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LE PIETRE: CASE E CASATE

Era questo, originariamente, l’obiettivo principale dell’intero lavoro: la “rimappatura” storica della villa, ovvero la ricostruzione urbanistico-onomastica di Collina (quali e dove le case, chi gli abitanti) al tempo delle origini dell’anagrafe (fine 1500/inizio 1600), avendo come punto di partenza le scarne indicazioni che si rilevano dal resoconto della visita del luogotenente patriarcale Agostino Bruno, effettuata il 2 novembre 1602:

…Villa che è chiamata di Collina, la quale conta 30 famiglie, e è divisa in due parti: Collina di Sopra con 18 e Collina di Sotto con 12* *famiglie…

Con il passare del tempo, e con il progredire del lavoro di ricerca, l’obiettivo si è dimostrato sempre meno compatibile con le fonti documentali disponibili e con le risorse (prima fra tutte, la disponibilità di tempo) dei malcapitati investigatori. Obiettivo non irraggiungibile in sé, tuttavia forse eccessivamente ambizioso per la solita gente “normale”. La base documentale, sebbene quantitativamente e anche qualitativamente rilevante, allo scopo si è rivelata assai dispersiva e scarsamente collimata. Un autentico filone aurifero, insomma, dove il prezioso metallo – pur presente – viene però estratto setacciando e scartando enormi quantità di altro materiale.

I tempi recenti sono certamente ben documentati: le memorie del maestro Eugenio Caneva (1842-1918) fino al 1915 circa, e le fonti orali dal primo dopoguerra in poi garantiscono una copertura capillare. In particolare, le note del maestro – dal 1857 pungente chiosatore di sessant'anni di vita, fatti e persone del paese – documentano accuratamente il periodo di vero e proprio boom edilizio vissuto da Collina fra il 1890 e il 1910. Inoltre, al di là del contributo “tecnico”, le memorie di Caneva aggiungono anche un tocco di colore (e di sapore…) a una altrimenti lunga e noiosa teoria di cifre e nomi. Ne attingerò ampiamente.

A ritroso nel tempo, le cose si fanno naturalmente più complicate e difficili.

Una fonte precisa e attendibile, e soprattutto esauriente, è il catasto Lombardo-Veneto del 1849 conservato presso l'Archivio di Stato di Udine, il giustamente famoso Imperial Regio Catasto di Maria Teresa d’Austria, completo di mappe ed elenco dei proprietari nonché del destino d’uso degli immobili censiti. Oltre a una puntuale verifica degli assetti proprietari, e a una migliore localizzazione degli edifici scomparsi, questo documento ha consentito il “recupero” di quattro o cinque edifici di cui si era persa ogni memoria. Una fonte preziosa, insomma, che tuttavia lascia dietro di sé 250 anni di buio pressoché assoluto, sul quale le fonti orali – i “sentito dire”, già di per sé quasi inesistenti – non aiutano a far luce.

In conclusione, l’intreccio onomastico/anagrafico/edilizio di quattro secoli di storia si è dimostrato, a un tempo, troppo fitto e troppo lacunoso per consentire la proposta di soluzioni affidabili e significative: il numero di edifici di cui è risultato possibile ricostruire interamente, e con margini di approssimazione accettabili, 400 anni di vicende e vicissitudini è risultato molto modesto (in verità quasi nullo) in relazione ai criteri, pur sempre ispirati a un certo rigore, con cui il lavoro d’insieme è nato e si è sviluppato.

Niente mappe di Collina al 1600, dunque. In attesa di tempi migliori (quelli che non arrivano mai...) è nato il solito topolino, un risultato di ripiego ma tuttavia non disprezzabile: ecco dunque la mappa al... 2000, con alcuni cenni storico-anagrafici ed etimologici (scienza e coscienza permettendo) relativi alle famiglie che hanno abitato i circa 100 edifici a uso residenziale della villa. ed ecco quindi l'onomastica legata a case e casate rappresentare il vero filo conduttore, attraverso il tempo e lo spazio, della nostra villa in Cargna.

Nei secoli e fino a oggi, più che la casa all'abitante è l'abitante ad appartenere alla casa, sia essa quella dei suoi padri o acquisita per matrimonio od altro: prima ancora che dall'anagrafe, l'individuo è identificato dal nome proprio associato a quello della casa o casata, vero e proprio equivalente della gens latina.

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