Fabi, Villesse 1914-1918: piccole storie di una Grande Guerra, Cremona, Persico, 2003; A. Montanari, E il tempo passa... : Villesse 1860-1960, testo di Stefano Perini, Villesse, BCC di Villesse, 2000, pp. 36–66; F. Tassin, Vita sociale e religiosa a Villesse tra 1918 e 1940, in E. Sgubin (a cura di), Marian e i paîs dal Friûl Orientâl, Udine, Società Filologica Friulana, 1986, pp. 493–494; S. Perini, Viles cit., pp. 333–373, ed alle rispettive bibliografie. 

  3.  «[…] dall’Archivio Parrocchiale durante la Prima Guerra Mondiale, sono venuti a mancare molti tomi, riguardanti i nati, i matrimoni, i morti, che i vari parroci, dopo la fine del Concilio di Trento della seconda metà del '500, erano obbligati a tenere aggiornati come stato civile; quindi, causa questa mancanza, per il nostro paese, non c’era la conoscenza della composizione delle famiglie, almeno per quel che riguarda la fine del '700 ed inizio dell’800», A. Montanari, Villesse napoleonica. Le sue case e la sua gente.Villesse 1790-1815. Notizie, abitanti proprietari delle abitazioni con i rispettivi coloni, toponomastica e altre curiosità sulla vita della gente di Villesse in questo quarto di secolo, Villesse, BCC di Villesse, 2008, p. 9. Bartolomeo da Porcia, abate di Moggio, nel corso della visita del 1570 «ordinò di tenere d’ora innanzi i libri dei battezzati (questi cominceranno ad essere usati solo nel 1579)», S. Perini, Viles cit., p. 117. «Anno 1608 scribi coeperunt in ista Plebe libri baptizatorum, aliaeque vulgo dictae Matriculae», Š. Kociančič, op. cit., in «Folium Periodicum Archidiœceseos Goritiensis», VIII (1882), 3, p. 91; tuttavia «Secondo il Morelli le note di Villesse cominciano dall’anno 1579, ma oltreché gli anni 1589 e 1590 rimasero in bianco rendendosi sospette di mancanze gli anteriori ed i seguenti. Presentemente nell’archivio Parrochiale i libri battesimali si hanno dal 1608 in poi», ibid., nota n. 1. Villesse diviene parrocchia autonoma solo nel 1847 (Š. Kociančič, op. cit., in «Folium Periodicum Archidiœceseos Goritiensis», VIII (1882), 6, p. 181); in precedenza, benché per lungo tempo luogo di residenza del parroco, faceva parte della parrocchia di S. Pier d’Isonzo (S. Perini, Viles cit., pp. 110–118). Alfio Perco, sulla base dei registri di quest’ultima località, ha osservato che «Oltre l’Isonzo, la friulana Villesse, pure territorio austriaco, faceva parte della parrocchia di S. Pietro, ma con registri propri ed abitanti mai sommati a quelli delle altre ville», A. Perco, La popolazione del Territorio nei secoli XVI e XVII, in «Bisicaria», 1987, p. 43. Dispersi sono pure i registri tenuti ai fini civili già nel '700, a partire dai regni di Maria Teresa e Giuseppe II (si veda M. L. Iona, Nascite, matrimoni e morti, in Ead. (a cura di), Il ciclo della vita. Demografia, documenti e altre memorie in Friuli Venezia Giulia, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1990, p. 28), che pur hanno lasciato tracce in località vicine (C. Medeot, La storia della mia gente. San Lorenzo Isontino, a cura dell’Istituto di Storia sociale e religiosa, Gorizia, Comune di San Lorenzo Isontino, 1983, pp. 122–127). 

  4. La serie di registri di stato civile conservata all’Archivio della Curia arcivescovile di Gorizia inizia nel 1834 e termina con la fine del periodo asburgico. 

  5.  Decreto 27.3.1806, Regolamento per l’attivazione in tutto lo Stato dei Registri delle nascite, de’ matrimoni e delle morti, in «Bollettino delle leggi del Regno d’Italia», parte I, Milano, Dalla reale stamperia, 1806, pp. 169–223. 

  6.  La disciplina della tassa personale risale alla Repubblica italiana: * Legge 24.7.1802, Tassa personale, in favore delle Comuni, in «Bollettino delle leggi della Repubblica italiana, dalla Costituzione proclamata nei Comizi in Lione al 31 dicembre 1802», Anno I, Milano, Dalla reale stamperia, 1802, pp. 209–211 e * Istruzione 30.1.1803, Formazione, e custodia del Ruolo ordinato dalla Legge 24 Luglio 1802. degli abitanti maschj dagli anni 14. compiti fino ai 60. pure compiti, sottoposti al pagamento della Tassa Personale, secondo il disposto della stessa legge, in «Foglio officiale della Repubblica Italiana contenente i decreti, proclami, circolari ed avvisi riguardanti l’amministrazione», Anno II, Milano, Dalla reale stamperia, 1803, pp. 23–57. 

  7.  Decreto 29.6.1809, Sull’organizzazione definitiva de’ cancellieri del censo, in «Bollettino delle leggi del Regno d’Italia», Milano, Dalla reale stamperia, 1809, pp. 203–214; art. 37 del Decreto 11.6.1811, Sull’esercizio della polizia amministrativa sui forestieri che viaggiano nel regno, e sui nazionali che viaggiano all’estero, o girano nell’interno, in «Bollettino delle leggi del Regno d’Italia», parte I, Milano, Dalla reale stamperia, 1811, pp. 569–586. 

  8.   Archivio di Stato di Gorizia (d’ora in poi: Asg), Atti Politico-amministrativi e giudiziari di Gradisca 1503-1830, b. 138 fzz. 351 e 352. 

  9.  «IV. Affine di evitare le confusioni o duplicazioni, che potessero seguire, dovranno principiare dal descrivere, girando di casa in casa per ordine topografico, e di famiglia in famiglia progressivamente, tutti quelli che abitano nell’interno rispettivo comune… », Istruzione 30.1.1803, op. cit., p. 24. 

  10.  «Il predetto Ruolo Personale dovrà formarsi, e rettificarsi dalla Festa di S. Martino dell’anno antecedente sino a tutto aprile dell’anno susseguente, in quel mese che, gli Amministratori Comunali […], giudicheranno più opportuno a fissarsi… », ivi, punto XX, p. 29; a livello comunale il numero d’abitanti scende da 4882 (documento in fz. 351) a 4844 (documento in fz. 352). Per quanto riguarda Villesse si nota una contrazione di 7 unità (gli abitanti passano da 818 a 811), 5 donne e 2 maschi con meno di 14 anni, collocate in due nuclei familiari (con a capo Pietro Dibarbora q. Michelle, al n. 5, e di Andrea Donda q. Geremia, al n. 39 ). 

  11.  Asg, Atti Politico-amministrativi e giudiziari di Gradisca 1503-1830, b. 138 fz. 352, fg. 29r. Ancora il 26.2.1811 il Podestà di Gradisca comunica al Vice-prefetto del Distretto in Gradisca che «la precisa popolazione» rilevata «dal ruolo personale ultimamente compilato» ammonta a 818 unità, Biblioteca civica di Gradisca d’Isonzo (d’ora in poi: Bcg), Archivio storico, cartolare n. 15, prospetto allegato alla nota prot. 312. 

  12. «Per que’ cittadini, che si trovassero in comune al tempo della formazione del ruolo, ma che non fosse per anche decorso l’intervallo dei sei mesi della loro dimora nello stesso comune […] e così viceversa per gli assenti, quando abbiano in comune casa aperta, dovranno descriversi anch’essi nel detto ruolo, salva a’ medesimi la ragione di ottenere l’assoluzione della tassa personale nel comune in cui vengono descritti…», Istruzione 30.1.1803, op. cit., punto V, p. 25. 

  13. Si rinvia a A. Schiaffino, Il «ruolo generale della popolazione» nell’esperienza storica del Regno Italico, in Comitato Italiano per lo Studio della Demografia Storica (a cura di), Le fonti della demografia storica Italia, Atti del seminario di demografia storica 1971-72, Roma, Cisp, 1974, pp. 519–587 e a A. Bellettini, Alcune considerazioni sul ruolo generale della popolazione istituito nel periodo napoleonico, in Comitato Italiano per lo Studio della Demografia Storica (a cura di), op. cit., pp. 451–462. 

  14. Tabella annessa al Decreto 11.6.1811, op. cit., p. 586. 

  15.  «Al finire del corrente anno dovrà essere compilato in ciascun comune il ruolo generale di popolazione prescritto coll’articolo 15 del nostro decreto 29 giugno 1809. Questo ruolo indicherà particolarmente i nomi di ciascun abitante, la sua età, il luogo di sua nascita, il di lui ultimo domicilio, la professione, il mestiere e gli altri mezzi di sua sussistenza. I commissarj di polizia, dove esistono, presteranno la loro opera ai podestà e sindaci, tanto per la prima compilazione del detto ruolo, quanto per la rettificazione che all’oggetto di conservarlo regolare ed esatto dovrà immancabilmente farsene in novembre o dicembre di ciascun anno… », ivi, p. 583, art. 37. 

  16.  Si tratta della rubrica riassuntiva dei fogli di famiglia (Mod. II. – si veda M. L. Iona (a cura di), Il ciclo della vita cit., p. 67). Per quanto riguarda Villesse sulla sovracopertina del registro (collocato in Asg, Atti Politico-amministrativi e giudiziari di Gradisca 1503-1830, b. 137 fz. 347) compare, apposta a matita, l’indicazione fuorviante di «Versa». I nominativi sono elencati in ordine alfabetico ma quelli dei nati negli ultimi due mesi del 1811 e nel 1812, oltre a sfuggire parzialmente all’ordine, appaiono chiaramente inseriti da mani diverse (per esempio i dati di Cian Giuseppe, n. il 23.1.1811, sono compilati da una prima mano, mentre Cobalau Giacomo, n. il 12.11.1811, da una seconda). 

  17.  A. Montanari, Villesse napoleonica cit.. 

  18.  Fonti: * Archivio di Stato di Trieste (d’ora in poi: Ast), Cesareo regio consiglio capitaniale di Gorizia e Gradisca (1791-1803), b. 13, fasc. 22, per il 1792 (maggio), il 1801 (dicembre) ed il 1803 (marzo); si tratta di estratti sommari della popolazione e degli animali inseriti nel contesto delle operazioni di coscrizione; * Compartimento territoriale del dipartimento di Passariano. Da attivarsi pel Primo Gennajo 1811, Udine, Fratelli Pecile, [s.d.], p. 9, edito in R. Corbellini, L. Cerno e C. Sava (a cura di), Il Friuli nel 1807. Dipartimento di Passariano. Popolazione, risorse, lavoro in una statistica napoleonica, Udine, Società Filologica Friulana, 1992, pp. 617-649, per il 1810 (la data di riferimento in questo caso non può che cadere nel 1810, come conferma la nota manoscritta posta sul verso dell’ultima carta d’un esemplare conservato dalla Biblioteca Civica di Udine: «Podestà di Udine 4793 [...] 13 novem. 1810 [...] al seg.o agg.o [...]»); * Ast, I. R. Governo del Litorale, Atti generali, b. 17, fasc. I-VIII, 1814-15, «Ausweis» del 20.11.1814 (la data si ricava dai fogli di dettaglio), per il 1814; * Ast, I. R. Luogotenenza del Litorale (1850-1918), Atti generali b. 3330, «Haupt Ausweis… Jahre 1818», per il 1818; * Asg, Catasti secc. XIX-XX, Elaborati, b. 92, Comune censuario di Villesse, «Operato di estimo catastale della Comune di Villesse» (datato Capodistria, 11.4.1825; d’ora in poi: Asg, Estimo 1825), «Statistica della Comune di Villesse», p. 2, punto 6, per il 1822 (l’anno di riferimento in questo caso è incerto; si è optato per il 1822 estendendo alla popolazione il riferimento a quell’anno contenuto al punto 8) e «Operato dell’estimo catastale della Comune di Villesse», (datato Trieste, 4.6.1830; d’ora in poi: Asg, Estimo 1830), «Introduzione», Fg. 1 v., punto 3, per il 1827. 

  19.  Villesse non assume rilevanza autonoma nell’indagine statistica del 1807 pubblicata in R. Corbellini, L. Cerno e C. Sava (a cura di), op. cit., pp. 411–421, che per la Comune di Gradisca evidenzia il solo dato complessivo di 4096 abitanti, ma una copia del questionario conservata presso la biblioteca civica di Gradisca d’Isonzo (Bcg, Archivio storico, cartolare n. 8) evidenzia 4906 abitanti, livello che appare più verosimile e, soprattutto, coerente coi dati, appena successivi, del compartimento territoriale (5176 ab., Compartimento territoriale del dipartimento di Passariano cit., p. 9) e del ruolo sull’imposta personale (4844). 

  20. I tassi d’incremento sono stati calcolati con la formula dell’interesse composto, postulando che tra le varie rilevazioni siano intercorsi periodi formati da annualità intere (senza frazioni d’anno). 

  21. Nel 1811 si ha un saldo naturale positivo per 9 unità (35 nati contro 26 morti); nel 1812 è disponibile il solo dato dei morti (24 unità), ma se ai nati nell’anno ancora in vita al 31 dicembre desumibili dal ruolo di popolazione (22) si sommano i 4 decessi relativi ai nati nell’anno, si perviene ad un saldo naturale positivo per due unità. 

  22. Le fonti utilizzate per gli anni 1792, 1801, 1803, 1814 e 1818 sono quelle già indicate alla nota n. 19. Per l’anno 1810: * i dati di Romans, Fratta, Aiello, Tapogliano e Joannis sono desunti dal Compartimento territoriale del dipartimento di Passariano cit., pp. 10–11; * i dati di Visco, Crauglio, S. Vito e Nogaredo sono estratti da una comunicazione inviata dalla «Municipalità comunale di Visco» alla «Viceprefettura del Distretto in Gradisca» in data 27.2.1811 contenente «la precisa popolazione di ogni parte aggregata conformemente al ruolo ultimamente compilato», Bcg, Archivio storico, cartolare n. 15; * il dato di Versa è stato congetturato e, per questo, incasellato, nella Tab. 3, su sfondo grigio. 

  23. Le istruzioni per la redazione del ruolo disponevano la produzione della «fede di nascita» per i soggetti nati fuori comune e il ricorso ai «libri parrocchiali» per gli altri; A. Schiaffino, op. cit., p. 577. 

  24. L’analisi riguarderà, quindi, una popolazione di 849 abitanti. Gli esclusi sono: Gio Batta Bernardel di Domenico e Lucia, villico (B/23); Vincenzo Brumat di Francesco Antonio e Cecilia, possidente (B/31); Valentino Bosches di Pietro e Caterina, villico (B/106); Giacomo Marini di Francesco e Maddalena, assistente di ricevitoria (M/30); Lucia Sclaunich, di Pietro e Domenica (S/9); Regina Schrod, di Francesco e Maria (S/84). 

  25.  Si tratta di errori d’inversione facilmente verificabili tenendo conto del contesto in cui sono inseriti (età del coniuge, età fertile, età alla morte): Giuseppe Braida (B/2) nato il 3.1.1767 anziché il 3.1.1776; Maddalena Zuppel in Braida (B/5) nata il 3.5.1775 anziché il 3.5.1757; così anche A. Montanari, Villesse napoleonica cit., pp. 55–56. 

  26.  I dati al 31.12.2006 corrispondono a quelli del giorno successivo (1.1.2007) estraibili dal sito web http://demo.istat.it/pop2007/index.html (812 maschi e 807 femmine per un totale di 1619 abitanti). 

  27.  Le proporzioni dei celibi e delle nubili si riferiscono a generazioni diverse, per questo il loro andamento non è strettamente decrescente; anche l’età media d’accesso al matrimonio, che su tali proporzioni si basa (metodo Hajnal), «rispecchia una situazione antecedente al periodo di censimento (infatti le varie proporzioni di nubili - o di celibi - sono il risultato della nuzialità nei 35 anni precedenti) e non è interpretabile né come misura per contemporanei, né per generazioni», M. Livi Bacci, Introduzione alla demografia, 3a ed. Torino, Loescher, 1999, p. 195. 

  28.  E. Navarra, La comunità di Turriaco nel XIX secolo: profilo demografico, in F. Bianco (a cura di), Terre dell’Isonzo tra età moderna e contemporanea: istituzioni, forme di credito e nascita del movimento cattolico nelle campagne della contea di Gorizia e Gradisca (secoli XIX-XX): la cassa Rurale ed artigiana di Turriaco, Monfalcone, Edizioni della Laguna, 1996, pp. 74–75. 

  29.  F. Zanolla, Tra la nascita e la morte: Isola Morosini nel Settecento, in F. Bianco (a cura di), Società, economia e popolazione nel Monfalconese (secoli XV-XIX), Monfalcone, Centro culturale pubb. polivalente, 1981, p. 97. 

  30.  Per le fonti si veda la nota n. 19. 

  31.  L. Tavano e S. Martina, Popolo e clero nella visita pastorale di Carlo M. d’Attems (1759), in E. Sgubin (a cura di), Marian e i paîs dal Friûl Orientâl, Udine, Società Filologica Friulana, 1986, p. 190; si deducono tassi generici di natalità, mortalità e nuzialità del 34,4‰, 64,1‰ e 7,8‰, rispettivamente. 

  32.  S. Perini, Viles cit., p. 200. Tra il 1789 e il 1792 gli abitanti passano da 758 a 708. 

  33.  «[…] son nati 323, deceduti 454… », E. Marcon, Gastaldia-pieve, nobile Comune di Fiumicello: cenni storici, Cividale, Stabilimento Tipografico G. Fulvio, 1958, p. 111. 

  34.  F. Zanolla, op. cit., p. 105. 

  35.  C. Medeot, op. cit., pp. 125, 127. 

  36.  S. Perini, Daèl. Una comunità del Friuli, [Aiello del Friuli], Circolo A. Colavini, [1978], pp. 82, 101, ora anche in Id., Daèl. Aiello. Una comunità del Friuli, Trieste, Goliardica Editrice, 2004, pp. 171, 209. 

  37.  Id., La comuni di Campolongo e Cavenzano, Campolongo al Torre, Comune di Campolongo al Torre, 1996, p. 152. 

  38.  E. Navarra, La comunità di Turriaco cit., p. 83. 

  39.  A. Geat, La villa di Ioannis, in «Studi Goriziani», XLI (1975), I, p. 75; la suddivisione in classi d’età fornita dell’autore è stata, con qualche incertezza, riproposta per anni compiuti. 

  40.  Per un’illustrazione del metodo seguito si rinvia a A. Santini, Problemi di analisi della mortalità, in A. Santini e L. Del Panta, Problemi di analisi delle popolazioni del passato in assenza di dati completi, Bologna, Clueb, 1982, pp. 41–57. Come si può osservare nella Tab. 3, la popolazione di Ioannis nel venticinquennio considerato è rimasta (se si eccettua la caduta nel 1810) stabile; postulando un andamento analogo anche per gran parte del '700, si è optato per un tasso d’incremento irrisorio, leggermente negativo. 

  41.  «Dallo specchio suesposto possiamo rilevare che su 511 morti nel corso di 25 anni, 293 avevano un’età inferiore a 10 anni, e sarebbe come dire che su 51 morti, 29 erano bambini condannati a morte certa: quasi il 60%», A. Geat, op. cit., p. 75. 

  42.  Un analogo tentativo sui dati di Torre di Zuino e Malisana (si veda L. Deluisa, Da Torre di Zuino a Torviscosa (nel XXV della fondazione del Comune), Udine, Tipografia Arti Grafiche Friulane, 1966, pp. 21–38), località dove nel periodo 1784-1808 si registra un saldo naturale negativo per 67 unità, ha evidenziato, invece, un esito inaccettabile. La formula di calcolo del «réseau 102» in S. Ledermann, Nouvelles tables-types de mortalité, «Travaux et documents» Cahier n. 53, Paris, Ined, 1969, pp. 61–62. 

  43.  N. Serio, Demografia e territorio nel Friuli del XIX secolo, in M. Breschi (a cura di), Vivere in Friuli. Saggi di demograia storica (secc. XVI-XIX), Udine, Forum, 1999, pp. 128–132]. 

  44.  Per 26 decessi su 50 le età sono state ricalcolate in base alla data di nascita riportata nel «ruolo» mentre negli altri casi si è tenuto conto di quanto esposto nell’atto di morte. I tassi generici di mortalità oscillano, pertanto, tra il 20 e il 30‰; nella non lontana Turriaco nel quinquennio 1806-10 si collocano al 25,7‰ e nel 1811–15 al 34,4‰, E. Navarra, La comunità di Turriaco cit., p. 70. 

  45. L’accorgimento principale è stato quello di raggruppare i decessi per classi d’età molto ampie, alle quali, per attenuare gli effetti distorsivi d’ipotesi basate su una distribuzione lineare degli eventi, s’è applicata la funzione matematica di Reed e Merrell (M. Livi Bacci, op. cit., p. 133). C’è da dire che i tassi specifici non sono stati calcolati sulla popolazione media del periodo ma su quella finale, del 31.12.1812, con effetti distorsivi rilevanti soprattutto per le prime due classi d’età. 

  46.  Se nella prima classe d’età si fosse tenuto conto dei tassi di mortalità infantile (riferiti ai nati nell’anno), anziché le probabilità di morte, i valori di e0 sarebbero stati ancora più alti (tra 35,8 e 40,1 anni). 

  47.  I dati sono già stati, in gran parte, oggetto di riflessione; si veda S. Perini, Viles cit., p. 199, da cui si è tratta la traduzione dal tedesco delle «condizioni professionali». 

  48.  «Tutti generalmente si occupano dell’Economia rurale col lavorare colle proprie braccia, o col far lavorare la terra», così, un quarto di secolo dopo, Asg, Estimo 1830, «Introduzione», Fg. 1 v., punto 3. 

  49.  Asg, Estimo 1825, «Statistica della Comune di Villesse», pp. 4-5, punto 16. 

  50.  Poiché l’attività professionale, per la sua variabilità e cumulabilità, è un elemento sfuggente, i dati esposti, strettamente legati al contenuto del «ruolo», andranno visti come indicazioni di massima; una maggiore articolazione in A. Montanari, Villesse napoleonica cit., pp. 28–30. 

  51.  Tolto Francesco Sclaunich «Doculin», i tessitori, mostrano evidenti origini carniche; i cognomi di due nuclei (Germanico Florida con i figli Giacomo ed Antonio; i gemelli Luca e Luigi Nigris) rimandano alla Val Tagliamento. Si tratta d’una presenza antica; «l’inchiesta Cornaro» del 1679 segnala: * «messer Zuane fiolo di messer Tomaso della Siega con un suo puto abita a Villès incasato con la molgie» (Viaso); * «Francesco Spangaro et suo fiolo Jacomo et sua fiola Maria a Vilesso» (Oltris e Voltois) - questi, forse, sono i precursori degli Spangher che nel 1812 paiono ormai radicati a Villesse; * «Lenardo Riù sotto l’impero a Vileso» (Quiniis), C. Lorenzini, L’inchiesta del 1679 nella trascrizione di Giovanni Gortani, in G. Ferigo e A. Fornasin (a cura di), Cramars. Atti del convegno internazionale di studi Cramars. Emigrazione, mobilità, mestieri ambulanti dalla Carnia in Età Moderna, Udine, Arti Grafiche Friulane, 1997, pp. 460–462; si veda anche G. Marselek e G. L. Martina, La trama e l’ordito, in G. Ferigo (a cura di), Enemonç Preon Raviei Socleif, Udine, Societât filologjiche furlane, 2005, pp. 243–246. 

  52.  Asg, Estimo 1825, «Statistica della Comune di Villesse», p. 4. 

  53. Decreto 12.9.1810, Decreto che sospende l’asportazione del frumento e farina di frumento dal regno d’Italia, in «Bollettino delle leggi del Regno d’Italia», parte II (dal 1° luglio al 30 settembre 1810), Milano, Dalla reale stamperia, 1810. 

  54.  Circolare 23.9.1810, n. 19976. 

  55.  Le risposte delle varie municipalità sono collocate in Bcg, Archivio storico, cartolari n. 11 e 12. Riguardo al numero d’abitanti per Gradisca s’è utilizzato il dato esposto nella Tab. 1, per Claujano ci si è rifatti a Compartimento territoriale del dipartimento di Passariano cit., pp. 11–12, mentre per le altre località si è esposto il dato indicato nella modula di risposta, anche se diverso da quello utilizzato nella Tab. 3. Quanto alle unità di misura solo la municipalità di Claujano fa riferimento a Udine (1 staio = 73,1591 litri, D. Molfetta e S. Moro, Antichi pesi e misure della Carnia al Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo, Tolmezzo, Museo Carnico delle Arti Popolari di Tolmezzo Michele Gortani, 1990, p. 75), mentre le altre sembrano utilizzare (esiste qualche incertezza per Romans e Medea) la misura vecchia di Gradisca corrispondente 83,412318 litri (1 staio = 6 pesenaleti da 13,902053 litri, M. Stanisci, Misure del grano e del vino nella contea di Gorizia e Gradisca alla fine del '700, Aiello del Friuli, Musei Formentini della Vita Rurale, 1992). 

  56.  Per passare dalle staia alle tonnellate si è ipotizzato un peso specifico del grano pari 75 kg/hl e un calo di produzione, per la farina, del 20%; riguardo alle staia una tabella che riporta i totali della Municipalità di Gradisca espressi sia in misura vecchia che in misura nuova (con un rapporto pari a 1,125 anziché di 1,106) introduce nuova incertezza sulle equivalenze illustrate nella nota precedente che, purtuttavia, in mancanza d’altro, sono state matenute. 

  57.  S. Perini, Viles cit., p. 171. 

  58.  Circolare 18.10.1810, n. 22634; una successiva Circolare 30.10.1810, n. 23401, precisava che per formentone «s’intende il Sorgo turco promedio» e con l’espressione «varie raccolte di formentone» il «Cinquantino, ed il Sorgo rosso». I mais cinquantini (e quarantini) si seminano in estate; dovrebbero maturare in 50 (40) giorni, ma i tempi effettivi sono superiori, anche se inferiori a tre mesi; hanno pannocchie piccole con 8–10 file da 15–20 grani. Il sorgo rosso corrisponde alla saggina, o melica, rossa (Sorghum saccharatum). 

  59.  Una sintesi in A. Montanari, Villesse napoleonica cit., pp. 124–128. Il documento originale, collocato in Bcg, Archivio storico, cartolare n. 11, sottoscritto dagli agenti Domenico Zilli e Michele Jacob, è datato Villesse 9.11.1810; si notano piccole anomalie tra le quali, forse, un doppione (Perissin Giuseppe iscritto ai progg. 120 e 132). 

  60.  La trasformazione di staia in tonnellate è avvenuta in base ad un rappotyo corrispondente a 70 kg/hl. 

  61.  Negli atti catastali si precisa che il terreno del comune censuario è «tutto in proprietà assoluta, ed alienabile, e libero da decima, o censo perpetuo, fuorché del quartese devoluto al Parroco della Comune», Asg, Estimo 1825, «Statistica della Comune di Villesse», p. 4. 

  62.  A. Montanari, Villesse napoleonica cit., p. 118. 

  63.  Oltre alle osservazioni sulla «Qualità delli prodotti, quantità e valore» e sui «pochi debiti» riportate in precedenza, con riguardo all’alimentazione viene osservato: «Il nutrimento consueto, moderato, consistente in pane di granoturco, in minestra di fagioli, di orzo, e di altri legumi ed erbaggi; in companatico di carne suina asciutta, di formaggio, di ova e di pesce salato, ed in bevanda di vino», Asg, Estimo 1830, «Introduzione», Fg. 1 v., punto 3. In merito Stefano Perini osserva: «Pare una dieta un po’ troppo ricca, forse valida solo per qualche benestante, e probabilmente l’estensore del catasto voleva in questo modo far vedere che i contadini stavano bene e che le possibilità contributive del paese erano superiori a quello che sembrava», S. Perini, Viles cit., p. 244. 

  64.  Sempre Stefano Perini, però, osserva: «In fondo, all’estensore del catasto la situazione economica di Villesse sembra discreta: i coloni avevano pochi debiti e a sentir lui, quando tutto andava bene, poca voglia di lavorare al di fuori della propria affittanza. […] Insomma era una società in cui quando si raggiungeva il necessario per vivere o qualcosina di più, bastava, non si rincorreva il guadagno ad ogni costo. Naturalmente bisognava tener presente il fatto che l’estensore del catasto guardava le cose con la mentalità del proprietario, portato perciò a vedere nei contadini degli scansafatiche», ivi, p. 245. 

  65.  Asg, Estimo 1825, «Statistica della Comune di Villesse», p. 3. 

  66.  I dati sulle famiglie sono ricavati dalle fonti indicate nella nota n. 19 e dall’inchiesta sulle granaglie appena commentata; nel 1812, si veda la Tab. 15, le «famiglie» saliranno a 162. 

  67.  E. Navarra, Strutture familiari e utilizzazione delle fonti: studio di una comunità rurale nei dintorni di Trieste (sec. XIX), in «Metodi & Ricerche», n.s., IX (1990), 2, p. 44, che, nella medesima pagina, osserva: «È comunque importante sottolineare il netto prevalere, fra i coloni, della forma di convivenza semplice, che potrebbe derivare da una loro scelta organizzativa o essere imposta invece delle esigenze del proprietario del podere». 

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