« Prev
4/8 Next »

La base di partenza

Per determinare il contingente iniziale d’abitanti, ovvero la popolazione residente al 31.12.1799, abbiamo operato una serie di selezioni concatenate, a cascata, sintetizzate nella Tab. 1, d’alcuni eventi accaduti nel periodo 1800-1871 alle persone nate o immigrate a Rigolato nel corso del ‘700.

Delle 817 persone in tal modo intercettate 708, (l’86,66%), risultano nate a Rigolato; le restanti 109, (13,34%), nate fuori comune, costituiscono, in gran parte, un residuo delle correnti immigratorie settecentesche.

La consistenza della popolazione, come sopra determinata, appare approssimata per difetto. L’indisponibilità, seppure non assoluta, d’un’anagrafe, o di analoghe fonti di stato, per il periodo antecedente al 1833 impedisce d’eliminare del tutto le carenze insite nel metodo di selezione adottato. Così, per esempio, è altamente probabile che una parte delle persone nate nel Settecento ed emigrate definitivamente negli anni 1800-1833 sia sfuggita al conteggio.17

La Tab. 2 inquadra questo dato in un contesto temporale più vasto (1607-1818), caratterizzato da un incremento della popolazione tendenzialmente ininterrotto anche se, almeno apparentemente, più accentuato nel ‘600 che nel ‘70018.

Tra il 1607 ed il 1701 il numero d’abitanti s’accresce di 263 unità (+57,80%, con un tasso d’incremento annuo composto del 4,85‰) e tra il 1701 ed il 1802 di ulteriori 145 (+ 20,19%, con un tasso dell’1,82‰).

C’è da considerare, tuttavia, che la qualità dei dati non è omogenea. Il loro grado d’attendibilità, o d’approssimazione, anche per l’eterogeneità delle finalità che ne determinarono la raccolta, appare variegato, così come irregolare, con ampi spazi vuoti, è la loro cadenza.19

Nonostante sfuggano i dettagli, il ritmo, la segmentazione a breve, con un’ottica più ampia e sfumata, modulata su periodi medio-lunghi, si coglie una predominante, ancorché non incontrastata, tendenza all’aumento della popolazione.

Mentre il dato del 1607, per la forma estremamente analitica in cui ci è giunto, è in genere ritenuto attendibile20, quelli successivi del 1647, del 1672 e delle Anagrafi venete (1766, 1771, 1790) s’accomunano, secondo il concorde giudizio della critica, nella sottostima del numero dei residenti. La gravità delle lacune decresce man mano che i riferimenti si fanno, dal punto di vista temporale, più vicini.21

Le fonti d’origine parrocchiale sono in genere, anche se in maniera differenziata, ritenute meno soggette a tale difetto. Questo potrebbe, almeno in parte, spiegare i decrementi rilevabili nel ‘700 tra il dato del 1736 (744 anime) e quelli delle Anagrafi venete del 1766 (724 anime) e del 1771 (711 anime), ammontanti a 20 (-2,68% in 29 anni) e 33 unità (-4,43% in 35 anni) rispettivamente.22 Sembra che, almeno nel comune di Rigolato, nel ‘700 si sia verificata una crescita demografica lenta e difficoltosa, mentre nel ‘600 l’incremento sia stato più consistente e meno perturbato.23

Quest’impressione è corroborata dalla qualità delle fonti su cui si basa; sia il dato del 1701 sia quello del 1802, benché per motivi diversi, appaiono, se non indenni, certamente poco soggetti al difetto di sottostima tipico delle Anagrafi venete, mentre, d’altro canto, quelli seicenteschi sono sospettati proprio di questo.

I dati del 1779 e del 1783, attinti indirettamente e dei quali non conosciamo l’origine, s’incasellano abbastanza naturalmente tra quelli delle Anagrafi; il balzo in avanti verificatosi tra il 1771 e il 1779 può, infatti, anch’esso essere spiegato col difetto di sottostima appena ricordato. Tra i dati delle Anagrafi venete è l’ultimo (1790) ad apparire meno deformato in questo senso.

Analogamente al resto del Friuli (e non solo), anche a Rigolato il periodo 1790-1818 si caratterizza per uno sviluppo tormentato, costantemente in bilico tra crescita e regresso demografico. Si tratta di una fase temporale in genere descritta come una parentesi a sé stante, con una lunga sequenza di eventi negativi ravvicinati, più o meno tra loro connessi, come guerre, carestie ed epidemie.

Nel nostro caso, tuttavia, l’incremento di 47 unità riscontrabile alla fine del periodo (sempre prendendo per buoni i dati ufficiali) corrisponde ad un tasso annuo composto del 1,96‰, superiore, cioè, anche se di poco, a quello medio del periodo 1701-1802. Da questo punto di vista parlare di depressione di fine secolo e di crisi demografica nel periodo napoleonico appare eccessivo; tra il 1790 ed il 1818 l’andamento demografico sembra piuttosto proseguire, senza rilevanti rotture, secondo schemi e ritmi già attivi nel Settecento; configurarsi, insomma, come l’estrema propaggine d’uno sviluppo stentato ed altalenante di durata secolare24.

Se postuliamo che il dato del 1790 sia verosimile, non lontano dalla realtà, solo leggermente approssimato per difetto, si tratterà d’individuare quale dei dati successivi abbia caratteristiche d’attendibilità perlomeno analoghe, in modo da facilitare la ricostruzione di quanto accaduto nell’intervallo.

Nella Tab. 3, partendo dal dato del 1790 sono evidenziate le variazioni quantitative intervenute nei vari intervalli, il saldo naturale (l’unico «certo») e quello migratorio «teorico», implicitamente presupposto dai dati stessi qualora venissero ritenuti completi ed omogenei.

Purtroppo basta anche una semplice occhiata per comprendere come quest’eventualità sia l’ultima a dover essere presa in considerazione. I saldi migratori positivi per 51 unità nel biennio 1806/7 e per 83 nel 1817/18, così come quelli negativi per 109 unità nel periodo 1803/1805 e 58 unità nel 1812, hanno un’entità tale da dover essere necessariamente attribuita alla disomogeneità delle fonti.25

I dati del 1802 e del 1805 appaiono fortemente difformi e tra loro contraddittori, così come quelli del 1805 e del 1807; il dato del 1811, almeno ad una prima occhiata, appare anomalo sia rispetto al 1807 (è uguale) sia rispetto al 1812. Di fronte a tali divergenze, dovendo scegliere il punto migliore da cui partire per approfondire l’analisi, privilegiamo l’anno 1812, l’unico, abbastanza vicino al punto di partenza prescelto, per il quale si abbiano dati sufficientemente analitici, suscettibili d’una verifica più approfondita.

Il «Ruolo per l’anno 1813 de’ maschi collettabili dagl’anni 14 compiti ai 60 pure compiti che di presente abbitano nel Teritorio sudetto compilato a tenore della legge 24 luglio 1802»26, si compone d’un prospetto, ordinato per frazione e numero civico (in genere, non sempre, compare anche il nome del capofamiglia), riportante il numero dei residenti ripartiti tra «maschi collettabili» (14-60 anni) e «persone di altra età e sesso», a loro volta suddivisi tra maschi con età inferiore ai 14 oppure superiore ai 60 anni e donne d’ogni età.

La data di riferimento dell’elenco è quasi certamente il 31.12.1812; difficilmente potrebbe essere altrimenti, posto che venne steso nei primi mesi del 1813. La sua chiara finalità fa presumere che sia stato compilato con attenzione e cura (è prevista anche l’indicazione di eventuali «esenti da dichiararsi dal Consiglio Comunale salvo la superiore approvazione»), tuttavia condizionate dall’interesse/dovere di considerare solo la popolazione maschile collettabile effettivamente presente, omettendo gli assenti più o meno temporanei, anche se legalmente residenti.

Ed è proprio questo l’elemento che pare in grado di spiegare lo scostamento rispetto al 1811.

Con l’ausilio del «ruolo» impiantato nel 1811, disponibile solo per le frazioni di Magnanins e Valpicetto, è possibile tentare una parziale verifica di quest’ipotesi. Emergono così dieci maschi non conteggiati dei quali almeno sette27 sono sicuramente assenti da tempi più o meno recenti (in Stiria, nel Salisburghese, in Germania, ecc.). Alcune assenze diventeranno, o forse sono già divenute, definitive, altre rientreranno di lì a poco.

Sulla scia di questo parziale riscontro, attingendo anche ad altri fonti, come il cosiddetto «Catasto case»28, d’impianto coevo, abbiamo cercato di attribuire a ciascuna famiglia ricostruita il numero di casa in cui era fisicamente insediata; riuscendoci alla fine, nonostante alcune incertezze marginali. Anche in assenza dei «ruoli», che avrebbero consentito di fugare ogni dubbio, è stato così possibile individuare gli scostamenti riferibili a ciascun insediamento, dare, insomma, nome e cognome alle persone non conteggiate nella rilevazione.

Il fatto stesso che queste siano principalmente costituite da maschi collettabili29, su 74 persone non conteggiate ben 66 sono i maschi e solo 8 (sommando algebricamente le differenze positive e negative) le femmine (Tab. 4), non fa che rafforzare l’ipotesi già in parte verificata per le frazioni di Magnanins e Valpicetto, ovvero che i dati del 1812 si riferiscano ai soli presenti e per questo sottostimino l’entità della popolazione maschile residente.

Dopo questa lunga premessa siamo ora in grado di portare a termine la ricostruzione dell’intero periodo (con maggiori incertezze dal 1800 al 1833 per la mancanza di fonti di stato, più agevolmente dal 1833 al 1871 grazie al supporto dei ruoli) e di confrontare i dati così ottenuti con quelli provenienti da altre fonti (Tab. 5)30.

Nel periodo 1800-1812 gli anni 1807 e 1811 sono quelli in cui maggiore è il contatto tre le due tipologie di dati mentre, all’opposto, nel 1802, 1805 e 1812 si hanno i punti di maggiore divergenza. Il dato relativo al 1811, che inizialmente ci aveva lasciati perplessi per essere sospettosamente identico a quello del 1807, acquisisce, invece, nuova forza, tanto da apparire decisamente verosimile.

Riguardo all’anno 1805 le ragioni della divergenza trovano una spiegazione logica analoga a quella già evidenziata per il 1812. Anche in questo caso ci troviamo di fronte a un dato con tutta probabilità riferito piuttosto alla popolazione presente che a quella residente, il che, nel contesto considerato, porta inevitabilmente a sottostimare quest’ultima.31

Rimane da spiegare la divergenza con la numerazione austriaca del 180232 che, per la sua entità non trascurabile (59 unità) e soprattutto per il suo segno, sembra sollecitare interrogativi opposti a quelli sin qui espressi.33

Parte della divergenza è senz’altro da attribuire al difetto di approssimazione del numero dei residenti al 31.12.1799. L’anno 1802 non è, tuttavia, un anno medio qualsiasi ma si distingue per un saldo naturale negativo d’un’entità vistosamente più elevata rispetto ai periodi prossimi, e ciò può contribuire a spiegare ulteriormente la divergenza.

Dalla scomposizione su base mensile di questo elemento si rileva, infatti, una distribuzione degli eventi disomogenea, notevolmente differenziata, con accentuazioni dei decessi collocate soprattutto nel secondo semestre; ancora a maggio il saldo naturale cumulato evidenzia un sostanziale equilibrio, che si rompe decisamente solo a partire da giugno, quando emerge una tendenza negativa che prevarrà, ininterrotta, fino alla fine dell’anno (Tab. 6).

Da qui l’ipotesi che il dato censuario non si riferisca, come quello ricostruito, alla fine dell’anno bensì ad un momento intermedio, magari collocato nel primo semestre. Se questo fosse vero l’entità della divergenza s’attenuerebbe d’un buon terzo, rimanendo confinata entro limiti d’approssimazione ordinari.34

Dei quattro dati «censuari» disponibili nel periodo 1813-1833 sono quelli di origine ecclesiastica a discostarsi maggiormente rispetto alla ricostruzione. Per uno, quello del relativo al 1820, ipotizziamo l’esistenza d’un errore, come l’omissione degli abitanti di una frazione (che potrebbe essere Givigliana, titolare di una mansioneria), tanta e ingiustificata appare l’entità della divergenza. Il dato del 1827 è, invece, esplicitamente arrotondato e riferito ad un momento intermedio dell’anno, elementi che appaiono sufficienti a spiegare la discordanza.35 Benché, almeno a prima vista, sembri ricalcare quanto già evidenziato per il 1812, non avendo consultato la fonte, sospendiamo il giudizio sul dato del 1816.

I dati non ecclesiastici si restringono al solo compartimento austriaco del 1818; la divergenza con la ricostruzione appare modesta e di segno negativo. Quest’ultimo aspetto è in linea con quanto già riscontrato per la numerazione del 1802; ambedue le rilevazioni sembrano riferirsi alla popolazione di diritto piuttosto che a quella di fatto.

Le numerazioni dei Compartimenti lombardo-veneti (disponibili oltre che per il 1818 anche per gli anni 1845, 1853 e 1862) si basano su una nuova scansione temporale, l’anno camerale (1 novembre - 31 ottobre), che ha creato ulteriori incertezze.36 Il registro dell’Anagrafe nuova del Comune di Rigolato, impiantato nel 1850, contiene dei quadri riassuntivi in cui (per alcuni anni) sono riportati i totali dei residenti sia secondo l’anno camerale sia secondo quello civile. La modalità grafica seguita nel raggruppamento consente di fugare i dubbi su una possibile divergenza riguardo all’anno di riferimento delle due periodizzazioni.37 In base a questo riscontro riteniamo che il dato del 1818 si riferisca alla popolazione residente alla fine dell’anno camerale 1818 (1 novembre 1817/31 ottobre 1818), ovvero al 31 ottobre 1818.

Nel periodo 1833-1870, la disponibilità di due registri anagrafici sistematicamente aggiornati, i ruoli della popolazione, anche se non consente d’invocare un’inversione dell’onere della prova rende comunque meno urgente il confronto con i dati desunti delle altre fonti. Notiamo, tuttavia, che sia il punto di massima convergenza (anno 1853) sia quello di maggiore divergenza (1845) sono riconducibili ai compartimenti. Mentre la concordanza (1853) può essere spiegata con la vicinanza alla data d’impianto della nuova anagrafe (1850), ben più difficili da chiarire sono le ragioni della divergenza. La sua entità (superiore al 10%) ed il suo segno sembrano quasi suggerire un ennesimo richiamo alla sfasatura tra popolazione presente e residente. Sennonché per quanto riguarda i compartimenti il riferimento alla popolazione presente appare improbabile in quanto si basano sui ruoli della popolazione, strutturati piuttosto per censire la popolazione residente. Relativamente ai dati delle altre fonti le divergenze si mantengono entro limiti modesti, oscillanti tra l’1,12% (1861) e il 3,67% (1862). La divergenza col primo censimento italiano (1871) per la sua esiguità (21 unità) va anch’essa inscritta tra quelle inevitabili, legate all’aleatorietà del momento di registrazione d’ alcuni eventi (come, per esempio, la trasformazione d’un’assenza da temporanea a definitiva).

« Prev
4/8 Next »
Scarica
Scarica questo file (Rigolato.pdf)La popolazione di Rigolato agli inizi del XIX secolo[Metodi e Ricerche, ns, XXVI, 1 (gen-giu 2007)]531 Downloads
sei qui