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Lo sgombero

L'ordine di sgombero colse la famiglia di Gaetano Sotto Corona in un momento particolarmente delicato, con la moglie prossima al parto.

Partirono per Givigliana prima l'anziana madre (n. 1839) con la nipotina Elda (n. 1909), poi lui e la moglie Maria Di Sopra con la mucca. Il giorno successivo, poiché anche Givigliana venne colpita dall'ordine di sgombero, ripararono a Calgaretto presso la famiglia della cognata Virginia Di Sopra.

ai primi giugno cicapito lordine alle due dopo mezo giorno di evuaquare il paese Si puo inmaginare la disperazione di tutto il paese; inventiquatro ore didare il completto sgombro [tutti erano disperati. chia destra]
perl primo calmi erasegnati si decise di far partire mia madre e Elda poveretta colsuo gerletto di roba licompa gnai col'ochio finno alla latteria, Era unacosa ridicola a vederle, e d'altra parte pensando le cose molte inpresionanti, gnente rasegnarsi
Mia moglie era neigiorni del parto. ed'essere aquelle condizioni. Enongiova, si andò aprendere lavaca esi parti per givigliana, al'indomani pure la arivo l'ordine di sgombro. Esi aviamo arigolato.
Poi si trovo Lacognata Verginia checi veniva incotra, esi ando la diella Mia madre ando a Chialina mavisto chenonstava poco bene ritorno. a Calgareto con noi.
Erapure giovanni bandol collasua famiglia e Erminia Ma il suo marito Pietro era chiamato ed'era gia alla guerra25.

Dopo qualche tempo vennero autorizzati dei rientri temporanei, finalizzati all'espletamento dei lavori agricoli più urgenti.

Mapoi qualche personale, ci riconobe lerore che feccero aslogiarci edecisero di darci il permesso giornaliero per andare avedere le nostre case eitereni. Il municipio di Forni era a Comeglians.26.

I permessi di rientro erano limitati a un membro per famiglia. C'era il pericolo di venir requisiti per lavori militari, ma ogni occasione era buona per deviare verso casa. Alle cinque del pomeriggio si deveva rientrare.

4 - Lo sgombero dei paesi (giugno/luglio 1915)
«Il 7 giugno l'Autorità militare ordinò lo sgombero dei paesi. Riparammo a Comeglians e dintorni. Il Municipio di Forni si stabilì a Comeglians e l'Ufficio parrocchiale io lo portai a Liariis, dove avevo conoscenze care, perché il 1913 l'avevo passato ad Ovaro, come economo spirituale. A vedere gironzolare qua e là, i miei bambini e bambine, ed anche i grandi, qual pena sentivo! Furono giorni di angustie.
Risultava che i nemici conoscevano tutto ciò che si diceva e si faceva, epperò si arguì trattarsi di spie. Meschinità dei giudizi umani! Le spie non c'entravano, ma l'intercettazione delle linee telefoniche.
Un soldato triestino, che faceva il telefonista, disertore, spiegò la maniera che usavano per captare le corrispondenza.
E però il 18 luglio 1915 fummo richiamati ed assolti dalla taccia di spie. Era brutto questo appellativo e ci guardavano a vista. Due Cappellani militari devo ricordare in particolare Pietro Perusino, che fu il primo, e Pompeo Borghezioa, che rimase più a lungo, e precisamente sino al 19 febbraio 1917.
La Zanier Caterina sposata Barbolan di Collina, che non poté essere mossa, perché ammalata grave, e morì il domani dello sgombero, fu sepolta dal Cappellano Perusino.
Ambedue piemontesi, al terzo alpini. Il Borghezio, avendo i suoi soldati al Volaia, risiedeva a Collina, e la fece da vero Cappellano del paese. È notissimo anche ora, benché sia passato più che un quarantennio. La predicazione che ci tenne, era preziosa e gradita. Amò Collina, come fosse il suo paese. La statua del Sacro Cuore e quella dell'Ausiliatrice ed il quadro della Consolata sono regali suoi e ricordi cari. Il Perusino aveva le sue truppe fra le cime delle due Avanze, ed in paese potè scendere molto di rado.»
Fortunato Molinaro, La cura di Sopraponti e le sue ville (Carnia), Tipografia Doretti, Udine, 1960, p. 104-105.

«La guerra portò un sovvertimento generale nella vita del paese, che venne a trovarsi entro la linea del fuoco. Nella confusione dei primi giorni, e cioè il 6 giugno 1915, la popolazione dovette sgombrare il paese, come quella di Forni e Collina, e disperdersi, desolata e piangendo, col bestiame, giù per Rigolato e Comeglians e Ovaro, con miseria e senza lavori; ma poi, a metà luglio, poté rientrare in villa. Da allora, per due anni, Givigliana fu un bivacco di guerra, pieno di soldati di passaggio per la fronte o discesi a riposo dal Bioichia e dal Crostis e Moraretto.»
Pietro Cella, Memorie di Givigliana, Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukezic, Gorizia, 1928, p. 50.

a Pompeo Borghezio, (1888-1959). fg. di Giovanni e Maria Fontana. Soldato di sanità e cappellano militare del III Alpini, battaglione Val Dora; decorato al valore militare; negli Anni Quaranta del Novecento fu un protagonista della lotta clandestina di resistenza e insurrezione al nazifascismo.

Così Gaetano Sotto Corona salì a Collina, trovando l'abitazione intatta, anche se «atornata di mulli come una scuderia»27.

poi si comincio aotenere i permessi perandare a Collina uno perfamiglia. Ma passando per Rigolatto cifermavano ecome operai siera obligati ad'andare alavorare col genio in prima linia.
Ame mi toco il primo giorno, cosi e andai fino a Forni. anzi ero io Giuseppe sarturut. E Marcello Tamusin
Rivati aforni. uno adestra euno asinistra intanto che andarono avedere degli atrezzi per lavorare si ando a Collina.
rivati la andai a Casamia. Era atornata di mulli come una scuderia faceva. ombra. rientrai trovai tutto intatto. poi unpo qua enpola venì sera ealle cinque si doveva essere fuori del paese28

Un giorno arrivò appena in tempo per assistere alla requisizione del foraggio stivato nel fienile di Maserio.

Nel terzo giorno andaisu quando fui Nel fulin poi andato su in buros mi chiamarono, mi dissero diandar presto che nel stali di mascerio caricavano dei mulli di fieno.
Mi diedi alla fuga di tutta corsa per fortuna arivai prima che partissero ed'era un sargente nonmi voleva fare il buono solo di quello che avevano preso inquel giorno, elatro nò intanto presi quello29.

Non mancarono pericoli più immediati, magari innescati da gesti banali, legati alla quotidianità, innocui in un contesto normale, come accadde quando una lunga chiave venne scambiata per un'arma.

Unaltro giorno fuisu alavorare nelle patate, venuta l'ora di andarsene ero unpo inritardo edissi a Severino Barbolan di aspetarmi cheandavo fino a casa poi venivo dicorsa ecosi feci chiusi in fretta la porta maestra e per un breve istante andai di corsa colla chiave inmano per ragiunger Severino che mi atendeva.
Passando davanti lacorte di Pietro Barbolan cera dei uficiali emi vedettero qualcosa alla mano sospetitti di quache arma. armarono un caporal maggiore emelo mandarono dietro
Io vidi subito questo avenirmi dietro, mamai pensavo di tali cose. veniva col fucile acrociatet30 aquache passo di distanza mintimo lalt
Non feci nesun calcolo proseguii alora rivato piu vicino mi fece fermare, e di deponegli l'arma, io dissi scusi signor Caporale mi prende in'erore. Noncè g[n]ente tantoe e tanto basta. dvoi siette armato e deponetemi l'arma altrimenti o l'ordine di spararvi ecco la palla.
Io con calmezza continuai adire dino. alora lui mintimo lebracia inalto emi tasto letasche, visto che non'ave vo gnente, dimando Severino seglielavevo data alui severino tremante disse dino poi cilascio andare31.

Ai primi di luglio la moglie diede alla luce Marina, che venne battezzata nella chiesa di San Giorgio, parrocchiale di Comegliàns, collocata tra Runchia e Calgaretto, in suggestiva posizione dominante sulla media Val Degano.

5 - I primi giorni di guerra e lo sgombero dei paesi
«[Luglio] 6. [...] Raccontasi che a Prato sentivasi chiaramente e fortemente il cannone carno-tedesco, anzi la notte vedevano talora anche bagliori di luce. Le donne e i vecchi vivevano continuamente in isgomento temendo di vedersi capitare da un momento all'altro i Tedeschi. Il più dei nostri soldati è a Paluzza e a Timau; mentre l'alta valle del Degano è affidata ai Piemontesi. Ma vi è tanta milizia ch'è uno spettacolo.
A Rigolato molti più soldati che borghesi. È stata fatta sloggiare anche Givigliana, ma non i paesucoli sotto. Era corsa la voce che non solo questi ma anche Rigolato avrebber dovuto avacuarsi; ma non fu vero. Quei dell'altre ville vennero giù e parecchi per tre dì girarono per Comeglians e dintorni non trovando ove collocare le loro bestie. Poi ne prese a pascere l'uno e l'altro.
Più su di Rigolato non passa alcuno, se non ogni qual tratto alcuno di quei lassù per dar un'occhiata alle case vuote; e nemmeno più su di Paluzza lasciano passare. I socialisti sono divenuti gatte bagnate.
Taluno anche in Canal Pedarzo divertivasi balordamente a raccontar fatti paurosi per ispaventare donne e vecchi od anche solo per sciocca boria di dir cose non dette da altri. Così uno raccontava un giorno che i Tedeschi avevano passato il Monte Croce ed eran venuti molto in qua.
Anche lo schienale del monte fra Prato e Forni-Rigolato è provveduto d'artiglieria, e la parte alta della montagna non si falcierà quest'anno, essendo proibito di andare più su di Vespaliat e Forçha. Di Prato son feriti 5, e di due nulla si sa. Si monticheranno le malghe, ma solo quelle sulla destra della Pesarina.
È vero che il famoso Giovanni Cleva da Bass, apostolo dei socialisti, anziché andare al confine assegnatogli, era andato a nascondersi in uno de' fienili pesarini addentro nella vallata. Ma un dì avviatosi verso il paese per provvedersi non so di che, imbattessi ne' carabinieri, e ne fu bellamente ammanettato e condotto in giù come un Cristo. Gli altri sarebbero stati mandati nella bassa Italia.
Lavorano accanitamente in Gorto per aprir una strada sul monte Crostis per trascinarvi artiglierie grosse. Avrebbero condotti in su pezzi del peso di 70 quintali.»

Antonio Roja, Ma i generali dormivano…? Il marmocchiume s’è messo a giocare alla Guerra. Diario - Forni di Sotto, maggio settembre 1915, Paolo Gaspari editore, Udine, 2003, p. 40-41.

Dopo pochi giorni l'ordine di sgombero venne revocato, ma la moglie rimase a Calgaretto per riprendersi.

L'andarivieni di Gaetano tra Collina e Calgaretto continuò fino alla fine del mese e proseguì un po' anche dopo per dare una mano nella fienagione al cognato Giovanni Della Pietra, destinato a morire di lì a poco per malattia.

Intanto arivo i primi Luglio Emia moglie diede allaluce una bambina, poi qualche giorno dopo sila Batezò colnome di Marina a S. Giorgio,
intanto civeni Lordine definitivo di poter ritornare alpaese eritornai io perche mia moglie fuvenuta solo quando stava meno male.
Siera atorniati di Canoni e lafare si faceva piu triste Batterie di qua canoni di la. eio dovevo andare sempre suegiu cioe acalgareto ai ultimi di luglio fuia prendere Lamoglie ela bambina. Rivati bene acasa.
poi qualche giorno dopo ritornai giu a Calgareto ad'aiutare Giovani Della Pietra mio cognato afare il fieno madopo qualche giorno siamalo gravenente e lo assistei per tre giorni. poi ritornai a Collina, che poi cifurono achiamare cheaveva cessato divivere. Si puo inmaginare come restò mi Cognato desolata poi dopo il funerale andai acasa32.

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