« Prev
5/9 Next »

Guerra e lavoro

La situazione militare, dopo la conquista del sovrastante passo Volaia, si stabilizzò e i rapporti tra comunità locali ed esercito italiano sembrarono rasserenarsi. Al fronte non mancarono gli scontri, con morti e feriti; uno stillicidio continuo che però non ebbe nulla a che fare con quello che successe altrove. Nel corso dell'inverno molti morti furono provocati dalle difficili o precarie sistemazioni logistiche33.

Le necessità belliche portarono lavoro e un inaspettato benessere. Le considerazioni svolte in proposito da don Pietro Cella per Givigliana (riquadro 6) possono, ragionevolmente, estendersi anche a Collina.

6 - I facili guadagni
«Cominciarono i lavori militari.
Tutto il ciglione di monte Bioichia e Crostis fu rigato da linee di trincee e camminamenti e posti di artiglieria e gallerie, e sul davanti tutto un saettare di strade militari che da Ponte Lans, su per i boschi e per i prati, salivano a raggiungere la cima del Crostis. Qua e là  sorsero dei baraccamenti militari, e i più notevoli a Casa Borean e in val di Croce.
La popolazione valida del paese fu tutta requisita, come nei dintorni, per i lavori militari, salvo quella necessaria per casa e campagna. E furono guadagni facili ed insperati, ma non mancarono anche le dure fatiche.
A sovvenire i soldati in montagna, nel primo inverno, tra il freddo più rigido e l'imperversare della bufera di neve, ogni giorno, colonne d'uomini e di donne e perfino di fanciulli risalivano il Crostis coi viveri, con la legna, con le granate. [...]
Ma la confusione della guerra, ma le lusinghe della vita militare, ma i guadagni ogni giorno più facili, fecero salire i fumi alla testa. Quante pazzie! Pareva che né di Dio né di leggi ci fosse più bisogno, che la gran cuccagna dovesse durare eterna. L'aria famigliare fu tutta dissipata, la voce della fede parve morta, la chiesa desolata. Per tutto no, ma per molti, anzi per troppo, si. [...]
In quegli anni i boschi furono diradati e quasi distrutti dai tagli continui di abeti per necessità militare con poca previdenza, e i capitali ricavati furono, come si dice, in gran parte male adoperati e anche dispersi senza utile pubblico; sicché la cassa frazionale di Givigliana restò sempre povera. Inoltre i militari tagliavano piante per baraccamenti e le squadre di operai per i lavori di strade e copertura di trincee e armamenti di gallerie. Lo scempio del povero bosco fu spietato.»
Pietro Cella, Memorie di Givigliana, Premiato Stabilimento Tipografico L. Lukezic, Gorizia, 1928, p. 50-51.


«Col tempo, le truppe aumentarono, ed i militari trovarono modo d'entrare quasi in tutte le case, o per stanze da letto o per le mense dei sott'Ufficiali dei diversi Corpi, e la moralità ci rimise gravemente.
Il Sacerdote, che ha i suoi figli e quelle benedette figlie, fra tali confusioni e pericoli, viene a trovarsi in continuo, desolante tormento che strazia il cuore.»
Fortunato Molinaro, La cura di Sopraponti e le sue ville (Carnia), Tipografia Doretti, Udine, 1960, p. 105.

L'economia di guerra colmò il vuoto prodotto dall'inceppamento dell'emigrazione stagionale ed ebbe una ricaduta positiva sulle infrastrutture «civili», specie su quelle viarie. L'intera popolazione si trovò coinvolta nei lavori militari, donne e giovanissimi inclusi34. Anche Gaetano Sotto Corona, tormentato dal timore di venir, prima o poi, chiamato alle armi, colse le nuove opportunità, lavorando «in Piertio», «nel pecol», «sulpic di crostos», «sulla Biaugios».

Poi si ando alavorare in Piertio nel bosco tagliato dal genio. poi nel pecol aportar travi epoi sulpic di crostos e sulla Biaugios Colgenio.
tanto sicominciava aguadagnare qualche soldo unpo qua unpola. siaiutava si, ma sistava senpre col pensiero alla golla diqualche chiamata chela guerra si faceva sempre più tenace35.

Il tutto non avvenne senza costi.

Don Pietro Cella segnala, in particolare, la sistematica depredazione dei boschi e l'abbandono «di Dio» e delle «leggi»; don Fortunato Molinaro lamenta, con discrezione, una caduta della «moralità» (riquadro 6)36. Come altrove sembra di cogliere un certo incremento delle nascite «illegittime»; non mancano casi di «figli della guerra», come quello doloroso di V.R. nato «dalla unione naturale di R.V. con un sottoufficiale» di stanza a Forni Avoltri, ricoverato presso l'Istituto «San Filippo Neri» di Portogruaro nel 1920, dopo la morte della madre «in seguito a denutrizione subita durante l'invasione nemica e a febbre spagnola» e al suicidio del nonno «in seguito a squilibrio mentale prodotto da alcoolizzazione e da mancanza di mezzi di sussistenza», destinato a vivere per sempre all'interno della struttura, fino alla morte per malattia avvenuta nel 193637.

Gaetano Sotto Corona, rimase a Collina, occupato nei lavori militari, fino alla fine di febbraio del 1916, quando venne richiamato alle armi.

Il trentunessimo ano ero a lavorare pacifico in giampei afare trincee i primi febraio chera capo scuadra Vale. esi senti il decretto che chiamavano 84 e 85. di terza Categoria38.

« Prev
5/9 Next »
Scarica
Scarica questo file (GuerraAltoGorto.pdf)Note sugli anni di guerra a Collina e nell\\\'Alto Gorto (1915-18)[v. 1.0 del 05.09.2020]3 Downloads
sei qui