Elena Vidale e Walter Vidale

 

RUPERTO VIDALE - "BERT DI TONI"

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Scarica questo file (Ruperto.pdf)Ruperto Vidale - Bert di Toni[v. 1.1 - 23.09.2020]10 Downloads

 

Ruperto Vidale nacque a Valpicetto il 27 febbraio 1876 da Giovanni Battista, di Magnanins, e Maria Gortana, di Valpicetto. Trascorse una infanzia complicata dal fatto di non poter crescere accanto a entrambi i genitori, ma con la mamma e un padre adottivo. Soltanto superata l'infanzia, all'età di 10 anni, riuscì ad andare per alcuni periodi con il padre naturale a lavorare in Austria, in una fabbrica di mattoni.

Una volta cresciuto, Ruperto emigrò in Svizzera, nel cantone di San Gallo, dove lavorò prima come manovale, poi come muratore. Era un giovane intraprendente, che sapeva imparare. Per emanciparsi e integrarsi meglio frequentò dei corsi serali di lingua tedesca e di disegno tecnico, nel quale era molto portato e abile. La crescita professionale gli consentì di diventare sovraintendente ai lavori e progettista in un'impresa edile del luogo.

Vidale Ruperto - San Gallo (Svizzera)
Vidale Ruperto - San Gallo (Svizzera)

Lavorava assieme a manovali e muratori provenienti dal suo paese a cui lui stesso aveva aperto la strada all'emigrazione. Successivamente i suoi conterranei lo aiutarono, durante gli inverni di fermo cantiere trascorsi a Valpicetto, a costruire la sua casa, terminata nel 1906 su un terreno da lui stesso cercato con cura e scelto per la sua posizione.

Forse la condizione di "figlio illegittimo" spronò la sua ambizione di rivalsa nei confronti dei fratellastri che non perdevano occasione di discriminarlo ma che, al contrario di Ruperto, crescevano nel più ristretto mondo natio. Ruperto era cittadino del mondo e sepeva fare tesoro di quello che aveva imparato nel suo mestiere.

Progettò la sua "villa" liberandosi da tutti gli schemi della casa carnica. Ne fece una dimora che diventò una delle più belle del paese, con tante finestre che inondavano le stanze di luce, con soffitti e rivestimenti delle pareti interne a cassettoni che, assieme ai mobili fatti su misura, inglobavano gli elementi domestici in armonia e bellezza. Un modo completamente diverso dalla tradizione carnica di pensare la casa. Un linguaggio architettonico più vicino alle tendenze diffuse nel panorama architettonico mitteleuropeo.

La casa di Ruperto Vidale a Valpicetto
La casa di Ruperto Vidale a Valpicetto

I paesani non capivano che casa stesse facendo Ruperto, non capivano le finestre grandi, i bow window per catturare la luce, il legno decorato e ogni elemento di finitura che diventava una occasione per impreziosire lo spazio domestico. I paesani, forse per nascondere l'invidia per le sue capacità, chiamavano la casa di Ruperto La Bicocca. Un nome dispregiativo per un edificio che racchiude indubbiamente armonia e bellezza e che certamente non assomigliava neanche lontanamente alle austere case carniche, i cui modelli abitativi hanno tramandato per secoli volumetrie essenziali, finestre piccole e tetti semplici.

La casa di Ruperto Vidale a Valpicetto (retro)
La casa di Ruperto Vidale a Valpicetto (retro)

La storia di Ruperto è stata la storia di tanti carnici indipendenti e che già in giovane età avevano imparato a misurarsi con il mondo. Avevano capito che per migliorare bisognava anche uscire dal contesto ristretto e rassicurante in cui si era nati, misurarsi con un mondo anche duro ma più evoluto, in modo da acquisire nuove esperienze; confrontarsi col nuovo senza timori e come, nel caso fortunato di Ruperto, saper cogliere l'occasione di farsi apprezzare.

Si può dire che Ruperto sia stato padrone del proprio destino, spinto da un'ambizione nel senso nobile del significato, un misto di curiosità e presa di coscienza dello proprie capacità oltre che di impulso al miglioramento della propria condizione sociale e lavorativa.

Ruperto ha rappresentato con la sua opera non solo il gusto di fare le cose, ma anche di farle belle. Cose fatte in un modo diverso, che sapevano interpretare i mutamenti socio-culturali del periodo, dove un figlio "illegittimo" poteva con le sue capacità trovare spazio e dignità anche maggiore di altri figli delle propria terra che non avevano avuto il coraggio di uscire dal cuscio rassicurante ma ristretto in cui erano nati.

Prima della seconda guerra mondiale, negli anni '30, terminata la sua esperienza lavorativa in Svizzera, Ruperto rientrò in Carnia e qui continuò a operare prevalentemente come progettista e sovraintendente ai lavori.

Villa Umberto (De Antoni) a Comegliàns
Villa Umberto (De Antoni) a Comegliàns

Ricco di esperienza progettò tante opere grandi e piccole in cui traspare il senso del bello: - la casa De Antoni a Comeglians (1928) disegnata con un linguaggio mitteleuropeo in cui ogni elemento architettonico, dal tetto, alle finestre, ai gradini, costituisce un pretesto per impreziosire la casa; - la cappella di Bordaglia di Sotto (1935), un piccolo gioiello di architettura fatta con materiali del posto, in cui belle proporzioni e gusto del dettaglio si fondono in un minuscolo fabbricato dalle proporzioni armoniche e perfettamente integrato nel paesaggio.

Inaugurazione della Cappella Di Bordaglia nel 1935
Inaugurazione della Cappella Di Bordaglia nel 1935

Anche una casera come quella di Fleons di Sotto poteva diventare occasione per dire qualche cosa di diverso e più elegante rispetto alla semplicità che caratterizzava solitamente quei fabbricati.

Ci furono anche numerose opere minori quali la fontana della piazza di Valpicetto e la torretta campanaria della Chiesetta di Valpicetto

Torretta campanaria della chiesa di Valpicetto
Torretta campanaria della chiesa di Valpicetto

Ritornando alla sua vita personale, Ruperto Vidale si sposò con Maria Luigia Gussetti, figlia di Pietro e Maria Schwander, nata l'1 settembre 1891 a Soclap ed ebbe due figli, il primogenito Roberto e Franco. La moglie morì quando i figli erano poco più che bambini e anche in quel momento tragico Ruperto ebbe la capacità di cercare e individuare una governante dei figli particolarmente capace.

La trovò in Teresa Di Vora detta Lele di Susano, poi chiamata Mama Lele. Ex portatrice carnica, donna forte e intelligente, dotata di grande generosità e levatura morale che seppe caricarsi sulle spalle la responsabilità di fare da mamma a due ragazzini orfani. Teresa da governante si occupava, da sola, della casa, dei figli, degli animali posti nella stalla che Ruperto aveva costruito di fronte alla casa, nonché del foraggio, della fienagione e dei campi coltivati a seminativo. Grazie a questa donna, forte e intelligente sebbene poco istruita, severa ma affettuosa, i due ragazzi crebbero serenamente e il loro padre riuscì a continuare il suo lavoro in Svizzera.

La generosità di Teresa non si esaurì nel suo ruolo di governante. Mama Lele diede grande prova ed esempio di generosità umana adottando, supportata da Ruperto, una bambina di Amaro che era stata segnalata dal parroco come bisognosa di una famiglia. Questa bimba doveva rimanere poche settimane, invece si fermò per sempre, prima nella villa, poi, quando cessò il suo servizio di governante, con Teresa che seguì come una figlia naturale, prendendosene cura fino alla morte. Maria "Marie" Antonini entrò a far parte della famiglia e Ruperto le fu affezionatissimo.

Ruperto Vidale e la moglie  Maria Luigia Gussetti
Ruperto Vidale e la moglie Maria Luigia Gussetti

In questo senso Ruperto, supportato da Teresa Mama Lele, e supportandola, seppe dare una dimensione umana altruistica, oltre che professionale, alla propria vita. Una vita caratterizzata da una infanzia affettivamente difficile, riscattata prima con il lavoro e poi con gesti di generosità umana che gli consentirono di restituire quel "di più" che evidentemente riteneva di aver ricevuto.

Teresa Di Vora, Mama Lele, con Roberto e Franco, figli di Ruperto Vidale
Teresa Di Vora, "Mama Lele", con Roberto e Franco, figli di Ruperto Vidale

Ruperto con l'aiuto di Teresa "Mama Lele" crebbe i due figli Roberto - che diventò maestro e prima ancora sottoufficiale degli Alpini - e Franco - che divenne un abilissimo fotografo e orologiaio e anche lui artigliere dell'esercito italiano. Entrambi, fortunati, sopravvissero alla guerra: Roberto reduce delle campagne di Albania, Grecia e Russia, Franco rientrato a piedi dalla Russia.

La villa nel dopoguerra si popolò anche della famiglia di Roberto, che nel frattempo si era sposato con Rina Bassi di Cassacco, e di Franco, sposato con Anna Di Vora (Anuta di Susano). Roberto e Rina ebbero due figli: Amerigo nel 1948 e Walter nel 1957. Franco e Anna ebbero tre figlie: Roberta nel 1950 e Marisa nel 1953 ed Elena nel 1964. Nel 1954, quando fu pronta la casa del figlio Franco, Ruperto si trasferì con lui e la sua famiglia, e vi rimase fino alla morte che avvenne nel 1957, accudito da Anna e dall'affezionata Teresa.

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