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QUADRO ANALITICO DELLE FAMIGLIE

I 30 cognomi analizzati in dettaglio qui di seguito sono elencati e descritti in ordine alfabetico nella già citata tab. A.

Nella trattazione, di seguito a ciascun cognome sono riportati in parentesi gli anni di prima-ultima presenza in anagrafe, il numero totale di presenze in anagrafe, la corrispondente percentuale sul totale delle presenze (frequenza), e infine il numero totale di nuclei familiari ricostruiti, ovviamente sempre relativi al cognome stesso.

A esempio

11. DI CORONA (1603-1926, 196, 3.5%, 23)

  • fa la prima comparsa in anagrafe nel 1603, l’ultima nel 1926
  • presenta 196 records (menzioni) nella banca dati anagrafica
  • i 196 records corrispondono al 3.5% (frequenza) del totale
  • ne sono stati ricostruiti 23 nuclei familiari

Nel testo sono inoltre indicate le case/casate con cui il nome è od è stato in relazione: il nome di ciascuna casa/casata è a sua volta associato a un numero identificativo, secondo lo schema descritto nell’omonimo capitolo.

Il significato dei termini ingresso, uscita, presenza, e altri qui utilizzati va sempre inteso in senso puramente anagrafico.

In particolare, l’espressione “tuttora presente” riferita al cognome sta a significare la presenza attuale in villa di una persona fisica suscettibile di variazione anagrafica, quale che sia, o comunque una presenza formale del cognome stesso attraverso la proprietà edilizia o fondiaria. Di casi particolari degni di nota sarà fatta specifica menzione.

Varianti a parte (praticamente ogni cognome ne registra più d’una) in anagrafe i cognomi sono tutti identificabili in maniera non equivoca, con la curiosa e già citata eccezione di Lenardini. In altre parole, i Tamussin sono e restano sempre tali, e non si confondono mai con i Mazzocoli o i Toch od altro. Questo principio vale per tutti (sempre con l’eccezione già menzionata di Lenardini, anche questa comunque risolta in maniera inequivocabile), indistintamente, i cognomi considerati.

Per completezza va pur detto che, al proposito, qualche perplessità può invece sorgere quando si considerino altri documenti contemporanei o antecedenti gli inizi dell’anagrafe. In particolare, in un elenco dei crediti della chiesa di san Michele nei confronti dei villici si trovano un paio di casi con doppio “attributo/cognome”: si legge infatti di un “michiel di tamer della cuetta” (sic, 1595), nonché di un altro “michiel di sopra di tamer” (1601). Speriamo che almeno non si tratti sempre dello stesso Michiel, che a questo punto diventerebbe della cuetta di sopra di tamer; davvero un po' troppo!.

Non credo tuttavia che questi (rari) casi inficino in alcun modo i criteri di univocità che caratterizzano i 400 anni dell’anagrafe: nel caso citato di Michiel, siamo nel 1595-1600, ancora nel pieno del processo di formazione dell’onomastica anagrafica moderna, tant’è che i tre attributi/cognomi menzionati si identificano chiaramente come microtoponimi (di tamer e di sopra) o soprannomi (della cuetta). Insomma, il “libro mastro” dei crediti bada alla sostanza, a quantificare il debito e identificare il debitore, ad usum curati. Le regole, le distinzioni formali, i criteri di univocità necessari e richiesti dall’anagrafe, verranno poi.

Il tema dei cognomi, come pure quello successivo dei nomi delle case/casate (forse il secondo in misura ancora maggiore), è anche fonte di qualche imbarazzo, al limite del disagio. Non certo per gli aspetti numerici o statistici, ché su questo terreno (una volta definite le premesse, beninteso) mi sento di giocare quasi in casa. Tutt’altro.

Mi riferisco alla opportunità (necessità?) di fornire qui, se non una analisi esauriente ed esaustiva, almeno una traccia sulla possibile origine dei principali cognomi di Collina, compito cui non sono normalmente deputati i dilettanti quale chi scrive. Fare il mestiere d’altri è già cosa poco simpatica in generale, e qui più che altrove foriera di brutte figure e pessimi giudizi.

In realtà, su questo stesso soggetto non mancano i precedenti di “dilettanti allo sbaraglio”, ma questo, più che portare conforto, rappresenta semmai un’aggravante e un ulteriore motivo di preoccupazione, e allora…

E allora prometto di proporre come farina del mio sacco semivuoto solo il minimo indispensabile, ovvero gli endemismi autoctoni di cui nessuno si occupa nel dettaglio (i nomi di “Collina Collina”, insomma, che non è poi poca cosa…), lasciando il resto a chi più conosce e sa25.

Per parte mia, faccio sin d’ora ammenda di eventuali sventatezze e corbellerie, prima ai lettori “normali”, e poi agli “esperti” che avranno la bontà (o la cattiveria) di lanciare un’occhiata a queste righe…

Tiremm innanz!, come disse Amatore Sciesa in puro dialetto milanese (ma lo stavano conducendo al patibolo…).

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