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Uno sguardo altrove

La dinamica anagrafica e demografica di Collina ha naturalmente portato a una evoluzione del quadro compositivo e della distribuzione della popolazione statistica, senza tuttavia alterarne significativamente i parametri essenziali. Una distribuzione, come si intuisce dagli elementi sin qui citati, abbastanza allargata e senza punte di particolare intensità fin dalle origini documentali della base statistica: agli inizi del 1600, ricordiamo, vi sono ben 15 cognomi stanziali, e il cognome più frequente (Barbolan) ha un'incidenza inferiore al 15% sul totale dei 400 anni.

Già questo dato in sé rappresenta un elemento, se non singolare, per lo meno caratteristico rispetto a altre realtà contemporanee analizzate altrove. Sarebbe interessante un confronto con altre realtà in Carnia: non disponendone (com’è periferica Milano…), per ora accontentiamoci.

Una analoga indagine demografica, condotta in un comune nell’entroterra del Levante ligure22, nello stesso arco temporale e su una popolazione quantitativamente paragonabile a quella di Collina, evidenzia distribuzioni onomastiche e livelli di omonimia completamente differenti, sia per ampiezza che per intensità.

Nel 1639, nella comunità di Tribogna (in val Fontanabuona, nell'Appennino Ligure), la frazione di Cassanesi conta 83 abitanti ripartiti in 18 nuclei familiari: di questi, 17 portano lo stesso cognome. Nel 1762, lo stesso cognome identifica 15 nuclei su un totale di 19.

E ancora: nel 1632, nella frazione di Aveno (193 abitanti, 43 nuclei) il cognome dominante rappresenta oltre il 58% del totale (25 su 43): la percentuale sale quasi al 78% nel 1762 (38 famiglie omonime su un totale di 49). Cifre evidentemente lontanissime da quelle rilevate a Collina, allora come oggi.

Nella loro diversità, tuttavia, i parametri statistici delle due comunità nel tempo palesano realtà con molte analogie di fondo. In entrambi i casi è infatti evidente che questi dati grezzi sottendono fenomeni socioeconomici di grande rilevanza nel microcosmo locale. Tanto la nostra comunità carnica che quelle liguri menzionate (l’una e le altre alle prese con analoghi problemi di disponibilità e fruibilità del territorio) fanno dell'endogamia un caposaldo a salvaguardia della microproprietà edilizia e soprattutto fondiaria, tendendo a costituire, sia pure in diversa misura, comunità quasi monofamiliari o comunque oligofamiliari e relativamente chiuse, con ricambio quasi nullo23.

Come ben si vedrà più avanti, non sono i matrimoni “aperti” a mancare, tuttavia l'avvento stabile e stanziale nella comunità locale di nuovi capifamiglia forestieri non rappresenta certo la regola; e ciò anche a prescindere dall’universale luogo comune (peraltro frequentemente smentito anche nella nostra statistica) che vorrebbe la moglie al seguito del marito nella casa e nella famiglia di quest'ultimo, in paese o altrove, e non viceversa24.

Gli ostacoli reali ai nuovi arrivi non sono tuttavia nelle sole consuetudini o, meglio, frequentemente sono proprio queste ultime a fondarsi su presupposti assai concreti. Per non citarne che uno, il diritto di voto nella vicinia (che di fatto formalizza l'appartenenza a pieno titolo alla comunità) viene normalmente trasmesso per via ereditaria, e altrimenti acquisito solo per censo e dietro contribuzione diretta. E infatti i nuovi entranti sono non di rado – e almeno per un certo periodo storico – certamente benestanti. Da qui l'elevato grado di collimazione dell'anagrafe che, sia pure con modalità diverse a Collina e in Fontanabuona, qui come là insiste per un lungo periodo sugli stessi cognomi, praticamente senza alcun ricambio o integrazione.

È tuttavia anche da considerare che l'inizio del nostro periodo di osservazione coincide e si sovrappone al processo di formazione della struttura onomastica moderna (nome + cognome), e si colloca quindi in un periodo di relativa instabilità e aleatorietà nella definizione del cognome stesso. Instabilità destinata a durare in alcuni casi anche due secoli (probabilmente fino alla fine del dominio della Serenissima, e al sopravvento dell'amministrazione e della meno estemporanea burocrazia francese). Una sorta di anagrafe casalinga, insomma, con la commistione e compresenza di varianti (anche 10 per uno stesso cognome) evidentemente secondo arbitrio e inclinazione del curato, il quale può indifferentemente privilegiare latino, friulano o italiano da un lato, e soprannomi, patronimici o toponimi dall'altro.

Paradigmatica (e anche molto bella), a questo proposito, è la genesi del cognome Lenardini (da de Çuéto a della Zotta, a a Clauda, al definitivo Lenardin/Lenardini), come si ritrova nella parte descrittiva relativa ai cognomi.

Per ritornare alle rilevanti differenze fra il caso ligure e il nostro, non è inverosimile che all'origine dei diversi livelli di omonimia riscontrati vi siano, tout-court, stadi diversi (più o meno avanzati) del processo di formazione del cognome. Tuttavia, una volta di più, una approfondita analisi di questi aspetti dell'onomastica collinotta è al di là dei nostri obiettivi (oltre a essere, con tutta probabilità, anche ben oltre le nostre possibilità).

Nel dettaglio analitico e descrittivo dei 30 cognomi ci limiteremo dunque ad accompagnare le note statistiche con qualche breve cenno sul contesto socio-familiare e – in particolare per l'onomastica endemica o perlomeno autoctona – con qualche cenno sulle origini.

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